venerdì 22 gennaio 2021

Ivanhoe

Dopo Allagalla, Nicola Pesce Editore, Nona Arte e qualche altro editore meno assiduo, anche Segni d’Autore apre il suo catalogo a fumetti classici di autori italiani. Questo volume è il primo di una collana dedicata ad Alarico Gattia che si comporrà di quattro titoli.

Ivanhoe venne pubblicato su Il Giornalino alla fine degli anni ’90. Lo scenario è l’Inghilterra del XII secolo, con l’amato re Riccardo Cuor di Leone lontano in Terrasanta mentre suo fratello Giovanni governa dispoticamente affamando i suoi sudditi. Il paese è scosso anche dalle tensioni tra i sassoni e gli usurpatori normanni. Ivanhoe è il rampollo dei Rotherwood, a cui il padre non ha perdonato di essere partito per le crociate invece di difendere il feudo di famiglia. Ammetto di non conoscere né il romanzo di partenza né le versioni cinematografiche che ne sono state tratte e quindi non so quanto sia stato fedele Gattia in questa trasposizione. Inizialmente la storia ruota attorno al conflitto tra Rotherwood e Front-de-Boeuf (complice il desiderio di molti personaggi di impalmare la bella Lady Rowena), per poi vertere sulla missione di salvataggio dell’ebrea Rebecca accusata di stregoneria.

Sicuramente c’è una certa originalità nel fatto che quello che in teoria dovrebbe essere il protagonista compare solo di sfuggita all’inizio (il tempo di farsi ferire in torneo), fa poi capolino dopo metà della storia e ricompare solo alla fine beccandosi tutto il merito della vittoria che è stata ottenuta da Robin Hood e re Riccardo!

Nell’introduzione Carlo Bazan parla di un’erronea catalogazione del romanzo di Walter Scott nella letteratura per ragazzi, ma è senz’altro vero che (sicuramente anche per assecondare la rivista che l’ospitò) l’Ivanhoe di Gattia punta molto sulla semplicità, sull’azione, sull’eroismo, su un po’ di occasionale umorismo glissando sui riferimenti a torture e stupri che comunque ci sono o vengono evocati. A causa della serializzazione su rivista (credo a puntate di otto tavole l’una) si può avvertire ogni tanto una certa accelerazione dell’azione per rimanere nello spazio prefissato, ma sicuramente il tempo di lettura ne beneficia dovendo inserire più materiale possibile nei singoli episodi.

A livello grafico ci troviamo di fronte all’Alarico Gattia della maturità. Maturità che significa ovviamente piena padronanza dei propri mezzi e quindi in questo caso… sintesi! Niente costruzioni ardite delle tavole o ricerca di riferimenti fotografici d’effetto come nei due “Uomini” della collana Un Uomo Un’Avventura, men che meno virtuosismi pittorici come nelle storie transitate su Comic Art. Bazan paragona Gattia a Sergio Toppi, e non ha tutti i torti: ma secondo me le affinità arrivano fino alla rappresentazione molto fluida delle mani e alla resa del fogliame e di altri dettagli, per il resto Gattia non ha certo l’originalità né la spettacolarità di Toppi.

Per la stampa Segni d’Autore ha proceduto a partire dalle tavole originali, che riportano infatti in calce sia il titolo della serie che il numero di tavola – e il lettering è quello originale fatto a mano. Questo ha garantito una quasi costante efficacia della riproduzione di stampa, con solo qualche intoppo isolato, ad esempio alle tavole 48 e 49.

Nel complesso il volume è sicuramente appetibile: per 15 euro (e una tiratura dichiarata di 500 copie) offre un ampio formato 24x30 e una storia a fumetti di 56 tavole più che godibile per i motivi che ho ricordato sopra. Di sicuro comprerò anche i prossimi tre.

[paragrafo aggiunto per evitare cambio di formattazione del precedente, da togliersi quando Blogger ripristinerà la funzionalità di modifica post. A quel punto giustificherò anche il primo paragrafo.]

mercoledì 20 gennaio 2021

Aegyptus: Le sabbie del tempo e dell'oro

Fedele al suo proposito di non scervellarsi troppo per decidere cosa regalarmi, l’amico che mi ha già reso omaggio del Manuale Base ha provveduto per Natale a fornirmi anche di Aegyptus.

Questo modulo geografico è un tomo di ben 176 pagine di cui le prime 100 sono dedicate specificamente all’ambientazione, approfondendo le singole città e regioni ma anche trattando la storia, la cultura, la religione e le dicerie di questa Provincia. Dopo una discesa da Alexandria alla Prima Cateratta gli autori si concentrano nel dettaglio anche sull’isola di Creta e sulle propaggini di ciò che si trova a sud oltre i confini dell’Impero Romano. L’Aegyptus è vastissimo e viene giustamente sottolineato che la solo Alexandria è sufficiente ad ambientarci un’intera campagna.

Il lavoro di documentazione è impressionante, tra le altre cose ho trovato particolarmente suggestive le Lampade di Tentyris; anche se gli autori si fossero basati più sulla loro fantasia che sulla consultazione di manuali e documentari il risultato è comunque molto verosimile e lascia appunto la piacevole sensazione che sia stato fatto un buon lavoro di ricerca.

Dopo la parte relativa alle nuove regole c’è quella sui nuovi mostri, di solito la più ghiotta di ogni supplemento di qualsiasi gioco di ruolo. Oltre agli animali e ai png di rito, però, c’è spazio per otto sole pagine di “creature fantastiche”, anche se è evidente che sia stata privilegiata la qualità sulla quantità: ognuna è perlomeno suggestiva e sufficiente o quasi a costruirci un’avventura attorno. È proprio quello che hanno fatto gli autori, che prendendo spunto da Talos ci hanno imbastito attorno la prima delle avventure in appendice.

Come di consueto, la parte finale (assai corposa) è dedicata alle avventure, che anche in questo caso sono tre. Si tratta di avventure realizzate con lo spirito moderno, che già si intravedeva nel “vecchio” Lex Arcana: l’esplorazione è più che altro astratta e i giocatori devono fondamentalmente muoversi all’interno della “sceneggiatura” prefissata azzeccando le varie soluzioni che gli autori hanno previsto. Come in Savage World, ci sono delle cose che “devono” succedere e per farle accadere sono necessarie all’occorrenza delle prove effettuate con successo, e prima o poi i risultati arrivano.

La prima avventura, L’Ira di Talos, è ambientata a Creta ed è investigativa, con un retroscena originale. Così di primo acchito (ma non sono un esperto) mi pare che lo scontro finale sia assai difficile, e per questo sono state aggiunte delle opzioni alternative per portarlo a termine con successo.

La seconda, I Predoni della Città Segreta, è una missione sotto copertura ambientata nel deserto alla ricerca della favoleggiata (o famigerata se guardata con occhi romani) Zerzura. La specificità della città nascosta costringe a qualche capriola per giustificare il fatto che i Custodes, che magari possiedono abilità od oggetti che potrebbero rovinare il flusso obbligato della trama, devono seguire un percorso stabilito. L’occasione serve anche a dare un esempio pratico dell’utilizzo delle nuove regole per la sopravvivenza nel deserto.

Se le prime due avventure sono valide, la terza (L’Alba del Sole Nero, in cui Mauro Longo è coadiuvato da Michele Garbuggio) è qualcosa di spettacolare, il vero piatto forte. Occupa ben 21 pagine («avventura-campagna» viene giustamente definita) e tra le altre cose c’è di mezzo un “faraone” il cui nome è simile a Nyarlatothep. Non credo serva aggiungere altro.

Nel complesso Aegyptus è un supplemento che offre un sacco di materiale d’ambientazione ma anche molti spunti e idee, tanto che il suo utilizzo può tranquillamente espandersi ad altri giochi oltre Lex Arcana. Gli autori sono due, Mauro Longo e Franz B. Duke. Forse per questo si avverte una differenza stilistica in alcune parti: accanto a uno stile colloquiale o comunque neutro ci sono rari paragrafi (come ad esempio quelli su Elephantina e sul Canale di Arsinoe) che hanno un tono nettamente più aulico. Aegyptus è pieno zeppo di citazioni, da Georges Brassens a Lovecraft passando per Gary Gygax, il primo librogame uscito in Italia fino al film Young Sherlock Holmes, di cui viene parafrasato il titolo italiano. Oltre a tanto, tantissimo Indiana Jones, c’è spazio anche per Champollion e addirittura Fabio De Luigi! Ma non mancano (e visto il contesto sono quasi indispensabili) riferimenti classici tratti dalla mitologia, greca e non solo. Credevo che ci fosse anche un collegamento diretto col vecchio supplemento Carthago, ma l’adoratore di Baal-Moloch che ho scambiato per Archantes in realtà si chiamava Acherbas.

Mi hanno incuriosito i riferimenti ad Atlantide, che non ricordavo dai vecchi supplementi e che forse preludono a sviluppi inediti.

C’è qualche fisiologico refuso, ma in numero risibile e nulla che comprometta la comprensione: a pagina 113 è chiaro dal contesto che sia un successo di tipo II e non III a portare un +2 al rituale dello Sguardo di Horus. Certo, è surreale che Oratio Ulpio Turpidio si trasformi da Oratio a Orazio a seconda della frase, ma non c’è il rischio di scambiarlo per qualcun altro.

Tra gli illustratori svetta Omar Samy, a cui è dedicata gran parte dell’appendice illustrata, anche se il suo stile fotorealistico è un po’ spiazzante. Le sue illustrazioni sono belle, certo, ma hanno qualcosa di austero e appunto iperrealista che per me non è adatto a quello che è un gioco di ruolo fantasy, per quanto raffinato e storicamente documentato.

Consultando il sito della Need Games ho notato che la produzione di materiale per Lex Arcana è ferma a otto mesi fa, quando lo avevo guardato l’ultima volta. Spero sia solo una pausa temporanea dovuta al coronavirus e non un indice dello scarso successo che ha avuto la ripresa di quello che molti (tra cui anch’io) considerano il miglior gioco di ruolo prodotto in Italia.

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lunedì 18 gennaio 2021

Cosmo Serie Blu 99: Ego Sum

Così a occhio mi sembra che la Cosmo non mandi più in edicola la stessa mole di proposte di qualche tempo fa, inoltre non tutte quelle che vedo annunciate sull’Anteprima arrivano poi nelle edicole che frequento io. Né con l’alternarsi di zone gialle, arancioni e rosse ho voglia di dare la caccia ai bonellidi che potrebbero interessarmi. Per cui questo numero l’ho ordinato direttamente in fumetteria e mi è arrivato l’altro giorno, dopo un mese circa da quando lo avevo già adocchiato proprio in un’edicola… Oh, beh.

Ego Sum parte da una premessa vista e stravista: il personaggio senza memoria che cerca di ricostruire la propria identità. L’innominato caduto da un’astronave viene curato in una clinica dove trovano un chip di tipo militare innestato nel suo corpo, contenente il filmato di un’orgia che però non accende nessuna lampadina nella mente del protagonista. Dopo una rapida indagine scopre che una delle prostitute coinvolte si è fatta monaca ed è partita per un pianeta lontano, dove andrà a darle la caccia e scoprirà chi è e quale sia la macchinazione alla base della sua amnesia.

Se l’assunto di partenza non è affatto originale, Simone Bianchi ha almeno delineato un protagonista interessante: in pratica è uno stronzo e reagisce sempre male anche con chi lo aiuta. In effetti in Ergo Sum non ci sono dei “cattivi”, se non come presenza minacciosa che avrebbe dovuto concretizzarsi in un conclusivo terzo volume (il bonellide Cosmo raccoglie i primi due) che dopo oltre 15 anni dalla realizzazione del secondo dubito vedremo mai. Infatti il fumetto si conclude fin qui con la preparazione dell’eroe (intrisa di un confuso misticismo) in previsione del redde rationem che non ci sarà. Ma almeno il mistero sulla sua identità viene svelato.

Al di là di una storia non avara di azione e di sense of wonder che si fa leggere con piacere e trasporto, Ego Sum si segnala principalmente per le bellissime tavole di Simone Bianchi, che elabora uno splendido stile che mi ha ricordato un Juan Gimenez più barocco e materico. E pensare che agli inizi si rifaceva a Claudio Castellini – passato su cui dalla biografia in appendice sembra si preferisca glissare. Di certo questo formato e questo tipo di carta non rendono giustizia alla maestria di Bianchi ma con meno di sei euro almeno uno può farsi un’idea del fumetto ed eventualmente cercarlo nelle edizioni più dignitose che ha avuto.

sabato 16 gennaio 2021

Le Nuove Inchieste di Ric Roland 4: Caduto per la Francia

Letto in ritardo per ragioni pandemiche (sicuramente era uscito da parecchi mesi), ho trovato questo quarto episodio dello “ultimate” Ric Roland assai debole. Dopo sei tavole confuse in cui viene introdotto alla lontana il motore della vicenda e Ric si comporta in maniera irrazionale con un censore (azzardo metanarrativo?), viene svelato il nocciolo della questione: Ric non è orfano come si riteneva e, anche a seguito di una campagna diffamatoria che sottolinea come suo padre sia un noto criminale, deve quindi prestare servizio nell’esercito francese. Sono gli ultimi scorci degli anni ’60 e alla Francia brucia ancora la perdita dell’Algeria: non andar di leva per i canonici sedici mesi è impensabile.

L’ambiente della caserma dei genieri è un mix di stereotipi, caricature, citazioni inafferrabili per un italiano e scenette che vorrebbero far ridere senza riuscirci: Zidrou non riesce a trovare il giusto equilibrio fra verosimiglianza e umorismo di grana grossa. Ric fa la conoscenza di tal Garibaldi (!) Tonaleti, italiano sovrappeso preso di mira dai commilitoni, e non può fare a meno di difenderlo e farselo amico. A metà volume finalmente succede qualcosa: è capodanno e Garibaldi, che avrebbe dovuto essere di guardia insieme a Ric (che invece si intrattiene con Nadine in un albergo vicino alla caserma), si imbatte in un soldato dal volto devastato da una fucilata, che gli viene incontro come se nulla fosse. Svenuto per la paura e per l’alcol che ha in corpo, non viene creduto dai graduati, tanto più che all’organico della caserma non manca nessuno. Ma Ric fiuta qualcosa e chiede a Nadine di indagare all’esterno mentre lui lo farà all’interno della caserma.

Ovviamente sarebbe criminale rivelare la soluzione del mistero, do comunque atto a Zidrou di avere imbastito delle buone motivazioni anche se forse ha calcato troppo la mano sulla particolarità del crimine e di chi vi ha preso parte. E comunque tutto passa in secondo piano rispetto al ritmo sincopato, alle battute sceme e ai problemi di caratterizzazione dei personaggi (Ric per primo) di Caduto per la Francia. Anche i disegni di Van Liemt seguono questo andazzo e, già di suo poco attento all’anatomia, stavolta cede alla caricatura vera e propria. Un lettore francese avrà il piacere nostalgico di rivivere un’epoca ricostruita con grande precisione e di giocare a cogliere le citazioni (non credo sia un caso che l’archivista della polizia si chiami Mitteï), il lettore italiano non ha nemmeno questa soddisfazione.

Caso vuole che questa che secondo me è la peggiore delle Nuove Inchieste sia anche quella in cui la cura editoriale ha zoppicato un pochino: a pagina 15 i titoli del giornale in italiano sono stati inseriti senza che venissero eliminati quelli originali francesi, rendendoli illeggibili (per fortuna un personaggio cita quello che viene scritto) e a pagina 24 una nota traduce un’onomatopea che però è stata espunta dalla vignetta in cui compariva in origine – sul tappo di champagne se ne vedono ancora le tracce.

Per fortuna c’è almeno del materiale con cui rimpolpare i Fumettisti d’invenzione.

domenica 10 gennaio 2021

Fumettisti d'invenzione! - 156

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

 

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)


DOOM PATROL (6th VOLUME)
(IDEM)

(Stati Uniti 2016, nel comic book omonimo, © DC Comics, supereroi)

Gerard [Arthur] Way (T), Nick Derington (D)

Nuovo rilancio della storica Doom Patrol sotto la linea “Young Animal” curata dallo sceneggiatore e cantante Gerard Way. La guidatrice d’ambulanza Casey Brinke, che ha stranissimi ricordi d’infanzia, si trova invischiata in un complotto alieno che vuole sfruttare Danny the Street per produrre alimenti infiniti. È l’anticamera di una storia più complessa.

Casey non è un personaggio “reale” ma è la materializzazione della protagonista della rivista a fumetti Danny Comics prodotta dallo stesso Danny nella sua “Dannyland”.

Pseudofumetti: a Dannyland esistono versioni personalizzate di fumetti (e giochi di ruolo) famosi, ad esempio Spider-Dan; oltre a quello che ha dato vita alla protagonista, compare anche Haxxalon the Star Archer, su un supereroe dimenticato che diventerà uno dei cattivi, il più potente, dietro le tribolazioni di questa Doom Patrol.


 

[NARRATIVA] CARTOONIST COME PROTAGONISTA (pag. 71)


36 GRADI ALL’OMBRA

(Italia 1972, racconto in Eureka, Einaudi, umorismo)

Antonio Bellomi

Racconto epistolare in cui il giovane lettore entusiasta Eustachio Pappagnardo viene preso a pesci in faccia da “ABC”, redattore della rivista Fumettar che si profonde in critiche ferocissime nei confronti dei fumetti pubblicati dalla stessa casa editrice. Nel racconto vengono probabilmente messi alla berlina i tic dei lettori di Eureka (l’ossessione per i poster) ma forse anche quelli della redazione stessa.

La vicenda di “ABC” è in realtà alquanto drammatica e, almeno al problema d’immagine della corrispondenza con il lettore, rimedierà l’editore in persona, Ramperto Ramperti.

Pseudofumetti: vengono citati vari pseudofumetti di cui è facile capire l’ispirazione: Miss Pear/Miss Peach, Sterminik (disegnato da «Minus»)/Kriminal, Imperial Rex/MaxMagnus, Lady Krimen/Satanik.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

10 ANS APRÉS

(Francia/Belgio 1970, in Spirou, © Dupuis, autobiografia umoristica)

Yvan Delporte (T), Jean Roba (D)

Spassoso racconto degli inizi professionali di Jean Roba, creatore (tra gli altri) di Bill et Boule: sebbene molto motivato, non azzeccava mai la redazione giusta a cui sottoporre i suoi personaggi, visto che li modellava su quelli dei fumetti famosi delle varie riviste che periodicamente visitava. Se riceveva un rifiuto a Pilote da parte di Goscinny per dei Bill et Boule ispirati a Tintin ne sottoponeva a Spirou una versione ispirata ad Asterix e via di seguito!

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)


ETERNITY GIRL

(Stati Uniti 2018, nel comic book omonimo, © DC Comics, supereroi)

Magdalene Visaggio (T), Sonny Liew (D)

Caroline Sharp alias Chrysalis, supereroina dai poteri elementali, sta seguendo un trattamento psichiatrico dopo che uno scontro con Madame Atom le ha scombussolato i poteri facendole provocare un grave incidente. Caroline vuole trovare un modo per uccidersi ma non sono solo i suoi poteri a impedirglielo: è infatti consapevole di essere un prodotto di scarto dell’ennesimo reboot dell’universo DC, e lo stereotipo a cui è ispirata deve preservarsi di incarnazione in incarnazione.