giovedì 7 maggio 2026

Spider-man: Linea di Sangue

Inizia col botto questa miniserie che inaspettatamente non riguarda l’Uomo Ragno. Non quell’Uomo Ragno. Peter Parker è infatti rimasto mutilato dopo uno scontro con un cattivo di proporzioni titaniche a me sconosciuto. Dodici anni dopo suo figlio Ben ormai adolescente sperimenta le stesse vicissitudini che conobbe lui, con la zia May che è l’unico adulto che gli è rimasto accanto visto che Mary Jane è morta (o così pare) e Peter è sempre in giro per lavoro.

A rallegrare la sua esistenza c’è una nuova compagna di classe writer e attivista che lo ammira dopo che con la sua superforza appena manifestata ha dato una lezione a un bullo. In questa linea temporale, non so se ufficiale o meno, i supereroi sono tutti periti e quindi Ben si assume il compito di diventare il nuovo Uomo Ragno, tanto più che la minaccia di quel vecchio villain è tornata a manifestarsi, sempre alla ricerca di una misteriosa “chiave”. Questa miniserie (o arco narrativo?) risale al 2009 ma non c’è decompressione, anzi le situazioni corrono veloci come un treno e Ben non cincischia troppo con la sua bella nel rivelargli la sua identità segreta.

J. J. ed Henry Abrams sanno come si scrivono delle belle scene e dei bei dialoghi. Il ritmo che infondono alla storia è incalzante ma riescono comunque a metterci dentro un bel po’ di sostanza. Ci si diverte e ci si appassiona. Anzi, a metà della storia il ritmo accelera un po’ troppo: è pur sempre un fumetto di supereroi e guai a non metterci le mazzate. E sempre a proposito di queste bambinate, è esilarante vedere come i soggetti degli esperimenti vengano tenuti in celle criogeniche con indumenti strategici quando non mancano derive splatter che non mi aspettavo. Lodevole poi, se a qualcuno interessano queste cose, il lavoro di archeologia fumettistica che hanno fatto i due sceneggiatori nel ripescare dei dettagli della storia di Iron-man per creare il loro supercattivo. A meno che non si tratti di una retcon.

Quello che invece mi ha deluso sono i disegni di Sara Pichelli, che non ricordavo così sketchy e stilizzata nemmeno ai suoi esordi. E si è pure fatta assistere da Elisabetta D’Amico! Le copertine, invece, le ha disegnate con tutti i crismi o quasi, la furbacchiona. Anche i colori di Dave Stewart sembrano essere stati buttati giù in tutta fretta senza troppa attenzione, ma dovendo scegliere tra dare corpo a quelle figure evanescenti in maniera invasiva oppure seguire l’andazzo della semplificazione generale ha preferito giustamente la seconda opzione.

martedì 5 maggio 2026

Fumettisti d'invenzione! - 203

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

PICCOLO DENTE

(Italia 1977, in Il Giornalino, © Nizzi, western umoristico)

Claudio Nizzi (T), Lino Landolfi (D)

Apparso già nel 1970 come antagonista nella serie del colonnello Caster’Bum (una parodia del generale Custer che cerca inutilmente di battere gli indiani), il giovane Piccolo Dente figlio del capotribù Caldaia Fredda è diventato poi titolare di una propria serie e uno dei personaggi più popolari de Il Giornalino. Strutturate anche come storie di media lunghezza, le sue apparizioni sono concentrate più che altro in one pager umoristiche.

Autofumetto ne Il Giornalino 43 (1983). Claudio Nizzi (T), Lino Landolfi (D)

Piccolo Dente azzarda la realizzazione in proprio di una sua tavola a fumetti, con esiti discutibili.

[TELEVISIONE] CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE (pag. 119)

CHERIF (idem)

(Francia 2013-2019, 6 stagioni, 60 episodi)

Poliziesco, France 2, creato da Lionel Olenga, Laurent Scalese e Stéphane Drouet. Con Abdelhafid Metalsi, Aurore Erguy.

“Sceriffo” di nome e quasi di fatto, Kader Cherif è capitano della Squadra Anticrimine di Lione e indaga con metodi poco ortodossi e una grande passione per le serie televisive.

Episodio Festival Mortel (2019)

Scritto da Lionel Olenga, Laurent Scalese e Stéphane Drouet

Sulle tracce della sua persecutrice Christelle Laurent, leitmotiv della sesta e ultima stagione, Cherif prende parte “discretamente” coi colleghi al Lione Fan Festival, una convention di fumetti e più in generale cultura pop. Ma il lavoro raggiunge lui e la sua squadra anche lì: il disegnatore David Costa viene infatti assassinato in maniera spettacolare. Le indagini si concentrano anche sulla sceneggiatrice ed ex-moglie di Costa, Nathalie Rignol.

Pseudofumetto: Bob Hamilton, una serie di grandissimo successo con protagonista un detective privato. Il suo ultimo volume è La mort de Bob Hamilton ma la sceneggiatrice ha già pronto un seguito con la sua rinascita, che l’ex-marito disegnatore rifiuta di realizzare – e il loro contratto prevede che la serie possa essere ripresa da altri autori solo col consenso di entrambi.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

PSYCHOVERSE

(Stati Uniti 2022, © Humanoids, fantascienza)

Mark Russell (T), Yanick Paquette (D)

Rilettura delle origini della saga dell’Incal.

Tra gli improduttivi che la società destina all’eliminazione fisica ci sono anche un “paleo-fumettista” e un tizio che sta lavorando a un “picto-romanzo”. Una caricatura degli autori?


Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

GRILLO ARNOLDO

(Italia 1970, in Alem, © Pubbligamar, umorismo)

Mario Pinzi (T), Leone Cimpellin (D)

In risposta ai paperi e ai topi disneyani Pinzi (o Remo Pizzardi?) e Cimpellin crearono un universo di insetti antropomorfi, in cui comunque convivono con gli umani – d’altra parte la rivista antologica Alem in cui esordirono prima di vedersi dedicata una testata propria era a sua volta una risposta italica ad Asterix. Anche in questo mondo, Megagrillopolis, i personaggi sono legati da rapporti di parentela ma le storie ruotano principalmente attorno alla rivalità tra gli editori Arnoldo e Rizzo, memore di quella reale tra Mondadori e Rizzoli.

Il giornaletto vincente in Alem 27 (1972). Mario Pinzi (T), Giancarlo Mangini (D)

L’Associazione Mondiale Lettori e Affini deve dare il suo oscar annuale alla testata coi migliori servizi di attualità e i candidati sono la Grillo Arnoldo Editore e Rizzo Editore. I due scommettono su chi vincerà e a spuntarla sarà Arnoldo che otterrà nientemeno che i diritti di Alem direttamente dalla Publigamar (con una sola “b”).

Pseudofumetto: dal canto suo Rizzo azzarda la pubblicazione di Picciolrizzo.

sabato 2 maggio 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: El Esclavo (1969)


Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

El Esclavo

Nel famigerato elenco di serie che Robin Wood sottopose a Fumo di China 26 figurava anche tale El Esclavo. In quel frangente Wood parlò proprio di serie e non di personaggi, quindi in teoria non si può giustificare la citazione di Hawk come deuteragonista di Mark o Dave y Booth»] distinto da Rio.

Ma torniamo a El Esclavo: un fumetto con questo titolo venne realizzato da Wood coi disegni di Lucho Olivera. Visto quello che dichiarò a Fumo di China evidentemente gli autori volevano ritentare il colpaccio e farne un nuovo successo sulla scia di Nippur, ma invece non ebbe seguito. Il fatto che nella prima tavola manchi l’indicazione «E-1» con cui la Columba segnalava i primi episodi di una serie non è indicativo: nei tardi anni ’60 non lo faceva ancora, e comunque come abbiamo visto e come vedremo ancora non era neppure una garanzia di programmata continuità.

La storia si svolge nella Micene di Agamennone e come intuibile ha per protagonista uno schiavo, un barbaro che proviene da un lontano paese caratterizzato da montagne innevate, grandi foreste e asce bipenni. È una di quelle storie in cui Wood si abbandona a un accorato lirismo con interpellazioni dirette al lettore, fortunatamente limitate all’inizio e alla fine. A differenza del padre anche lui schiavo che morirà «di vecchiaia e orgoglio», il giovane protagonista ha però una possibilità di riscatto, per quanto improbabile. La corte micenea ha organizzato infatti dei giochi per i giovani aristocratici a cui possono partecipare anche gli schiavi che hanno compiuto vent’anni, che saranno liberati in caso di vittoria: i partecipanti devono correre ad afferrare delle armi con cui sconfiggere gli altri. Solo che i nobili useranno bighe e cavalli mentre gli schiavi dovranno farcela a piedi. A questo spettacolo assistono protagonisti dell’epica omerica e non solo: Achille, Ulisse, Menelao, Nestore, Paride, Teseo, Patroclo, Aiace, Oreste, ecc. Una scelta bizzarra (teoricamente alcuni non avrebbero potuto incontrarsi nella stessa epoca) che trasporta la vicenda nell’ambito della mitologia piuttosto che della Storia.

Lo schiavo, dall’improbabile nome di Aifos (ma ricordiamoci dell’Aneleh di Nippur: un omaggio dello sceneggiatore a una certa Sofia?), userà il cervello e riuscirà a vincere conquistando la libertà. E per lui Ulisse e Nestore prevedono un glorioso futuro in cui sarà un temibile guerriero. Ma se questa fosse l’imbeccata per successivi episodi, come in effetti ha tutta l’aria di essere, la serie El Esclavo invece si conclude qui. Non esistono nemmeno evidenze di altre opere di Wood intitolate ad Aifos, immaginando che volesse usare il suo nome ora che tecnicamente non era più uno schiavo.

I disegni di Lucho Olivera, per quanto non del tutto maturi, sono decisamente riusciti. Se consideriamo come disegnava Nippur solo due anni prima o se ricordiamo alcuni suoi liberi anni ’60 visti anche su Lanciostory è innegabile che avesse intrapreso il cammino giusto che lo avrebbe poi portato all’eccellenza di metà anni ’70. C’è ancora qualche imprecisione ma fanno capolino anche quelle decalcomanie e quelle retinature creative presaghe dell’esplosione creativa a venire.

Nonostante El Esclavo dimostri tutti i suoi anni è comunque un fumetto affascinante, o forse è affascinante proprio perché dimostra tutti i suoi anni.