giovedì 29 febbraio 2024

Everything is fine

È chiaro che i post per il blog non si scrivono da soli. Per mantenere costante il ritmo che mi sono imposto di pubblicare almeno un post ogni tre giorni ho quindi bisogno di produrre un po’ di recensioni. Coi tempi che corrono so già che tanta roba, soprattutto dal fronte statunitense, non mi interessa o mi deluderà e quindi ricorro a una selezione preventiva del materiale. Da ogni Anteprima compilo un elenco del materiale papabile e poi ovviamente mi premuro di ottenere i fumetti (che in inglese si dice “to get comics”). Recentemente però è successa una cosa singolare: a entrare nel mio radar è stato un webcomic che a marzo verrà pubblicato da Panini. Trattandosi di un fumetto che è disponibile liberamente su internet non ha molto senso “ottenerlo” perché è appunto a diposizione di chiunque e soprattutto perché la storia è molto coinvolgente e incalzante e questo primo volume conterrà solo i primi episodi.

Sto parlando di Everything is fine di Mike Birchall, di cui quindi non farò una recensione ma solo una segnalazione. Lo trovate qui e vi consiglio la lettura. A marzo ne verrà presentata in cartaceo solo la prima parte, lo snodo principale della trama viene svelato se non ricordo male appena tra la seconda e la terza. Si tratta di un mystery che tiene incollati allo schermo, mi ha ricordato un po’ la serie televisiva Lost. Farne una recensione sarebbe sconveniente anche perché il rischio di spoilerare qualcosa è alto. I “disegni” sono quelli che sono e occasionalmente si può percepire una sensazione di déjà vu (oltre al fatto che certe derive vagamente umoristiche degli ultimi episodi le ho trovate fuori posto) ma la lettura è veramente appassionante e dopo essermi divorato la prima settantina di episodi mordo il freno per vedere la conclusione. Non escludo però che un’occhiata al cartaceo la darò comunque, se non altro per la curiosità di vedere come hanno risolto le lunghissime sequenze verticali che su monitor hanno una certa resa che difficilmente sarà la stessa su carta.

martedì 27 febbraio 2024

Examen: Dio perdona

Nessuna novità in fumetteria, quindi un nuovo socio si è aggiunto al club del -50%.

Uscito nel 2019, questo volume celebrava il venticinquennale dell’uscita della miniserie originale e un po’ tutta l’operazione che ci stava dietro, cioè la costituzione di un universo supereroistico italiano interconnesso. Ricordo ancora le pubblicità degli albi, che però non vidi mai. Probabilmente venivano venduti solo alle fiere, anche se il prezzo dell’epoca (1.800 lire) non era certo proibitivo, per quanto fossero smilzi e in bianco e nero i fascicoletti originali.

Examen narra le vicende di Paolo Catena (omaggio a Paul Chain?) nella Nova Roma del XXII secolo. Il contesto viene svelato gradualmente nel corso dei quattro capitoli (più un breve inserto firmato Giuseppe Palumbo) che compongono la miniserie: il governo ha finanziato un progetto per creare dei supereroi da opporre a criminali e terroristi, ma l’esperimento è sfuggito di mano e gli “eroi” hanno sviluppato un lato perverso che li porta ad agire con eccessivo zelo provocando delle carneficine peggiori di quelle che avrebbero causato i “cattivi”. Examen è a sua volta uno di questi superumani, ma si è dato il compito di frenare l’irruenza degli altri mutati a cui dà la caccia. Per capire se ci sia una possibilità di redenzione nell’animo dei degenerati utilizza un aggeggio che ne rivela l’essenza: l’examen del titolo. Purtroppo per frenare i suoi istinti omicidi e addormentare i suoi poteri deve ricorrere a delle iniezioni di eroina. Ma forse ancor più drammatica è la sua vita “in borghese”, dove svolge il lavoro di impiegato agli Archivi di Stato perennemente in ritardo e sottopagato e quindi con la costante spada di Damocle dello sfratto. Dopo aver sconfitto un mutato pedofilo e tal Protos l’arcinemico di Examen sarà Il Genio, che rapirà nientemeno che il papa.

Al di là del divertimento nell’elaborare un universo così originale e iconoclasta, credo che Daniele Brolli avesse voluto giocare con il lettore instillandogli il dubbio se quello che leggeva fosse realmente un tentativo di capitalizzare su un genere che era la moda del momento (l’onda lunga della Image si riflette nei superpoteri dei personaggi che passano in secondo piano rispetto alle armature e ai pistoloni) oppure se volesse esserne la parodia, con tanto di volti digrignanti, pose ipertrofiche e dialoghi ostentatamente scemi durante gli scontri. Il risultato è comunque divertente e l’ambientazione caratterizzata molto bene – chissà se questa edizione presenta degli ammodernamenti nei testi, scritti quando internet e molte tecnologie contemporanee non erano diffuse. Nonostante il progetto si mostrasse suscettibile di ulteriori sviluppi (Protos viene rigenerato e Il Genio fugge pregustando la vendetta), la miniserie di Examen è perfettamente fruibile anche così. Più che altro, credo che vi fossero dei rimandi alle altre serie dell’universo di Italia XXII Secolo, altrimenti non mi spiego ad esempio il particolare piuttosto marcato del personaggio che fugge in metropolitana all’inizio. E probabilmente la ragazza che seduce Paolo Catena è membro di qualche supergruppo, così come le motivazioni del perché la squadra “papale” non possa intervenire saranno state l’oggetto di un episodio di un’altra serie. Ma magari sono solo impressione prive di fondamento.

I disegni sono di un giovane ma già bravissimo Carmine Di Giandomenico, che per compensare le fisiologiche incertezze anatomiche degli esordi (che però già ne fanno intravedere lo stile) riempie le tavole fino all’orlo di dettagli e personaggi.

Questa edizione Star Comics è piuttosto lussuosa: vanta un’introduzione di Roberto Recchioni, carta patinata, ottimi colori realizzati da Chiara Di Francia di Arancia Studio. È un cartonato con sovraccoperta stampata su entrambi i lati in modo da permettere all’acquirente di mantenere l’illustrazione di copertina originale o preferirgli quella realizzata da Davide Fabbri. Poche ma interessanti le pagine di contenuti extra: la riproduzione di una copertina dell’epoca realizzata da Fabbri, la cronologia illustrata della serie e un’interessante curiosità sugli schizzi preliminari di Di Giandomenico.

Un fumetto molto interessante, che con ogni probabilità qui ha beneficiato di una confezione migliore rispetto a quella con cui vide la luce.

venerdì 23 febbraio 2024

Jacovitti giocava a Dungeons & Dragons?

Ovviamente no, se non altro perché questa immagine risale a 15 anni prima della nascita del gioco di ruolo. Però fa un certo effetto, sfogliando il recente bellissimo volume che lo omaggia, vedere in basso a sinistra di questa illustrazione quello che è palesemente un dodecaedro, cioè il dado a 12 facce.

domenica 18 febbraio 2024

Eroticalma

La grafica del titolo è palesemente ispirata a Bodé Vaughn, ma per fortuna lo stile adottato dall’autore per i suoi fumetti è diverso: non cartoonesco ma stilizzato e integrato da effetti grafici.

Eroticalma raccoglie delle storie di varia lunghezza apparse su pubblicazioni sparse riportate nel sommario, anche se Tat-too much love è sfuggito ai radar del compilatore (o forse è un inedito pubblicato qui per la prima volta?). L’erotismo anticipato dal titolo non è esplicito ma allusivo e le varie vicende si basano su situazioni grottesche con forti derive umoristiche. Sfilano così la rischiosa vita di un omino usato come oggetto di piacere, un uso creativo del feticismo per i capelli, la fuga di un occhio verso l’oggetto del desiderio, i rischi di sfregare troppo una vagina, ecc. Anche se non mancano effetti sonori e molto raramente anche dialoghi e didascalie, si può dire che le storie siano mute e quindi basate sull’effetto slapstick delle situazioni. Pier (al secolo Pierluca Galvan) non manca di inventiva e in un paio di occasioni ho riso di gusto.

Le storie a fumetti sono inframmezzate da ipotetiche copertine e da disegni più realistici che probabilmente sono schizzi dal vero e che mi hanno ricordato un po’ quelli a cui ricorreva anche Moebius per riempire i suoi volumi.

Sulle prime sono rimasto un po’ perplesso dalla qualità della carta usata, piuttosto povera, ma anche quella contribuisce a restituire un’atmosfera da fumetto underground che infatti l’autore ha voluto richiamare anche con quelle «ipotetiche copertine» cui accennavo sopra. O almeno credo.

Edito da Latitudine 42 nella collana Inyourfacecomix, il volumetto costa 16 euro.

giovedì 15 febbraio 2024

L'Inarrestabile Doom Patrol: Una Banda di Degenerati

Ennesimo rilancio della serie dei freak della DC Comics resa di culto da Grant Morrison. Se ho ben capito, a seguito del periodico eventone della casa editrice si sono rimescolate le carte come di consueto e, tra le altre cose, adesso non c’è più una Justice League. La nuova Doom Patrol si occupa del recupero delle aberrazioni che sono sorte dopo questo evento, per reclutarle all’occorrenza nella squadra sottraendole all’attenzione dei pezzi grossi come Batman e le Lanterne Verdi che per questo non vedono di buon occhio la squadra. Squadra nella cui formazione si è aggiunta una versione femminile di Beast Boy che può controllare gli impulsi animali degli altri esseri, mentre il ruolo del Capo Niles Caulder è occupato da Crazy Jane. Il loro lavoro viene monitorato di nascosto da tal Peacemaker (quello che comparve nella versione Multiversity di Watchmen di Morrison?), ma anche alcuni elementi della vecchia Confraternita del Male/Dada stanno pianificando qualcosa e un'altra minaccia è costituita da una corporation che sfrutta le persone fresche di mutazione.

Dennis Culver scrive in maniera spumeggiante e cerca di rendere omaggio alle varie versioni della Doom Patrol. Peccato che nonostante una certa originalità di fondo tutto si risolva con la banale scazzottata tra buoni e cattivi.

I disegni di Chris Burnham sono migliori di quello che mi sarei aspettato. Da quel poco che conosco di lui mi è sempre sembrato un seguace più rozzo e sporco di Frank Quitely, qui invece è molto più leggibile e misurato.

David Lafuente, che ha disegnato il quarto numero che ricapitola le “origini segrete” dei protagonisti, ha invece uno stile troppo cartoonesco, ma mi rendo conto che nel suo genere abbia fatto probabilmente un buon lavoro.

L’Inarrestabile Doom Patrol non è male, anche se forse ricalca troppo certi topoi precipui degli X-Men: ci sono delle situazioni piuttosto divertenti e non manca di originalità senza ostentare troppo la sua bizzarria come fatto da altri autori che hanno trattato il gruppo. Purtroppo però è necessario conoscere la continuity della DC per apprezzarla del tutto (chi diavolo è la Batwoman che compare alla fine?) e ovviamente si percepisce la malinconica certezza che non sarà nulla di più del solito ciclo usa-e-getta e che poco o nulla rimarrà di questa versione dopo che il prossimo eventone rimodellerà ancora una volta l’universo DC creando nuovamente un’ennesima Doom Patrol.

lunedì 12 febbraio 2024

Gli Albi della Cosmo 103 - I Grandi Maestri Special 49: Jack lo Squartatore

Segura e Ortiz sono stati una delle coppie proverbiali del fumetto, come Berardi & Milazzo, Muñoz & Sampayo, Zentner & Pellejero, ecc. Pur lavorando occasionalmente anche separati, tra la fine degli anni ’70 e i primi ’90 hanno realizzato insieme moltissimi lavori: con un’approssimazione sensazionalistica non troppo distante dal vero, si può dire che questo volumetto raccolga il meglio e il peggio della loro produzione.

I Mille Volti di Jack lo Squartatore era un’avvincente serie horror ma anche una specie di esercizio di stile di gran classe, un po’ come Nuvola Rossa di Walter Chendi: terminati gli omicidi certificati del “vero” Jack vediamo chi e come avrebbe potuto continuare la sua opera (con l’espediente del suo spirito che aleggia sui personaggi), inventandosi dei nuovi “eredi” sempre originali e credibili.

I testi di Segura non sono solo lodevoli per come tira fuori dal cilindro delle figure interessanti e strutturate, ma soprattutto per il macabro sarcasmo che pervade queste storie, che lascia il lettore con un ghigno di soddisfazione. Dal canto suo Ortiz era forse all’apice della sua arte. Sì, prima c’era stata la splendida versione a fumetti di Attenti a quei Due, ma lì il suo lavoro certosino era facilitato, ma forse anche un po’ spersonalizzato, dall’inevitabile ricorso alle fotografie dei protagonisti. Poi, certo: i colori di Attila, Burton & Cyb e di alcuni cicli di Hombre sono eccezionali, ma lo scrupoloso tratteggio di questa serie è perfettamente coerente con lo spirito della serie, non tanto per eventuali rimandi a incisioni di fine secolo quanto perché riesce a creare un’atmosfera caliginosa e morbosa molto suggestiva. E le fisionomie dei molteplici personaggi sono caratterizzate splendidamente senza mai calcare la mano sulla caricatura.

But O’Brien è invece un’opera minore, anche se il mio giudizio può essere falsato dal primo impatto che ebbi con la serie (subito abortita) su Comic Art. All’epoca non avevo ancora recuperato i numeri di Torpedo dove aveva esordito, e in cui faceva una ben più bella figura. L’ambientazione sono i ruggenti anni ’20 e il protagonista un ex pugile riciclatosi come guardaspalle. Le storie erano anche piuttosto gradevoli ma più che le trame (fisiologicamente basate su stereotipi) si faceva apprezzare l’ironia di Segura. Non c’erano la creatività di Morgan, l’umorismo di Burton & Cyb, la denuncia e lo scrupolo documentaristico di Ozono, l’epica de I Grandi Miti del West (ma quello non lo scrisse Segura, credo). E forse Ortiz non aveva nemmeno troppa voglia di lavorare visto che le tavole, pur sempre piacevoli, erano un po’ raffazzonate e a volte buttate sul caricaturale. Poi con l’episodio Alzati e cammina avviene un reboot, manco fosse un fumetto di supereroi (i motivi sono parzialmente spiegati da Roberto Dal Pra’ su Comic Art 114): la serie si sposta negli anni ’40 e arriva il tracollo. L’ironia diventa misoginia e omofobia. Credo che fu la lusinga bonelliana di Ken Parker a sciogliere il sodalizio tra i due autori spagnoli (poi ricongiuntisi su Tex), e francamente la rapida dipartita di questo «guardaspalle» non mi ha causato alcun rimpianto.

Come al solito l’edizione della Cosmo è in formato bonelliano a un prezzo relativamente basso (6,90 euro) e le splendide tavole di Jack lo Squartatore ne escono un po’ sacrificate né la resa di stampa è perfetta, ma probabilmente non finirà del “Meglio o Peggio?” del 2024 visto che non voglio sembrare un vecchio rincoglionito che ripete sempre le stesse cose.

Un’ultima annotazione a mo’ di giustificazione: non sono riuscito a stare “sul pezzo” pubblicando questa recensione a ridosso dell’uscita del volume(tto) perché la distribuzione della Cosmo dalle  mie parti a volte è un po’ lacunosa e quindi ho preferito andare sul sicuro ordinandolo in fumetteria dove mi è arrivato solo l’altro giorno. Ovviamente, un mesetto fa da tutte le edicole del mandamento occhieggiava questo numero della collana.

venerdì 9 febbraio 2024

Ultimate Invasion

Macchè piano complicato alla Hickman… semplicemente si è trattato dell’ennesimo universo alternativo della Marvel, preludio del nuovo crossover o linea editoriale o quello che sarà – se ci sarà.

Il Reed Richards malvagio si è costruito un mondo su misura senza supereroi, che però mi sembra ci siano ancora – limitati alle elite mondiali ma ci sono. Qui ha instaurato un governo distopico più che dispotico in cui i rappresentanti delle sette superpotenze mondiali scelgono a turno a ogni generazione una di loro come nemica fittizia per far concentrare la popolazione sugli inesistenti problemi esteri invece che sul malgoverno locale. Nulla di nuovo, insomma. Periodicamente dal futuro remoto arrivano degli attacchi da parte di vagonate di supereroi (sempre versioni diverse degli stessi cinque o sei). Tony Stark in visita diplomatica sopravvive a uno di questi attacchi e viene cooptato dal Creatore per aiutarlo a ricostruire una macchina del tempo che lui mutilato in uno scontro nel passato/futuro non ha più memoria di come riparare. Seppur riluttante Stark collabora ma ha un suo piano per liberare il mondo da questa pace artefatta. Una storia semplice e lineare viene un po’ smossa dal discorso dei viaggi nel tempo che più che spiegare alcune cose giustificano se Hickman si è perso qualche pezzo per strada. Poco importa: è un fumetto di supereroi e quello che conta sono le mazzate finali. Oltre alla pochezza della trama quello che infastidisce è il fatto che teoricamente questa lunga carrellata di personaggi è solo il preludio di storie future.

Neanche Bryan Hitch scherza in quanto a promesse non mantenute. Si fa quasi fatica a riconoscere il grande artista di Ultimates in queste tavole in cui volti e corporature di plastilina cambiano di vignetta in vignetta. Sarà colpa dell’inchiostratore Andrew Currie?

mercoledì 7 febbraio 2024

...

Non ricordo se a una conferenza o a una cena in quel di Lucca aveva detto che la sua paura più grande era di morire lo stesso giorno di Sclavi. Si immaginava i titoloni dei giornali: «È morto un genio», «È scomparso un pilastro del fumetto italiano», «Ci ha lasciati il grande creatore di Dylan Dog»... e poi in un trafiletto «Ah, sì: è morto anche Castelli.» E invece non succederà. Buon per lui, malissimo per noi.

martedì 6 febbraio 2024

Sartiglia, Leggenda di Primavera

Nessuna novità in fumetteria, quindi ho ripiegato su questo volume che sembrava interessante (ho un debole per le tradizioni popolari) e disegnato bene. E infatti è entrambe le cose. La Sartiglia del titolo è una giostra che si tiene a Oristano in occasione del Carnevale, retaggio della dominazione spagnola. In realtà la cosa è più complessa di come l’ho riassunta, chi vuole approfondire può farlo anche grazie all’appendice scritta di questo stesso volume.

Il fumetto è ambientato nel 1960 e si apre con la preparazione di un misterioso cavaliere che nel corso di una cavalcata notturna si imbatte in un’entità simile a un fauno gigantesco. Dopo un intermezzo in cui si cita Eraclito (gli eserghi e le citazioni sono sovrabbondanti, anzi decisamente troppi) la scena si sposta in paese dove fervono i preparativi per la kermesse e dei malintenzionati attentano alla vita del Componidori, cioè il capocorsa che ha il ruolo principale nella Sartiglia. Non riescono nel loro intento e la tradizione può quindi rinnovarsi con il solito successo – anzi più del solito, visto che la giostra prevede di “catturare” più volte una stella di metallo e quell’anno ci si riesce alla grande per la gioia dei paesani che ci vedono un pronostico di buon augurio. Alla fine, in cui nuovamente reale e fantastico si mischiano, scopriremo chi è il misterioso Componidori: che fosse una donna era stato lasciato artatamente trapelare, ma cosa fosse in realtà lo si scopre alla fine.

In appendice ci sono degli articoli illustrati che approfondiscono la storia e la rilevanza culturale della Sartiglia.

Come detto sopra, il fumetto mi pare un po’ troppo impastoiato da citazioni, forse nel tentativo di nobilitarlo: non ce n’era bisogno perché si legge che è un piacere e la necessaria trasmissione di informazioni non è affatto invasiva e passa in secondo piano rispetto al coinvolgimento e alla suggestione della vicenda.

I disegni di Matteo Calabrò sono decisamente validi, rende al meglio soprattutto nelle anatomie fantastiche e nella resa dei numerosi animali (soggetti per nulla facili da disegnare). Forse le sue figure umane in alcuni frangenti sono ancora un po’ legnose, ma come esordio è sicuramente buono.

I colori sono opera dello stesso sceneggiatore Stefano Obino e contribuiscono notevolmente con le loro caratteristiche (virati sul seppia per le parti realistiche, psichedelici per quelle fantastiche) ad aggiungere fascino alla storia, pur se il volume non è stampato su carta patinata.

domenica 4 febbraio 2024

L'Uomo Pigro - Tired Mask

Il vantaggio dell’avanzare dell’età e del conseguente decadimento fisico è che anche la memoria ne risente e così fumetti già letti sembrano nuovi. Ho verificato e in effetti le strisce proposte in questo volume sono quelle già transitate in appendice alla seconda stagione di Volt. Adattate, un po’ rimaneggiate e integrate di qualcosina ma sono quelle. Ma per fortuna ne ricordavo poco o niente, se non che erano molto divertenti.

La struttura è quella classica a quattro vignette con la gag finale, però Stefano Conte “TheSparker” ha imbastito una storia articolata a collegarle e ci ha sviluppato attorno un piccolo universo (ovviamente parodia di quello dell’Uomo Tigre animato). Come intuibile dal titolo, l’Uomo Pigro è un campione di indolenza e nonostante stia costantemente fermo riesce sempre a sconfiggere i suoi avversari. Visto che dopo essere stato formato dalla Tana dei Re Pigri il protagonista non le ha devoluto parte dei suoi guadagni come convenuto, l’organizzazione criminale gli manda contro avversari sempre più surreali, credendo che abbia dato la somma a un orfanotrofio quando invece sta solo procrastinando il momento di fare il bonifico!

Il canovaccio è semplice ma TheSparker ha saputo arricchirlo con molti altri spunti (le fan, il funerale di un avversario, le vicende della Tana dei Re Pigri…) e il risultato è ancora più divertente che se si fosse basato solo sugli scontri, già di per sé esilaranti. Lo stile di disegno è delizioso, elegante ed espressivo pur nella programmatics fissità di molti personaggi.

Per questa edizione in volumetto le strisce sono state rimontate e ingrandite, quindi ogni pagina ospita le prime due vignette in alto e le altre due in basso. Questa scelta ha reso necessario colorarle per ovviare al fisiologico vuoto che si è venuto a creare: anche i colori sono opera di Stefano Conte e per quanto frutto di necessità non sono affatto male.

La saldaPress ha imbastito un libretto di un certo prestigio per 12 euro: la carta è patinata e la copertina sfoggia effetti in rilievo. La sua lettura organica mi conferma che L’Uomo Pigro è, pur con tutte le differenze del caso, nettamente migliore del personaggio-simbolo dell’autore, Volt.

giovedì 1 febbraio 2024

Quel Pane Nascosto - La storia di Anna

Presentato con grande successo (penso che nella sala consiliare di Gradisca d’Isonzo ci fossero più di 100 persone), il volume concretizza un progetto che era rimasto fermo per un anno dopo che ne era stata realizzata una mostra. Per l’occasione sono state aggiunte delle tavole nuove. Quel Pane Nascosto è introdotto da un lungo testo di Chiara Fragiacomo che nel 1982 aveva intervistato per la sua tesi di laurea la protagonista: si tratta di un elemento fondamentale per la comprensione della storia sia per contestualizzarla che per avere una panoramica esaustiva sulla vita di Anna Venuti. La parte a fumetti infatti, sia per lo spazio non troppo vasto (36 pagine) sia forse per fregiarsi di essere «una» graphic novel, ha un approccio più descrittivo che narrativo, col frequente uso di didascalie e una certa frammentarietà che però rende bene il flusso dei ricordi della protagonista.

Dopo il fatidico 8 settembre 1943 che portò all’occupazione tedesca di Gradisca d’Isonzo, Anna Venuti in Ragusa diede il suo contributo alla Resistenza trasportando armi e bombe. Internata ad Auschwitz e poi a Flossenbürg come “politica” (quindi condannata a morte), riuscì a sopravvivere e anche a improvvisare un terrificante viaggio di ritorno. Ma il rientro in paese fu un’altra prova drammatica, privata degli affetti (il marito e uno dei figli erano morti) e con le gravi difficoltà della reintegrazione in una comunità provata dalla miseria del dopoguerra.

Maurizio Mattiuzza si approccia alla scrittura dandole un certo lirismo, ma lo scopo principale del volume non è elaborare un’appassionante opera narrativa bensì rendere omaggio a una figura cui non era stata resa giustizia (come a tante altre) per il ruolo discreto ma fondamentale che ebbe nella Resistenza. Rispetto ad altri prodotti analoghi, Quel Pane Nascosto può almeno vantare le belle matite (digitali, mi ha confidato l’autore) di Fabio Babich. In appendice interventi dell’ANPI e dell’UDI e una bibliografia minima.

Il volume (brossurato con alette) costa 18 euro e si può acquistare nello store online dell’editore.