mercoledì 28 febbraio 2018

Con che coraggio...!

Wikipedia è notoriamente inaffidabile, anche se può incidentalmente servire a trovare percorsi e collegamenti inaspettati nell’argomento della ricerca.
Tra le delizie che la caratterizzano ci sono le date di nascita o morte che cambiano a seconda della lingua in cui si fa la ricerca, bibliografie palesemente incomplete e approssimative, date sballate e contraddittorie, materiale raccattato in giro per il web assurto ad autorità accademica (e qui ho la mia parte di responsabilità, ma non è colpa mia se fraintendono o ci ricamano sopra). Recentemente, poi, notavo che alcune voci italiane sembrano essere delle traduzioni automatiche molto, ma molto, rozze da altre lingue.
E con questo bel curriculum all’attivo ieri sera hanno pure avuto il coraggio di chiedere un contributo economico.
Ovviamente, scrivendo la richiesta dell’obolo in maniera sgrammatica.

domenica 25 febbraio 2018

Longshot Comics 3: Le malaugurate avventure di Filson Gethers


Terzo episodio della saga dei Gethers, uscito a fine 2017 ma di cui ho scoperto l’esistenza solo dalla penultima Anteprima. Longshot Comics è un progetto che coniuga sperimentalismo e beffarda comicità, nel solco di quelle opere futuriste che prendevano in giro il fruitore.
Shane Simmons ingolfa le tavole di vignettine quadrate tutte uguali, poste su otto strisce da dieci vignette ciascuna. Date le dimensioni, i personaggi vengono rappresentati come pallini (presunte riduzioni microscopiche di raffinate incisioni!) e gli sfondi non esistono. Come credevo di avere già scritto (ma non ne trovo traccia qua sul blog) una struttura del genere si basa interamente sui dialoghi e in più di un’occasione sembra di leggere il testo di una pièce teatrale; Simmons in realtà sa usare con maestria le caratteristiche specifiche del fumetto, creando ad esempio un senso di attesa o sospensione inanellando vignette vuote o mute, o giocando sull’impossibilità di determinare il sesso o l’etnia di un personaggio (tanto sono tutti uguali) per creare effetti umoristici.
Le malaugurate avventure di Filson Gethers è un prequel e ha come protagonista il nonno del Roland che fu/sarà protagonista del primo volume. Tra i vari Gethers mi pare quello più fortunato; pur se nato nella miseria più nera e orfano di padre, otterrà giovanissimo un bel gruzzolo e, pur tra i vari rovesci di fortuna che ne caratterizzano l’esistenza, avrà modo di visitare il mondo e di fare le esperienze più disparate – incontrerà persino personaggi storici di importanza capitale.
Lo stile di Simmons è come sempre sarcastico e tagliente, senza alcuna pietà per le condizioni delle masse suburbane inglesi di fine ’700/inizio ’800, ma anche molto attento a diversificare le sue bordate e a sbertucciare anche molti altri ambiti, come l’universo militare, gli interessi economici mondiali e vari stereotipi nazionali. Sullo sfondo delle molte risate che sa strappare al lettore c’è spesso una certa amarezza, fino all’apoteosi finale.
Questo terzo volumetto, uscito a dieci anni di distanza dal primo, conta quattro pagine in meno rispetto agli altri due, costa 50 centesimi in più del secondo (pubblicato sei anni or sono) e presenta un’appendice di note dai riferimenti di pagina totalmente sballati. Mi sembra però il migliore tra quelli letti finora.

venerdì 23 febbraio 2018

Il buon J_D_La_Rue_67...

…mi ha segnalato già illo tempore questa sequenza disneyana dal piglio metanarrativo, in cui i protagonisti si dedicano al gioco che la rivista offre ai lettori, il tutto integrato nella trama.

La storia è Paperino e il doppio Capodanno, a opera di Martina e Carpi, e risale a 60 anni fa.

martedì 20 febbraio 2018

Fumettisti d'invenzione! - 128

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

FLOWER OF LIFE
(Giappone 2004, in Wings, © Shinshokan, slice of life)
Fumi Yoshinaga

La vita in una scuola superiore giapponese di un gruppo di ragazzi che partecipano al club dei manga, e che sono variamente emarginati. I protagonisti principali sono Harutaro Hanazono, malato di leucemia ma vivace ed espansivo, e Shota Mikuni, timidissimo e sovrappeso. Il loro gruppo è frequentato anche da Sumiko Takeda, ragazza poco femminile che non presta attenzione alla moda ma è appassionata di manga e ne realizza a sua volta, ispirandosi al lavoro di Riyoko Ikeda.
Anche Shota e Harutaro tenteranno di realizzarne uno consolidando la loro amicizia.

[NARRATIVA] CARTOONIST COME PROTAGONISTA OCCASIONALE – ROMANZI SERIALI (pag. 78)

DIARY OF A WIMPY KID (DIARIO DI UNA SCHIAPPA)
(Stati Uniti 2007, Harry N. Abrams, Inc., narrativa per ragazzi)
Jeff [Jeffrey Patrick] Kinney, che li ha anche illustrati

Le disavventure di Gregory, un ragazzino di 11 anni che si appresta a iniziare la scuola media. Il libro venne inizialmente presentato sul sito FunBrain nel 2004, ma visto il successo venne stampato in formato cartaceo nel 2007. L’esito commerciale fu ancora più eclatante, tanto da generare molti seguiti (al momento si contano 12 libri di questo franchise), alcuni manuali ironici e una serie di film.
In questo universo narrativo il giornale locale pubblicata una striscia quotidiana umoristica, basata principalmente su un bambino che assilla i genitori con le sue domande, e Greg e suo padre la detestano (mentre il suo amico Rowley la apprezza).
Nel quarto libro della serie, Dog Days (tradotto in italiano come Vita da Cani) l’autore della strip muore, ma viene sostituito nella sua realizzazione dal figlio Tyler.
Pseudofumetto: L’il Cuties, realizzato inizialmente da Bob Post e poi continuato da suo figlio Tyler.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

SUKKIARELLA
(Italia 2017, © Kasaobake di Elena Toma, pornetto)
DAP [?]

Sukkiarella è una diavolessa laida a cui viene affidato il compito di eliminare un umano che starebbe causando una drammatica flessione nel numero delle anime condannate all’inferno. Da lì si sviluppa una serie di situazioni comicamente pornografiche.
Il volume con l’avventura principale contiene anche una storia in appendice in cui Sukkiarella incontra il protagonista del suo fumetto preferito: il Mago Stokazzo. In questo universo Stokazzo è un personaggio “reale” e Sukkiarella va a vederlo dal vivo a una sessione di autografi insieme alla sorella Pekoryna, scoprendo gli oscuri retroscena dietro la sua identità.
Pseudofumetti: oltre a Il Mago Stokazzo compare qualche altra parodia o citazione e alla fine la protagonista passerà a ben altre letture: il fumetto de La Strega Staminkia.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

PAGINA DI PRESENTAZIONE DI JACK KIRBY
(Stati Uniti 1971, in New Gods, © DC Comics, materiale introduttivo)
Jack Kirby [Jacob Kurtzberg]

Nel 1971 l’industria dei comic book stava cercando nuove strade per affrontare la flessione delle vendite del settore, soprattutto per le testate più deboli. La soluzione che coinvolse la serie di Jack Kirby New Gods fu quella, comune ad altre testate, di passare a una foliazione più generosa a fronte di un consistente aumento di prezzo: da 15 a 25 cents. Le pagine in più non erano dedicate a materiale inedito (che l’editore avrebbe dovuto pagare ex novo) ma alla ristampa di alcuni classici del fumetto DC.
Per introdurre questa scelta venne inserita una tavola appositamente realizzata da Jack Kirby in cui l’autore in persona introduceva di volta in volta il classico di quel numero.

venerdì 16 febbraio 2018

Historica Biografie 10: Elisabetta I

La collana Historica Biografie procede nel solco ormai consolidato di fumetti storici di qualità, rigorosi ma appassionanti e per nulla (o molto poco) didascalici.
Elisabetta I segue la vicenda della “regina vergine” dalla reclusione, ventunenne, nella Torre di Londra fino alla morte, sottolineando quanto l’aspra battaglia contro sua cugina Maria Stuarda (dopo quella meno lunga ma altrettanto combattuta contro la sorellastra Maria Tudor) fosse un conflitto tra Cattolicesimo, promosso dalle due Marie, e Protestantesimo, restaurato e supportato da Elisabetta.
Vincent Delmas fa emergere una figura femminile determinata e volitiva, ma al contempo vezzosa e talvolta vittima di slanci e passioni estemporanei. Lo sceneggiatore riserva un ruolo di rilievo anche ai consiglieri della regina, in particolare William Burghley, ossessionati dalla vita sentimentale di Elisabetta I e dalla conseguente discendenza al trono. Questo offre l’occasione di intavolare scambi di battute che, rimanendo sempre molto castigati, spingono a più di un sorriso.
L’epoca elisabettiana viene evocata con poche ma sapienti pennellate, spiegando ad esempio con grande chiarezza il piano per la svalutazione della sterlina di Thomas Gresham e ricorrendo alle comparsate di personaggi storici famosissimi come Francis Drake.
Elisabetta I si legge tutto d’un fiato fino alla fine, ma d’altronde una protagonista così forte e atipica è già affascinante di suo, così come gli acquitrini ingarbugliati della diplomazia e delle corti rinascimentali offrono da soli uno spettacolo intrigante.
Ai disegni Andrea Meloni offre una buona prova, per quanto discontinua. Discontinua non a livello qualitativo ma proprio stilistico: a volte si profonde in dettagli, altre risolve rapidamente gli sfondi o le comparse, con meno tratteggi e pennellate più grosse e decise. Certi particolari vengono solo abbozzati in alcune vignette, mentre in altre la ricerca grafica è quasi esagerata: a pagina 8 l’abbazia di Westminster rivela impietosamente che il suo colonnato è frutto degli stessi elementi riprodotti più volte col computer. Certi volti sono poi molto realistici, altri sono quasi caricaturali. Poco male, comunque, perché il risultato finale è buono in ogni caso e Meloni, supportato da Giulia Priori con cui condivide l’Arancia Studio, è un disegnatore molto espressivo. Peccato per le nuvolette scontornate a forma di parallelepipedo che finiscono per mortificare un po’ la resa grafica delle tavole nel loro complesso.
La parte storico-didattica, affidata a Michel Duchein, è quanto mai utile per approfondire certi aspetti che nel fumetto sono stati fisiologicamente appena accennati, e mi sembra che in questo volume l’integrazione tra l’appendice saggistica e la parte narrativa sia la migliore vista finora.
Da notare che in copertina campeggia un altro nome oltre a quelli citati qui, ovvero Regnault, ma nelle gerenze non ne viene fatta menzione.

domenica 11 febbraio 2018

Il Morto 31: Memoria Criptata

Continua serratissima la trama iniziata due numeri fa. Proprio riprendendo dalla fine del numero 29, un turista rinviene in Egitto la pen drive perduta e, credendo che contenga chissà quali filmati porno (!), la porta da uno specialista per accedere ai file criptati.
Peg dal canto suo è costretto dalla compagna a fare armi e bagagli dopo gli eventi del numero scorso, messo di fronte a un ultimatum con le parole «Preferisco una vita monotona e noiosa ad una pericolosa!». Nel mentre il loschissimo Aurelio Gardo viene messo al corrente che Zaxan è ancora vivo e, per quanto incredulo, decide di correre ai ripari affidandosi a un killer dalla professionalità encomiabile.
Memoria Criptata è un episodio molto articolato che segue varie trame: i segreti contenuti nei file criptati (progetti militari, altro che porno amatoriale russo) attirano l’attenzione di più organizzazioni, il killer assoldato da Gardo ha il suo bel daffare ma alla fine dimostrerà quanto sia effettivamente professionale (forse in un omaggio a Il Buono, il Brutto, il Cattivo?) e Peg deve a sua volta farsi decrittare i file che ha nella pen drive recuperata lo scorso numero. Ovviamente questi tre filoni finiranno per intrecciarsi fino a costruire un unico mosaico complesso e coerente, in cui farà un gradito ritorno un personaggio dei primi numeri, sullo sfondo della comune di artisti “Le Muse Aliene”. Anche il redivivo Zaxan farà un’apparizione alla fine, sfoggiando però un volto diverso da quello di Moggi! Forse il team della Menhir avrà preferito evitare di incorrere in noie legali ma io purtroppo non ho letto il numero 12 e quindi non so che fine avesse fatto quel personaggio: forse si sarà sottoposto a una plastica facciale.
Nonostante la complessità nel seguire le varie vicende parallele, la storia si legge con piacere e i molti personaggi che intervengono sono tutti molto ben caratterizzati, anche fisicamente. Non mancano riferimenti all’attualità sociale, e proprio a tal proposito ho riscontrato l’unico passaggio poco riuscito: il collegamento grafico dalla tavola di pagina 39 a quella di pagina 40 non “funziona” molto bene (prima il killer-mendicante è ancora coperto dai giornali, poi lo vediamo comodamente seduto sulla panchina). Forse la cosa è dovuta al tipo di lavorazione dello Studio Telloli, per cui lo stesso disegno di base può servire da elemento di più vignette.
Graficamente Piero Conforti, inchiostrato da Ivano Codina, è diventato ancora più bravo e in questo episodio è molto più espressivo e dinamico del solito. Non male la carrellata di “donnine” in cui si profonde all’inizio.
Purtroppo la periodicità rarefatta con cui esce Il Morto non permette di stare “sul pezzo” quanto una storia così serrata meriterebbe, ma a leggere l’anticipazione del prossimo numero sembra che la trama prenderà un’altra piega. Vedremo.
In appendice c’è una storia breve dell’ormai classico H. W. Grungle, scritta da Daniele Biglia e disegnata più che dignitosamente da Gioele Vimercati.

giovedì 8 febbraio 2018

Dylan Dog Color Fest 24: Strani Giorni

Irretito dalle suggestive e coloratissime illustrazioni di Baggi e Rincione ho preso questo ventiquattresimo Dylan Dog Color Fest, che si è rivelato un acquisto decisamente felice.
La prima storia, Di Mostri, Incubi e Ragazze, interamente opera di Alessandro Baggi, dura solo 16 pagine e sembra essere più che altro una specie di press kit del protagonista, che ne riassume tematiche e atmosfere senza seguire una trama precisa. In realtà una situazione specifica di partenza c’è, ed ha anche un suo sviluppo, ma Baggi si concentra più che altro sulle suggestioni che riesce a innestare nel corpo portante, alcune delle quali molto simpatiche e originali.
La parte più entusiasmante di questo antipasto è comunque quella grafica, in cui Baggi dimostra di sapere gestire col suo stile particolare non solo le splash page ma anche le tavole dalla struttura più classica. Ma questo già lo si vedeva ne Il Caso di Loretta Stevens.
Spazio sotto Sfratto è opera di Dennis Canale e Gianluca Acciarino. Si tratta di una vicenda “ai confini della realtà” molto accattivante con delle riuscitissime punte ironiche. Molto simpatico l’effetto narrativo dato dalla splash page iniziale in relazione con la tavola successiva. La risoluzione del mistero (e la situazione in cui avviene) ha uno spiccato e riuscitissimo piglio beffardo e nel complesso Spazio sotto Sfratto mi ha ricordato Douglas Adams.
I colori di Andres Mossa mi sono sembrati molto buoni, ma così a occhio credo che Acciarino renda benissimo anche in bianco e nero.
L’ultimo episodio è il più lungo (ben 48 tavole) ed è scritto da Michele Monteleone per i disegni e i colori di Giulio Rincione. In L’Isola dei Morti Dylan Dog viene coinvolto da Madame Trelkovski nel recupero dell’anima di una bambina nell’Isola dei Morti del titolo, a cui si può accedere tramite la sesta copia segreta del quadro omonimo di Böcklin, in possesso della medium.
Tra reminescenza orfiche e un occasionale tono ironico (che curiosamente non suona mai fuori luogo nonostante la drammaticità di fondo) i due riescono nel loro intento e hanno la meglio sulla versione burocratizzata dell’inferno in cui sono finiti. C’è però ancora tempo per un colpo di scena finale e una sorta di dichiarazione di intenti secondo cui questa storia farà probabilmente da preambolo ad altre vicende collegate.
Rincione si muove tra preziosismi grafici ed elementi marcatamente caricaturali (Dylan Dog ha i piedi lunghi come quelli di Telespalla Bob), creando comunque delle tavole molto suggestive in cui non perde mai di vista la narrazione, dosando dinamismo e contemplazione a seconda delle necessità.
In definitiva un Dylan Dog Color Fest molto piacevole da leggere (e volendo anche solo da osservare) in cui la uso mano non è nemmeno un handicap visto che la saturazione dei colori non ha portato all’emergere di spazi bianchi, che avrebbero ovviamente avuto una resa migliore su carta patinata.
Da notare che nell’editoriale Roberto Recchioni definisce Werther Dell’Edera, autore della scolastica copertina, «uno dei maestri del bianco e nero mondiali ». Ora, io non ho dubbi sul fatto che Recchioni lo creda veramente (e Dell’Edera ha in effetti pubblicato anche fuori dall’Italia) ma ripensando ai quattro segnetti in croce con cui disegnava i suoi fumetti su Lanciostory mi viene spontaneo pensare che ci sia del sarcasmo anche qui.

domenica 4 febbraio 2018

E siamo a quota 14

Quattordici volumi di Don Camillo a Fumetti e 100 racconti della serie di Guareschi raggiunti (e abbondantemente superati) proprio con questo numero.
L’operazione della ReNoir sembra essersi insomma confermata un successo, con i primi volumi oggetto di ristampa e operazioni collaterali come i volumetti fuori collana. D’altra parte la qualità (della confezione, dei disegnati, dei redazionali) è molto alta, ma è facile dirlo adesso mentre nel 2011 questa proposta poteva sembrare un’incognita. E invece la ReNoir è riuscita evidentemente a coinvolgere un vasto pubblico, immagino intercettando anche gli amanti di Guareschi al di fuori della solita cerchia di appassionati di fumetti – i quali hanno avuto le loro brave gratificazioni con gli interventi eccellenti di Casertano e Villa. E probabilmente ha lavorato anche in un’ottica internazionale data la fama dei personaggi, come testimonierebbero la struttura a quattro strisce e la mezzatinta, che sembrano invocare un formato più grande e il colore.
La correzione di tiro effettuata qualche anno fa col passaggio dalle 128 pagine a 14 euro alle 112 a 12,90 ha senz’altro influito sulla stabilizzazione del progetto sul mercato, anche se credo di aver sentito dire che in realtà il vero scoglio produttivo della serie è che funge involontariamente da vivaio per autori che, una volta maturati e ottenuta la ribalta, vengono ingaggiati da Bonelli lasciando alla ReNoir l’incombenza di trovarne altri!
Insomma, un piccolo miracolo fumettistico italiano in barba alla crisi del settore.
Anche se devo capire perché diavolo i volumi arrivano sempre tardi alla fumetteria da cui li ordino.

venerdì 2 febbraio 2018

Historica 64 - Roma 2: Cesare deve morire!

Secondo volume dedicato alla saga di Roma. Stavolta le tre storie sono ambientate rispettivamente all’epoca di Giulio Cesare, Caligola e Costantino e i primi due sono protagonisti insieme agli eredi di Leonidas e Aquilon, che anzi qui hanno un ruolo secondario anche se indispensabile alle trame.
Riassumendo rapidamente, la serie parte dal presupposto che la storia della Città Eterna sia stata influenzata nell’ombra dal Palladio, la statua in cui venne imprigionata la dea Ker che esigeva le aspersioni delle vestali appositamente addestrate per non scatenare l’apocalisse su Roma.
In A morte Cesare (credo sia la prima volta che il titolo di un volume di Historica non è lo stesso di uno degli episodi che lo compongono) Cesare minaccia di trasferire il Palladio in Egitto come pegno di lealtà alla sua amata Cleopatra, scatenando la furia del vendicativo spirito sovrannaturale.
Ne Il sangue del mio sangue si scopre che nientemeno che l’imperatore Caligola è il padre della nuova vestale di Ker, e la storia è un’efficace discesa nel baratro della pazzia, in cui la tripletta di sceneggiatori non lesina sul grottesco e sul viscerale.
La paura o l’illusione vede per la prima volta le due famiglie contrapposte, anche se solo come incipit: gli Aquilia sono rimasti fedeli a Roma e alle sue tradizioni pagane mentre i Leonio hanno abbracciato la fede cristiana. Questo terzo episodio qui raccolto ha un taglio investigativo (chi sta ammazzando i nemici dei cristiani bruciandone i corpi?) ma sempre con l’elemento sovrannaturale in primo piano. Buono il colpo di scena sulla rivelazione del colpevole, anche se Convard-Adam-Boissierie avrebbero potuto dare qualche indizio in più al lettore.
La qualità della parte grafica è piuttosto variegata ma si mantiene sempre su livelli quantomeno dignitosi: Annabel mi è sembrata la meno efficace, con un tratto un po’ incerto, poco modulato e a volte un po’ sproporzionato. I colori di Filippo Rizzu, per quanto validi, non hanno migliorato la resa finale, e oltretutto nella prima storia i balloon a volte sono messi un po’ a caso.
Christian Gine mi ha piacevolmente sorpreso: il suo stile scarno e a volte sbilenco si è adattato alla perfezione all’atmosfera folle e morbosa dell’episodio su Caligola e, benché non si sia profuso negli stessi dettagli di Annabel, si è rivelato ancora una volta bravissimo a raccontare per immagini. Gli si perdona facilmente l’uso di un qualche programma con cui ha copia/incollato certi elementi nelle scene di massa, utilizzo limitato comunque a solo un paio di frangenti. Ottimi anche i colori di Antoine Quaresma, che non satura le tavole con Photoshop et similia ma accompagna il tratto di Gine colorandolo come si usava una volta, pur facendolo col computer.
Infine, ottimi i disegni di Régis Penet, che hanno modo di risaltare grazie alla tavolozza tenue di Nicolas Bastide.
Roma si sta rivelando una saga avvincente e molto ben condotta, pur con un assunto di base fantastico che inizialmente poteva sembrare ridicolo (ma chiaramente, e nei primi due episodi di questo volume è ancora più evidente, è solo il pretesto per approfondire certe vicende storiche).
Sono curioso di vedere cosa si inventeranno Convard & co. per tramandare il Palladio adesso che l’impero romano è vicinissimo alla fine.