sabato 31 dicembre 2016

Il Meglio e Il Peggio del 2016

Il Meglio

1
El Sanguanel de Refavaie. Una bellissima sorpresa.

2
Gli Integrali BD: I.R.$. Ottima stampa, rispetto della numerazione originale, nessun balloon rifatto. Ciliegina sulla torta, un apparato redazionale di approfondimento. È anche vero che agli inizi Vrancken era scarno e legnosetto, ma per 8,50€ resta un affarone.

3
La Porta per il Cielo. Un gioiello che avevo conosciuto in versione francese a Lucca 2009 (o 2010?). Sicomoro all’epoca mi aveva illuso (“Il seguito uscirà il prossimo anno”…) e intanto ha fatto uscire 32 pagine di un Dylan Dog (!). Comunque questo gioiello di Makyo e Sicomoro valeva l’attesa: poco importa se forse la trama di detection avrebbe meritato un respiro più ampio, per me è stata la chiusura di un cerchio.

4
Sugar Skull. Lacerante.

5
I Figli di El Topo. Epico ed emozionante, il miglior Jodorowsky.

6
La morte di Stalin. Un ottimo fumetto, pur con quei disegni caricaturali inadeguati al contesto.

7
Gli Ultimi Giorni di Capitan America and the Mighty Avengers. Comincia come la solita avventura con portali dimensionali, invasioni da altri mondi e dialoghi che vorrebbero essere spiritosi, finisce (courtesy eventone Secret Wars) con un toccante countdown e con una narrazione tesa e commovente. E i disegni di Luke Ross sono molto belli.

8
La Compagnia del Doppiomondo ne Il Giornalino. Nulla di eclatante o rivoluzionario, ma una simpatica variazione sul tema abbastanza originale: elfi, nani e orchi convivono con gli umani in incognito ma uno dei protagonisti ha la facoltà di viaggiare nel loro mondo d’origine. Certo, ai disegni Umberto Sacchelli deve fare ancora un po’ di strada. O forse l’ha già fatta tutta e sono io a non essere in sintonia col suo stile.
Inutile attendere un’evoluzione perché purtroppo dopo la prima apparizione a inizio anno è sparito dalla rivista a testimonianza dell’interruzione della produzione diretta di fumetti. Vedi sotto.

9
Alcune delle miniserie coinvolte in Secret Wars. Nessuna passerà alla storia, ma hanno rappresentato una piacevole lettura. La mia personale classifica:
            Age of Ultron vs. Marvel Zombies
Squadrone Sinistro
1872
Armor Wars
Marvel Zombies

10
Hellblazer (Vertigo Monthly) da 46. Niente male il John Constantine di Mike Carey. Ne avevo letto un paio di episodi in maniera sporadica e discontinua su Vertigo Presenta ma le storyline di fila hanno ovviamente tutto un altro respiro. Soggetti originali, personaggi ben costruiti, dialoghi effervescenti e trame non cervellotiche e lunghe come quelle di Azzarello, o perlomeno più accessibili.

Il Peggio

1
U-47. C’è poco da fare, non è il mio genere. Anche così, però, i disegni restano brutti forte…

2
Elsa Charretier su Starfire 10, 11 e 12 (in Lanterna Verde 54-56). Darwyn Cooke non mi piace. Tim Sale ancora meno. Immaginate quindi quanto ho apprezzato la vice della Lupacchino che fonde maldestramente i due stili cartoon.

3
Miracleman Libro Quarto Capitolo 3: Memorie dal Sottosuolo. Il picco più basso di una saga che purtroppo si è rivelata come facilmente prevedibile non all’altezza di quanto scritto in precedenza da Alan Moore. Era una partita persa in partenza cercare di trovare qualcosa di originale e interessante da raccontare dopo il primo Miracleman (chissà, magari con una storia lunga invece che episodi autoconclusivi sarebbe venuto fuori qualcosa di diverso) ma va dato atto a Neil Gaiman che ha saputo venirsene fuori con delle trovate molto creative e a volte spiazzanti.
Però la sua prosa è invecchiata molto male e tutto sommato a volte non ha fatto altro che reinterpretare dei miti classici come le note di chiusura hanno di volta in volta impietosamente sottolineato. In Memorie dal Sottosuolo, però, è mancato quel guizzo che ogni tanto ha fatto capolino in altri capitoli e il tutto si è risolto con una esibizione di erudizione (nemmeno tanta) e di rimandi alla continuity.
Inoltre in questo episodio, smaccato monumento al riciclo e alla scarsa voglia di lavorare (ma nemmeno il numero 5 ha scherzato), non bastano le matite bianche su sfondo nero per nobilitare i disegni di Buckingham anche se comunque queste tavole sono un po’ meglio del suo solito.
Oltretutto, alla Panini hanno ben pensato di pubblicare la saga su cartaccia invece che su patinata: visto il mito che questo fumetto si porta dietro ci saranno state comunque file di lettori a comprarlo. E la foliazione è stata artificialmente ingrossata con la riproduzione di tavole “al naturale” di Buckingham (capirai…) e con una storia spezzettata che al ritmo di due tavole per numero è illeggibile. Era così anche in originale ma è di scarsa consolazione.

4
Indian Summer. Tutto ricominciò con un’estate indiana in versione Panini 9L. I nuovi colori digitali sono terribili e appiattiscono il lavoro superbo di Milo Manara, con qualche effettino sfumato a peggiorare il tutto. I «contenuti extra» si limitano a due dei meravigliosi acquerelli che facevano parte della cartella di litografie uscita all’epoca. Il primo è evidentemente ancora in possesso di Manara o di chi per lui, che scansionandolo ha evidenziato le asperità della carta usata (come succede anche per Vittorio Giardino).
Veramente un pessimo servizio al Maestro, tanto più che a curare i colori è stata sua (credo) figlia.

5
Il Giornalino dal numero 15. Il cambio della redazione si è fatto sentire. In questo interregno si è respirata un po’ aria di smobilitazione, con articoli e rubriche in avanzo dalla precedente gestione pubblicati tutti insieme ma al contempo adottando una grafica ipertrofica per occupare più spazio possibile dilatando i contenuti. Persino alcune anticipazioni dei numeri successivi erano inesatte e facevano riferimento allo stesso numero su cui sono comparse. Ci sono state insomma varie imperfezioni (almeno uno schema di un cruciverba era sbagliato, addirittura alcune barzellette dei lettori riproposte in numeri diversi) e le nuove rubriche come il poster centrale e il test da cui per forza deve risultare che il bambino che lo fa ha dei problemi hanno rubato altro spazio ai fumetti.
Anche i fumetti hanno subito questa situazione: c’è stata qualche disattenzione (di Cèdric è stata pubblicata una tavola già presentata in precedenza, e ogni tanto hanno tolto la numerazione originale) e purtroppo in generale c’è stata una diminuzione dello spazio a loro riservato, oltre al fatto che inspiegabilmente si è scelto di procrastinare di una settimana la pubblicazione delle seconde parti di storie più lunghe. C’è stata anche un po’ di confusione della pubblicazione de La Mappa dell’Isola del Tesoro, che oltre a una pubblicazione non consecutiva ha visto chiudersi un segmento con la parola “fine” quando invece doveva ancora concludersi! E non sono nemmeno convinto che il vero finale fosse quello presentato.
Con l’arrivo dei fumetti della Tunué sul numero 29 la situazione non è molto migliorata visto che si è continuato a proporli al ritmo di 8 pagine o poco più per volta (a volte 11 ma a volte 7 e persino 5 sul numero 42!) e parcellizzandone la pubblicazione: Fiato Sospeso è stato così interrotto proprio sul più bello!

6
100 Bullets (Vertigo Bimonthly) 23-25. Nel complesso una serie bellissima, se non altro per i disegni di Risso, ma il finale non è stato all’altezza delle mie aspettative. Oltretutto la RW Lion l’ha pubblicato con ritardi clamorosi, poi parzialmente recuperati in corsa (il finale che io avevo calcolato sarebbe uscito a gennaio è uscito a giugno datato febbraio), e con una qualità di stampa non ottimale. E visto che c’era qualche pagina in più negli ultimi capitoli hanno anche pensato bene di aumentare il prezzo di un euro netto.

7
Thorgal 35: Il fuoco scarlatto. Come sopra per 100 Bullets: è comunque un fumetto valido, ma non così buono come mi sarei aspettato. Xavier Dorison ha adottato uno stile di scrittura che mi è sembrato troppo moderno e poco in linea con la tradizione di Van Hamme e Sente. Ma soprattutto certi passaggi della sceneggiatura erano un pochino forzati (Thorgal mezzo morto per le torture che fa strage dei nemici) oppure non mi sono stati chiarissimi (la dinamica del rapimento di Aniel, i personaggi che si spostano da un posto all’altro e si fa fatica a seguirne il periplo).
È anche vero che con tutti quei personaggi in gioco è difficile raccapezzarcisi e sicuramente il tempo trascorso tra la pubblicazione del precedente volume e di questo (tre anni!) ha avuto il suo effetto – ma d’altra parte i dipinti pompier di Rosinski necessiteranno per forza di un bel po’ per essere eseguiti.
Molto suggestivo e originale il contesto, la città di Bag Dadh assediata, ma il finale apparentemente molto drammatico e intenso perde tutto il suo pathos con l’anticipazione che una morte eccellente non sarà tale!

Buon 2017

venerdì 30 dicembre 2016

Ancora Fumo di China

Sull'ultimo numero che vedete qui sopra un lettore si lamenta del fatto che non vengano recensiti i fumetti che escono a Trieste facendo anche l'esempio di Trieste Rosso Sangue.
In realtà il progetto era stato recensito sulle pagine della rivista qualche tempo prima. Non posso fornire gli estremi precisi, ma ecco le prove documentate che avevo raccolto all'epoca per metterle a corredo di un pezzo in cui pensavo di parlare di questo e altri lavori di Misic.
L'anonimo redattore che risponde alla lettera cade dalle nuvole e non ricorda che la recensione di Fabio Dalmasso era stata pubblicata dalla rivista.
E così Fumo di China mi ha offerto la gradita occasione di liberare un po' la cartella "Varie" dove accumulo materiale da utilizzare in futuro, cosa che non avrei fatto in questo caso principalmente per evitare ritorsioni (ciò detto, ho tutti e cinque i numeri di Trieste Rosso Sangue e persino una locandina che ero riuscito a farmi dare da un edicolante).

mercoledì 28 dicembre 2016

Ahia

Mi è caduto l'occhio sui volumi italiani dei fumetti IPC e mi sa che stavolta, nonostante qualche tentativo sia stato fatto, veramente non ne vedrò la conclusione.

domenica 25 dicembre 2016

Fumettisti d'invenzione! - 108

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)

UNA MANO DALL’INFERNO
(Italia 1991, in Le Forze del Male, © Internazionale Ediperiodici S.r.l./ELVIFRANCE S.a.r.l., horror, pornografia)
Autore non identificato (T), Lorenzo Lepori (D)

Un maniaco omicida e piromane che si firma “Castigatore” ha intrapreso una crociata contro i fumetti dell’orrore. Noel Scheider in arte “Tyhpon”, fumettista di successo del genere “gore-comics”, si trova coinvolto nella vicenda e risolve il mistero del Castigatore con l’aiuto dei demoni che disegna.
Oltre a essere simpatica e divertente, la storia è splendidamente disegnata da Lorenzo Lepori.
Pseudofumetti: all’inizio della storia viene fatta saltare in aria la redazione di una casa editrice che pubblica fumetti horror e osé, l’EDITRICE O.R.C.A., chiaro riferimento ai fumetti editi dal concorrente Renzo Barbieri sotto il marchio dello Squalo.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

JÉRÔME MOUCHEROT (IDEM)
(Francia 1984, in (a suivre), © Boucq/Casterman, surreale)
François Boucq

Originariamente personaggio di brevi storie in cui non era necessariamente il protagonista principale, Jérôme Moucherot è un agente assicurativo in un mondo in cui l’umanità è divisa in tribù animalesche e in cui la realtà può subire delle variazioni improvvise e assurde.
In seguito gli verrà dedicata la serie Les Aventures de Jérôme Moucherot calibrata sui più classici volumi cartonati (ma le storie rimarranno sempre fortemente grottesche e surreali).

Le Coup qui tue du Manga Jutsu in (a suivre) 225 (1996). François Boucq.
Jérôme Moucherot prende lezione di estetica e narrazione manga insieme ad altri personaggi del fumetto occidentale.

[NARRATIVA] CARTOONIST COME PROTAGONISTA (pag. 71)

I FUMETTI SALVANO IL MONDO
(Italia 2016, racconto in Dall’Altra Parte, Cut Up Publishing, fantascienza)
Moreno Burattini

Degli invasori alieni rinunciano ai loro propositi di conquista della Terra dopo aver rinvenuto dei fumetti con protagonista un supereroe che li stermina.
Pseudofumetto: Alien Hunter, un fumetto di grande successo scritto e disegnato da un anonimo fumettista che mette su carta i suoi incubi.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

DAREDEVIL (DEVIL)
(Stati Uniti 1964, nel comic book omonimo, © Marvel, supereroi)
Stan Lee [Stanley Martin Lieber] (T), Bill [William Blake] Everett (D)

Figlio di un pugile compromesso con la malavita (ucciso perché si rifiuta di truccare un incontro), Matt Murdock rimane cieco a seguito del contatto con sostanze tossiche, che gli acuiscono gli altri sensi fino all’inverosimile e gli donano un vero e proprio radar incorporato.
Così difenderà la giustizia nei doppi panni dell’avvocato Murdock e del supereroe Devil.

At the Stroke of Midnight! in Daredevil Annual 1 (1967). Stan Lee (T), Gene Colan e John Tartaglione (D).
Durante una feroce tormenta di neve il disegnatore Gene Colan raggiunge lo sceneggiatore Stan Lee per portargli le ultime dieci pagine del prossimo episodio Daredevil da sceneggiare. Il giorno successivo Stan Lee gli espone il suo delirante progetto per un nuovo plot.
Questa breve storia di tre tavole offre una testimonianza, per quanto ironica, del metodo di lavoro della Marvel classica: le storie erano frutto della collaborazione tra sceneggiatore e disegnatore, oppure erano principalmente dovute a quest’ultimo e poi dialogate da Stan Lee.

giovedì 22 dicembre 2016

I mostri non vivono solo nel buio

Dietro una copertina ostentatamente digitale (prova non esaltante dell’altrimenti bravissimo Leomacs) si nasconde un fumetto realizzato in maniera orgogliosamente artigianale con matita, penna e acquerelli.
I mostri non vivono solo nel buio è la storia ambientata a Palermo di una liceale, Linda, che denuncia l’autore di un omicidio e che per questo viene rapita dal boss mafioso a cui il killer è affiliato. Il padre, professore di lettere vedovo da poco, reagisce prendendo a sua volta in ostaggio la figlia del boss illudendosi di poter trattare con lui.
Come ho scritto in apertura la parte grafica è realizzata ad acquerello e, benché io preferisca uno stile più realistico, il risultato ottenuto dall’impressionista Rossano Piccioni è veramente lodevole e alcuni intensi primi piani sono molto espressivi. Veramente notevole anche la particolare tecnica (leggera ma al contempo decisa) con cui ha saputo raffigurare le automobili. Oltre al fatto che già di per sé gli acquerelli danno un piacevole senso di immediatezza e spontaneità.
I mostri non vivono solo nel buio potrebbe non essere esente da difetti (l’incipit di denuncia sociale diventa la scusa per una tarantinata, lo snodo del mite professore che diventa una macchina per uccidere è talmente poco credibile da venir confutato nel fumetto stesso, il finale è ottimista e idealizzato) ma rappresenta un originale corpo estraneo nel panorama fumettistico italiano e offre una lettura coinvolgente e appassionante. Tanto più lodevole se si pensa che Claudio Chiaverotti si è affidato alla classica gabbia bonelliana nonostante le possibilità offerte dal grande formato.
Il formato del volume è infatti decisamente lussuoso, un cartonato extralarge (24,5x34,5 centimetri) stampato su carta patinata lucida ad alta grammatura, e vale sicuramente i 17 euro a cui viene venduto.

martedì 20 dicembre 2016

Notte Oscura - una storia vera di Batman

Preso solo per i disegni di Eduardo Risso (addirittura superiori alle aspettative), Notte Oscura si è rivelato anche una lettura piacevole.
Nonostante il sottotitolo non sono di scena i supereroi, se non come visioni fantasmatiche, ma il fumetto è la storia della vita dello sceneggiatore Paul Dini con particolare riguardo all’episodio della violentissima aggressione a scopo di rapina che subì nel 1993.
Per stessa ammissione di Dini, la trattazione dell’argomento ha un forte aspetto terapeutico e la scelta stilistica di rivolgersi direttamente al lettore mentre mette in sequenza gli episodi salienti della vicenda lascerebbe intendere che in origine il progetto fosse stato pensato per il cinema o la televisione (ma forse è solo un’impressione dettata dal fatto che Paul Dini ha lavorato per l’animazione televisiva e ha riproposto un approccio simile).
Nonostante Notte Oscura sia un lungo flusso di coscienza con quelle derive positiviste che tanto piacciono agli statunitensi, la lettura non è né pesante né didascalica (non troppo, almeno) e il mestiere dello sceneggiatore emerge non tanto, o non solo, dai contrappunti da coro greco delle sue visioni nerd quanto dallo stile frizzante da cui affiora un certo umorismo.
Ho trovato molto interessante il fatto che l’aggressione venga interpretata da Dini come una sorta di punto di arrivo della sua vita da eterno bambinone, alla deriva tra hobby infantili, relazioni sentimentali illusorie (e venefiche) e un lavoro stupendo ma autoreferenziale.
Si potrebbe poi vedere in controluce qualche critica al feroce sistema classista delle scuole americane, banco di prova per una prima scrematura tra vincenti e nerd, e all’efficientismo capitalista che pretende di continuare a produrre anche in condizioni di forte disagio, ma non mi spingo così lontano con l’esegesi – tanto più che lo stesso Paul Dini dà le due cose come scontate e naturali, incolpando in entrambi i casi se stesso per la sua condotta.
C’è forse un certo calo di ritmo nel finale (e la spinta a tornare ad affrontare la vita e il lavoro viene data a Dini da una situazione talmente scontata e buonista da essere probabilmente autentica), ma Notte Oscura offre anche uno sguardo dal di dentro al lavoro degli sceneggiatori televisivi della Warner Bros., che sicuramente affascinerà gli appassionati.
La parte grafica è stupenda: Risso si è anche colorato da solo (e molte pagine sembrano veramente acquerellate, non solo frutto di computer grafica) e ha tirato fuori dal cilindro delle soluzioni estetiche non solo belle ma anche funzionali. Dato lo stile narrativo della storia è stato inevitabile che si inventasse qualcosa per mantenere viva l’attenzione del lettore, e c’è riuscito alla perfezione: vedi ad esempio la tavola doppia alle pagine 64-65 e la varietà di stili e tecniche a cui ha fatto ricorso.
Un bel modo di concludere questo 2016 fumettistico.

domenica 18 dicembre 2016

Le Nuove Inchieste di Ric Roland 2: Omicidi in un Giardino Francese

Veramente molto buono questo secondo episodio del rilancio di Ric Roland. Stavolta Zidrou si affida a un canovaccio e a uno stile di scrittura più classici, evitando le sconvolgenti derive iconoclaste del primo numero.
Con un braccio ingessato dopo lo scontro con il criminale noto come “Nictalope”, Ric si trova coinvolto fortuitamente in un’altra indagine che riguarda una misteriosa donna che uccide baciando sulla bocca i malcapitati che seduce, il tutto sempre in bella vista al Jardin du Luxembourg.
L’elemento investigativo è abbastanza intuibile in quanto circoscritto a pochi personaggi, ma Zidrou è stato bravo a introdurre qualche falsa pista coadiuvato dal disegnatore Simon Van Liemt, che qui ho apprezzato decisamente di più che nel primo episodio.
È stato impossibile non farsi suggestionare dall’atmosfera della Parigi di fine ’68 e dai turbamenti che la sconvolgevano, perfettamente evocati dalla sceneggiatura (che straborda di note a piè di vignetta), e stavolta non sono mancati elementi ironici o addirittura scene umoristiche – quella della dedica dell’artista Mort Pullman è esilarante!
Ciononostante, rimane sempre in sottofondo un certo cinismo, un po’ di inquieto revisionismo che ci ricorda che anche nel mondo apparentemente ingenuo di Ric Roland c’è qualcosa di marcio. Stavolta il processo di “ultimizzazione” riguarda principalmente il direttore di La Rafale, il giornale per cui lavora il protagonista.

venerdì 16 dicembre 2016

Intervista a Frank Cho

Frank Cho è uno dei disegnatori più talentuosi che ha prodotto la scena del fumetto statunitense negli ultimi vent’anni. Esordisce con alcune strisce diffuse nel circuito dei college, che si evolveranno fino a diventare Liberty Meadows, una delle ultime grandi strip americane. Il suo umorismo ruspante e scatenato è accompagnato da un disegno rigoroso ed espressivo in cui fanno capolino delle splendide pin up. Sono probabilmente le sue “donnine” a meritargli le attenzioni delle major del fumetto supereroistico, per cui realizzerà ad esempio Shanna the She-Devil e Mighty Avengers. La meticolosità con cui lavora e la conseguente lentezza rendono chiaro che forse non è il disegnatore più adatto per lavorare su una serie regolare e negli ultimi anni, oltre ad alcuni episodi di Totally Awesome Hulk, ha disegnato principalmente copertine – andando incontro a polemiche con lo sceneggiatore Greg Rucka per quelle realizzate per Wonder Woman.
Il suo stile provocante ha infatti inevitabilmente attratto le critiche della bigotta America anche se curiosamente Cho è avversato anche dalla parte più oltranzista dei seguaci del politically correct, che ritengono che non possa raffigurare le donne in quella maniera, peraltro molto meno volgare ed esplicita di quanto facciano tanti altri suoi colleghi (che oltretutto a confronto sanno a stento tenere in mano una matita).
Come ha detto nel corso dell’incontro con la stampa al Press Café, dove è avvenuta questa conversazione, Cho è d’altra parte orgoglioso di essere riuscito a mettere d’accordo le due fazioni americane dei conservatori e dei radical chic che si sono coalizzati contro le sue donnine.
A seguito delle polemiche che hanno coinvolto entrambi a causa delle variant cover di alcuni comic book, Milo Manara gli regalerà a Lucca uno splendido acquerello con cui satireggerà sull’accaduto.
A Lucca è stato ospite di SaldaPress che, a fronte dell’acquisto di un “pack” con alcuni suoi volumi e una stampa, forniva un “doodle”: la traduzione letterale (scarabocchio) non rende giustizia alla loro qualità. Oltre al materiale SaldaPress vendeva anche uno splendido volume extralarge edito da  Flesk in cui spiega il suo metodo di lavoro e delizia i fan con tavole anatomiche, illustrazioni e un breve fumetto.

Luca Lorenzon (LL): Dopo anni di lavoro per Marvel e DC Comics Lei è tornato al fumetto indipendente con progetti creator-owned e sta realizzando la nuova serie Skybourne. Può presentarcela?

Frank Cho (FC): Non vorrei rivelare troppo della trama… Posso dire che è la storia dei tre figli di Lazzaro, il quale li concepì dopo essere stato risorto da Gesù: sono dei fratelli immortali che vanno alla ricerca di artefatti e reliquie che sono caratteristici del dogma cattolico, per proteggerli e preservarli da chi vuole impossessarsene per i suoi scopi.
Uno dei fratelli, Thomas, è ormai stufo della sua vita di immortale e per porvi fine dovrà trovare la mitica spada Excalibur, l’unica arma con cui si può uccidere uno Skybourne. Questo perché nel passato di Thomas c’è un dramma che riguarda la perdita della sua ultima compagna.

LL: Non ci sono quindi le sue tipiche figure femminili…

FC: Certo che ci sono: c’è Grace, la sorella di Thomas!

LL: Come sarà strutturata questa serie? È prevista come ongoing oppure pensava di farne una mini- o maxiserie?

FC: La mia idea è quella di fare come fa Mignola con il suo Hellboy, cioè produrre varie miniserie
indipendenti e leggibili a sé con gli stessi personaggi.
Al momento è uscito il primo numero e sto disegnando il secondo, proprio qui a Lucca in albergo la sera: per questo non mi vedete in giro per la città!

LL: L’argomento sembra interessante e originale, non mi pare affatto il soggetto del solito comic book di supereroi. Che stile avrà?

FC: Non preoccuparti, non sarà uno di quei fumetti in cui i personaggi parlano per pagine e pagine: ci sarà molta azione, io lo vedo come un incrocio tra Indiana Jones e Highlander.

Claudio Zuddas (CZ): Quindi si parla di suicidio… oltre che degli artefatti per preservare il dogma cattolico… ci dev’essere anche una certa attenzione all’aspetto religioso, giusto?

FC: No, no… il mondo della Chiesa Cattolica è solo lo sfondo, mi ha fornito le idee e le suggestioni per creare le mia storia ma Skybourne è fondamentalmente entertainment e l’aspetto religioso fornisce solo il background, rimane sullo sfondo.
A questo proposito potrebbe essere interessante ricordare che mia madre voleva che io mi facessi prete! Mi diceva che ero benvoluto dalla gente, che sapevo parlare in pubblico… arrivò persino a portarmi fino al seminario (all’epoca già disegnavo le mie donnine) ma io le dissi che non lo volevo fare: «Non sono omosessuale!»
La cosa andò avanti per un bel po’ e un giorno arrivammo anche a litigare rumorosamente. Al che arrivò mio padre che ci chiese cosa stesse succedendo e mia madre gli spiegò i piani che aveva per me. Papà diede ragione a me («Perché deve farsi prete? È un ragazzo sano…») e per fortuna ho potuto fare normalmente il college [Frank Cho è laureato infermiere professionista, nda].
Poi mio padre per un mese dormì sul divano…

martedì 13 dicembre 2016

Almanacco Cosmo 10 - Gli Sterminatori 1: Olocausto

Ormai non degno più di uno sguardo le proposte bonellidi della Cosmo (salvo rarissime eccezioni) ma la settimana scorsa in edicola una bella copertina ha attirato la mia attenzione. Anche i disegni, o meglio i dipinti, sembravano ottimi e mi è venuta la tentazione di prendere Gli Sterminatori. Visto che la quarta di copertina di quella copia era devastata ho dovuto cercarlo altrove e alla fine l’ho trovato l’altro giorno in fumetteria dove ho scoperto che era uscito già un anno fa.
Il comparto grafico affidato a Scott Hampton è in effetti ottimo, i testi sono una minchiata colossale. David Brin (che prima ha scritto il romanzo da cui è tratta questa versione a fumetti) ipotizza che nel corso della Seconda Guerra Mondiale i nazisti siano riusciti a rovesciare le sorti del conflitto con l’aiuto degli dèi norreni!
Ad aiutare gli americani c’è invece Loki, in una rotazione di 180° dell’iconografia dei fumetti Marvel, ma anche lui ha i suoi scopi segreti, ovvero ripristinare l’Yggdrasil con cui si ritirerà dal mondo per dominare le sue macerie dopo che il lavoro combinato degli dèi di altri pantheon avrà esaurito le risorse del pianeta, a partire dal petrolio. In mezzo c’è un giovane eroe che prima si muove con un costume-armatura alla Iron Man e poi guida il corrispettivo di un robottone giapponese!
Insomma, a ricordarci che questo fumetto vorrebbe essere drammatico e non umoristico sono solo gli splendidi disegni iperrealisti di Hampton. Quelli, e il tremendo stile di scrittura basato quasi esclusivamente su didascalie, ossessive e pretenziose e neppure troppo leggibili quando sono scritte con caratteri bianchi su sfondo scuro. In più di un punto si ha l’impressione che Gli Sterminatori sia un racconto illustrato più che un fumetto. Forse è meglio così, visto che nei pochi dialoghi non mancano pietose spacconate.
Posso capire che il passaggio dalla carta scritta a quella disegnata non sia indolore (tanto più se a compiere il passaggio è lo stesso autore originale, che avrà voluto mettere di peso brani del suo romanzo nell’illusione di mantenerne l’integrità), così come posso anche immaginare che questo primo ciclo sia solo una ricognizione preliminare di un universo che nelle intenzioni è molto più strutturato e meno ridicolo (si avanzano ipotesi sulla vera natura degli “dèi” che non è stata ancora rivelata), ma da quello che ho letto Gli Sterminatori è veramente stupido e velleitario.
Meglio prenderla sul ridere e gustarsi gli splendidi disegni di Scott Hampton (anche se le molte tavole doppie non sono godibilissime nel formato 16x21), anche perché i 6,90€ che costa, pur non essendo tanti in assoluto, sono comunque troppi per una minchiata del genere.

domenica 11 dicembre 2016

Intervista a Paolo Eleuteri Serpieri

Paolo Eleuteri Serpieri è uno dei Maestri del fumetto internazionale, un autore tra i più apprezzati ma meno imitati vista la difficoltà nel riproporre il suo stile realistico e dettagliatissimo.
Forte di una formazione accademica, si avvicina al fumetto per puro caso e dopo qualche reticenza. Esordisce su Lanciostory prima ancora che la rivista venga venduta nelle edicole: sul mitico numero 0 allegato gratuitamente ai fotoromanzi della Lancio compare il suo primo lavoro, L’Antica Maledizione. Nella vignetta conclusiva di questo “libero” già si vede sul volto della Sfinge quell’ordito di segni e tratteggi che sarà la sua cifra stilistica.
Negli anni successivi si dedicherà principalmente alla produzione western, sua grande passione, realizzando varie storie autoconclusive su testi di Raffaele Ambrosio che lo impongono come autorità del settore, tanto che questo materiale verrà periodicamente ristampato sia in Italia che all’estero (sorte toccata a ben poche altre produzioni transitate per le riviste dell’Eura). Quando la serie dei Grandi Miti del West pubblicata su Skorpio arriverà alla sua naturale conclusione, essendo esaurito il materiale di origine spagnola, l’incombenza di continuare la saga verrà data proprio a Eleuteri Serpieri. Collabora inoltre con la francese Larousse alla collana Histoire du Far West con alcune storie che verranno proposte in Italia su L’Eternauta, rivista che si fregerà di avere per diversi numeri la quarta di copertina illustrata da lui.
Come altri suoi colleghi, nei primi anni ’80 passa dalle riviste dell’Eura alle pagine delle riviste d’Autore e per Orient Express realizza su testi propri L’Indiana Bianca.
Nel 1985 avviene la svolta: parzialmente introdotta dalla storia breve Forse… (su Orient Express 3) nasce Morbus Gravis, una serie fantascientifica caratterizzata da un disperato pessimismo e dalle conturbanti forme della sua protagonista Druuna. Eleuteri Serpieri viene consacrato quindi anche come maestro dell’erotismo e a Druuna verranno dedicati 8 volumi a fumetti e vari sketchbook e libri d’illustrazione in cui l’arte del suo creatore è libera di esprimersi senza la costrizione di una storia e dei limiti espressivi delle pubblicazioni su rivista.
Druuna ha però una vita editoriale un po’ accidentata e dopo le pesanti censure operate dal primo editore francese Dargaud, in tempi recenti sarà causa di ulteriori noie che per un po’ allontaneranno l’autore dal fumetto.
L’aria di rinnovamento che soffia negli ultimi anni presso la Sergio Bonelli Editore permette finalmente la pubblicazione di un episodio decisamente speciale di Tex, ideato alcuni anni prima, con cui viene varato l’esperimento dei “Tex d’Autori” inseriti nella collana Romanzi a Fumetti.

Luca Lorenzon (LL): Quest’anno Lei ha in uscita il terzo volume edito dalla casa editrice Lo Scarabeo dedicato a Druuna, giusto?

Paolo Eleuteri Serpieri (PES): Per la precisione è il terzo “doppio” perché si tratta di un integrale che raccoglie due volumi per volta: quindi nel terzo ci sono il quinto e il sesto episodio della saga.

LL: Lei recentemente ha anche realizzato un volume molto speciale della serie dedicata a Druuna, una specie di prequel: Anima. È un episodio particolare perché c’è un lato metanarrativo, ma è una cosa anche molto scherzosa perché Lei si è autoritratto in maniera buffa.
Mi è sembrato di cogliere degli stili diversi all’interno di Anima, come se si trattasse di un progetto che ha iniziato e poi ripreso in periodi diversi.

PES: No, in realtà Anima mi è venuta tutta di getto. È stato un esperimento: volevo fare un libro tutto di immagini, per questo è muto e non ci sono dialoghi. Il punto su cui ruota tutto Anima è questo: non volevo raccontare una storia ben precisa, volevo in realtà esprimermi solo dal punto di vista delle immagini.
Quindi mi sono abbandonato a realizzare ambienti fantastici, animali, mostri… Poi ovviamente il tormentone ritorna: c’è la protagonista che si trova a viaggiare sottoterra e infine a tornare fuori, “uscimmo a riveder le stelle” per dirla con le parole del Poeta.

LL: Quindi dopo il western e la fantascienza a cui si è dedicato principalmente adesso c’è anche l’umorismo.

PES: Certo.

LL: Le piacerebbe tornare a fare una serie western?

PES: Io ho fatto un Tex a colori e mi sono divertito moltissimo a farlo.

LL: Anche quello in effetti era un episodio molto particolare.

PES: Certo, anche perché nacque come un omaggio a Sergio Bonelli, anche se quando raccontai a Sergio la mia storia lui rimase molto perplesso, mi disse “Non lo so se si può fare…” e poi ogni tanto mi chiamava e mi diceva “Forse si può limare quello, si può togliere quell’altro…” [ride, nda]

LL: Per una questione di violenza o per altri motivi?

PES: Per la scena dello scalpo, quella in cui lo stesso Tex scalpa un indiano. Era decisamente forte ma alla fine è rimasta nella storia perché è giustificata dalla trama, anzi è indispensabile alla storia perché in quella maniera Tex riesce a risolvere la situazione e salvare i suoi amici.
Va poi aggiunto che c’era anche una questione di realismo storico a cui attenersi, cioè il fatto che per gli Indiani delle Pianure i capelli erano caricati di un forte valore simbolico: rappresentavano la dignità, il coraggio. Avevano tanti significati.
Possedere dei capelli lunghi era fondamentale per mantenere ad esempio l’autorità (o per meglio dire l’autorevolezza) nei confronti degli altri guerrieri.
Nell’esempio di Tex il capo dei Comanche aveva deciso di fare quella guerra e allora gli altri lo hanno seguito. Morto lui e, cosa fondamentale, privato dei suoi capelli, gli altri guerrieri si ritirano.

LL: Forse una tale dimostrazione di documentazione avrebbe meritato un approfondimento con qualche redazionale nel volume.

PES: È una cosa che comunque si evince dai dialoghi (io sono autore anche dei testi della storia e non solo dei disegni), ho preferito non appesantire il tutto specificando che si trattava di Indiani delle Pianure e altri dettagli. È una cosa che l’appassionato di western riesce comunque a cogliere.

LL: Lei ha anche realizzato recentemente il primo volume di Saria, su testi di Jean Dufaux e se non sbaglio ha anche realizzato parte del secondo volume che poi è stato affidato in toto a Riccardo Federici.

PES: Escono fuori tutte le cose…

LL: Nessun Wikileaks: lo aveva dichiarato in un’intervista a Fumo di China. Nella stessa intervista Lei diceva che la causa dell’abbandono del progetto era la politica della Delcourt di fare tirature basse.

PES: Più che altro non mi interessava più.

LL: Possiamo dirlo nell’intervista?

PES: Sì, tanto ormai della Delcourt mi interessa molto poco. Tanto meno oggi.

LL: Quindi è meglio sorvolare su come è stato lavorare con Dufaux.

PES: No, Dufaux è una bravissima persona, è uno sceneggiatore molto colto. Ci siamo trovati molto bene insieme. Con Dufaux non ci sono stati assolutamente problemi.

LL: Ha avuto dei contatti diretti con lui?

PES: Sì, certo, abbiamo parlato molto. Con lui tutto ok, e credo abbia capito quando i miei rapporti con la Delcourt si fecero problematici, nel 2007. Ci siamo capiti anche se io il francese non lo parlo molto bene, ma tra un po’ di inglese, di italiano e di francese si è reso conto di com’era la situazione.

LL: Lei ha esordito nei fumetti su Lanciostory, addirittura sul numero 0. L’Eura è stato un importante trampolino di lancio, se non sbaglio era amico di Michele Mercurio della Lancio, che sui primi numeri di Lanciostory figurava come Amministratore Delegato.

PES: Lui era un mio amico d’infanzia, poi c’eravamo persi di vista. Lo rincontrai a una mia mostra di incisioni e disegni a penna (il soggetto erano nudi femminili). Lui venne a visitarla e ci riconoscemmo. Già con un occhio verso il settore mi chiese perché non facessi fumetti, ma io allora ero pieno di pregiudizi verso i fumetti e gli risposi con qualche scusa vaga.
Rimanemmo in contatto e lui mi fece vedere delle cose fantastiche dei disegnatori argentini, di Salinas, Breccia… e questo mi spinse a provare, anche se le prime storie non sono ancora ai livelli di oggi, anche perché c’era qualcuno in redazione che mi frenava: ad esempio non volevano che facessi tutti quei tratteggi. Io infatti devo dire in tutta franchezza (e mi è stato pure fatto notare) che probabilmente i fumetti non li ho mai disegnati veramente [ride, nda]: ho sempre usato il linguaggio dei fumetti, questo sì, ma non i fumetti in quanto tali, con il loro linguaggio specifico. E a me va bene così, non ho mai preteso di essere un fumettista.

LL: D’altra parte la maggior parte degli autori di fumetti non legge fumetti.

PES: Infatti. Io volevo illustrare, però usando la tecnica cinematografica del racconto. La narrazione a me piaceva tantissimo. È per questo che ho cominciato coi fumetti, io prima facevo il pittore e i fumetti mi davano la possibilità in più di raccontare una storia.

LL: A proposito di pittura: ricordo male o Lei era stato anche allievo di Renato Guttuso?

PES: Sì, sono stato suo allievo sia al Liceo Artistico che all’Accademia di Belle Arti. Ne ho un ottimo ricordo, andavo ogni tanto nel suo studio. Però mi sentivo più vicino a Renzo Vespignani, che poi conobbi di persona: ecco perché facevo le incisioni e le acqueforti.

LL: Questo spiega il tratteggio e i dettagli mentre l’opera di Guttuso era caratterizzata da campiture di colore.

PES: È stato Guttuso a darmi la formazione sulla materia, sui colori. Era quello che lo caratterizzava di più.

LL: Quello e le pubbliche relazioni, diciamo. Ma stiamo uscendo dal seminato.

venerdì 9 dicembre 2016

Historica 50 - L'Impero Azteco 2: Cortés il Conquistatore

In risposta alle mie suppliche (già, sicuramente) la Mondadori ha dedicato la cinquantesima uscita di Historica al secondo e ultimo volume de L’Impero Azteco, inaspettato gioiellino scritto e disegnato dal ruspante Jean-Yves Mitton.
Gli ultimi tre capitoli della saga mantengono le promesse e si confermano di ottimo livello: Maïana/Marianna viene interrogata ferocemente dalla Santa Inquisizione e così veniamo a conoscenza delle traversie che dal 1519 al 1521 la condurranno di fronte al tribunale nel 1525.
Salvatasi per miracolo dagli inseguitori del numero scorso, la Malinche viene a contatto con una popolazione totonaca che le fornisce i mezzi e lo spunto giusto per compiere la sua vendetta contro gli aztechi, ma una volta giunta a Vera Cruz si troverà catapultata in una realtà non meno feroce di quella che aveva conosciuto finora e sarà ridotta a fare la prostituta. Da lì, però, con grande abnegazione e coraggio (e anche una certa malizia) riuscirà a catturare l’attenzione di Hernan Cortés e a pianificare la sua vendetta. Vendetta a cui l’ambizioso Cortés sarà più che felice di partecipare assecondando le credenze e le superstizioni dei popoli che ha sottomesso (e da cui aveva avuto praticamente la stessa idea di Maïana per avvicinarsi a Montezuma). La presa di Tenochtitlan si rivelerà però tutt’altro che facile.
La storia fonde alla perfezione avventura sfrenata e ricostruzione storica, con un ritmo incalzante che viene sapientemente inframmezzato da parti più lente e descrittive. Come sottolineato da Sergio Brancato nell’introduzione, Mitton sa gestire molto bene i piani temporali tra passato e presente, e anche i raccordi tra le varie sequenze sono molto efficaci.
Inoltre, pur se ogni personaggio (anche il più marginale) è stato reso con realismo e originalità, Mitton ha saputo rendere la protagonista veramente carismatica senza ricorrere al facile pietismo o senza mostrarne solo le esibizioni sessuali (non troppe, almeno).
Alla fine, forse per l’entusiasmo della lettura o forse per l’ottima colorazione di Jocelyne Charrance, persino i disegni scarni e a volte approssimativi di Mitton (che comunque disegna dei bellissimi panorami) mi sono sembrati buoni.
Tocco di classe della Mondadori: i colori della copertina e della bandella di questo secondo volume sono gli stessi del primo, creando una continuità grafica che mi pare essere stata riservata finora solo a L’Impero Azteco.

martedì 6 dicembre 2016

Aridaje

Continuano le "papere" di Fumo di China. Nell'ultimo numero, il 256 (oltretutto drammaticamente ingolfato dall'analisi delle trasposizioni filmiche e televisive dei fumetti, cioé dei supereroi), hanno ripreso un articolo dal numero precedente anche stavolta presentandolo come se fosse quello inedito originariamente previsto.