martedì 16 dicembre 2014

Una fumettista d'invenzione mancata

Sfogliando Skorpio 16 del 1996 sono incappato in una storia di Cybersix in cui ho notato una cosa curiosa.
Il "libro" che sta leggendo Joseph sembra essere in realtà un fumetto, cosa confermata alla fine dell'episodio quando si vede anche l'autrice:
Peccato che non me ne sono accorto prima, ma non l'avrei messo comunque visto che Castelli cita già Cybersix in Fumettisti d'invenzione! con un esempio molto più concreto.
Questo caso costituisce una forma di bilanciamento a una svista, non so quanto effettivamente involontaria, che l'Eura prese nel tradurre (ma sarebbe meglio dire interpretare) una serie di Amezaga e Falugi: in Khrysè i riassunti-mangiapagina con cui l'Eura presentava il personaggio riportavano che la protagonista si era ispirata per il suo nome all'eroina di un fumetto, ma in realtà era la protagonista di un romanzo le cui sequenze salienti ovviamente Falugi aveva reso come se si trattasse di brani tratti da un fumetto.

domenica 14 dicembre 2014

Solo in Francia.

Di ritorno da Marsiglia un amico mi ha portato, oltre a un volume della riedizione di lusso de La Patruille des Castors (che inaspettatamente ho scoperto essere ottimo, almeno l'episodio che ho letto scritto da Charlier), anche questo volume cartonato:
In pratica questa rivista francese di filosofia ha dedicato uno dei suoi volumi fuori collana interamente ad Asterix. Nelle sue 100 pagine 29 contributors hanno sviscerato gli aspetti morali, etici, contraddittori, nazionalisti, psicologici e quant'altro della saga di Goscinny e Uderzo.
Certe cose possono succedere solo in Francia. Mi si può obbiettare che tutto sommato Asterix non è un fumetto qualsiasi e che gode di una popolarità che può essere funzionale alla visibilità di chi ne propone un'analisi. O che in fondo anche in Italia abbiamo avuto qualche sporadico sprazzo di interesse verso il fumetto da parte di ambienti eccellenti (che poi, immagino, avranno destato l'interesse solo di chi il fumetto già lo conosce e lo segue).
Ma questo di Asterix non è stato un caso isolato per Philosophie Magazine:
Insomma, solo in Francia possono succedere certe cose.

sabato 13 dicembre 2014

Empire USA 1: Attacco all'America

E' con un certo imbarazzo che mi accingo a dire la mia sulla prima uscita della collana "Formato F423" della Mondadori: credo di aver accumulato qualcosa come un mese di ritardo rispetto alla sua uscita ma in effetti solo adesso sono riuscito a tirare fuori Empire USA dalla pila di roba arretrata da leggere. E forse se ci fosse rimasto, in quella pila, non sarebbe nemmeno stato male.
Empire USA parla dell'inasprirsi del terrorismo islamico e delle contromisure, più o meno trasparenti e moralmente accettabili, che gli Stati Uniti adottano per arginarne l'espansione. Non sarebbe neanche male come spunto, soprattutto grazie alla suggestiva idea (forse ispirata alla realtà) di diverse forze d'intervento o di intelligence in conflitto fra di loro, anche se ovviamente bisognerebbe seguire tutta la storia per vedere come evolve. Il problema è che in questa vicenda viene inanellata una minchiata dietro l'altra:

a causa dello scenario riassunto sopra, in America prende il potere una dittatura Teocon;

il protagonista Jared Gail ha come compagno d'armi un tremendo rompicoglioni che cita costantemente Star Wars e addirittura parla come il Maestro Yoda (persino in piena azione e durante un interrogatorio);

l'altra collega di Jared, Saskia, praticamente è una macchietta che si limita a offrire qualche spunto comico attraverso le tragicomiche descrizioni della sua pratica di divorzio (mi sono imposto di credere che Desberg in questo caso abbia cercato deliberatamente il ridicolo);

la fidanzata del protagonista diventa un supersoldato quando si cala amfetamine;

a proposito della fidanzanta, Jared scopre per puro caso alla fine del primo episodio che il contatto che gli serviva e che ha cercato invano per tutte le pagine precedenti era, guarda caso, proprio lei;

l'organizzazione integralista musulmana alla base degli attentati si chiama "Fratelli Assassini" in onore della setta degli Assassini del Vecchio della Montagna, manco fossimo in un'avventura fantasy - questa come minchiata non è poi tanto grande ma alla luce delle altre diventa la classica ciliegina sulla torta.

Con simili premesse non mi stupirebbe se si scoprisse che la misteriosa moneta ereditata da Jared è un disco volante o una macchina del tempo. Non so quante di queste scelte siano effettivamente attribuibili a Desberg (nella presentazione si parla di input arrivati anche dai disegnatori Henri Reculé e - nientemeno - Enrico Marini) ma io francamente da un fumetto franco-belga mi aspetto ben di più delle spacconate e delle scorciatoie che può offrire Mark Millar.
Più che al 24 citato da Alessandro Di Nocera nell'introduzione mi sembra che qui si guardi a Weeds o a Big Bang Theory, tanto più che battutine non sempre felici e dialoghi forzatamente cool non mancano.
I due episodi raccolti in questo primo numero sono disegnati rispettivamente da Griffo e da Alain Mounier. Il secondo, pur meno spettacolare di altri colleghi, è sempre un piacere da vedere, mentre nel caso di Griffo (disegnatore rinomato più per la sua velocità e prolificità - anche 3 volumi in un anno - che per la conoscenza dell'anatomia) mi sembra che stavolta si sia impegnato di più rispetto ad altri suoi lavori. L'assenza di interventi digitali nel lavoro di entrambi, inoltre, per me è un grande valore aggiunto.
Almeno dal punto di vista grafico Empire USA è promosso, ma dubito che questo basterà a farmi comprare il secondo volume.

venerdì 12 dicembre 2014

Cosmo Color Extra 10 - Il Crepuscolo degli Dèi 4: Fafnir

Certo che tornare a Il Crepuscolo degli Dèi dopo l'intenso e spettacolare 3 Leggende è una bella docciaFafnir non è assolutamente un fumetto brutto ma è anonimo, incolore, privo di pecche madornali come di elementi entusiasmanti. Coerentemente col resto della saga, in effetti.
fredda.
Il drago Fafnir a cui è intitolato questo episodio compare solo nelle ultime 7 pagine, per il resto la storia si concentra sulla difficile adolescenza da rinnegato di Sigfrido, che vive col mostruoso Mime ignaro di quello che gli Dèi tramano per lui. Questo Bildungsroman procede con rivelazioni sul passato del protagonista senza particolari sussulti e con qualche concessione al teen drama (tutta l'exploitation dell'inizio, il gesto con cui Sigfrido si congeda dal suo vecchio amore d'infanzia). Forse la battaglia finale è risolta in maniera troppo affrettata, ma qui la colpa è da attribuirsi al disegnatore.
Il sintetico Djief sfoggia infatti uno stile un po' Liberty e un po' manga privo di fronzoli e dettagli e assai poco spettacolare. Gli occasionali tratteggi a matita sembrano più frutto di sbadataggine che dell'amore per i particolari. A poco servono i suggestivi colori di Héban, autore anche della copertina.
Ovvio che a 3,90 euro a volume si continua a seguire la saga, ma spero che non sia ancora troppo lunga...

giovedì 11 dicembre 2014

Dal mio inviato a Reggio Emilia



La benemerita casa editrice Menhir, quella de Il Morto, ha presentato alla fiera di Reggio Emilia due fascicoletti speciali a tiratura limitata come probabili viatici di nuove serie.

Hilka Strix: Plantis et Executionem è la rielaborazione di un progetto erotico risalente agli anni ’70 (ma quanti anni ha Ruvo Giovacca?!) sottoposto all’epoca nientemeno che all’attenzione della gloriosa Edifumetto di Renzo Barbieri e fermato ai blocchi di partenza in attesa di tempi più floridi che non sarebbero arrivati. Riadattato in chiave fantasy, racconta la storia della fattucchiera, o forse solo erborista, Hilka Klingen che viene condannata al rogo da un cerusico invidioso della sua influenza e bramoso di impossessarsi di un grimorio. Queste 23 pagine di fumetto sono poco più di un’introduzione e chiaramente la sorte della protagonista non può esaurirsi nel macabro finale.
Ai disegni Mirko Andreoli, già apprezzattisimo su InkStory Horror, compie un lavoro egregio, oltretutto per nulla sminuito dal formato pocket.

Spettrik: Un Progetto senza Futuro è meno accattivante e originale di Hilka Strix. Alfredo Brecci è l’unico sopravvissuto del progetto Spettrik che ha portato con successo alla creazione di una tuta che aumenta a dismisura le prestazioni fisiche umane. Tutti i ricercatori coinvolti sono stati eliminati ma Brecci, venuto a conoscenza del pericolo, si è dato alla macchia con la tuta diventando una sorta di Diabolik misto a Ultraman. Le sue imprese di vendicatore portano allo smascheramento di vari politici corrotti finché i Powers-that-be non riescono apparentemente a toglierlo di mezzo.
Il fumetto di Spettrik ha il pregio di poter essere letto come una storia compiuta, con un inzio e una fine (ovvio che le intenzioni e le speranze degli autori puntino verso un’altra direzione), ma le analogie con Il Morto sono troppe per renderlo veramente interessante, almeno in questa prima fase. Inoltre graficamente c’è un abisso rispetto al lavoro di Andreoli.

Quasi più interessanti dei fumetti in sè, che in fondo sono solo antipasti, i due editoriali che riescono a ricostruire sinteticamente ma con efficacia i contesti ormai estinti dei pornetti anni ’70/’80 e dei settimanali falcidiati dalla televisione (nel 1984 Spettrik avrebbe dovuto apparire su Corrier Boy).
Le mie copie di Hilka Strix e Spettrik sono rispettivamente numerate 344 e 943 (!) su 1000. Forse è solo un caso e non venivano vendute seguendo rigorosamente la progressione numerica ma se così non fosse sarebbe un successone per la Menhir.

martedì 9 dicembre 2014

Fumettisti d'invenzione! - 88



Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)

ESSO
(Italia 2013, © ManFont, parodia)
Luca Amerio, Luca Baino, Camillo Bosco [con la collaborazione e il coordinamento di Manfredi Toraldo] (T), Giorgio Abou Mrad (D)

Parodia dell’Asso di Recchioni, Esso è un fumettista che cerca strenuamente di resistere agli ossessivi attacchi degli editor-zombi della tentacolare e onnivora casa editrice Piadini Publishing. Riuscirà nel suo intento e rimarrà l’ultimo fumettista indipendente, ma la fine della storia preannuncia un seguito.

Pseudofumetti: nella storia vengono citati, non sempre benevolmente, molti altri fumetti e operatori del settore (lo spirito guida di Esso è Michele Foschini, patron della Bao). Pseudofumetti sono invece Dragogrigio, Cacciatore Gregorio e Vallhalla 2.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

THE MARTIAN MASQUERADER!
(Stati Uniti 1956, in Strange Adventures, © National/DC Comics, fantascienza)
John Broome (T), Gil Kane [Eli Katz] e Joe Giella (D)

Alla redazione del comic book antologico Strange Adventures giunge provvidenzialmente (data la carenza di soggetti nuovi) il marziano Kobir, che racconta la storia di come Marte influisca sulla mente degli abitanti della terra per controllarne lo sviluppo mentre lui, figlio del Protettore di Heliotropolis, si batte affinché i terrestri godano di libero arbitrio.
In mancanza di meglio, la sua vicenda diventa l’episodio principale di quel numero di Strange Adventures. Il celebre editor della Silver Age Julius Schawartz viene trasfigurato nel cinico signor Black; forse anche il supervisore Geris e la segretaria Miss Curtis erano omaggi a figure reali della “vera” redazione di Strange Adventures.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

YELLOW KID
(Italia 1994, in Il Grifo, © Carpinteri, parodia)
Giorgio Carpinteri

Non si tratta delle tavole di Outcalt ma di una rielaborazione del protagonista ad opera di Giorgio Carpinteri, prima che il marchio «Yellow Kid» diventasse a livello internazionale proprietà della italiana Comic Art.
In queste brevi storie Yellow Kid è il protettore di fumettisti e personaggi dei fumetti, e veglia su di loro da una dimensione superna da cui controlla quello che succede nell’ambiente. Oltre a un episodio in cui salva Kriminal dalla depressione (Psycho Kriminal Drama, pubblicato su Il Grifo 35), ce ne sono un paio in cui i fumettisti d’invenzione e pseudofumetti hanno maggiore rilievo:

La Goccia in Il Grifo 34. Giorgio Carpinteri
Yellow Kid salva dalla chiusura una rivista di fumetti, Nuvola Parlante (le cui uniche copie visibili portano però l’intestazione Nuvola Pesante), che lo spietato editore avrebbe preferito sostituire con un giornale sensazionalistico.

Giallo Taxi in Il Grifo 36. Giorgio Carpinteri
Nell’inedito ruolo di detective Yellow Kid indaga sulla morte di una starlette che recitava nel fumetto Urb-Sex-Comix. La storia rimase tronca a causa della chiusura della testata e ignoro se nei progetti originali avrebbero dovuto comparire altri fumettisti e riviste. Mi sembrava di ricordar che qualche editore (Coconino Press?) aveva pubblicato la storia completa in qualche volume dedicato a Carpinteri ma non ne ho trovato traccia.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

UNICO INDIZIO LE SCARPE DA TENNIS
(Italia 2014, © Barzi, Villa, Gerasi/ReNoir sas, noir)
Davide Barzi (T), Marco “will” Villa e Sergio Gerasi [con inserti realizzati da altri disegnatori] (D)

Milano, 1959: il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Mantuano indaga sulla morte di un barbone in una vicenda ispirata alla canzone di Enzo Jannacci El portava i scarp del tennis.
Pseudofumetto: in questo fumetto vengono omaggiati atmosfere, miti e riti dell’Italia a un passo dal boom economico. L’onnipresente rivista Grand Hotel non offre solo i proverbiali fotoromanzi ma anche un fumetto realizzato come scherzo crudele ai danni di una sceneggiatrice coinvolta nelle indagini. Nonostante sia un vero e proprio fumetto anche all’interno della narrazione («tavola», lo chiama correttamente Mantuano), viene presentato come un fotoromanzo con «regia» di Davide Barzi e «scene» di Francesco Abrignani.