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domenica 9 maggio 2021

Marchiato dal Diavolo

Secondo episodio delle avventure della giubba rossa Kenneth Keller, e probabilmente anche ultimo a causa della prematura scomparsa del disegnatore Sergio Tisselli, che aveva già completato dodici tavole di quello che avrebbe dovuto essere il terzo.

La trama intreccia due indagini: da una parte il quartier generale delle giubbe rosse ha emanato un ordina di cattura nei confronti di un ribelle seguace di Louis Riel che, con i suoi metodi da predicatore invasato, sta insanguinando il Grande Nord coi suoi accoliti; dall’altra lo Scozzese, amico di Kenneth, gli chiede di ritrovare la figlia Cholena che non dà notizie da giorni dopo essersi unita a un gruppo di métis. Ritrovata Cholena, Kenneth segue insieme a lei la pista che lo condurrà al covo degli assassini invasati, che saranno sconfitti con molta difficoltà e qualche sacrificio.

Come prevedibile, la sceneggiatura di François Corteggiani si sviluppa tra molti stereotipi, qualche frase fatta e didascalie anacronistiche. C’è anche una dose massiccia di brutalità, ma non escludo che il soggetto sia derivato da una storia realmente accaduta. Fino all’ultimo temevo insomma di trovarmi di fronte al solito fumetto preconfezionato di Corteggiani, ma poi nell’ultima pagina la spiegazione scientifica di tutto quello che è successo ha risollevato nettamente l’insieme. Peccato che il tentativo di umorismo nelle ultime due vignette abbia ricondotto la storia nella più banale desuetudine.

I testi comunque contano fino a un certo punto (essendo un western gli stereotipi sono inevitabili): la parte del leone la fanno gli splendidi acquerelli di Tisselli, che forse si è espresso meglio nella rappresentazione della natura e degli ambienti che non in quella delle figure umane. La spontanea naturalezza dei suoi colori rende però traumatico lo stacco con lo onomatopee digitali. Anche i balloon fatti col computer stonano un po’ col resto e in alcuni casi ho anche avuto difficoltà a seguire certe sequenze a causa del loro posizionamento.

Nonostante la scomparsa di Tisselli, Nicola Pesce Editore ha mantenuto l’annuncio della prossima pubblicazione de L’Uomo della Schioppa d’Argento, fumetto di cui probabilmente esiste già molto materiale completo, come d’altra parte si evince anche dalla bella prefazione di Gabriele Bernabei, per nulla retorica ma molto interessante visto che parla del metodo di lavoro di Tisselli e ne traccia il percorso artistico.

Da segnalare un fenomeno strabiliante (raramente già visto nel panorama italiano, ma insperabile di questi tempi): pur avendo la stessa foliazione, Marchiato dal Diavolo costa 3 euro di meno del precedente Sul Sentiero del Tramonto uscito tre anni fa!

lunedì 18 marzo 2019

Una valle

Si è fatto aspettare a lungo (persino Fumo di China ne ha parlato prima che arrivasse alla fumetteria dove l’ho ordinato) ma l’attesa è valsa la pena.
Una valle in origine avrebbe dovuto uscire in un’altra forma: il classico volume alla francese di 46 tavole realizzato da uno sceneggiatore (Gabriele Bernabei) e un disegnatore (Giovanni Degli Esposti Venturi). La scomparsa prematura del secondo ha portato a un ripensamento del progetto che è diventato un’occasione per omaggiarlo ampliando notevolmente la foliazione del volume finale, anche se le parti a fumetti occupano sempre 46 pagine.
La storia è a sua volta l’intreccio di due omaggi: viene rievocata la figura di Romolo Liverani, qui ribattezzato Remo, ma il protagonista ha le fattezze di Magnus, che come il Liverani visse i suoi ultimi giorni a Castel del Rio, nella valle del Santerno. L’artista viene incaricato da un editore milanese di realizzare delle illustrazioni che raffigurino la valle. Qui, nell’arco di 8 capitoli (più prologo ed epilogo), viene a contatto con la fauna umana locale, spesso pittoresca, e si innamora di quei luoghi tanto da farne la sua ultima dimora.
Per sua stessa natura, Una valle è un’opera frammentaria e sincopata, in cui perdiamo le tracce del protagonista anche per alcuni mesi per poi ritrovarlo nel capitolo successivo che si concentra nuovamente su un episodio tratto dal folklore o dalle tradizioni locali – in un’occasione viene anche “fumettata” una poesia. Il risultato è affascinante, ma in alcuni casi rimane l’impressione che alcune vicende avrebbero meritato un approfondimento, in particolare quella del fantasma della Pellegrina con cui si conclude frettolosamente, giusto il tempo di una comparsata, il secondo capitolo. La particolare struttura degli episodi contribuisce a ingenerare un senso di sospensione: essendo dispari (cinque tavole l’uno) e introdotti ognuno da un proprio frontespizio, l’ultima tavola finisce sempre sulla pagina destra; il lettore volta pagina credendo che la storia continui e invece dall’altro lato c’è solo una pagina bianca.
La parte grafica è eccezionale. Degli Esposti Venturi ha avuto il tempo di finire solo 3 degli 8 capitoli e di disegnare 2 tavole su 3 del prologo. Le sue tavole sono stupende e, forse perché era esterno al mondo del fumetto, realizzate con un lavoro certosino e dettagliatissimo, che però non pesa sulla leggibilità e sulla recitazione dei personaggi. Il resto è stato affidato a disegnatori diversi che, seppure con stili anche radicalmente differenti, sono riusciti a rendere uniforme l’opera grazie all’alta qualità del lavoro e a una mezzatinta seppiata comune a tutti. Solo Beniamino Delvecchio ha avuto qualche incertezza, ma le figure a volte un po’ rigide del suo capitolo sono forse il risultato della scelta di omaggiare Magnus con uno stile tendente al grottesco.
La prova che ho gradito di più è quella di Massimo Bonfatti mentre il milazziano Simone Cortesi è stato uno piacevole sorpresa. Curiosamente lo stile espressionista e caricaturale di Marco Fontana si è adattato alla perfezione all’atmosfera del fumetto, mentre Piero Ruggeri ha confezionato quattro belle tavole (l’epilogo e la terza del prologo) senza far rimpiangere il lavoro di Degli Esposti Venturi.
La copertina è stata realizzata da Sergio Tisselli e Una valle vanta anche un’introduzione di Vittorio Giardino, che a quanto pare conosce a sua volta molto bene i luoghi rappresentati. Non mancano altri extra: la postfazione di Gabriele Bernabei spiega la genesi dell’opera, mentre nel resto del volume sono sparsi contributi grafici di molti dei disegnatori coinvolti e degli “ospiti” Alessandro Poli, Marcello Mangiantini e Antonio Montanaro.
Fosse arrivato per tempo, chissà: forse lo avrei messo nel Meglio del 2018.