Ahimè, è uscita un po’ di roba in fumetteria proprio quando ero impegnato altrove. Quindi posso parlarne solo adesso confidando nella clemenza dei miei lettori che mi perdoneranno se non ho potuto stare “sul pezzo”. Ma so che i miei lettori sono clementi. Tutti e cinque.
Aspettavo con trepidazione questo secondo capitolo della serie e per meglio prepararmi al giorno fatidico mi sono riletto il bellissimo primo episodio. A sfogliare L’Insostenibile, pur già intuendo di cosa avrebbe parlato, sono rimasto alquanto deluso. Manga, solo manga, ancora manga, fortissimamente manga. Dopo una lunga sequenza muta iniziale che, attingendo dalle fonti iconografiche più varie, ricostruisce il dramma di Hiroshima (come se Filosa sottintendesse che il Giappone è stato giustificato nel colonizzare culturalmente il mondo dopo quello che ha subito) inizia la storia che per fortuna non è così semanticamente sigillata come temevo. Non del tutto, diciamo.
Come anticipato dal riassunto in quarta di copertina (che però parla anche di cose che nel fumetto non si vedono, o che comunque non sono affatto evidenti), lo spietato killer è sopravvissuto al bagno nel fiume Edo cui lo aveva convinto l’ispettore Ventura con il viatico di qualche pallottola in corpo. Il suo nuovo bersaglio è un mangaka e per avvicinarlo si avvale dello charme di una sua fan, o che per tale si spaccia. Ma una donna in calzamaglia e occhiali scuri difende il mangaka e intesse con Bob 84 un balletto di morte che si protrae per tutto il resto dell’albo, puntellato di citazioni dal mondo del gekiga e quindi da un profluvio di volti, copertine, manifesti, scorci, ricordi che accenderanno più di una lampadina nel lettore di manga e che a me non hanno detto assolutamente nulla. La ninja mi ha ricordato Irma Vep, tanto più che biascica qualcosa in francese, ma immagino che sia anch’essa una citazione nipponica. L’ambiguità del primo episodio viene mantenuta e anzi è ancora più accentuata: chi siano i rispettivi mandanti non lo sapremo mai o almeno non viene rivelato in questa sede. Ma, appunto, quello che interessa a Filosa è inanellare citazioni su citazioni, comprensive anche di termini ed espressioni giapponesi e di tavole di manga di cui non fornisce alcuna traduzione. Fino a un imprevisto cliffhanger finale in cui torna in scena Ventura. Appuntamento quindi tra cinque anni per vedere come prosegue la storia.
Ora, è chiaro che una struttura del genere è pensata anche per mettere in mostra i virtuosismi di Bacilieri (qui supportato alle matite da Andrea Mastroeni e Pietro Ghinelli) che si trova a gestire lunghe sequenze mute concentrandosi su una regia che sa essere coinvolgente ma anche dettagliata. Il problema è che ha scelto di fare ricorso anche a tavole doppie. E nel formato pocket piccolo ma spesso risulta ancora più disastroso spalancare le pagine che non con un formato più grande – dove sarebbe stato comunque fastidioso. La vendetta è mia era rilegato e cucito sul dorso, L’Insostenibile no. Non ho dubbi sul fatto che le tavole doppie siano spettacolari ma non me la sento di smembrare il volumetto per godermele appieno.
Se la cornice fosse stata quella della Francia degli anni ’70 con uno pseudo-Moebius al posto dello pseudo-Kikatsoè avrei gradito di più questo episodio? Impossibile dirlo. Intanto ingollo fino in fondo l’amaro calice e confido, non troppo speranzoso a dire il vero, nel prossimo riassestamento della serie.

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