martedì 21 febbraio 2017

Riconquiste volume 2

Secondo volume che raccoglie la serie originale di quattro episodi (apparentemente conclusa ma suscettibile di ulteriori sviluppi) Riconquiste. Il primo volume lo avevo preso abbagliato dagli splendidi disegni di Miville-Deschênes, per scoprire poi durante la lettura che le apparenti velleità storiche erano solo il viatico per presentare una storia smaccatamente fantasy in cui compaiono animali fantastici e psionici di Atlantide (!).
Riconquiste racconta l’avanzata dell’Orda dei Viventi formata da Cimmeri (già, quelli di Conan…), Callipidei, Sarmati (che poi sarebbero le Amazzoni) e appunto Atlantidei contro l’impero Ittita. L’epopea è costellata di battaglie spettacolari, tradimenti, vendette, colpi di scena, violenza, belle donne e quant’altro ci si può legittimamente aspettare da una saga dal gusto popolare. In quarta di copertina Riconquiste viene definito «un’epica saga a metà tra il peplum e l’heroic fantasy» e in effetti mi sembra una definizione calzante.
Al di là dello sviluppo della trama, piuttosto prevedibile ma con qualche guizzo originale a partire proprio dal terzo capitolo che apre questo volume, sono gli splendidi disegni e colori di Miville-Deschênes a farla da padroni. Disegnatore dalla stupefacente abilità realistica, riesce anche a rendere perfettamente espressivi e dinamici (oltre che “belli”) i suoi personaggi, e a evocare le giuste atmosfere con le sue pennellate di colore. Le sue figure femminili principali, poi, risultano affascinanti e personalizzate senza mai scadere nello stereotipo. Non solo: i suoi animali, anche quelli più incredibili (ci sono pure i grifoni…) sono resi con grandissima maestria e credibilità. Sicuramente avrebbe beneficiato di una formato più grande, così come la trama intessuta da Sylvain Runberg (ma François Miville-Deschênes figura anche come soggettista) avrebbe meritato un minimo di riassunto visti i molti personaggi in gioco e i rapporti che hanno stabilito nei precedenti due capitoli. Ma lo spazio è quello che è, e insieme al frontespizio e alla riproduzione della copertina del quarto volume originale le 46 tavole di ciascuno dei due episodi non lasciano altro spazio nelle 96 pagine canoniche di cui è composto questo volume.
Riconquiste (che si può anche recuperare serializzato nei numeri recenti di Skorpio) è una buona occasione per distrarsi gustandosi una saga sanguigna e svagata, ma soprattutto per godere delle splendide tavole di Miville-Deschênes.

domenica 19 febbraio 2017

Sì...

...forse avevo visto giusto. Sull'ultimo numero de Il Giornalino è comparso un nuovo fumetto franco-belga. Non grido al capolavoro ma sembra molto interessante, e sembra svilupparsi in una dimensione più estesa delle pagine singole.

venerdì 17 febbraio 2017

Blake e Mortimer 24: Il Testamento di William S.

Finalmente sono riuscito a mettere le mani sull’ultimo volume di Blake e Mortimer. L’attesa è valsa la pena, perché è davvero molto bello.
L’inizio è strepitoso e, nonostante sembri apparentemente slegato dal resto, fornisce un bell’incipit.
Blake e Mortimer si trovano coinvolti nella disputa tra Oxfordiani e Stratfordiani, una querelle che vede contrapposti i sostenitori della teoria che Shakespeare non fosse mai esistito e quanti invece suffragano la tesi contraria. Questa disputa non è solo intellettuale e letteraria ma nel corso del tempo ha assunto contorni sin troppo tangibili e prosaici visto che fino al 1858 le due fazioni arrivavano persino a sfidarsi a duello ammazzando a vicenda i rispettivi appartenenti!
Nel fatidico 30 agosto di quell’anno Lord Lupus Sandfield, esasperato dalle morti insensate di suoi amici appartenenti all’una e all’altra fazione, propose un accordo per cui avrebbe versato 100.000 sterline nelle casse della confraternita che avrebbe dimostrato in maniera inoppugnabile la propria teoria, a patto che per un secolo cessassero le sfide e i duelli. Il Testamento di William S. si svolge a partire dal 29 agosto 1958, quindi il tempo incalza e bisogna risolvere il mistero entro il 1 settembre, proprio mentre è in corso uno sciopero dei controllori di volo.
Nel periodo in cui si svolge questo episodio ci sono quindi tre poteri in gioco: gli Oxfordiani, gli Stratfordiani e gli eredi di Sandfield, che teoricamente sarebbero tenuti a rispettare la consegna del loro antenato qualora emergessero prove evidenti a sostegno di una tesi o dell’altra, ma che potrebbero anche non gradire di partecipare al gioco, visto che nel corso di cento anni la somma originaria è diventata una cifra da capogiro…
Qualcuno ha messo alle calcagna di Mortimer i suoi sgherri, e non è detto che qualcuno delle altre fazioni non stia agendo per conto proprio.
Nel frattempo a Venezia, guarda caso, viene scoperta in un palazzo una camera segreta che contiene il primo indizio per arrivare al bandolo della matassa.
Il tutto mentre a Londra dei Teddy Boys (chiamati semplicemente Teddys) derubano la bella società che si avventura a piedi a Hyde Park, guidati da un misterioso individuo piuttosto dandy con il vezzo dei bastoni da passeggio con la testa di animali.
La vicenda è insomma bella complicata, con molti personaggi in azione e più di un enigma da risolvere: shakespeariana, appunto! Il ritmo frenetico e appassionante è sicuramente un grande pregio di questo volume, oltre al lavoro titanico di documentazione a cui si è sottoposto Yves Sente. Apprendo che nel 1958 esistevano già le macchine fotocopiatrici, di cui viene mostrato un esemplare raffigurata con la certosina cura che solo la BéDé può garantire.
Tutti i personaggi (e ce ne sono tanti) sono ben caratterizzati, interviene anche un Olrik in gran spolvero (ancorché confinato in carcere) e ci sono citazioni a non finire (la tizia con l’abito di Mondrian è un omaggio a Peggy Guggenheim, giusto?). Non mancano nemmeno spunti umoristici, o almeno ironici, come il biglietto lasciato all’Arena di Verona da Mortimer per canzonare i suoi inseguitori.
Ciò detto, la parte grafica è addirittura migliore di quella scritta. I disegni di Juillard sono splendidi come al solito (e anche lui riempie le sue vignette di citazioni) ma soprattutto sta continuando con successo la sua opera di “juillardizzazione” di Blake e Mortimer, per cui lo stile di riferimento di Edgar Pierre Jacobs si fa sempre meno costrittivo in favore di un maggiore realismo e di un segno più modulato e tratteggiato. I volti continuano a essere raffigurati in maniera più stilizzata, ma si tratta dell’ultimo tributo allo stile di Jacobs, che comunque di stili ne aveva praticamente uno a episodio. In questa avventura compaiono diverse donne e Juillard è riuscito a personalizzarle alla perfezione senza ricorrere alla caricatura.
Probabilmente Il Testamento di William S. verrà considerato un episodio minore nel corpus della serie (non c’è nessun complotto catastrofico, i protagonisti vi si trovano invischiati praticamente per caso, certe sequenze sono un po’ pilotate per far procedere la trama nella direzione voluta, l’immagine di Mortimer viene un po’ intaccata visto che si dimentica che in Italia si guida a destra e ammette di non sapere il Latino), ma io non sono riuscito a staccare gli occhi dalle pagine e non vedevo l’ora di arrivare alla conclusione del mistero.
L’edizione italiana a cura di Alessandro Editore presenta molti più refusi del solito, ma vista la qualità del fumetto si perdonano facilmente.

lunedì 13 febbraio 2017

Avevo visto giusto?

Forse. Comunque è presto per dirlo. In ogni caso il nuovo fumetto I Cavalieri di Mikaël Roux è molto simpatico. Se solo ne mettessero qualcun altro, di fumetto, su Il Giornalino...

domenica 12 febbraio 2017

Lirica a strisce. L'opera a fumetti. Numero 8: Nabucco

C’è molto di Sergio Toppi nei disegni di Andrea Riccadonna, e anche la colorazione (eseguita insieme a Guillermo Montañes) ricorda i toni volutamente freddi e piatti con cui Laura Battaglia colorò le tavole de Il Collezionista.
Proprio la parte grafica mi ha conquistato e quindi, col dodicesimo Don Camillo ancora latitante (ma mi hanno detto che forse la prossima settimana arriva…), ho ceduto alle lusinghe di questo elegante fascicolo di grande formato.
Nabucco è l’ottavo volume della collana “Lirica a strisce. L’opera a fumetti.”, un progetto nato per interesse del Teatro Comunale di Modena con la mission di fondere e diffondere i due linguaggi del melodramma e del fumetto. I più pessimisti potrebbero cogliere una macabra ironia nell’idea di pubblicizzare un linguaggio che è già di nicchia attraverso un altro che sta conoscendo un vertiginoso calo di popolarità, cionondimeno è piacevole constatare che la valenza didattica e promozionale del fumetto gli è ancora riconosciuta.
L’opera lirica è una delle cose meno “fumettabili” al mondo e in effetti in Nabucco è facile perdersi tra personaggi che si accalcano sulla scena senza apparente soluzione di continuità, invischiati oltretutto in un melange di tradimenti, ravvedimenti, perdite e riacquisti di memoria, e con repentini balzi temporali a separare i quattro atti. Pur nell’irrinunciabile fedeltà al testo originale, lo sceneggiatore Stefano Ascari è riuscito comunque a imporre un certo ritmo e a offrire delle sequenze coinvolgenti (ma è chiaro che Riccadonna ha avuto un ruolo determinante nella loro resa).
Non mancano apparati critici che riassumono anche la sinossi dell’opera, ma forse sarebbe stato meglio posizionarli all’inizio in modo da offrire subito un’infarinatura al lettore digiuno dell’opera di Verdi.
Il volume è spillato, ottimamente stampato su carta patinata e viene venduto a un prezzo tutto sommato abbordabile: 7 euro per 48 pagine a colori di cui 34 di fumetto. Perlomeno, questo è il prezzo che ho trovato appiccicato con un adesivo sul dorso, che non contiene nessun riferimento al costo originario – questa uscita risale al settembre 2015.

sabato 11 febbraio 2017

Il ritorno di Torpedo: intervista a Enrique Abulí

Dopo vent’anni Luca Torelli alias Torpedo è di ritorno sulla scena del fumetto con una storia firmata Enrique Abulí ed Eduardo Risso, in uscita presso Panini. Contatto lo sceneggiatore per avere qualche anticipazione.

Da chi è partita l’idea di questo nuovo episodio? È stato Lei a proporlo alla Panini o è stato l’editore a farsi avanti?

La idea vino de José Luis Córdoba, director de Panini (España), tras el éxito de las tres ediciones del integral de Torpedo. Me pidió un guion de 46 páginas para que lo dibujara Bernet. Cuando este rehusó, se decidió buscar a un dibujante para suplantarlo.

Può anticiparci il titolo, se ce n’è già uno?

El título del guion es “A propósito del mar Muerto”.

A che punto è la realizzazione di questo nuovo episodio? Per quando è prevista l’uscita?

Risso ya ha dibujado más de la mitad de la historia, que por cierto es a color, y esperamos que vea la luz antes de acabar el año. Puede que en setiembre.

Che formato avrà? Sarà il classico albo “alla francese” di 46 tavole?

Sí, será una historia de 46 páginas, como las otras historias largas de Torpedo.

Può già anticiparci quali saranno gli argomenti e l’ambientazione?

Ha pasado el tiempo para los autores de Torpedo y también para Torpedo.  Estamos en el año 1972. Torpedo ya no es el de los años treinta, sino el de la década de los setenta. Es viejo, pobre y padece de Parkinson. Pero su mala leche sigue intacta.

Torpedo col morbo di Parkinson! Non vedo l’ora di leggerlo.