Probabilmente Peter Milligan si
sarà divertito a prendere in giro l’industria del fumetto statunitense
resuscitando personaggi che avrebbero dovuto essere morti, anche se aveva già
fatto la parodia di queste infinite morti e resurrezioni in
Animal Man e
Shade e chissà in quanti altri suoi fumetti che non conosco o che
adesso non mi sovvengono. Ma dopo quella che pareva essere
la pietra tombale sulla saga dei suoi protagonisti
il tutto sembra una forzatura e sa anche di già visto.
L’Orfano e Vivisector non erano
poi così morti come descritto nella miniserie che avevo messo nel Peggio del
2013, e insieme a Doop e ai fantasmi di U-Go Girl e Dead Girl cercano di
reclutare la figlia della prima, ignara che fosse sua madre e non la sorella
come le era stato detto. Ma la giovane Katie Jones (alias Sawyer), che sta
appena sviluppando i suoi poteri e il colorito della madre/sorella, è anche nel
mirino di un altro gruppo di supereroi ancora più strampalato della nuova
X-Statix: X-Cellent, capitanato dal redivivo Zeitgeist che Milligan aveva
presentato come protagonista nel primo numero della sua X-Force per poi ammazzarlo immediatamente (espediente che Yann
aveva già usato vent’anni prima in Les
Innomables). Lo shock value
dell’epoca va a farsi benedire, insomma, e Milligan ci da dentro anche col
concetto di legacy introducendo i
figli, chi più chi meno biologico, di Anarchist e Phats.
Il motivo per cui la gang di
Zeitgeist vuole la giovane Katie è perché le manca un membro che la
teletrasporti in giro per i luoghi delle loro malefatte. X-Cellent non è
propriamente un gruppo di supercattivi, men che meno di supereroi, ma si
avvicina a una banda di situazionisti che coi loro “happening” vogliono
ottenere sempre maggiore visibilità, che oggigiorno è legata alle iscrizioni al
proprio canale Youtube. Quando però il gruppo alza la posta e si mette a
devastare la magione del Dottor Strange le cose si fanno più serie, tanto più
che il loro complice Pood (versione malvagia, o meglio ancora più malvagia, di
Doop) è riuscito a trascrivere un pericolosissimo libro d’incantesimi.
Adattandosi ai tempi, Milligan
prende di mira le nevrosi e le manie di oggi: le fake news, la dipendenza
dai social, la diatriba sul gender e la crudeltà dello star system che c’era già nelle sue
precedenti storie con questi personaggi. Purtroppo è impossibile dire se il
ricorso ai soliti cliché del genere volesse essere una loro parodia o se
semplicemente Milligan non sapesse come far procedere altrimenti la trama. C’è
il classico espediente dell’episodio narrato sempre da un personaggio diverso,
la decisione della recluta riluttante di abbracciare finalmente la “carriera”
di supereroe, il passaggio di un personaggio da una squadra all’altra, la
“scienza” che ricostruisce un cadavere ma poi per esigenze narrative non riesce
a sostituire un braccio con altro che non sia una ridicola protesi vintage, ecc. Da notare che pur non
avendo ancora un teletrasportatore gli X-Cellent (da soli o in gruppo)
compaiono dal nulla proprio quando devono, e combattono tranquillamente a
mezz’aria… Le deroghe ai binari del genere sembrano più che altro dovute all’urgenza
di Milligan di raccontare i sentimenti di Mirror Girl e a un suo generale disinteresse:
alcuni membri di entrambe le squadre servono solo a far da tappezzeria sullo
sfondo e non fanno o dicono sostanzialmente nulla di rilevante. Qualche battuta
è anche azzeccata, ma la dirompente freschezza della vecchia X-Force è irrimediabilmente perduta. A
fare un po’ incazzare è il fatto che questa miniserie (uno speciale uscito
ancora nel 2019 e poi la miniserie vera e propria di cinque numeri) altro non è
che la “prima stagione” di una serie di cui bisogna attendere il seguito.
I disegni di Michael Allred sono
sicuramente validi, anche se ho smesso di mitizzarlo da un pezzo. È una perla
rara, espressiva ed elegante, nel panorama USA, ma qualche errorino anatomico o
di coerenza somatica lo fa anche lui, e le sue tette hanno un che di
innaturale. Provvidenziali i colori di Laura Allred, che integra e corregge
quello che il marito (o fratello?) si è scordato di disegnare.
In definitiva questo ritorno dei
vecchi personaggi (e l’introduzione di altri della stessa risma) ha un po’ il
sapore di una minestra riscaldata e non conclude nemmeno un arco narrativo, ma
rispetto ad altri prodotti più standard potrebbe meritare la lettura.