sabato 23 luglio 2016

Ci rinuncio

A tradurre i dialoghi alieni dell'ultimo Speciale di Martin Mystère, intendo. Ho trovato un "odio ET" che potrebbe starci in quel contesto, ma il resto è nebuloso - e comunque anche da altre parti si può leggere "odio ET". Nè mi pare che si tratti di latino come potrebbero far pensare alcuni dettagli.
O Castelli ha impostato un ulteriore livello di decrittazione (le scritte in copertina sono "tradotte" con un ulteriore alfabeto diverso) o semplicemente sono simboli messi a caso.

mercoledì 20 luglio 2016

Round and round

Prima di Giètz la premiata ditta Campanella & Pasqualini si era già dedicata al biopic. Dieci anni fa aveva dato alle stampe per Cut Up Edizioni Round and round, biografia del pugile spezzino Bruno Visintin. A suo tempo il volume (uno spillato di 32 pagine in grande formato e bicromia) costava 8 euro, ma è stato recentemente rimesso in circolazione a prezzo ridotto – 5,90 o 5,80 o 5,20 euro, l’adesivo che copriva il prezzo originale della mia copia non è scritto molto bene.
Tramite l’espediente di una intervista concessa a un giornalista francese viene riassunta la carriera di Visintin con qualche rara divagazione generale sul mondo della boxe.
Visto il carattere celebrativo che ha il volume e il breve spazio in cui si sviluppa, Round and round finisce per essere una raccolta di aneddoti e ricordi senza che gli artifici della narrazione a fumetti entrino in gioco a delineare una storia propriamente detta. Ed è giusto così vista appunto la natura di omaggio che ha il volume, con tanto di elenco dei match di Visintin in appendice.
Più interessante risulta l’aspetto grafico, in cui Pasqualini ha alternato uno stile più freddo e posato per le parti dell’intervista del 1964 e uno più concitato ed espressivo per i ricordi che vengono evocati. Trattandosi di boxe uno stile più realistico e “muscoloso” avrebbe forse reso meglio certe inquadrature, ma Pasqualini è comunque molto efficace nel rendere la frenesia dei colpi e la velocità del “balletto” dei pugili e probabilmente questo è più importante nel contesto del fumetto.

lunedì 18 luglio 2016

Il Figlio di Superman

Resistere alle sirene dello sconto del 25% è ancora più difficile se in origine il volume scontato era vagamente lussuoso e a un prezzo apparentemente conveniente (un cartonato a 13,95€).
Il Figlio di Superman è un elseworld (credo) in cui si immagina che Superman abbia avuto un figlio con Lois Lane, diventata sceneggiatrice hollywoodiana, e che Superman sia morto a seguito di una missione in Europa anni prima. L’intensificarsi delle radiazioni solari attiva i poteri dell’adolescente Jon, che viene cooptato dai terroristi che si fanno chiamare “Supermen” per indagare sulla vera sorte di suo padre.
Il fumetto risale al 1999, quindi prima dell’11 settembre, e si poteva ancora parlare di terrorismo –  anche in maniera leggera e mostrando addirittura un po’ di simpatia verso i terroristi. Howard Chaykin e il suo sodale David Tischman adottano il piacevole stile cinicamente sarcastico per cui è conosciuto l’autore di American Flagg, ma per fortuna il ritmo sincopato tipico delle sue sceneggiature è concentrato tutto all’inizio e la storia scorre molto fluida tra intrighi, colpi di scena e sequenze umoristiche. Oggigiorno fa uno strano effetto leggere in un comic book delle didascalie in terza persona, e sicuramente anche nel 1999 non era più una cosa comune.
Jon scoprirà il vero destino del padre trovandosi coinvolto in un complotto di proporzioni enormi, che contempla anche il presidente Lex Luthor e la Justice League ancora attiva pur se composta principalmente da membri alquanto maturi – Batman ovviamente è sempre il più figo, ma pure Wonder Woman fa un figurone. L’attenzione del lettore viene mantenuta viva da una raffica di rivelazioni e colpi di scena che si alternano ai momenti da situation comedy. Curioso notare come il futuro immaginato da Chaykin e Tischman, che sarebbe il nostro presente, non sia poi così lontano dalla realtà attuale.
I disegni di Williams III & Gray, per quanto molto buoni, inizialmente non mi hanno impressionato molto (la coppia ha lavorato anche con Alan Moore, per dire) ma trattandosi di un fumetto di quasi vent’anni fa è ovvio che non avessero ancora raggiunto la loro maturità odierna.
In definitiva Il Figlio di Superman mi sembra un fumetto quantomeno molto simpatico, anzi mi sbilancio a dire che sia un piccolo gioiellino.

sabato 16 luglio 2016

Chicca

Mi è stata segnalata questa perla dall'ultimo TV Sorrisi e Conzoni:
Quindi adesso le graphic novel (al femminile) vanno in onda in televisione?! Boh, chissà di cosa si tratta. Forse del vecchio progetto per un cartone animato, che però si era arenato anni fa? Vedremo. Forse. Bellissimo comunque il ritratto di Celentano fatto da Manara a corredo della segnalazione:

giovedì 14 luglio 2016

Invincibile Iron Man 1-3

Dopo 3 numeri, corrispondenti a ben 6 comic book originali, non so ancora se dare fiducia a questa testata, l’unica Panini che seguo dopo l’abbuffata Secret Wars.
È vero che i disegni di David Marquez da soli varrebbero l’acquisto (lo trovo persino migliore del veterano Deodato Jr., ottimo ma un po’ freddino nel disegnare il sesto episodio che inaugura un nuovo ciclo) e tutto sommato Brian Michael Bendis ha confezionato per il primo arco narrativo di 5 episodi una storia piacevole pur se non originalissima in cui ha introdotto sia un nuovo amore per Tony Stark che un’interfaccia virtuale a fargli da segretaria e assistente sul campo.
La trama, dicevo, è abbastanza interessante: Madame Masque compie dei furti di artefatti magici che coinvolgono anche Tony Stark, il quale troverà un aiuto inaspettato e fondamentale contro la supercriminale in un apparentemente redento e non più sfigurato Victor Von Doom. Le azioni di Madame Masque sono però solo le avvisaglie di un pericolo ben più grave.
Ovviamente trattandosi di Bendis buona parte del fascino di questo fumetto risiede nei dialoghi e nel suo piglio brillante, ma non sempre il bersaglio viene colpito: simpatico l’inneggiare all’Hydra di Tony in intimità con Amara Perera per verificare che non sia un “nemico”, ma la richiesta di darsi il cinque col Dottor Strange in quanto “fratelli di baffi” è una caduta di stile, anche se avrà incredibilmente una sua rilevanza sia pur minima nel seguito della storia. La presenza di Mary Jane Watson è poi puramente esornativa, un’esca per Marvel zombie sottolineata dagli “strilli” in copertina che rivelano quale sia il pubblico a cui la Panini si rivolge.
C’è poi da dire che il primo ciclo di cinque capitoli non è chiuso in sé ma serve appena da antipasto a un’altra trama. Per come sono strutturati i cicli narrativi dei comic book, quelli di Bendis in particolare, mi viene il sospetto che anche stavolta avremo la solita formula per cui la tanto attesa conclusione di un arco narrativo non sia altro che l’introduzione di quello successivo con cui il lettore spera di superare il senso di incompiutezza del primo ciclo, quando invece anche il secondo e quelli successivi continueranno ad alzare la posta senza mai risolvere nulla nella migliore interpretazione del capitalismo di cui i metodi produttivi dei comic book recenti sono un ottimo esempio. Finora con Invincible Iron Man ci è andata pure bene, perché ha senz’altro una buona densità di scrittura, ma qualche timore mi viene.
Dal prossimo numero si preannuncia la serie parallela di Invincible Iron Man, ovvero International Iron Man. Spero che la testata non venga occupata in esclusiva da quest’altra serie, anche perché lo iato tra il sesto episodio e il settimo della titolare renderebbe difficile seguirla, ma conoscendo Deodato Jr. potrebbe benissimo darsi che abbia accumulato ritardi sin dal suo secondo numero nonostante l’uso massiccio che fa di fotografie e computer grafica (vedi Vincent Cassel che “interpreta” il Dottor Destino).

mercoledì 13 luglio 2016

NowComics 1800 9 e 10 - Sherlock Holmes e il Necronomicon 1 e 2

Ormai davo per defunta la collana e invece un paio di settimane fa sono usciti due nuovi volumi. Stando alle note in gerenza sarebbero stati confezionati ancora a febbraio 2016, mentre dai redazionali figurano contemporanei ai due di 20.000 secoli sotto i mari che però datavano ottobre 2015. Mistero.
Sherlock Holmes e il Necronomicon riprende il filo della saga iniziata con i vampiri e vede il ritorno dell’arcinemico Moriarty salvato dalle sue abilità magiche. Nonostante la natura del protagonista l’elemento investigativo non è quello predominante in questo fumetto: c’è spazio sia per delle divagazioni fantastiche molto suggestive che per una buona dose di azione e di “effetti speciali”. La storia è insomma avvincente e originale, e si legge con grande piacere nonostante un protagonista programmaticamente freddo e distaccato – come lui stesso si scusa di essere.
Forse Sherlock Holmes avrebbe dovuto intuire il bluff di Megan Donnelly all’inizio, il cliffhanger che chiude il primo volume ricorda sin troppo quello di 20.000 secoli sotto i Mari e sarebbe stato più coerente che le motivazioni di Taher Emara lo portassero dalla parte dei buoni, ma a parte questi particolari insignificanti la storia è l’ennesimo gioiello di questa serie. Anzi, probabilmente uno dei migliori con la raffica di colpi di scena nel secondo volume e il finale per niente scontato.
Vladimir “Laci” Krstić si conferma un ottimo disegnatore: realistico, dettagliatissimo ma anche espressivo. I suoi sfondi sono curatissimi ed eccelle nel chiaroscuro. Credo comunque che parte del merito della resa finale delle tavole, così suggestiva, vada attribuito anche al colorista Axel Gonzalbo.
In appendice come al solito approfondimenti, dietro le quinte e anticipazioni. Confesso che i primi hanno avuto una certa utilità a darmi un’idea di quello che può essere successo in Providence 2.
In seconda di copertina viene annunciato che il prossimo distico a essere pubblicato sarà Sherlock Holmes Crime Alleys, ma se e quando usciranno altri volumi della collana NowComics credo che nemmeno Sherlock Holmes in persona saprebbe dirlo.

domenica 10 luglio 2016

Providence 2

Il viaggio alla ricerca dell’America sotterranea arriva a un punto fondamentale e rende progressivamente Robert Black confuso, affranto e sconvolto. E con lui il lettore.
Providence manifesta in tutta la sua austerità la propria natura di opera complessa e sofisticata, la cui lettura è diventata ormai piuttosto ostica. Non mi riferisco tanto alle molteplici citazioni o alla sovrabbondanza di solo testo scritto (che comunque in questi episodi ha sfiorato le venti pagine per capitolo) quanto agli argomenti e agli espedienti introdotti da Alan Moore. Nel primo episodio ci troviamo forse in un sogno dentro a un sogno dentro a un sogno, e in quello stesso capitolo il tessuto del tempo diventa malleabile e inaffidabile, facendo perdere al protagonista e al lettore il senso dell’orientamento. Lo so che alla fine Alan Moore riuscirà a tirare le somme di tutto, ma per il momento riuscire a raccapezzarci è una bella sfida.
Assolutamente indispensabile leggere le parti scritte (in cui troviamo finalmente una prima parte del famoso romanzo che Black dovrebbe scrivere!), così da capire ad esempio cosa abbia fatto il protagonista prima di incontrare Elspeth e soprattutto come sia arrivato a Boston, oltre ovviamente ad avere dei dettagli aggiuntivi sui pensieri e le motivazioni del protagonista. Per il resto, anche le parti a fumetti sono piene di doppi sensi e allegorie testuali quindi non sono meno ostiche delle pagine solamente scritte; e continua il giochetto di Moore col lettore… c’erano veramente i buchi e i fogli di giornale per riempirli nella casa di Goffs Falls? Dove ha lasciato Black il suo soprabito? In alcuni casi bisogna pure riprendere in mano il primo volume se si vuole controllare.
Tanta austerità e pretese letterarie non escludono comunque un lato umoristico (credo ad esempio che Moore abbia voluto giocare sull’equivoco che si genera coi suoi ospiti iniziali in quanto reanimators e non omosessuali) e una vena romantica (il ghoul che spiega a Black l’utilità di ogni vita, anche della più desolata).
Ci stiamo comunque avvicinando al bandolo della matassa e il rassicurante ultimo capitolo che mette in prospettiva quanto letto in precedenza (ma chi ci crede…) assomiglia tanto alla quiete, peraltro assai relativa, prima della tempesta.
Burrows si mantiene sugli stessi livelli precedenti, senza alcun guizzo che lo faccia emergere ma privilegiando uno stile misurato che a volte arriva anche a essere piuttosto elegante. Si conferma molto bravo a disegnare le scene di massa. Ma tutto sommato i disegni sono la cosa meno importante di Providence e il bardo di Northampton sembra sottolinearlo dando molto più spazio alla parte puramente letteraria dell’opera. Sperando che, nonostante i vari indizi disseminati da Moore, Providence non si concluda alla stessa maniera di Neonomicon, possibilità paventata anche da Antonio Solinas nella sua illuminante e approfondita appendice.
Se nel volume precedente mi era venuto il dubbio che la Panini avesse tagliato l’ultima parte del diario di Black, qui viene riportato per due volte lo stesso testo come citazione conclusiva ai primi due capitoli. Ma anche in questo caso probabilmente non è un errore perché i due episodi si svolgono nella stessa località e tutto sommato la ripetizione ha un effetto ipnotico che ben si adatta all’atmosfera straniante di quei capitoli.