lunedì 26 maggio 2014

Cosmo Color 9 - Australia DownUnder 1: L'Uomo del Fiume Kenzie



Ignoro se la definizione «Outback western» sia realmente in uso o sia stata coniata dai Cosmonauti per questo volume, ma ci sta tutta. Australia è a tutti gli effetti un western australiano, anche se parte un po’ dickensiano.
Solo un'immagine: ero di corvè ai seggi
L’orfanello Lonàn parte alla volta dell’altro capo del mondo, dove scappa al destino di figlio-schiavo di un possidente grazie all’aiuto di una damigella incontrata sulla nave: fortuitamente entra quindi nelle grazie di Ian McFarlane il quale, e qui arriva il western, deve rientrare in possesso possibilmente in maniera violenta e spettacolare della tenuta di famiglia usurpata con l’inganno da avidi proprietari terrieri (oltre ad accompagnarsi a un aborigeno manco fosse il Tonto di Lone Ranger). Di carne al fuoco ce n’è tanta e di buona qualità, troppa per poterla sviluppare compiutamente in un volume dalle canoniche 46 tavole: così l’iniziazione ai riti aborigeni di Lonàn viene solo accennata, e di Abigail si perdono le tracce pur intuendo che avrà un ruolo importante nei prossimi episodi. Com’è la norma per molte serie franco-belghe questo L’Uomo del Fiume Kenzie è solo l’antefatto di una saga più lunga, tanto più che termina con un cliffhangerone di grande impatto. Per fortuna il secondo episodio potremo leggerlo già a luglio – o così ha annunciato la Cosmo.
Fabio Pezzi: ai tempi gloriosi in cui lavoravo in Sasa Assicurazioni un collega appassionato di fumetti me ne aveva magnificato le qualità. Aveva ragione, Pezzi è veramente bravissimo e non mi stupisce che abbia trovato un suo spazio nel mercato franco-belga. Molto rigoroso nella sua resa realistica (ulteriore pregio di DownUnder: è documentatissimo) ma al contempo espressivo, è una vera gioia per gli occhi. Ho trovato che sia particolarmente bravo nel rendere le mani dei personaggi e gli animali, entrambi “bestie nere” per più di un disegnatore.
Purtroppo Pezzi viene penalizzato da una qualità di stampa non ottimale. Non orrenda (beh, non sempre, almeno) ma comunque non ottimale: il problema deve risiedere nell’utilizzo delle tecnologie informatiche di acquisizione e di stampa delle immagini: ci sono cioè i tratteggi tremolanti e smangiucchiati (oltre che evanescenti) comuni a tantissime altre pubblicazioni odierne e i colori non uniformi sembrano quasi retinati come nei vecchi newsprint di Marvel e DC. Inoltre mi è venuto l’atroce sospetto che la Cosmo abbia seguito la lezione dell’Eura/Aurea e abbia rifatto alcuni balloon per farci stare meglio il testo... ad avvalorare questa ipotesi il fatto che alcune disdascalie hanno gli angoli perfettamente dritti mentre altre sono appunto stampate male...

sabato 24 maggio 2014

Una lieve imprecisione

Avevo già avuto modo di segnalare che anche gli autori franco-belgi possono sbagliare e ne ho avuto parziale conferma con la lettura dell'ultimo Lucky Luke della Gazzetta dello Sport. Nulla di grave, anzi forse è una cosa voluta: Achdé ha messo un avviso di taglia per un Joe Dalton adulto quando all'epoca in cui è ambientato Kid Lucky 3 non poteva ancora esserselo meritato né avere l'età giusta.
Ma in fondo erano passati quasi dieci anni dal secondo volume di Kid Lucky, in cui avevano fatto la loro apparizione i Dalton da bambini, la svista è giustificabile. Sempre che di svista si tratti: non ho idea di come si chiamasse il padre dei Dalton...

giovedì 22 maggio 2014

Fumettisti d'invenzione! - 77 (76bis)



Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

In questi anni ho trovato traccia di molti Fumettisti d’invenzione, e me ne sono tornati alla memoria altri ancora – oltre a quelli che mi sono stati segnalati. Non di tutti, però, sono riuscito a risalire a dati certi, alla loro reale natura e nemmeno all’effettiva esistenza. Non ancora, almeno. Per decongestionare il file di partenza che uso per la rubrica affiancherò qualche post “bis” con quello che ho trovato finora; se qualcuno ha informazioni aggiuntive e verificate saranno molto gradite.

Eva & Chris – Le Monelle. Da quello che ricordo e che sono riuscito a reperire, un buon esempio di sfruttamento delle potenzialità del fumetto come veicolo promozionale prima di Capitan Novara. Le protagoniste si godono le bellezze di Riccione e si dedicano allo shopping selvaggio: l’albetto venne infatti commissionato dal gruppo che gestiva la discoteca Byblos e il parco di divertimenti Aquafan. Ricordo di averlo sfogliato anni fa in una fumetteria: era in bianco e nero e i marchi dei vari sponsor paganti erano colorati per metterli bene in evidenza.
Forse proprio a causa della sua dichiarata natura promozionale Eva & Chris, realizzato almeno graficamente in maniera più che dignitosa, viene considerato in giro per il web come un esempio di fumetto trash e associato ad altri prodotti ben peggiori. Tramite internet sono riuscito a risalire al fatto che il primo «numero unico» ebbe altre sei uscite tematiche dedicate ad esempio a Milano e a Madonna di Campiglio.
Gli autori, almeno del primo numero, dovrebbero essere Mario Mattioli e Gabriele Piemontii ai testi e Stefano Natali ai disegni. Credo sia proprio quest’ultimo a comparire (motivo del suo inserimento tra i Fumettisti d’invenzione) nella prima storia Due Giuste tra i Giusti a Riccione, almeno da quanto desumo dal trafiletto riportato in Fumetti d’Italia 24.

The Artist della Lone Star Press. In appendice al quarto numero del Pantheon edito in Italia da Allagalla ho trovato la copertina di una serie antologica di quelle abbastanza comuni tra i comic book americani, cioè con due personaggi a dividersi le pagine: uno era il Blackheart coprotagonista di Pantheon, l’altro un fumettista chiamato The Artist. A meno che non si sia trattato di un escamotage estemporaneo, dovrebbe quindi esistere almeno un episodio breve dedicato al personaggio ritratto in copertina, di cui non sono riuscito a risalire praticamente a nessuna informazione se non che è possibile acquistare online questo e altri numeri di Heroic Tales. Ma con questi chiari luna...

Comics: A Young Man’s Game? Ho trovato traccia di questo fumetto di Peter Bagge nel libro-conversazione tra Will Eisner e Frank Miller (intitolato appunto Eisner-Miller) pubblicato in Italia da Kappa Edizioni. Su internet, buio fitto al riguardo. Peccato perché sto elaborando uno speciale solo sui fumetti autobiografici e sarebbe caduto a pennello. Il lettering manuale lascerebbe intendere che la storia ha avuto un’edizione italiana in tempi non recenti: forse sull’Odio pubblicato da Phoenix?

La Bouteille A L’Encre di Al Covial, al secolo Alain Boussillon. Di questo volume francese sono riuscito a risalire solo alla copertina. Mi sembra che il protagonista sia inequivocabilmente un fumettista – o almeno che la storia si svolga nell’ambiente della Bédé.

mercoledì 21 maggio 2014

"Limited or no connectivity"

Dopopranzo porterò a far vedere il computer, magari è una sciocchezza e questa sera posso già connettermi di nuovo. Già, magari...

domenica 18 maggio 2014

Cosmo Color Extra 3: Luna d'Argento



Nel 1880 a Providence, nello Stato del New Hampshire, giunge la graziosa signorina Gatling, incaricata di valutare l’eredità del vecchio eremita Spencer, ucciso misteriosamente da “qualcosa” che non sembra né umano (non ci sono segni di armi da fuoco) né animale (troppo grandi le tracce di artigli e troppo violenti i colpi inferti). Quello di Spencer sarà solo uno dei molti omicidi che costelleranno la vita di Providence, per far fronte ai quali verrà addirittura ingaggiato uno spietato e micidiale cacciatore di taglie. Che poi è pure fratello del fanatico prete locale.
Questo è solo il canovaccio ridotto all’osso di una storia molto più densa e articolata, basti pensare che sono ben 126 pagine di fumetto. La trama straborda di personaggi: oltre a Cathy Gatling ci sono uno sceriffo minchione (anche se...), una bambina pestifera, uno scrittore vanitoso, un poeta altrettanto altezzoso suo acerrimo nemico, un maniscalco indiano che sembra saperla molto lunga, un sindaco intrallazzone e tanti altri che da semplici comparse diventano deuteragonisti o viceversa. Compatibilmente con la collana in cui è inserita, Luna d’Argento ha una forte impronta sovrannaturale e horror di cui è meglio non anticipare nulla.
Éric Hérenguel scrive, disegna e colora una storia avvincente per quanto poco credibile, destreggiandosi con abilità tra stereotipi e situazioni forse eccessivamente originali (il mélange di elementi distanti per epoca, cultura e geografia mi è un po’ indigesto). Nonostante io non sia un appassionato di disegno grottesco ho apprezzato molto il suo lavoro grafico, in cui mi è parso di cogliere qualche eco dei lavori più espressionisti di Enrico Marini ma anche qualche viso, soprattutto femminile ma anche maschile, di Félix Meynet. A seconda della cultura e delle passioni del lettore la storia potrà sembrare ben poco originale (il Lonsdale citato dai Cosmonauti nell’editoriale) o fin troppo originale (che razza di western è mai questo?!) ma credo che chiunque rimarrà soddisfatto dalla sua particolarità, dal suo ritmo serrato, dai suoi personaggi molto ben caratterizzati e dall’inaspettato colpo di scena finale. Che poi la storia non vada presa troppo sul serio sembra dircelo lo stesso Hérenguel “firmando” l’ultima tavola come se fosse una produzione cinematografica.
Lode alla Cosmo che ci ha concesso di leggere questo fumetto in un’unica soluzione non dividendolo nei due volumi che costituiscono la sua formula originale. Un’altra tacca positiva nel carniere di questo editore, ma per me che non ne seguo tutta la produzione l’unica nota negativa è stata al momento solo la prima uscita di questi Color Extra. Probabilmente nemmeno Luna d’Argento è un «capolavoro del fantastico» ma con questo formato, questa qualità di stampa e questo prezzo, ovvero soli 6,90€, un fumetto molto buono come Luna d’Argento sembra davvero un capolavoro.

sabato 17 maggio 2014

Fumettisti d'invenzione! - 76



Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

FARE STORIE
(Italia 2014, in “A” come Ignoranza, © Daw, umorismo)
Daw [Davide Berardi]

Per l’esordio in edicola dopo il passaggio sul web e molte pubblicazioni con ProGlo Edizioni, Daw decide di realizzare anche una storia “autobiografica” in cui riassume la sua vicenda di fumettista e spiega alcune scelte che ha fatto nel confezionare il primo albo di “A” come Ignoranza edito da Panini in cui questa storia è pubblicata.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

LES CONTES DU LAPIN JAUNE
(Francia 1984, in (A SUIVRE), © Casterman, fantastico, surrealismo)
Guitton [Pierre Guitton]

Un coniglietto di pezza racconta alcune storie che hanno spesso derive grandguignolesche ed erotiche.

La Femme Lointaine in [à suivre][1] 125 (1988). Guitton [Pierre Guitton]
Una donna vive su un pianeta piccolissimo abitato da pesci volanti, ignara di essere la creazione di un fumettista.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

SGT. FURY AND HIS HOWLING COMMANDOS
(Stati Uniti 1963, © Marvel, guerra)
Stan Lee [Stanley Martin Lieber] (T), Jack Kirby [Jacob Kurtzberg] e Dick Ayers [Richard Bache Ayers] (D)

Le avventure sopra le righe del Sergente Nicholas Fury e dei suoi pittoreschi soldati durante la Seconda Guerra Mondiale, prima di diventare il capo dello S.H.I.E.L.D.

The Howling Commandos through the Past darkly! in Sgt. Fury and His Howling Commandos Annual 6 (1970). Gary Friedrich (T), Dick Ayers e John Severin (D)
Stan Lee è in crisi perché non sa cosa fare per imbastire il sesto annual della serie su Fury. Convoca quindi una riunione con Gary Friedrich, Dick Ayers, John Severin e Roy Thomas che avrà come ospite d’onore lo stesso Nick Fury, il quale sceglierà in prima persona quali storie ristampare.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

P-HPC POST-HUMAN PROCESSING CENTER
(Italia 2007, © Ausonia, fantascienza, drammatico)
Ausonia [Francesco Ciampi]

Opera molto particolare realizzata con un mix di fotografie ritoccate, computer grafica e fumetto propriamente detto (elaborazione di un precedente lavoro di Ausonia). Due ragazzi, Sarah e Uto, forse hanno vissuto una storia d’amore; uno dopo l’altra finiranno entrambi al “Post-Human processing Center” , dove subiranno il processo che li trasformerà in macchine utili alla società.
Pseudofumetto: Uto ricorda un fumetto di grandissimo successo, Why not?, che leggeva però controvoglia solo perché era molto popolare tra i suoi coetanei. Lui preferiva altri fumetti, non citati per esteso: «albi poco colorati, con tanto testo e poca azione... fumetti da sfigati».


[1] la testata aveva cambiato grafia del titolo nel frattempo.

mercoledì 14 maggio 2014

Speriamo bene.

Nella pagina della posta dicono che col colore ci sarà un conseguente miglioramento della carta, il tutto a soli 2,50 euro contro i 2 tondi di adesso. Vedremo...

lunedì 12 maggio 2014

Lover: le tavole... perdute? rinnegate? adattate?



Recentemente mi hanno regalato la lussuosa ristampa del Lover di Marcello Jori targata Coconino Press. Non ho saputo resistere alla tentazione di confrontarla con il vecchio volumetto brossurato della Milano Libri (7.500 lire del 1985: veramente uno sproposito!) e ho scoperto che sono state eliminate 5 tavole finali – ne è stata aggiunta una, ma è quasi solo testo.
Non penso che le tavole eliminate siano andate perdute, e comunque sarebbe ininfluente perché da quello che si evince dalle gerenze («fotolito: MGP») pare che siano stati usati gli impianti di stampa originali; inoltre una vignetta di una tavola “perduta” è stata riciclata ricavandone un’intera pagina nuova, quindi l’accesso almeno a quella c’era.
Non si tratta nemmeno di un problema di spazio e foliazione, facilmente risolvibile, e quindi con tutta probabilità Jori ha voluto fare una nuova versione della storia, tanto più che il finale di questa edizione è effettivamente cambiato. Un po’ come fece Silvio Cadelo con Il Fiore Innamorato (e anche lì la versione definitiva servì ad eliminare uno spiegone). Lascio il piacere di leggere il nuovo finale ai lettori, e non anticipo nulla se non che anche il tono generale dell’opera subisce un netto cambiamento.
Di seguito le tavole scomparse, per poter godere (oddio, con i miei mezzi tecnici e la mia abilità di fotografo c’è poco da goderne) dell’arte di Marcello Jori – il quale tra l’altro ha scritto per il volume Coconino una splendida introduzione, che da sola (poco importa quanto sia veritiera) varrebbe l’acquisto:

domenica 11 maggio 2014

Il Papa Terribile 1: Della Rovere



Seguito de I Borgia (di cui riprende le sequenze della caraffa truccata e della morte di Cesare Borgia, ma da un altro punto di vista) Il Papa Terribile è la storia di Giuliano Della Rovere e delle nefandezze politiche e sessuali che ne hanno prima determinato l’ascesa al soglio pontoficio e poi caratterizzato il papato. Come in altri lavori recenti di Jodorowsky la trama generale è appena intuibile nell’accumulo di scene messe una dietro l’altra apparentemente senza molti legami fra di loro se non per la depravazione e la violenza che le caratterizza.
In effetti c’è un po’ il gusto di vedere cosa diavolo sarà capace di inventarsi di volta in volta questa simpatica canaglia d’un Diabolik porporato. Sarà pure un piacere infantile, ma preso dalla giusta prospettiva nel complesso è divertente. È inequivocabile poi che la ricostruzione storica sia attenta e ricercata, e i personaggi realmente esistiti (Macchiavelli, Michelangelo, ecc.) vengono fatti muovere secondo dinamiche non banali, ma il succo de Il Papa Terribile non è quello. Oltretutto è occasionalmente ravvisabile in questo fumetto una piacevole inclinazione grottesca e quasi umoristica (ma chissà quanto voluta da Jodorowsky), anche se forse dovuta solo al disegno molto espressivo.
I disegni, quindi: Theo (al secolo Theo Caneschi) compie un eccellente lavoro e pur essendo personale e riconoscibile a tratti mi ha ricordato il grande Emiliano Simeoni. Anche i coloristi hanno fatto un lavoro egregio riuscendo a non mortificare il segno di Theo come invece accade spesso con l’utilizzo del computer. Unica (ma risibile e ininfluente) pecca della parte grafica è la scelta, se ho ben interpretato le tavole, di non inchiostrare i disegni ma di stamparli direttamente a partire dalle matite. Il risultato è poco incisivo e in alcuni casi anche diafano, quando per una storia così truce e carnale avrei preferito un segno più marcato e deciso. Potrebbe comunque trattarsi di un difetto (ripeto: risibile e ininfluente) della sola versione italiana, che per quanto poco riduca le tavole rispetto al formato di partenza mi sembra che non renda come l’originale francese che avevo sfogliato qualche Lucca fa senza riscontrare questo effetto un po’ evanescente.

martedì 6 maggio 2014

Il Morto 14: Confessione



A dispetto del nome, Il Morto è più vivo che mai: siamo già arrivati alla quattordicesima uscita e, mi sembra, nel rispetto di una cadenza regolare. La validità della nuova impostazione (sottotrama generale ma singolo volumetto leggibile come “one shot”) si conferma con Confessione, in cui il protagonista visita un paesello senza nome per trovare tracce del proprio passato rimanendo come da copione invischiato in una situazione pericolosa.
È proprio la confessione del titolo, data a un ignaro Peg che si trovava per caso nel confessionale, a innescare la serie di eventi che porteranno Giuseppe Olone a scoprire che non è Giuseppe Olone, stroncando nel mentre la carriera criminale di due balordi.
Anche in questo episodio ci sono azione, ritmo, personaggi molto ben delineati, buoni dialoghi (fantastica la sequenza d’apertura!), idee non banali e un’ottima rappresentazione di un’Italia sospesa tra provincia profonda e metropoli viziosa, senza mai scadere però nella parodia o nello Strapaese. Il cinismo abbonda forse più che nelle precedenti uscite, stemperato però da un inaspettato e forse un po’ affrettato lieto fine.
Sul fronte grafico mi sembra che ci sia stata una lieve flessione ma nonostante alcune incertezze Marco Boselli confeziona comunque delle tavole dignitose – in particolare, mi sembra che sia bravo a disegnare i primi piani. Peccato per l’effetto un po’ ridicolo con cui (forse da parte della redazione) si è cercato di rappresentare la nebbia.
In appendice c’è una simpatica storiella di H. W. Grungle, gradevole anche se il disegnatore Paolo Telloli non si è espresso al suo top.

lunedì 5 maggio 2014

Historica 19 - Ambulanza 13


Se ho ben interpretato l’introduzione (ahimè, spoileroseretta) Ambulanza 13 è la versione a fumetti di un’opera letteraria di Patrick Cothias, che quindi avrebbe lasciato le incombenze della sceneggiatura al solo Patrice Ordas. Se così fosse, sarebbe probabilmente questa la causa di dialoghi più asciutti e meno tracotanti delsolito e dell’assenza di “scene madri” in favore di una patemizzazione più discreta.
L’ambulanza del titolo e il relativo personale militare sono quelli che si trova a guidare il medico novellino Louis Bouteloup, scaraventato nell’inferno della guerra delle trincee dalla fine del 1915 a metà 1917. Un racconto bellico, quindi, su cui non c’è poi molto da dire visto che rientra in pieno negli stereotipi del genere e non offre particolari spunti di originalità con situazioni che non si siano già viste o lette in altri film, romanzi o fumetti. A fare la differenza in positivo, almeno per me, è stata invece la rigorosa documentazione profusa nella ricostruzione degli eventi, della società e delle condizioni sanitarie dell’epoca.
Ambulanza 13 ha faticato a carburare. A causa della sua origine letteraria viene fatto un uso massiccio di didascalie (il che aumenta il tempo di lettura, cosa che è un bene ma che è anche alla base della scarsa tempestività di questa recensione), molte situazioni sono frammentarie e per far stare tutto nella canoniche 46 pagine di un albo francese si è evidentemente tagliato qualcosa: addirittura non vengono fatte le presentazioni di tutti i membri della squadra, e considerato che alcuni si chiamano con nomi comuni come “Kosher” ed “Elemento” certi dialoghi risultano inizialmente poco chiari. Il fatto che la compagnia dell’Ambulanza 13 sia soprannominata Asso di Picche, sottolineato nell’introduzione, non viene poi minimamente considerato nel fumetto, come se questi volumi fossero indirizzati a un pubblico che ha già letto il romanzo e ha già abbondante familiarità con l’ambientazione e i protagonisti.
Sembra che di carne al fuoco ne sia stata messa troppa per poterla gestire in maniera compiuta e soddisfacente, ma invece alla fine tutte le varie sottotrame che nei primi tre volumi sembravano perdersi sullo sfondo (la situazione politica di papà Bouteloup, le vicende spionistiche o presunte tali di suor Isabelle, la storia della ritrattista Emilie, il destino del capitano Seagull, la “vendetta” di Favre e la sua relazione con la sorella di Louis, ecc.) troveranno i bandoli delle rispettive matasse con grande appagamento del lettore.
Alain Mounier ai disegni compie il suo consueto lavoro più che dignitoso. Avendo come preciso riferimento Jean Giraud ha saputo sviluppare un suo stile personale e riconoscibile, e nonostante le occasionali flessioni mi sembra che siano più frequenti i picchi.
In questo numero di Historica ho ravvisato una cura editoriale un pelino meno accorta del solito. Assolutamente nulla di grave, in ogni caso: cito come curiosità “un” trapezista morto a pagina 28 che ha tutta l’aria (e le tette) di essere una donna. Diciamo che più che altro il lettering scelto non è dei migliori (al di là dello stile, punti esclamativi e punti di domanda si confondono), ma procedendo con la lettura ci si fa presto l’abitudine. Mentre invece è più difficile abituarsi ai tratti tremolanti ed evanescenti dovuti ai moderni mezzi di stampa.
Se Ambulanza 13 è riuscito ad appassionare un profano come me (anche se solo una volta letto nella sua interezza), immagino che entusiasmerà gli appassionati del genere.

domenica 4 maggio 2014

Warren Ellis presenta Tokyo Storm Warning



Sotto la copertina peggio scansionata che abbia mai visto (ma nella gallery all’interno la stessa illustrazione è proposta dignitosamente – per gli standard di oggi) vengono presentate due miniserie scritte da Warren Ellis e risalenti al 2003, entrambe sviluppate in origine sulla lunghezza di 3 comic book.
Tokyo Storm Warning è un omaggio all’immaginario televisivo e cinematografico nipponico fatto di robottoni e mostri rettiliformi. Inevitabilmente c’è un sacco di azione, ma non mancano i soliti piacevoli e azzeccati dialoghi di Ellis, che qui prendono in giro bonariamente usi, costumi e manie dei popoli giapponese e statunitense, oltre forse a riservare un po’ di autoironia anche alla sua dichiarata paura irrazionale dei cani. La storia si svolge in un universo distopico in cui nel 1945 la bomba atomica venne gettata su Tokyo, e Warren Ellis ha dato una magistrale lezione di sceneggiatura con l’utilizzo intelligentissimo di un MacGuffin che compare all’inizio della vicenda. Oltretutto, questo elemento chiave assume alla fine un contorno veramente toccante e nelle ultime pagine offre diversi spunti di riflessione non banali.
Forse Tokyo Storm Warning avrebbe meritato almeno un episodio in più per far montare meglio la suspense e approfondire alcuni personaggi, ma anche sulla breve distanza il meccanismo funziona alla perfezione. Delizioso.
Mek è invece una storia più consueta, ovviamente per i canoni ellisiani: tratta di potenziamenti fisici e interfaccia uomo-macchina, argomenti già trattati da Transmetropolitan a Doktor Sleepless (mi sembra anzi che questo Mek sia stata un po’ la prova generale per Doktor Sleepless). La profetessa della cultura “Mek” Sarissa Leon, oggi scrittrice e politica a Washington, torna nella natia Sky Road per far luce sull’omicidio di una sua vecchia fiamma e per districare un traffico di “bad Mek”, potenziamenti illegali di origine militare. Nulla di particolarmente originale o entusiasmante (sempre prendendo come metro di giudizio il lavoro di Ellis, sempre parecchie spanne sopra tutti gli altri sceneggiatori di comic book) ma senz’altro una lettura piacevolissima.
Il problema di questo Warren Ellis presenta Tokyo Storm Warning sono i disegni. James Raiz è bravissimo a disegnare robottoni e mostri, ma purtroppo ha delle carenze innegabili per quel che riguarda l’anatomia umana e l’organizzazione delle scene negli interni. Inoltre in una storia che coinvolge personaggi di etnie diverse e che proprio su questa diversità basa alcune battute è disarmante che non si capisca dai soli disegni chi è giapponese e chi americano. In alcune pagine verso la fine Raiz è stato sostituito dal bravo Carlos D’Anda, e la differenza si vede. Con questo spero di non aver sputtanato Raiz più del dovuto: pur soffrendo delle criticità che ho esposto (ma in fondo in Tokyo Storm Warning contano di più i robottoni e i mostri, che disegna ottimamente) non è assolutamente un cane, e a questo mondo si è visto ben di peggio. Difatti, poche pagine dopo compare l’atroce Steve Rolston, che cane lo è davvero.

Come si fa a dare del lavoro a uno che disegna pupazzetti stilizzati, e che non solo non capisce nulla di anatomia ma non rispetta nemmeno i suoi canoni sballati e disegna i personaggi con corporature e connotati variabili a seconda delle inquadrature? Veramente una scelta balzana affidargli Mek, perchè il suo stile ridicolo (che non va bene nemmeno per l’umorismo visto che è inespressivo) rende appunto ridicole sequenze che si volevano drammatiche.
Ho notato una fortissima somiglianza con i disegni di Roberto Recchioni, quindi immagino che entrambi si siano ispirati a una medesima fonte anni ’90 la cui conoscenza mi è stata per fortuna risparmiata.
Disegni di Rolston a parte (ma parliamo di Warren Ellis: a un certo punto, chi se ne frega dei disegni!) questo bel volume cartonato è consigliatissimo, e mi sembra che 17 euro siano anche un prezzo onesto per le sue 144 pagine. Oltretutto è stato stampato su una bella carta patinata opaca, quindi potete sfogliarlo agevolmente senza timore di lasciare ditate.