domenica 25 gennaio 2026

Disney Collection n. 20: Paperone e i BitQuack

Non ho mai seguito i Disney d’Autore che da anni stanno realizzando in Francia, anzi a volte mi sembrava uno spreco che fior di autori si dedicassero a queste produzioni invece che a quelle canoniche. Però una recensione su CaseMate mi ha incuriosito. Nonostante la parte grafica sembrasse ributtante.

Paperone ha un nuovo rivale nel campo della ricchezza: il papero più ricco del mondo adesso è Carsten Duck, nouveau riche arrembante e ignorantello che ha fatto i miliardi con un misero investimento grazie alle criptovalute inventate da Archimede. Adeguandosi ai tempi, il vecchio papero investe a sua volta in BitQuack e riottiene il titolo facendosi anche consigliare da Qui, Quo e Qua forti del loro ruolo di influencer delle Giovani Marmotte. Ma Carsten Duck gioca sporco e ingaggia i Bassotti, qui nell’astrusa (ma giustificata dalla trama) veste di hacker, per depauperarlo di tutto il patrimonio. Sconvolto e impoverito, Paperone deve ricostruirsi un’immagine sui social network per riottenere almeno il consenso delle masse, che al giorno d’oggi pare essere più importante del vil denaro. L’ultima pensata dei suoi spin doctor è quella di realizzare un biopic sulla sua vita, con la speranza di farlo partecipare nientemeno che al Festival di Pannes. Nonostante gli sforzi profusi (e le solite interferenze del rivale) il risultato non è degno delle aspettative. Sarà proprio l’ennesimo intervento di Carsten Duck a determinare il trionfo di Paperone, che con il film totalmente rimontato in maniera casuale vincerà la Zampa Palmata d’Oro a Pannes risollevando le sue fortune.

Come evidente da questo riassunto, la storia ideata da Jul è pesantemente ancorata nel presente e dietro molti personaggi pittoreschi si possono intuire altre figure ben reali. Per i lettori francesi l’effetto sarà stato ancora più dirompente e divertente visto che oltre ad attori stranoti vengono parodiati anche il direttore del Festival di Cannes e (immagino) altre personalità francofone.

Questo fumetto potrebbe anche essere interessante per cogliere le differenze che forse esistono nelle caratterizzazioni dei personaggi al di qua e al di là delle Alpi. Non so ad esempio se l’ossessione di Paperina per le torte alla banana sia specifica di questa storia o un elemento comune nelle storie francesi.

I disegni di Nicolas Keramidas sono atroci. Più di una volta ho dovuto interrompere la lettura dal disgusto per quelle figure ostentatamente sghembe e sproporzionate. E a quanto pare questo non è nemmeno il suo lavoro peggiore! Anche se è una cosa conclamata da tempo, è sempre doloroso constatare come Francia e Belgio non siano più i baluardi del bel fumetto che si faceva una volta.

Paperone e i BitQuack merita comunque l’acquisto perché Jul ha saputo mettere i protagonisti in un contesto contemporaneo senza snaturarli, inoltre molte sequenze e battute fanno ridere di gusto. E poi il volume Panini costa solo 15 euro, che per un cartonato a colori su carta patinata non sono tanti oggidì. In appendice vengono presentate alcune illustrazioni a tema di Keramidas, e un paio in cui si è impegnato di più non sono nemmeno malvagie. Troppo poco però per redimere l’obbrobrio che ha fatto prima.

giovedì 22 gennaio 2026

Perché?!

Da un po’ di tempo Hotmail si comporta in maniera bizzarra, o perlomeno fastidiosa. Da computer diversi e sia su Chrome che FireFox. Dunque, mi collego per fare il login:

Dopo aver scritto l’indirizzo compare questa schermata che mi chiede se voglio accedere con la password o tramite un altro account:

Per risparmiare tempo (relativamente, perché devo comunque selezionare un’opzione) metto la password ma il più delle volte la risposta è questa:

Quindi devo passare per Gmail dove viene inviato un codice. Da quello che ho potuto vedere questo problema c’è solo con Hotmail, non con gli altri gestori di posta elettronica. Ma se uno vuole entrare nella mail sempre con la password e poi slogarsi ogni volta perché non gli viene concesso? E se uno manco ce l’avesse, un account Gmail? I vari link non si sono rivelati utili per risolvere la cosa.

Curiosamente dal tablet del lavoro il problema non si verifica (a parte in un’unica occasione, se ben ricordo). Mah!

lunedì 19 gennaio 2026

Miti e Leggende del Lago di Como

A dispetto di quello che pensavo questo primo volume della collana dedicata all’universo storico e leggendario di Como e dintorni non si è rivelato poi così entusiasmante. Per cominciare, nonostante il titolo gli argomenti non sono precipuamente dedicati al folklore ma si riducono spesso a trasporre a fumetti biografie o eventi circoscritti, che solo occasionalmente sfociano nel paranormale – o fatato o esoterico o mitologico o fantastico. In second’ordine, la durata degli episodi, 10 tavole contro le 15 del volume successivo, non ha permesso di sviluppare delle trame articolate e i fumetti si limitano a essere delle testimonianze un po’ lapidarie, tanto più che Dario Campione ha optato per fornire una cornice a quasi tutti i racconti, principalmente mostrandosi mentre introduce le storie da uno studio televisivo (cosa che probabilmente fa sul serio), riducendo quindi ancora di più lo spazio per la narrazione. Inoltre ha anche scelto di utilizzare i testi reali dei documenti d’epoca come didascalie, scelta lodevolmente filologica ma che appesantisce un po’ la lettura che d’altra parte riserva poche sorprese essendo già anticipata in dettaglio dai trafiletti che introducono i fumetti.

Sfilano quindi nobili che tornano come fantasmi, il lariosauro, popolane che scampano alle attenzioni del diavolo (o era solo un contrabbandiere?), streghe che sfuggono all’inquisizione, un pirata che di mito o leggenda non mi pare abbia proprio nulla. Il tutto, onore al merito, narrato anche con espedienti originali (come la vicenda che si trasfigura nella sua rappresentazione teatrale) ma senza ramificazioni narrative, sviluppi rilevanti, colpi di scena, una qualsivoglia dinamica.

Questo per quel che riguarda i testi – che comunque in seguito saranno calibrati molto meglio. I disegni invece sono eccezionali e, come si suole dire, da soli valgono l’acquisto. Villa si è veramente scatenato (come si intuisce dall’intervista in appendice) e utilizza inquadrature e tecniche raffinatissime. Certe tavole, se non tutte, sono spettacolari, da lasciare a bocca aperta.

Piccinelli non è da meno e così a memoria mi sembra che anche lui abbia colto l’occasione per sfogare i suoi istinti più sperimentali e calligrafici, che nel secondo volume erano più trattenuti – ma vado appunto a memoria.

La qualità di stampa non è proprio ottimale e si riallaccia a quella già schizofrenica (ma migliore, sempre a memoria) del secondo volume e di molta altra stampa contemporanea: si vedono le matite sotto le chine e le sfumature del bianchetto coprente, ma al contempo i tratteggi sono smangiucchiati e quelli più sottili spariscono in un puntinismo nebuloso.

Anche in questo volume sono presenti interviste ai disegnatori e un’ampia bibliografia.

Il lettering è opera di Aldo Lanfranchi e lascia un po’ a desiderare sia come carattere usato che come forma dei balloon, mentre le intestazioni delle storie sono curiosamente degne del Cortez migliore, forse realizzate dagli stessi disegnatori?

La mia copia presenta comunque un fenomeno intrigante che ha, questo sì, qualcosa di misterioso e fantastico. Alcune delle tavole di Villa presentano la metà vicina ai margini delle pagine fuori fuoco, come una foto sovraesposta: quello che capitava secoli fa con le pellicole “bruciate” nel processo di stampa. Solo che una di queste presenta il medesimo difetto anche nei testi e nel numero di pagina, in teoria a testimonianza forse di uno slittamento della rotativa:

un’altra non ha problemi nei testi mentre il numero di pagina sì:
e infine un’altra presenta il difetto solo nei disegni mentre testi e numero sono perfettamente leggibili:

Misteri.

mercoledì 14 gennaio 2026

Fumettisti d'invenzione! - 200

 

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

Originariamente per celebrare questo duecentesimo post avrei voluto elaborare un massiccio elenco di molto del materiale che ho scoperto grazie a Lars Ingebrigtsen, ma finora non è stato possibile perché da una parte la mole è veramente gigantesca e dall’altra è difficile reperirlo, essendo molti fumetti stampati in tirature minime.

Passo quindi a evidenziare una tendenza che si è affermata in Francia in questi ultimi anni. Tendenza che c’è sempre stata ma che mi sembra essersi intensificata in tempi recenti, forse testimonianza non solo del rispetto che i paesi francofoni riservano a chi ha fatto grande la BéDé ma (chissà) anche di una rassegnata nostalgia per un passato che, stante il panorama odierno e le mutate condizioni produttive, difficilmente rivedremo.

A parte un saggio scritto, il resto rientra nella categoria

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

DANS L’ATELIER DE FOURNIER

(Belgio 2013, © Dupuis, biografia, umorismo)

Nicoby [Nicolas Bidet] (T), Joub [Marc Le Grand] (D)

Volume pubblicato in occasione dei 75 anni di Spirou. I due autori, avvezzi alla realizzazione di reportage e biografie, partono alla volta della Bretagna dove intervisteranno Jean-Claude Fournier, autore noto soprattutto perché ebbe il delicato compito di continuare la serie di Spirou dopo André Franquin di cui fu allievo.

Fournier apre generosamente i suoi archivi e parla a ruota libera, si respira un’atmosfera divertita anche se traspare l’amarezza per essere stato sollevato dal prestigioso incarico. La lunga parte a fumetti è integrata da un’ulteriore ventina di pagine con riproduzioni di documenti vari.

GOTLIB, UNE VIE EN BANDESSINEES

(Francia 2025, © AUDIE/ Le Gouëfflec/Solé, biografia)

Arnaud Le Gouëfflec (T), Julien Solé (D)

Biografia rigorosa (realizzata con la collaborazione della figlia di Marcel Gotlib) di uno dei più amati autori di fumetto franco-belga, pressoché sconosciuto in Italia nonostante qualche apparizione su vecchie riviste e qualche tentativo più recente.

Il rigore della ricostruzione storica non preclude la possibilità di trasfigurare certe scene in maniera fantasiosa come nella sequenza della deportazione del padre.

LA PORTE OUVERTE, 1971-1977, MES ANNEES MOEBIUS

(Francia 2025, © Glénat, autobiografia)

Dominique Hé

Giunto a Parigi alla ricerca della sua vocazione artistica dopo infruttuosi studi di Matematica, Dominique Hé scopre per puro caso, attraverso la “porta aperta” del titolo, che all’Università di Vincennes viene tenuto anche un corso di fumetti. Il docente è Jean Giraud, tra gli allievi ci sono Loisel, Juillard, Le Tendre…

Mentre racconta la ricerca della sua affermazione come autore, Hé ricostruisce un periodo indimenticabile e fondamentale per il fumetto francese, mettendo però in scena anche i protagonisti più importanti di epoche precedenti – non sempre trattati con generosità. Contribuiscono a questo lavoro di ricostruzione i testi in appendice di altri fumettisti famosi e la riproposta della postfazione al primo volume di Hé, uscito appunto nel 1977: era firmata da Moebius, autore famigerato per essere piuttosto scostante ma che ebbe sempre un occhio di riguardo per Hé.

[ALTRO] SAGGISTICA (categoria non presente nel volume di Castelli)


UNE HISTOIRE DE L’ASSOCIATION

(Francia 2024, © Presses Universitaires François-Rabelais, saggio)

Benjamin Caraco

Ricostruzione della storia e analisi delle strategie dell’editore indipendente che ridefinì la scena del fumetto franco-belga. Molto spazio viene riservato ai vari autori che l’animarono.

venerdì 9 gennaio 2026

Love and Rockets Collection 4 - Locas 4 - Penny Century

Ho fatto penitenza e adesso posso divertirmi. Sotto quindi col più frizzante e talentuoso dei fratelli Hernandez. Anche se a dirla tutta la lettura di questo volume è stata spiazzante visto che sembrano essere passati anni dalla fine dello scorso volume e molti dettagli mi giungono nuovi, come se mi fossi perso qualcosa per strada. Izzy è diventata una scrittrice? Costigan sta morendo e ha una figlia presso cui lavora Maggie? Maggie che tra l’altro non solo si è sposata ma ha pure divorziato (questo però non lo sapevano nemmeno gli altri personaggi).

Il volume si apre con la storia lunga Whoa Nellie! in cui le “locas” hanno un ruolo talmente satellitare da risultare praticamente assenti – oltretutto compare solo Maggie. La vicenda ruota invece attorno al mondo del wrestling femminile e le protagoniste sono l’affascinante Gina Bravo e Xochitl “Xo” Nava, con un ruolo di rilievo assegnato ovviamente alla tia Vicki che fa loro da manager e allenatrice. Jaime Hernandez riesce nell’incredibile compito di rendere interessante e appassionante un fumetto in cui, nonostante gli scontri sul ring, i conflitti sono più che altro personali e intimi. Da una parte c’è il desiderio di Gina di rifare un tag team con la “cattiva” Xo, dall’altra le dinamiche dettate a tavolino (e spesso poco rispettose dei lottatori, soprattutto delle donne) dell’ambiente del wrestling. D’altro canto un uso molto avveduto dei flashback nei punti giusti crea molta suspense: il dramma sembra sempre essere dietro l’angolo ma in conclusione quel finale fin troppo lieto (forse irrealistico, ma non me ne intendo) scioglie tutta la tensione gratificando il lettore. Non dico che Jaime sia riuscito a farmi interessare a questo “sport”, ma la dedizione con cui ne descrive la storia, i personaggi pittoreschi e tutto ciò che ci gira attorno è conturbante. Senza mai tralasciare l’umana quotidianità dei vari personaggi, che è anzi quello che sottolinea di più – rendendolo incredibilmente interessante anche al lettore. In Whoa Nellie! sono inserite molte sequenze mute di wrestling, in cui l’autore fa sfoggio di grandi virtuosismi con evidente e giustificato compiacimento. Al di là della gestione dei chiaroscuri e delle masse si mette ancora in luce la sua abilità nel tratteggiare ogni donna con una personalità precisissima senza farne una caricatura.

Con rare eccezioni da una ventina di pagine, il resto dei fumetti presenta storie molto brevi, alcune addirittura fulminanti in una sola tavola. Ci sono comunque delle trame che si intrecciano a formare un mosaico coerente, ma all’eponima Penny Century non viene certo riservato tanto spazio da farle meritare l’intitolazione della raccolta, tanto più che non è nemmeno sempre la protagonista dei segmenti che in teoria dovrebbero esserle dedicati. Maggior rilievo viene dato alla figlia di Costigan oltre che ovviamente alle Locas. Forse Whoa Nellie! e altre storie sarebbe stato un titolo più indicato. Queste “altre storie” variano dal noir esistenziale (un ex di Maggie non riesce a togliersi dalla testa Penny) al surreale (Izzy diventa gigantesca quando deve presentare un libro), dalla commedia romantica (Hopey potrebbe andare a un appuntamento con un collega di lavoro) alla parodia dei Peanuts, dalla comicità slapstick all’horror.

Lo stile di disegno di Jaime Hernandez continua quel processo di asciugatura e semplificazione che avevo già ravvisato. Ma che eleganza, che espressività, che dinamismo.

Un volume vorticoso da leggersi senza porsi troppe domande, e anche se poi alla fine l’autore ci spiegherà i retroscena di molte delle sequenze in cui ci siamo trovati ex abrupto la soddisfazione non sarà tanto unire i puntini delle varie vicende quanto lasciarsi trasportare dalla fantasmagoria di personaggi e situazioni.