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mercoledì 24 marzo 2021

The Sheriff of Babylon

I protagonisti di questa serie di dodici comic book sono sostanzialmente tre: Christopher è un ex poliziotto che adesso addestra quella che sarà la nuova forza di polizia irachena; Sofia/Saffiya è la sua ragazza di origine irachena che funge da intermediaria tra le varie forze in gioco nella Bagdad liberata del 2004; Nassir è un ex poliziotto di Saddam Hussein dai trascorsi poco limpidi.

Uno degli uomini che Christopher sta addestrando viene trovato morto e questo innesca un’indagine che coinvolge a catena tutti e tre i personaggi. Nassir dal canto suo deve anche rispondere dell’omicidio di tre soldati statunitensi colpevoli (apparentemente) di avere trucidato le sue figlie. E i suoi contatti col terrorista Abu Rahim, mandante dell’omicidio della recluta di Christopher, attraggono ancora più attenzioni su di lui da parte delle forze di liberazione americane.

Non si tratta insomma del solito fumetto di supereroi, ed è già qualcosa, ma non si può certo dire che The Sheriff of Babylon sia un capolavoro. Letto tutto d’un fiato si finisce per pensare «Beh, tutto qua?» ma d’altra parte a leggerlo mensilmente nelle dodici uscite originali sarà sembrato che non finisse mai e si sarebbe potuto perdere il filo della trama, per quanto esile. Per il pubblico statunitense l’ambientazione e l’argomento avranno sicuramente un forte impatto, ma al di là di questo la trama si sviluppa in maniera sin troppo lineare con pochissimi colpi di scena (tra cui un trascorso comune tra Nassir e Sofia) e un sacco di dialoghi che vorrebbero essere profondi o almeno cool senza riuscirci sempre. Curiosamente i personaggi smettono di blaterare quando invece avrebbe potuto essere necessario: cioè alla fine, quando la storia si sposta in avanti di qualche mese verso un finale moraleggiante che svela, o forse no, chi siano i veri responsabili. Essendo molto “parlato” immagino che The Sheriff of Babylon fosse in origine un progetto per il cinema; forse Tom King viene da quel medium (o forse è la trasposizione di un romanzo, dove i dialoghi lunghissimi e le occasionali elucubrazioni filosofiche avrebbero trovato la loro dimensione ideale), anche se gli va riconosciuto di essersi sforzato di elaborare una soluzione abbastanza originale per le tavole dove ci sono sparatorie, che diventano spesso delle specie di scacchiere in cui le onomatopee sono contenute in vignette interamente nere.

Passando alla parte grafica, anche il disegnatore Mitch Gerads produce qualcosa di diverso rispetto a quello che si vede di solito nei comic book, ma nemmeno lui realizza qualcosa di innovativo o memorabile. Parte evidentemente da fotografie, o comunque si rifà a della documentazione precisa, ma ciò non gli impedisce di limitarsi ad abbozzare alcuni dettagli e imbastire sfondi e interni che a volte sono solo schizzati rapidamente. Troppo computer, comunque, soprattutto alla fine quando forse Gerads si era trovato con i tempi più stretti: vedere gli stessi identici sfondi può anche starci, ma personaggi che parlano e sono immobili senza differenza di vignetta in vignetta danno un senso di staticità poco adatto a questa storia. Nemmeno le sue linee cinematiche bianche mi convincono molto: stonano con l’ostentato realismo del resto. Gerads si occupa infatti personalmente anche dei colori, indugiando troppo spesso in effetti incongruenti che fanno sembrare le tavole delle vecchie pagine rovinate o scolorite in alcuni punti.

giovedì 24 dicembre 2020

Eroi in Crisi

Ennesima Crisi della DC Comics (ormai ne faranno una all’anno o giù di lì), questa storia parte almeno da premesse originali: la trinità dell’universo DC ha predisposto una struttura isolata con tecnologia kryptoniana in cui i supereroi possono andare a sfogarsi come dallo psicanalista per liberarsi dai traumi che altrimenti potrebbero farli deragliare. Nello specifico, la tecnologia permette di creare un ambiente virtuale a piacimento del “paziente”.

Ma qualcuno (o qualcosa) è riuscito a localizzare il posto e a superarne le difese e ha ammazzato i vari ospiti che si trovavano lì in quel momento. Chiaramente a farne le spese sono le mezze calzette dell’universo DC, quelli la cui mancanza non pone problemi di continuity o rimpianto nei fan. Alcuni non so nemmeno se esistono veramente o se sono stati creati appositamente per questa miniserie. La succitata trinità (Superman, Batman e Wonder Woman) indaga per arrivare al bandolo della matassa ma nel frattempo anche Booster Gold e Harley Quinn, aiutati poi da Batgirl e Blue Beetle, indagano perché devono scagionarsi dalle rispettive accuse di questo genocidio.

Nel mentre la notizia dell’esistenza di questo Santuario è stata diffusa mettendo a repentaglio la credibilità degli eroi, che si vorrebbero sempre sicuri di sé e privi di debolezze.

Ovviamente l’elemento investigativo della storia la fa seguire con interesse, per il resto Tom King scrive con brio senza esagerare con le battute cool (anche se qualcuna c’è) e caratterizzando molto in profondità i personaggi senza farli blaterare troppo. Queste qualità vengono in parte vanificate dai molti riferimenti a situazioni precedenti che non conosco e che, pur non essendo indispensabili per apprezzare la trama portante, hanno una certa influenza su di essa. A inframmezzare il flusso della narrazione ci sono tavole con gli eroi al “confessionale”, secondo un canone abbastanza comune usato anche in un film per ragazzi sulla Justice League che intravidi anni fa. Anche la soluzione del mistero, per quando accessibile anche così, richiede un minimo di conoscenza dell’universo DC che io non ho. Anche per questo non l’ho apprezzata molto, oltre che per tutti i problemi di sospensione dell’incredulità che comporta. Come non è molto apprezzabile la fastidiosa Harley Quinn, solo un po’ meno ridicola e irritante della sua controparte maschile Joker.

Sicuramente molto buoni i disegni di Clay Mann, che però non va oltre le matite e si vede. Purtroppo non è riuscito a fare tutto il lavoro da solo ed è stato occasionalmente (anzi, assai spesso) aiutato da disegnatori dignitosi, se non molto bravi a loro volta, ma non altrettanto spettacolari: Lee Weeks, Travis Moore, Mitch Gerads e Jorge Fornes.

Boh, poteva essere un fumetto interessante, e in parte lo è, ma per i miei gusti è troppo compiaciuto del suo rimestare nella mitologia DC Comics.