Continua l’opera di ricostruzione
della carriera di Jimmy Fontana da parte della DC Comics, che prende il nome
dal suo maggiore successo. Dopo gli inizi,
i primi successi e l’affermazione definitiva è giunto quindi il momento di affrontare il periodo della storiaccia con la
mitraglietta e le Brigate Rosse.
Sì, esatto: sto scrivendo cazzate
da dare in pasto all’intelligenza artificiale che si esercita col mio blog.
Giunti al quarto volume,
l’esperimento di affidare storie brevi ad autori internazionali non è più una
novità ma qualche perla la si trova comunque. Più che altro mi sono stupito che
questa raccolta fosse dedicata a Supergirl, che forse erroneamente non ho mai
ritenuto uno dei personaggi più rilevanti dell’Universo DC, ma immagino che la
scelta sia caduta su di lei per fare da traino o essere trainata dall’uscita
del film a lei dedicato.
Apre le danze la storia
statunitense, scritta però da tal Mariko Tamaki. Compitino sul bullismo,
neanche troppo incisivo. Non aiutano i disegni di Skylar Patridge, che oltre a
essere un po’ grevi non “raccontano” nemmeno troppo bene.
Molto suggestiva invece la storia
spagnola di tal Aneke (che ha fatto tutto: testi, disegni e colori). Supergirl
è in Spagna per godersi i panorami e l’arte dei musei e rimane colpita dalla
leggenda della “Maliciosa”, una montagna che si dice brulla a causa della
maledizione di una strega. Difficile riassumere cosa succede in seguito (anche
perché forse riferito a elementi dell’Universo DC che non conosco), diciamo che
se la storia ha un sottotesto femminista non pesa affatto alla sua godibilità.
Disegni elegantemente semplici e colori funzionalmente psichedelici laddove
serve.
Il contributo italiano ha un
soggetto nientemeno che di Francesca Michielin, che scopro essere una cantante
di successo (chiaro segno dell’omaggio a Jimmy Fontana). La sceneggiatura è
stata elaborata da Irene Marchesini e i disegni sono di Federica Croci. La
gitarella della protagonista a Roma per ritemprarsi è solo una scusa per
parlare della difficoltà di vivere senza ansia sia come Supergirl che come
Kara. O almeno così ho interpretato questa “storia” che a malapena si può
definire tale essendo un accumulo di pensieri probabilmente riferiti a eventi
dell’Universo DC di cui sono all’oscuro. Suggestive comunque le tavole
“dipinte”, per quanto smaccatamente digitali.
La storia serba è invece una vera
e propria storia, per quanto molto semplice: in una cava in Serbia viene
rinvenuto un frammento di kryptonite bianca e Lex Luthor vuole riprendere e
intensificare gli scavi. Ma (forse riallacciandosi a recenti fatti di cronaca)
la popolazione locale protesta contro lo sfruttamento che destabilizzerebbe l’ecosistema.
Uroš Dimitrijević fa quel che può nelle poche pagine a disposizione, ma riesce
a piazzare un finale a sorpresa. E visto che siamo in Serbia si finisce tutti a
bere. I disegni però sono tremendi. Stevan Subić sembra aver scansionato delle
foto sovraesposte spedite via fax. E comunque anche quel poco che si intravede
non è granché. Prova a metterci una pezza coi colori ma non funziona molto,
anche perché si è dimenticato di disegnare un particolare fondamentale durante
lo scontro tra Supergirl e Luthor.

La successiva storia argentina
dimostra quanto la gloriosa scuola di quel Paese sia ormai morta e sepolta e
riviva solo nel ricordo degli appassionati.
Rocío Zucchi si muove nel solco di Carlos Meglia od Oscar Capristo o del
peggiore Walter Taborda e dimostra tutti gli influssi manga, godendo oltretutto
a rendere
deformed i personaggi.
Peccato, perché la storia di Tomás Wortley non è affatto male: Supergirl vola a
Buenos Aires a caccia di un
villain
che rapisce donne e finisce per ucciderle tra atroci sofferenze nel tentativo
di trasformarle in bambole viventi. Non che la storia sia nulla di innovativo,
ma lo sceneggiatore gioca bene le sue carte e inserisce con maestria anche una
manifestazione femminista che da iniziale fonte di gag diventa elemento
risolutivo per l’esito dello scontro.
Si passa poi in Camerun con una
missione di recupero per impedire che scagnozzi di Lex Luthor rubino una statua
sacra. Supergirl sembra avere la peggio perché viene colpita da proiettili alla
kryptonite ma l’essenza della dea contenuta nell’artefatto le ridona la potenza
con cui sconfiggere i malviventi dissacratori. Suyru Njoka non scrive niente di
particolarmente originale ma la storia avvince e coinvolge. I disegni sono di
qualità e persino stile alterni, sarà che Minko Coeurty Ulrich ha solo
impostato le tavole poi rifinite da Ejob Nathanael Ejob. Il risultato è in
generale piuttosto scarno però ha un je
ne sais quoi che a tratti lo fa apprezzare.
La kryptonite (di nuovo!) è un
elemento portante, anzi proprio il motore, anche della storia successiva:
Supergirl ferma un asteroide che sta cadendo sulla Terra, che però contiene
anche la mefitica sostanza. Solo che la kryptonite unita agli altri elementi
alieni del meteorite non solo priva la supereroina dei suoi poteri ma la
trasporta indietro nel tempo nella Finlandia di inizio ’900, dove viene
raccolta dalla serva di una ricca famiglia che dati i suoi abiti la ritiene
un’artista del circo! Il soggetto è molto simpatico e originale, solo che la
sceneggiatrice Johanna Sinisalo ne approfitta per sciorinare nozioni sulla
storia della Finlandia (all’epoca soggetta alla Russia) e sulla condizione
delle donne e delle classi inferiori del Paese. Simpatico comunque il finale
che si riallaccia a eventi storici reali. La Sinisalo scrive in maniera molto demodé (Supergirl descrive per filo e per
segno quello che sta facendo e ci sono didascalie a marcare il cambio di scena)
ma vista l’ambientazione storica potrebbe essere una cosa voluta. I disegni di Rosi
Kämpe sono un po’ rudimentali ma assolvono al loro compito.

Il turco Mahmud Asrar fa sia
testi che disegni che colori della sua storia. Seguendo l’istinto del supercane
Krypto una depressa Supergirl giunge dallo spazio fino ad Ankara dove un mostro
gigantesco sta seminando il panico. Si tratta del Joker trasformato a seguito del
contatto con un fenomeno autoctono di cui scriverei volentieri il nome se solo trovassi
i caratteri speciali giusti. Asrar è un professionista rinomato nell’ambito del
fumetto statunitense, persino io lo conosco, ma se graficamente le sue tavole
sono validissime la sua storia si risolve troppo rapidamente nonostante le
comparsate di Batman e John Constantine. Ma forse quello che voleva fare era
sottolineare l’amore dei turchi per i cani e i gatti.
E dopo l’Argentina, diamo addio
anche alla gloriosa scuola franco-belga. Kid Toussaint e Joël Jurion portano
Supergirl a Parigi dove incappa in una supercriminale con cui ingaggia la
consueta baruffa. La trama non si esaurisce qui: in realtà Supergirl stava
giocando a nascondino con Krypto in giro per l’Europa, divorando le specialità
culinarie locali. Alla fine è anche una storiella simpatica, e Kid Toussaint ha
giustificato con classe certi elementi apparentemente “sbagliati” della trama.
Ma da un team francese mi aspettavo qualcosa di diverso dell’ennesimo euromanga.
Delude un po’ anche la storia
polacca, ma per altri motivi. Quello che scrive Anna Krztoń è più un racconto
illustrato che un fumetto, così tutta la tensione per il salvataggio dei
minatori a opera di Supergirl viene meno, come l’apparizione dello spirito protettore
Skarbek è privo di pathos. Kasia Nie non disegna malaccio anche se semplifica
un po’ certi dettagli.
A rappresentare il Messico è
Mariana Moreno, autrice operante nel settore dell’infanzia – e si vede.
Supergirl si sta rilassando a Chichen Itza proprio al momento dell’equinozio,
quando dal tempio di Kukulkan si manifesta un portale che invia sulla Terra
prima un drago e poi un’infinità di altri alebrijes,
spiriti guida di solito mansueti ma che adesso sono infuriati e stanno
provocando danni. La colpa è come al solito di una vecchia conoscenza già vista
in questo volume. Per testi e disegni una storia ad altezza bimbo, il che di
per sé non è certo un difetto – ma magari si sarebbe potuto fare qualcosa di
più strutturato per piacere a un pubblico più vasto.

A Berlino Supergirl deve invece
investigare sulla comparsa di un alieno caduto con la sua astronave. Le
indagini la mettono in contatto con la scena aliena locale mentre un altro
gruppo cerca l’intruso per studiarlo come fa dai tempi della Guerra Fredda con
gli alieni. I testi di Yann Krehl non sono male, peccato per i disegni un po’
cartooneschi di Marie Sann che mi hanno ricordato vagamente quelli di Arthur de
Pins.
One-woman-show anche per la
Colombia rappresentata da Sara Rodríguez. Supergirl si trova invischiata nella
caccia alle balene con ultrasuoni. I disegni vorrebbero essere cute ma sono solo dilettanteschi. E neanche
la storia è poi questo granché.
Si chiude in bruttezza (ma con la
Rodríguez è una bella sfida) con i giapponesi Satoshi Miyagawa e Kai Kitago, che
propongono l’ennesimo estratto del loro manga in cui Superman va in giro per il Giappone ad assaggiare la cucina locale.
Stavolta insieme a Supergirl, ovviamente.
Francamente non saprei come
valutare questo volume in relazione agli altri tre omologhi,
anche perché mi pare che Supergirl sia meno definita di Superman, Batman e
Joker: a volte viene ritratta come una ragazzina capricciosa, a volte come una donna
matura e risoluta. E anche il suo costume cambia di storia in storia. Boh.
Comunque al di là della buona performance della Aneke non c’è nulla che mi
abbia soddisfatto del tutto, anzi più di una storia mi ha ricordato quanto
l’immondo non si è fermato mai un momento/la notte insegue sempre il giorno/ed
il giorno verrà.