giovedì 17 gennaio 2019

Dubbio

Qualche anno fa la 001 pubblicò questo volume:
Era un esperimento molto interessante in cui una sceneggiatura tratta da un classico della letteratura veniva interpretata da una ventina di disegnatori diversi, due tavole ognuno. Al di là dell'alta qualità grafica di molti dei nomi coinvolti, c'era la piacevole sensazione di girare pagina senza sapere quale stile sarebbe spuntato fuori nella pagina successiva.
L'ho ripreso in mano recentemente e ho visto che nell'ultima pagina c'era un annuncio:
Ma questo secondo volume non è mai uscito, vero?

domenica 13 gennaio 2019

Chiedi a John - Quando i Beatles persero Paul

La più famosa leggenda metropolitana della musica pop offre lo spunto per questo fumetto che ne sviscera le basi e le presunte ragioni che avrebbero portato a sostituire con Billy Shears il defunto Paul McCartney. Il lavoro di documentazione di Paolo Baron è ovviamente egregio (io però sapevo che i baffi strategici del sosia di Paul fossero serviti a coprire un gonfiore al labbro dovuto non a un pestaggio ma a un’operazione di chirurgia estetica per renderlo ancora più simile al vero McCartney) ma il meglio lo dà nella costruzione della storia e nel ritmo che ha saputo infonderci. Un ardito flashback all’inizio mi ha fatto pensare che le pagine fossero state stampate nell’ordine sbagliato, ma per il resto la storia procede con la cadenza giusta tramite sequenze ben architettate. E poi vedere i Fab Four (per l’occasione Fab Three) che si improvvisano detective è divertente. La vicenda finisce sul più bello, quando si vorrebbe leggerne ancora e sapere cosa sarebbe successo dopo. Ma non è necessariamente un male.
I disegni digitali di Ernesto Carbonetti sono infatti pesantemente psichedelici, con un profluvio di effetti, effettini ed effettacci a simulare le percezioni distorte dall’lsd o a evocare le emozioni dei personaggi – occasioni per citare anche copertine di dischi, ovviamente. Sono la trama e lo spirito stesso di questo fumetto a richiederlo, ma alla fine l’ostentazione di questi virtuosismi diventa ridondante e manierista. Se c’è qualcuno che ama il Manierismo quello sono io ma, insomma, quando è troppo è troppo. Comunque la perizia grafica di Carbonetti è fuori discussione (per quanto ne capisca io di grafica digitale e fatte salve le mani enormi che disegna, che probabilmente sono una sua particolare cifra stilistica); forse il suo John Lennon ricorda più Luigi Lo Cascio che il Beatle, ma onore al merito: vuol dire che non si è limitato a copiaincollare fotografie.
Nel complesso una lettura frizzante e piacevole, che potrebbe rappresentare un colpaccio per l’editore 80144 andando ad attingere tra i fan dei Beatles, ben più numerosi dei lettori di fumetti.
In appendice una postfazione dello sceneggiatore e una dozzina di pagine di schizzi e prove.

sabato 12 gennaio 2019

Historica Biografie 21: Churchill (seconda parte)

È meglio del primo, questo secondo e conclusivo volume sulla vita di Winston Churchill. Non che ci volesse molto, comunque.
Siamo arrivati allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e in 46 pagine bisogna affastellare gli eventi più rilevanti e gli incontri che decideranno l’assetto del mondo dopo la guerra, il tutto dal punto di vista del protagonista. Il risultato è simile a un film mandato avanti velocemente con l’avanzamento rapido del videoregistratore, e non è una brutta impressione. Quello che affascina di più è però il caratterino del protagonista, un uomo deciso, risoluto e talvolta geniale ma anche umorale, prevaricatore e un po’ opportunista. Paperino o Braccio di Ferro con parecchi chili in più, insomma. La scelta di Delmas di concentrarsi sull’aspetto umano di Churchill porta inevitabilmente allo sciorinamento di alcuni aneddoti già ben conosciuti, ma fa parte del gioco (come ricordato nell’appendice, Churchill fu anche un abile costruttore della sua immagine) e aggiunge un po’ di pepe al fumetto.
I disegni, però, rimangono di qualità molto bassa e francamente non mi so spiegare perché, visto che le tavole sono state pensate e realizzate in team da due disegnatori: Regnault al layout e Cammardella alla realizzazione finale. Le anatomie improvvisate, le figure storte, le derive grottesche e gli sfondi piuttosto poveri potrebbero andare bene per un altro tipo di fumetto, non per una BéDé storica. Anche la colorista Alessia Nocera ha avuto qualche problema a raccapezzarsi tra queste vignette e ogni tanto ha interpretato come cicatrici quelle che invece erano le indicazioni di Cammardella per le ombre portate.
Un ruolo molto importante riveste in questo volume la parte redazionale curata da François Kersaudy che contribuisce a dare un’immagine veramente a tutto tondo di Churchill, con cui peraltro sembra condividere il terrore per il pericolo rosso. Per l’occasione anche il “making of” finale è più che altro un’appendice dell’appendice e approfondisce ancora di più la figura del protagonista, spiegando perché non lo si è mostrato mentre dipingeva o senza animali attorno, entrambe sue grandi passioni.

giovedì 10 gennaio 2019

Linus 1/2019

La frammentarietà continua a essere la caratteristica principale del Linus di Igort. Non che prima fosse tanto diverso, in ogni caso. C’è poco di tanto, e qualche volta si avverte un’impressione di incompiutezza e di sospensione dovuta alla pubblicazione forse incompleta di alcuni fumetti nell’ottica di invogliare all’acquisto del volume che ne verrò tratto. Mi è successo con Il Cammino della Cumbia, con quello di Paco Roca (ma presentandone solo una selezione mi hanno fatto un favore), il numero scorso con La lingua del diavolo e questo con Ermanno di Mazza e Campanella: queste quattro pagine sono l’introduzione di un graphic novel? Se così non fosse il senso della storia non mi è molto chiaro…
Nonostante lo spazio ridotto riservato alla parte scritta e le dosi omeopatiche delle strisce (quattro, massimo cinque pagine ognuna) non si riesce a dare continuità a tutte le proposte, stavolta ad esempio saltano la Giandelli, DeCo e Tonetto – ma forse perché non hanno ancora prodotto abbastanza materiale. E anche questo contribuisce un po’ a rendere meno omogeneo da un numero all’altro questo Linus; che, chissà, magari è proprio quello che Igort vuole fare.
Il tema di questo primo numero del 2019 è la maschera, intesa in senso tanto ampio da abbracciare anche il mistero e l’esoterismo. Facendo la solita classifica dei buoni e dei cattivi, segnalo tra i primi i soliti Peanuts, Calvin & Hobbes, Literary Cartoons (che in questo numero diventano anche Science Cartoons), Mutts, Perle ai porci, Underworld, Copi e Matticchio. Qualche parola in più la meritano Carpinteri con l’intrigante inizio di una serie, Bacilieri che confeziona con JPL uno struggente gioiello usando magistralmente il non-detto (è solo una mia impressione o Capitan Biscotto somiglia a De Chirico?), Ponchione che in Ombre oscure disegna splendidamente il suo contatto con la soap opera horror Dark Shadows (ma queste due pagine fanno parte di un corpus più esteso? Sono estrapolate da un altro contesto? Frammentarietà, frammentarietà), Toffolo che col suo virtuosismo L’uomo mascherato racconta una vita senza apparentemente raccontare nulla. Molto bello anche il fumetto “lungo” (13 tavole) autobiografico di Noah Van Sciver.
Little Ego in Slumberland a volte si rivela una lettura ostica, ma credo che molto dipenda dalla disposizione del lettore; di Ermanno ho già detto sopra; Barnaby l’ho leggiucchiato e non era poi male; I Quaderni di Esther procede senza guizzi; il datato Cheech Wizard di Vaughn Bodé sembra essere arrivato al capolinea (o prossimo ad arrivarci); Un’ora di vita di Paolo Castaldi è il tipico fumetto (per modo di dire: a parte un balloon ci sono solo didascalie) in cui l’autore esprime la sua ansia di raccontare una storia, e poi fa un “fumetto” su di sé che vuole fare un fumetto – i disegni almeno sono molto buoni; meno buoni ma sempre di alto livello sono anche i disegni di Valerio Gaglione, che in Balthus ci offre uno spaccato in due pagine di un momento della vita del pittore omonimo (ma queste due pagine fanno parte di un corpus più esteso? Sono estrapolate da un altro contesto? Frammentarietà, frammentarietà).
L’unico fumetto che non mi è piaciuto di questo numero è Verità da Bagno di Silvia Rocchi, ostentatamente raggomitolato su se stesso e disegnato in fretta e furia.
Nell’elenco dei fumetti in sommario ci sarebbero pure i lacerti del lavoro iperdettagliato di Bogadn Lupescu, ma quattro tavole (di cui due hanno tutto l’aspetto di essere ingrandimenti di un unico disegno) sono troppo poche per dare un giudizio. Molto divertente invece la terza di copertina realizzata da Stefano Zattera.
In sostanza, per 6 euro ci sarebbero le basi per esultare, tanto più che anche la parte redazionale è molto interessante e scritta con brio. Però non riesco a togliermi dalla testa l’impressione che quello che ci viene accordato mensilmente sia solo la punta di un iceberg che dovremo cercare altrove per gustarlo appieno, o che meriterebbe una pubblicazione più massiccia e razionale, o che forse è stato realizzato in maniera estemporanea e non avrà nessun seguito.

mercoledì 9 gennaio 2019

Blake e Mortimer 25: La Valle degli Immortali Tomo 1 - Minaccia su Hong Kong

Se la prima parte di un dittico deve essere per forza di cose introduttiva questa lo è forse un po’ troppo. Nella prima metà di Minaccia su Hong Kong veniamo messi a conoscenza dei retroscena della vicenda e delle basi storiche su cui poggia. Vengono introdotti i vari attori coinvolti e Yves Sente si premura inoltre di spiegarci cosa fosse successo dopo Il Segreto dell’Espadon riempiendo (immagino) alcuni buchi della saga. Ma l’azione comincia a pagina 30 o poco prima.
La storia è ambientata subito dopo gli eventi del primissimo capitolo della serie e vede il Professor Mortimer impegnato su due fronti: dovrà andare a Hong Kong sia per supervisionare la costruzione di una nuova arma che ha progettato sia per rintracciare la seconda parte di un antico manoscritto che, se la sua autenticità verrà provata, riscriverà la storia della Cina. Anche Olrik ovviamente rientra nel quadro, agli ordini del Generale Xi-Li ma ben contento di contrastare ancora una volta i protagonisti.
L’incipit della storia è alquanto ingenuo: tra tutte le migliaia di casse di antichità che vengono imbarcate per sottrarle alla violenza dei tumulti si sfascia casualmente proprio quella che contiene una statua che, guarda caso, si rompe provvidenzialmente rivelando parte del manoscritto (oltre ai resti del meccanismo dell’arma decisiva per l’affermazione di una dinastia cinese, la balestra). Nelle prime pagine fa anche una comparsata nientemeno che Odilon Verjus, protagonista di un bel fumetto umoristico che ho ricordato qui – oltretutto il primo “subliminale” che ho riportato riguarda proprio Blake e Mortimer e Yves Sente. Per fortuna lo spettro della farsa aleggia solo in questi frangenti e il fumetto si incanala presto in una vicenda sospesa al momento tra esotismo, spionaggio e guerra. Con un bel po’ di nozionismo in mezzo.
I nuovi disegnatori, Teun Berserik e Peter Van Dongen, sono sicuramente bravi ma la loro linea chiara non mi sembra molto in sintonia con quella di Jacobs, quanto più debitrice di autori moderni come Swaarte, Torres e il primo Bênoit. Le mani sono spesso innaturalmente contorte (e poi perché disegnare le unghie solo nei primi piani?) e le figure femminili, comunque pochissime, hanno qualcosa che non mi convince. Possibile poi che al Savoy ci fosse tutta quella polvere? Mi è sembrato che anche i colori, dati dallo stesso Van Dongen, a volte non siano proprio ottimali (per quanto sicuramente buoni), accostando ogni tanto tinte un po’ troppo simili che non mettono in evidenza i soggetti più importanti.
Dopo questo antipasto poco più che introduttivo (che si conclude con un cliffhanger non da poco) spero che la storia decolli nella seconda parte.

martedì 8 gennaio 2019

Historica 75: la Brigata Ebraica

Come nel caso de I Cosacchi di Hitler anche in questo volume la guerra è più che altro lo spunto di partenza per una narrazione più estesa. La Brigata Ebraica prende l’avvio nel giugno 1945 quando Ari e Leslie, membri della divisione del titolo, incontrano in Polonia la giovane Safaya Mehringer nel corso di uno dei loro raid a caccia di criminali nazisti. Il primo episodio, Il giustiziere, è un’avvincente fuga attraverso l’Europa appena liberata dall’incubo della Seconda Guerra Mondiale ma ancora profondamente segnata dalle sue brutture, e per nulla liberata dall’antisemitismo.
Il secondo episodio, TTG, ruota attorno alla caccia all’ex SS-Sturmbannführer Eckhart Krause, prossimo a fuggire in Argentina, mentre si aprono squarci sul passato di Leslie. Alcuni colpi di scena ben piazzati (tra cui l’esilarante rivelazione su cosa significasse l’acronimo del titolo) non bastano a risollevare una storia che in certi passaggi è un po’ confusa e che scade nel ridicolo involontario con un’apparizione del Mortimer di Jacobs – Blake apparirà nel terzo e conclusivo episodio.
Il trittico si risolleva nettamente con Hatikva, in cui l’azione si sposta nella Palestina del 1948: il contesto è decisamente più originale di quello della Seconda Guerra Mondiale, Marvano scrive con documentatissimo coinvolgimento e lo snodo finale della vicenda è intelligente e originale (anche se la bandiera risolutiva non ha sempre un disegno coerente). Rimane forse un certo senso di incompiutezza, anche perché La Brigata Ebraica si basa su una struttura della tavola assai povera con poche vignette per pagina, oltre al fatto che certi elementi del passato dei protagonisti, in particolare la figura di Erika Pasternak (che se ho ben capito in origine aveva pure l’onore di una copertina), vengono solo accennati.
Questo volume avrebbe potuto essere una bella storia d’avventura, coinvolgente e piena di momenti drammatici (ma bilanciati da altri più leggeri e divertenti), non un capolavoro ma un fiore all’occhiello di Historica, se non fosse per i disegni di Marvano. Sarà pure bravo a raccontare per immagini, vedi la sequenza quasi del tutto muta a pagina 22, ma il suo tratto scarno e impreciso toglie gusto alla lettura, tanto più che i personaggi possono cambiare fisionomia di vignetta in vignetta e a seconda dell’estro del momento ingrassano e dimagriscono, così come pure la lunghezza dei loro arti è variabile senza alcun criterio. I disegni influiscono pesantemente anche sul tempo di lettura, assai ridotto, perché se gli sfondi sono quattro pennellate in croce o sono del tutto assenti uno non può nemmeno fermarsi ad ammirarli come dovrebbe succedere con un fumetto franco-belga. Il colorista Bérengère Marquebreucq fa un buon lavoro, ma la base di partenza è quella che è.