lunedì 20 novembre 2017

Intervista a Giuseppe Peruzzo


Nell’ormai ricco catalogo Q Press ha fatto capolino tra le altre novità un nuovo saggio di Giuseppe Peruzzo, dedicato stavolta all’opera di Magnus. Partendo da Sataniche e incantate parliamo più diffusamente del catalogo Q Press in generale.

Luca Lorenzon (LL): Giuseppe Peruzzo, autore del fondamentale Persone di Nuvola, presenta qui a Lucca il suo nuovo libro, Sataniche e incantate dedicato a Magnus. Puoi dirci di cosa parla nello specifico?

Giuseppe Peruzzo (GP): È un saggio sulle figure femminili nei fumetti disegnati da Magnus, ma parte dalle figure femminili per parlare di tutta l’opera di Magnus, sino anche alle cose meno note e poco viste. E anche con accostamenti inediti: nel primo capitolo, ad esempio, si parla di Satanik ma anche di un racconto delle Femmine Incantate. C’è insomma un percorso originale oltre a spunti di lettura e rilettura inediti.
Si spera che sia godibile anche per chi non conosce o non conosce bene Magnus. Vuole fare conoscere l’autore e le sue storie anche a chi non lo conosce, oltre ad essere gustosissimo e indispensabile per il fumettofilo.

LL: Curiosamente il volume, pur trattando di un disegnatore, presenta pochissime immagini. È stata una scelta obbligata o voluta?

GP: Una scelta rigorosamente voluta, per la quale rimando al libro per sapere le motivazioni. All’inizio pensavo di mettere soltanto un’immagine, poi, per i motivi che potrete leggere, ne ho messe due, che alla fine sono diventate tre: l’ultima è uno schizzo che mi fece Magnus quando lo conobbi a Lucca.
C’è inoltre anche una lettera inedita, che mi ha inviato quando gli feci gli auguri di compleanno. È una delle chicche del libro.

LL: La Q Press in questi ultimi anni ha avuto una produzione piuttosto vasta e variegata. C’è un fil rouge che unisce tutte le vostre proposte (che riguardano sia volumi a fumetti che libri di saggistica)?

GP: Sì, c’è un filo etico che è presente in tutti i nostri libri, anche se talvolta potrebbe non risultare evidente. E c’è una costante che è la qualità delle storie: storie ben sceneggiate e altrettanto ben disegnate, realizzate da grandi Maestri del fumetto europeo che spesso Q Press ha presentato per prima in Italia.
L’importante è che siano storie che si facciano ricordare e soprattutto ben sceneggiate. Questo per noi è basilare. Talvolta si possono incontrare disegnatori che disegnano benissimo, ma con storie che come sceneggiature non sono allo stesso livello; per cui cerchiamo anche autori inediti, magari mai visti in Italia, ma che rimangano a questo livello oggettivamente alto. La cosa fondamentale è la qualità delle storie.
Certo, la qualità non si ferma alla sceneggiatura: ad esempio, abbiamo pubblicato Cyril Pedrosa, incoronato miglior disegnatore qui a Lucca due anni fa. E anche Blutch, premiato come miglior autore europeo dell’anno. Quindi autori grandissimi con storie veramente memorabili.

Il Morto 30: L'Ombra... lontana

Per essere, come immagino, un episodio di raccordo tra il precedente e il prossimo, L’Ombra… lontana è veramente ottimo. Seguendo la pista che ha trovato in Egitto, Peg parte alla volta di Lugano dove recupera da una cassetta di sicurezza soldi, documenti e delle pen drive. Intanto, però, il suo vecchio commilitone che adesso si spaccia per Abdul ha preso in ostaggio la sua ragazza per ricattarlo e farsi dare le pen drive. Nel finale adrenalinico interviene ovviamente il Morto (anche se piuttosto in ombra) e si intuisce la presenza di altre forze occulte all’opera. Anche se la vera rivelazione dell’episodio è l’apparente ritorno di un cattivo storico (IL cattivo storico) della serie!
La sceneggiatura, che stavolta vede Giovacca coadiuvato da Luca Telloli, fila dritta come un treno senza momenti morti e (apparentemente) con un gran competenza sui metodi investigativi della polizia e i sistemi di depistaggio ed eliminazione fisica in uso presso i gruppi paramilitari.
Il caso ha voluto che un episodio così curato sia anche tra quelli più penalizzati dai refusi (perfino nell’elenco arretrati!).
I disegni di Conforti, che al momento di sfogliare l’albetto mi erano sembrati freddi e un po’ rigidi, sono perfetti: rigorosi anatomicamente ed espressivi. Unico appunto, ma è una questione di gusto personale: forse il suo Peg è un po’ troppo muscoloso rispetto a quello canonico. Chiaramente anche stavolta è difficile dire dove finisca il lavoro del disegnatore e dove cominci quello dell’inchiostratore Ivano Codina e dello Studio Telloli che elabora le tavole finite.
In appendice c’è l’adattamento di un racconto di Edgar Allan Poe a firma Marco Mischi e Stefano Mura. Il materiale di partenza si prestava molto poco a una riduzione a fumetti e i disegni si dimostrano in alcuni punti ancora piuttosto acerbi, per quanto (onore al merito) veramente molto curati.

domenica 19 novembre 2017

The Wild Storm: Libro Primo

Reboot delle serie create da Jim Lee per l’Image (WildC.A.T.s, StormWatch, Gen13, ecc.) amalgamate in un unico universo coerente, con riferimenti a quanto fatto dallo stesso Ellis e da altri autori. In pratica, uno Ultimate WildStorm.
Il magnate Jacob Marlowe che gestisce la omnipervasiva multinazionale Halo subisce un attentato e viene salvato da una tizia alquanto disturbata in armatura ipertecnologica. È l’evento scatenante di una guerra tra le tre fazioni che si contendono, da anni e segretamente, il dominio del mondo: da una parte la stessa Halo, dall’altra le Operazioni Internazionali che hanno organizzato l’attentato e infine SkyWatch, divisione delle O. I. che si occupa del monitoraggio spaziale e a cui le O. I. hanno rubato la tecnologia che ha permesso alla dottoressa Angela Spica di crearsi l’armatura con cui ha salvato Marlowe.
Angie (non ancora Engineer) si trova quindi implicata nei proverbiali problemi più grandi di lei e diventa il bersaglio che tutti vogliono catturare.
Come nel caso dei fumetti Ultimate della Marvel una buona parte del godimento è vedere cosa si è inventato l’autore per ammodernare le versioni precedenti dei personaggi. Non essendo un grande conoscitore del vecchio universo WildStorm questo giochino mi è abbastanza precluso, e non è che rimanga poi molto altro. Questo primo volume è infatti solo un antipasto di quello che dovrà succedere, la presentazione di molti (troppi) personaggi e delle dinamiche che li animano, condita dalle passioni per futurologia e complottismo che Ellis ha già sviscerato meglio altrove.
Sicuramente The Wild Storm è scritto con professionalità (e anche con un certo coinvolgimento, immagino, visto che certi elementi di quell’universo li ha creati Ellis) ma stavolta i suoi dialoghi non mi sono sembrati avere lo stesso mordente di altri fumetti, forse penalizzati anche da una traduzione italiana non sempre fluida.
Ai disegni Jon Davis-Hunt fa un buon lavoro, ma francamente mi sembra molto più bravo come illustratore che come fumettista. Le sue copertine sono bellissime, mentre in qualche vignetta si prende qualche licenza o si limita ad accennare certi dettagli – e solo nell’ultimo episodio si ricorda che Marlowe è acondroplasico. Rimane comunque un ottimo professionista, tanto più se lo paragoniamo a molti altri suoi colleghi statunitensi.
Forse è il ricordo dei tamarrissimi personaggi di Lee coi pistoloni (ma perché devono portare i pistoloni se sono supereroi?!) che trovo difficile associare a una trama fantascientifica e spionistica che si vorrebbe abbastanza raffinata; forse è la comparsata assolutamente troppo anonima e breve di Jenny Sparks, il personaggio più carismatico; forse è la nuova ridicola mise di Engineer, a metà tra Iron-Man e Predator, quando in origine se ne andava in giro in costume adamitico… ma sta di fatto che questo rilancio non mi ha entusiasmato. Nulla vieta, però, che il seguito decolli come è già successo con Injection.

sabato 18 novembre 2017

Intervista ad Andrea Rivi

Tra le novità presentate a Lucca 2017 da Nona Arte c’è stato quel gioiellino dello Spirou “vu par” Émile Bravo. Approfitto della disponibilità di Andrea Rivi per parlare dei progetti futuri e della recente acquisizione di Nona Arte da parte di Editoriale Cosmo.

Luca Lorenzon (LL): Nona Arte è recentemente entrata nel catalogo di Editoriale Cosmo. Cosa puoi dirci degli aspetti tecnici e delle motivazioni di questa esperienza?

Andrea Rivi (AR): C’era un sentire comune nei cataloghi. Il catalogo Cosmo Books è dedicato al fumetto classico nordamericano, mentre Nona Arte si occupa invece del fumetto classico franco-belga – ma Nona Arte pubblica anche Prince Valiant, che forse tra i classici americani è quello che vende di più in assoluto. Alla fine abbiamo deciso di unire le nostre esperienze e abbiamo creato una realtà che, forse in maniera non evidente, è realmente unica: non c’è nessun altro editore al mondo che abbia tutti questi titoli e che abbia (molto tra virgolette, perché ovviamente non è certo così) il “monopolio” del fumetto classico. E intendo sia di quello franco-belga che di quello americano: la spinta propulsiva è stata questa, creare un catalogo fortissimo in questo senso.

LL: A tal proposito: quali sono i titoli più forti del vostro catalogo, se lo puoi dire?

AR: Sono sicuramente Prince Valiant, come ti dicevo, ma anche Flash Gordon e Lucky Luke. Parlando ovviamente dei titoli da libreria, perché come Nona Arte curiamo anche le edizioni degli allegati da edicola.

LL: Che rapporti avete con queste edizioni di collaterali da edicola?

AR: Facciamo praticamente tutta la cura editoriale: traduzione, lettering, redazionali, li facciamo per intero tutti noi, anche se per alcune collane siamo supportati dall’ottimo Fabio Licari. In questo momento stiamo curando Popeye, allegato alla Gazzetta dello Sport, stiamo facendo per Hachette la collana di Cocco Bill, ma stiamo facendo un sacco di altre cose (tra cui I Puffi o anche Star Trek): sono cinque o sei uscite settimanali in totale tra Gazzetta dello Sport e Hachette, il che significa che sono circa 25 uscite al mese!

LL: Prima mi hai accennato al fatto che forse per i fan di Gaston Lagaffe, di cui Nona Arte pubblicò i primi due volumi in ordine cronologico quasi 10 anni fa, potrebbe esserci speranza…

AR: Sì, abbiamo in animo di fare l’integrale: cioè faremo un’edizione con dentro TUTTO il materiale prodotto relativo al personaggio, come quella che è già uscita in Francia e Belgio. Non appena la ristamperanno in Belgio la stamperemo anche noi. In base alla nostra esperienza precedente crediamo essere questo l’unico modo per poter vendere questo prodotto in Italia.

Claudio Zuddas (CZ): Non avete ancora pubblicato però gli episodi vecchi di Buck Danny che mi interessano, quelli di fine anni ’50 che avevo letto da ragazzino…

AR: Questo è dovuto al criterio di stampa che seguiamo e che ci consente di tenere tutto sommato dei prezzi competitivi per questo genere di libri: in pratica Nona Arte stampa i suoi volumi in concomitanza con le ristampe che vengono fatte dall’editore belga. Di Buck Danny mancano ancora due volumi integrali da ristampare in Belgio: non appena li ristamperanno loro, faremo anche noi la versione italiana.

Intervista a Stefano Conte "TheSparker"

In anteprima rispetto all’uscita in edicola, a Lucca 2017 era già disponibile il sesto numero di Volt, con cui si conclude il primo ciclo della serie. Ma la vita editoriale del robottino fumettista non si conclude qui visto che è prevista una nuova serie a testimonianza del successo che ha evidentemente riscosso, visibile anche dalla folla che ha partecipato alle sessioni di dediche dell’autore Stefano Conte.

Luca Lorenzon (LL): Banalmente vorrei partire chiedendoti quanto c’è di autobiografico nella serie di Volt, visto che anche tu lavori in una fumetteria nella vita reale e immagino che anche gli amici che compaiono negli ultimi due numeri [i numeri 4 e 5, ndr] siano ispirati a persone realmente esistenti.

Stefano Conte “TheSparker” (SC TS): Sì, diciamo che la serie parte dai presupposti che si sono creati nella mia vita reale, infatti ho iniziato con delle strisce che raccontavano degli aneddoti che sono accaduti nel mio negozio. Dopodiché ho sviluppato questi personaggi rendendoli chiaramente un po’ più “cartooneschi”, quindi esagerando le loro caratteristiche.
Per quanto le storie siano fantasiose, comunque, partono sempre da un presupposto reale, quello sì. Diciamo che parto da qualcosa che appartiene al mio mondo e poi cerco di renderlo universale, in modo che la gente possa identificarsi, insomma.

LL: Una cosa che mi ha colpito di Volt è il tuo stile molto pulito e rigoroso; quali tecniche utilizzi per disegnare?

SC TS: Ormai lavoro principalmente in digitale, uso una Cintiq che mi risparmia tantissimo lavoro. Poi cerco di disegnare come piace a me, ispirandomi ai fumetti che mi piacerebbe leggere. Il disegno pulito, il personaggio semplice è quello che mi ricorda di più il cartone animato (che è quello che effettivamente la gente nota di più e poi ricorda), quindi direi che la semplicità è un punto di forza per un fumetto.

LL: Ma la tua è una semplicità elaborata, perché fai un grande lavoro sui retini, c’è tutto quel lavoro sui dettagli… i personaggi sono espressivi nonostante come testa abbiano delle “maschere” a volte fisse come una palla da biliardo o un robot senza bocca…

SC TS: Sì, quella è una bella sfida. Nel senso che mi piace dare espressività con il corpo quindi anche nel caso di quei personaggi che tecnicamente non hanno un “volto” devi trovare il modo per farli “comunicare” perché “dicano” qualcosa. Quindi è molto divertente farli muovere di conseguenza. Poi si spera che quello che nasce da me arrivi effettivamente alla gente.

LL: Direi che è una sfida vinta, perché secondo me riesci a far recitare molto bene i tuoi personaggi.
E probabilmente non sono l’unico ad apprezzare la cosa perché mi sembra che tu stia avendo molto successo anche con le sessioni di dediche sempre piene in questi giorni. Che percezioni hai avuto sul successo della serie, magari anche dalle persone che possono averti fatto avere un loro commento?

SC TS: Posso basarmi solo su quello che vedo, in effetti, perché in realtà non ho ancora dei numeri effettivi …

LL: Comunque i numeri non li diresti in ogni caso…

SC TS: Dalle percezioni, dalle cose che vedo direi che mi rendo conto che Volt aveva bisogno di tempo per essere apprezzato, perché ero conscio sin dall’inizio che avesse bisogno di qualche episodio dove venivano presentati i personaggi, dove venivano presentate le ambientazioni, infatti i primi tre numeri sono quasi dedicati ognuno a un personaggio diverso.
Adesso con la seconda stagione sono più libero di raccontare effettivamente quello che voglio perché il cast è completo.

LL: Bene, quindi ci sarà una seconda stagione.

SC TS: Sì: è già stata confermata e ci stiamo già lavorando. E speriamo che ce ne sia anche una terza e una quarta e così via!

LL: Sicuramente c’è stato un riscontro.
 
SC TS: Sì, soprattutto quello che si può notare è che c’è stata una crescita. Adesso non so ancora cosa succederà, ma sono contento di vedere che c’è una progressione in salita e non in discesa.

venerdì 17 novembre 2017

Fumettisti d'Invenzione! - 121

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

THE FAMILY CIRCLE/THE FAMILY CIRCUS
(Stati Uniti 1960, © King Features Syndicate, striscia umoristica)
Bil [William Aloysius] Keane

Tipica striscia umoristica che ha per argomento la famiglia, e che talvolta, soprattutto nei primi tempi, risolve la sua carica umoristica in un’unica vignetta. The Family Circus è tutt’ora prodotta e pubblicata.
Il capofamiglia Bil (nelle prime strisce il nome era Steve) lavora presumibilmente come fumettista, benché non sia mai stato detto ufficialmente, e forse disegna la striscia stessa visto che viene spesso mostrato mentre realizza il cerchio iconico della serie.
Inoltre il figlio Billy occasionalmente è autore della striscia, che ovviamente disegna in maniera rozza e mettendoci l’umorismo di un bambino di 7 anni.
Il titolo The Family Circus venne introdotto solo successivamente, a seguito delle rimostranze di una rivista che aveva lo stesso nome del titolo originale, ed è quello con cui la striscia, che in origine si intitolava The Family Circle, è maggiormente conosciuta.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

ALAN MOORE: BIOGRAPHIC (IDEM)
(Gran Bretagna 2013, © Gary Spencer Millidge, biografia)
Gary Spencer Millidge

L’autore del fumetto autoprodotto Strangehaven confeziona una biografia di Alan Moore utilizzando delle immagini di repertorio e qualche rara fotografia del Bardo di North Hampton per accompagnare i testi, organizzati a comporre un fumetto di quattro vignette per pagina.
Biographic è l’evoluzione di un esperimento analogo realizzato nel 2003 dall’autore per il suo volume Alan Moore: Portrait of an Extraordinary Gentleman  e di fatto la versione cartacea commissionata dalla 001 Edizioni è l’unica, insieme a quella spagnola sempre a cura di 001, a essere stata pubblicata.
Ringrazio Smoky Man per le precisazioni e i chiarimenti.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

SUPERBONE
(Italia 1953, in Il Monello, © Casa Editrice Universo, umorismo)
Wanda Bontà (T), Erio Nicolò (D)

Spin-off della serie Jacky Cooper che nel 1933 era la vedette della rivista Il Monello, ispirata all’omonimo monello cinematografico che aveva ispirato la rivista stessa. Superbone è il cugino del protagonista e compare sin dal terzo episodio.
Con il rilancio della testata nel 1953 dopo la sospensione delle pubblicazioni avvenuta nel 1939, il personaggio diventa titolare di una serie interamente sua. Come facilmente intuibile dal nome, Superbone de’ Superboni è un pingue ragazzotto prono ad autoincensarsi e a vantare abilità che non ha. Le sue prodezze lo portano immancabilmente ad essere preso a ramazzate dalla zia.

Superbone mastica chilometri in Il Monello 26 (1960). Erio Nicolò [?]
Superbone decide di partecipare a modo suo a una gara ciclistica indetta dalla rivista Il Monello (la Casa Editrice Universo non era estranea a operazioni come l’assegnazione di un premio del pubblico a uno sportivo), finendo come al solito cornuto e mazziato.
Tra gli organizzatori della corsa vediamo alcuni autori de Il Monello (Mancuso? Grecchi?) e “il Capo” (Alceo Del Duca?) che fa da starter.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
PARODIE (pag. 67)

BIG BABY (IDEM)
(Stati Uniti 1983, in Raw, © Charles Burns, fantastico)
Charles Burns

Tony Delmonto, il “big baby” del titolo, è un ragazzo vagamente mostruoso (ma non molto più inquietante di altre figure che popolano il suo mondo) appassionato di film e fumetti horror che vive delle storie ambientate in una rivisitazione pop degli anni ’60, in cui il confine tra realtà e suggestione è molto labile.

Teen Plague (Morbo Adolescente) in Raw vol. 2 n° 1 (1989). Charles Burns.
Tony viene lasciato solo a casa con una babysitter che presenta un succhiotto sul collo identico alle tracce lasciate dagli invasori alieni del fumetto che sta leggendo. A quanto pare un’epidemia è veramente in corso in città, ma come al solito non sapremo quanto c’è di reale e quanto di fantastico.
Pseudofumetto: Monster Tales edito dalla casa editrice Xeno (nome che tornerà con una certa frequenza nelle opere di Burns).

mercoledì 15 novembre 2017

Sine Requie Anno XIII: Anno 0 - Il Giorno del Giudizio

Qua invece di andare avanti si torna indietro… Ma è una cosa voluta. Anno 0 descrive gli eventi e le situazioni immediatamente precedenti o successivi al 6 giugno 1944, quando secondo il canone dell’ambientazione di Sine Requie i morti cessarono di essere tali e risorsero come zombi affamati, portando il mondo alla situazione che i fan conoscono, e che attualmente è aggiornata al 1957.
Questo gioco di ruolo si basa, dal punto di vista tematico, sul mistero che avvolge il motivo del Risveglio e nel corso degli anni abbiamo assistito a una stratificazione di una serie di enigmi ulteriori che si sono uniti ai molti punti irrisolti, attingendo da fonti molto diverse (H. P. Lovecraft come Pinocchio come la simbologia cristiana) che hanno intorbidito ancora di più le acque. Nei dieci anni dall’uscita della nuova edizione (ma la prima pubblicazione di Sine Requie risale addirittura al 2003) di indizi ce ne sono stati pochi e volutamente confusi – o troppo sottili perché io li capissi. D’accordo, abbiamo capito che Simon è un burattino, e che sotto Novgorod c’è qualcosa che ha a che fare con i Denari, ma la risoluzione del mistero sembra essere ancora molto, molto lontana. Posso capire che Leonardo Moretti e Matteo Cortini, i due autori, vogliano tenere col fiato sospeso i lettori, temendo forse che rivelando i retroscena il pubblico perda interesse per il gioco (ma quando mai!), però ogni tanto potrebbero sbottonarsi e dare qualche soddisfazione agli appassionati, accidenti. Oltretutto l’impegno nella produzione di altri giochi di ruolo come Anime e Sangue e Alba di Cthulhu ha drasticamente modificato gli equilibri produttivi (anche se L’Ultima Torcia, quello di maggior successo, mi sembra che si limitino a supervisionarlo), per cui di Sine Requie non esce più un volume portante a Lucca e uno collaterale a Modena, ma sono fioccate delle ristampe (accresciute, arricchite, aggiornate ma pur sempre ristampe) e a questa Lucca è stato presentato un volume che immagino sia stato di tutto riposo per gli autori.
Anno 0 ha quasi più affinità con il romanzo Sopravvissuti che non con gli altri manuali di gioco: delle 160 pagine di cui è composto più della metà sono infatti parti narrative (i classici lacerti di diari o testimonianze varie) mentre la parte descrittiva e quella ludica sono ridotte in proporzione. In particolare, le descrizioni di certe ambientazioni sono più che altro dei suggerimenti su come creare l’atmosfera adatta senza riferimenti geografici troppo precisi. Curiosamente, io ho trovato spesso le parti non narrative più accattivanti rispetto ai racconti, che comunque “funzionano” bene: lo stile asciutto e immediato da bollettino di guerra, oltre al grande sfoggio di documentazione, le rende molto coinvolgenti.
A proposito di documentazione, gli autori ripetono ossessivamente nel corso del volume che Anno 0 non ha nessuna ambizione didattica, cosa che finisce per sottolineare quanto in realtà sia stato scritto con grande competenza e passione per la Storia, soprattutto quella militare.
Dal punto di vista ludico la parte del leone la fa una bella avventura in appendice, che inizia proprio nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944. Lunga e ben strutturata, offre una grande libertà al Cartomante e un’ampia gamma di situazioni. E offre soprattutto ai giocatori la possibilità di vedere “in diretta” il fenomeno del Risveglio e gli effetti che ha sulla popolazione. Questo però porta a una considerazione che gli stessi autori fanno più volte nel testo: per il giocatore che già conosce Sine Requie fingere di non sapere del fenomeno del Risveglio e attribuire la creazione degli zombi a una malattia o a un attacco batteriologico americano o al demonio costituisce una bella sfida a livello di interpretazione, ancor di più quando, nei primi incontri, ci si dovrebbe esporre a un attacco da un personaggio non giocante “ignorando” che è diventato un Morto.
Tra i pezzi forti di Anno 0 c’è sicuramente il racconto delle origini di Fremmen, uno dei cattivi più iconici di tutto il gioco, che però (figuriamoci) scosta appena il velo su quello che è in realtà. Non mancano ovviamente altre origin stories di personaggi importanti, ma in alcuni casi dovrei fare un esame comparato coi vecchi volumi per capire di chi si parla. Ho trovato invece un po’ superflui gli approfondimenti su alcuni personaggi che erano già apparsi nei volumi precedenti come personaggi giocanti, quindi teoricamente “mordi e fuggi”, ma forse avranno una rilevanza sul lungo termine.
Nel complesso Anno 0 è sicuramente una lettura piacevole e non ho dubbi sul fatto che chi voleva ambientare una o più avventure proprio nel 1944 sarà soddisfatto del materiale, ma quel sottotitolo Il Giorno del Giudizio sembra quasi essere messo lì apposta per attirare gli appassionati con la promessa di qualche rivelazione che invece chissà quando arriverà…