domenica 28 febbraio 2021

Fumettisti d'invenzione! - 160

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

 

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – GRAPHIC NOVELS E ONE SHOTS (pag. 24)


ΤΣΙΓΓΑΝΙΚΗ ΟΡΧΗΣΤΡΑ
(ORCHESTRA ZIGANA)

(Grecia 1984, in Babel, © Ianni Kalaitzi, satira)

Ianni Kalaitzi

 

Il fumettista Costa Fanargis, che realizza una striscia per un quotidiano, vive alcune buffe situazioni ad Atene. Prima e durante un appuntamento con Efi, impiegata allo stesso giornale per cui lavora, avrà modo di vedere le contraddizioni e le brutture della società greca degli anni ’80, finendo coinvolto anche in situazioni pericolose.

Orchestra Zigana venne pubblicato solo parzialmente su Babel, la rivista di riferimento del fumetto d’Autore greco, in quanto l’autore preferiva che ne venisse tratto direttamente un volume. Infatti anche Alfredo Castelli ammise, nello stesso numero di Eureka in cui comparvero le prime tavole del fumetto, che la pubblicazione italiana non era autorizzata a causa di fraintendimenti con l’autore, ma fu giocoforza procedere con la pubblicazione per non mandare al macero tutta la tiratura di quel numero

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

THE DICK AYERS STORY

(Stati Uniti 2005, © Ayers/Mecca Comics, autobiografia)

Dick Ayers [Richard Bache Ayers]

 

Opera in tre volumi in cui Dick Ayers racconta a fumetti le sue vicissitudini nel campo del fumetto, non sempre edificanti. Ayers (1924-2014) è noto principalmente per essere stato uno degli inchiostratori di Jack Kirby, ma ha realizzato anche le matite di diverse altre serie Marvel ed è stato attivo come cartoonist fino agli ultimi giorni della sua vita.

Pseudofumetto: Chic ’n Chu, una striscia giornaliera forse parzialmente realizzata ma comunque mai pubblicata.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)


COLONEL PORTERHOUSE

(Stati Uniti 1942, in Whiz Comics, © Fawcett Publications, Inc., umorismo)

Autore non identificato (T), George Storm (D)

 

Il Colonnello (ma lo sarà veramente?) Porterhouse è un fanfarone che legge con due ragazzini lo stesso numero di Whiz Comics in cui è ospitato, facendo da contrappunto a uno degli episodi degli altri personaggi pubblicati sulla rivista, ovvero i supereroi Captain Marvel e Spy Smasher, il cowboy Golden Arrow, l’avventuriero Lance O’Casey e il mago Ibis the Invincible. Racconta quindi di aver vissuto un’avventura molto simile a quella dell’altro personaggio (o che addirittura funse da ispirazione per quella!), esagerando le sue presunte imprese; viene regolarmente ridimensionato alla fine del fumetto – spesso dalla dispotica moglie.

La serie durò poco, solo cinque episodi, e dal numero 40 di Whiz Comics il Colonnello venne sostituito da altri fumetti umoristici effimeri di cui solo il vecchio lupo di mare Skipper McGee riprendeva in parte il meccanismo: un fanfarone esagera nel raccontare storie a due bambini, ma stavolta senza riferimenti metanarrativi.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

PARODIE (pag. 67)

INGRID THE BITCH (INGRID LA SCOSTUMATA)

(Stati Uniti 1971, in Mom’s Homemade Comics, © Kitchen Sink, parodia)

Denis Kitchen

Ingrid è una bambina decisamente precoce. Esibizionista e zoofila, a cinque anni se ne va di casa per scoprire il mondo e nel suo peregrinare incontra molti personaggi dei fumetti, che però non sapranno soddisfarla come il suo amato cane Pooch.

giovedì 25 febbraio 2021

Tex Stella d'Oro 32: L'ultima missione

Il protagonista di questo volume è Joe Beauregard (omaggio a Il mio nome è Nessuno?), un ranger del Texas che in gioventù aveva salvato insieme a Tex e Kit Carson un gruppo di prigionieri dagli indiani Comanche, trovando tra di loro la sua consorte.

L’impostazione de L’ultima missione, chiara sin dal titolo, è quella del western crepuscolare, con un eroe vedovo e stanco che azzarda un ultimo gesto con cui porre fine alla sua carriera e forse alla sua esistenza. In questo caso si tratta di oltrepassare il Rio Grande insieme a Tex e Kit per sgominare la banda di El Morado, o almeno riportare sulla retta via Jonah, fratello dell’amata moglie che è diventato anch’egli bandito. Mentre Tex e Kit cercheranno di cogliere di sorpresa i malviventi, Joe approfitterà della sua precedente militanza sotto copertura nella banda di El Morado per infiltrarvisi e salvare il cognato, ma Giorgio Giusfredi mette sul piatto anche il dubbio che Joe non sia poi così sincero e voglia in realtà fregare i suoi due commilitoni.

Prima di arrivare a questo punto, però, ci sono vari flashback per delineare meglio il protagonista o per magnificare ancora una volta le doti sovrumane di Tex, come in una lunga sequenza in cui insieme a Kit sgominò da assediato un’intera banda di indiani.

Finalmente il maggior formato viene sfruttato a dovere, né ci sono didascalie a spiegare l’ovvio. Però l’ampio spazio dedicato a sparatorie, agguati et similia si mangia quello dedicato alla narrazione, e forse il destino di Jonah tradisce una certa artificiosità da cui un fumetto di Tex non può sfuggire, dovendo concludersi senza lasciare elementi (anche morali) aperti.

I disegni di Alfonso Font, motivo principale del mio interesse per questo volume, dimostrano una grandissima qualità anche oggi che l’autore si avvicina agli 80 anni. Mi stupisce che, da quanto leggo nell’introduzione e nella biografia finale, sia un disegnatore molto presente su Tex, visto che la maniera con cui lo disegna non mi sembra molto canonica. Una nota di merito al colorista Matteo Vattani che, pur con “effetti speciali” a volte esornativi, ha proposto uno stile abbastanza simile a quello che usava Font stesso quando si colorava da solo. Certo, queste tavole si gustano un po’ a denti stretti ripensando che la conclusione de Il Prigioniero delle Stelle non la vedremo mai.

martedì 23 febbraio 2021

La Tomba di Batman volume 2

Visto che la prima metà di questa miniserie di dodici mi era piaciucchiata senza entusiasmarmi non mi sono proprio precipitato a leggerne la conclusione. Ma in definitiva devo dire che ne è valsa la pena.

Warren Ellis ha architettato un’indagine basata su una serie di scatole cinese. Aveva sicuramente un’idea ben chiara di dove andare a parare, inanellando però nel cammino vari tasselli del mosaico, personaggi ed elementi che porteranno alla conclusione senza avere la grande incidenza che avrebbero potuto avere (altri sceneggiatori o lo stesso Ellis ci avrebbero potuto costruire intere miniserie sopra). In sostanza quello che dovrà fare Batman è affrontare un suo doppio speculare, un caso clinico (ma non lo è anche Bruce Wayne?) che a seguito di un trauma vuole distruggere ogni concetto di legge a Gotham, e che è alla base dell’Esercito del Disprezzo.

La scrittura di Ellis si muove tra decostruzione del mito di Batman e sua celebrazione, con inserti ironici efficaci perché ben calibrati e non invasivi. Alla fine la tomba del titolo assume una rilevanza non solo simbolica, in un finale ad effetto che forse sancisce il fatto che questa miniserie si è svolta in un universo alternativo: in effetti questa Gotham e le risorse di Bruce Wayne mi sembravano un po’ troppo hi-tech, anche se non conosco lo stato attuale della serie regolare e forse i bat-segugi esistevano già.

Questi ultimi sei capitoli sono stati disegnati in toto da Bryan Hitch che si è inchiostrato da solo. Le sue tavole sono spettacolari, pur con le ipertrofie che gli sono proprie e il ricorso a inquadrature già sperimentate altrove. Però alcuni dettagli degli sfondi o la resa di certi elementi lasciano un po’ perplessi… la gestione delle tavole è ottima e il lettore sa sempre dove guardare anche nelle scene più esplosive e affollate (né c’è il rischio di perdere di vista i personaggi principali), però certe anatomie di secondo piano sembrano un po’ tirate via, così come i palazzi o i costumi non sempre trasmettono il senso del materiale di cui sono fatti. Considerando la dedizione e la perizia di Hitch, oltre che il desolante panorama dei disegnatori contemporanei di comic book, mi rendo conto che è ridicolo lamentarsi di queste quisquilie, che però in altri suoi lavori non si notavano.

Probabilmente La Tomba di Batman non sarà ricordato come uno dei lavori migliori di Ellis o Hitch, ma è sicuramente un prodotto valido.

domenica 21 febbraio 2021

giovedì 18 febbraio 2021

Fumettisti d'invenzione! - 159

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

 

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

 


SPICY PINK (IDEM)

(Giappone 2007, in Ribon, © Shūeisha, commedia romantica)

Wataru Yoshizumi [Mari Nakai]

 

Sakura è una mangaka ventiseienne a capo di uno studio tutto al femminile. È amica di un’altra mangaka, Kamijou Misono, della sua stessa età che però è più veloce a disegnare e ha più successo di lei. Misono cerca di combinarle un appuntamento perché secondo lei Sakura non può realizzare shojo manga se non ha esperienze amorose (e infatti non ne ha quasi avute): anche la sua editor critica la scarsa personalità dei suoi personaggi maschili. Da notare che Misono, alla ricerca di un compagno ricco con cui sistemarsi, si troverà invece impelagata col commesso di una fumetteria che si è spacciato per chirurgo, fingendo assai bene perché si è documentato sui manga di argomento ospedaliero!

Altre mangaka sono Yoshikawa Mai e Sakaki Sumi, anche loro impiegate presso la rivista Drop Magazine. Viene citato il film Manga no Oshigoto che descrive la vita dei mangaka ma viene criticato per essere poco realistico essendo la vita dei fumettisti giapponesi ben più dura.

Non viene dato moltissimo spazio all’aspetto lavorativo delle ragazze quanto alle loro vicende romantiche e a un po’ di suspense con ragazzi che tornano dal passato e vecchie fiamme credute morte che si scoprono essere vive e vegete, oltre ad altri inevitabili equivoci da commedia romantica.

Pseudofumetto: Devil meets Girl, un fumetto ben accolto dal pubblico visto che per realizzarlo Sakura si è ispirata alla sua storia con un ragazzo vero. Sakura riceve anche la proposta di realizzare una versione a fumetti del romanzo di successo Level Eleven di Mikami Yui.

 

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

 

GOOFY GOOSE INVENTOR


(Stati Uniti 1946, in Animal Antics, © DC Comics, umorismo)

Rube Grossman

 

Come dice il titolo, il protagonista è un imbranato palmipede inventore. Le sue storie partono sempre con un suo nuovo ritrovato “geniale”, che finisce regolarmente per combinare guai. Dal numero 16 di Animal Antics, con il titolo accorciato in Goofy Goose, il meccanismo della serie cambia e il protagonista diventa più banalmente un picchiatello che vuole farsi accettare dagli altri funny animals della fattoria nonostante le sue stramberie. Ad accompagnare questo appiattimento degli spunti ci fu, forse non a caso, un ricorso sempre maggiore a quei mezzucci metanarrativi con cui gli autori a corto di idee valide cercano di mandare avanti la baracca. Un tormentone erano i tentativi dell’insettino Julius di spodestare Goofy Goose dalla titolarità della serie. Alcuni esempi si trovano tra il 1949 e il 1950 nei numeri 20, 23 e 25 di Animal Antics (che col numero 24 aveva cambiato titolo in Movietwon’s Animal Antics) mentre nel numero 21 c’è un episodio che gioca con le convenzioni del fumetto:



Ma fortunatamente Goofy Goose in un’occasione mette in scena un “vero” fumettista d’invenzione:

Senza titolo in Funny Stuff 73 (1953). Rube Grossman

Pierre Van Hare, amico pittore di Goofy Goose, è un personaggio ricorrente della serie già visto in Movietown’s Animal Antics 27 (1950), 31 (1951) e 42 (1953) e Comic Cavalcade 38 (1950), 39 (1950, dove peraltro Goofy Goose ottiene lo spunto per le sue scempiaggini proprio leggendo fumetti) e 46 (1951). Pierre è disperato per lo scarso successo che hanno le sue opere e allora Goofy Goose gli consiglia di fare fumetti. Le sue opere, quasi ad anticipare i futuri graphic novel, sono deprimenti e non incontrano il favore dell’editore a cui si presenta, che dall’indirizzo intuiamo essere la stessa DC Comics. Ma Pierre saprà comunque trarne un grosso vantaggio utilizzandole per un altro scopo.

 

CINEMA  (pag. 81)

 


ZOOM

(Brasile/Canada 2015, commedia, dramma, animazione)

Regia: Pedro Morelli; sceneggiatura: Matthew Hansen, con Alison Pill (Emma), Mariana Ximenes (Michelle)

 

Trionfo della metanarrazione in cui tre vicende si generano e si influenzano tra di loro: nella parte animata del film Edward è un regista che sta girando un film su Michelle, una modella aspirante scrittrice che sta scrivendo un romanzo con protagonista Emma, operaia in una fabbrica di sex doll che realizza un fumetto il cui protagonista è Edward.

 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

 

TUMBLEWEEDS (COLT)

(Stati Uniti 1965, in , © North America Syndicate, striscia umoristica)

T. K. Ryan [Thomas K. Ryan]

 

Le situazioni e i personaggi tipici del mito del Far West filtrati attraverso la lente della parodia, con occasionali (rarissime ma comunque presenti) interpellazioni all’autore stesso.



lunedì 15 febbraio 2021

Ale & Cucca 9

Al termine di questo nono volumetto l’autrice promette nuovamente «giri della morte» nel prossimo, ma la trama si sviluppa abbondantemente già qui con alcuni scossoni. Dopo che gli eventi sono precipitati (negli scorsi episodi sono venuti a galla gli atti di autolesionismo della Ale, e anche a seguito di questo la Cucca ha picchiato la Feddy ottenendone una sospensione) si comincia a raccogliere i cocci per rimetterli insieme – o almeno per provarci. La Ale e la Feddy si chiariscono, ma il loro patto di dirsi solo la verità è il preludio a una nuova tempesta che deflagra già qui. La Cucca si barcamena tra i suoi due ragazzi più o meno ufficiali e al termine della storia forse anche Simo mostra qualche segno di cedimento psicologico.

Com’è nello stile della Cifone, i testi si muovono tra slang giovanile e dialoghi che sembrano presi di peso da libri di psicologia (nel capitolo 36 viene anche messo in scena un esempio da manuale); le situazioni si aprono a un vago erotismo che viene però sempre stemperato da un affettuoso umorismo. Nessun flashforward stavolta, ma di certo non servono quelli per alimentare il desiderio di leggere quanto prima il seguito!

A livello di disegni mi è sembrato che il particolare stile dell’autrice abbia calcato ancora di più la mano sulla resa infantile dei personaggi (da notare, ed era ora, che l’ipocrita disclaimer sulla loro presunta maggiore età è sparito), mentre le poche figure adulte sembrano vecchie decrepite a causa di un semplice trattino tra naso e bocca.

Una curiosità: questo volume viene indicato come pubblicato nel gennaio 2020 ma ovviamente è uscito solo un mese fa, visto che la Cifone cita anche il Covid nei redazionali finali.

venerdì 12 febbraio 2021

Il Grande Fumetto d'Aviazione - Buck Danny 1: Un aereo non è rientrato

Grazie a questa meritoria nuova collana di allegati della Gazzetta dello Sport anch’io finalmente ho potuto leggere un classico della BéDé da cui l’ambientazione aviatoria mi aveva sempre tenuto lontano. Si comincia con quello che a detta di amici esperti è uno degli episodi migliori. La pubblicazione non è infatti cronologica ma parte dal tredicesimo episodio originale, starting point ideale perché (come detto da Andrea Rivi nell’introduzione) all’epoca avvenne una sorta di reboot nella serie per cui, finita la Guerra di Corea, i protagonisti non erano più impegnati in storie belliche ma con nuovi ruoli che proprio qui vengono spiegati.

Il primo episodio raccolto, quello che dà il titolo al volume, vede Buck e i suoi compagni Tumb e Sonny riassegnati alla portaerei Valley Forge. Grandi prodezze aeree e gag che coinvolgono Sonny Tuckson, il lato comico del trio, ma ben poca compattezza narrativa e nessuna direzione chiara in cui il fumetto sembri andare. È evidente che Charlier andava a braccio improvvisando di volta in volta quello che avrebbe scritto la settimana successiva. L’aggancio di uno sconfinamento aereo da parte di coreani del nord (dipinti di giallo come si usava all’epoca) non ha il minimo seguito.

Finalmente alla tavola 302 (l’episodio dura le consuete 46 ma numerate da 275 a 320) si palesa una trama degna di questo nome, con i tre protagonisti promossi e diventati istruttori alla base di Hickam Field: durante un’esercitazione uno dei novellini viene colto dal panico entrando in un banco di nuvole mentre vola affiancato agli altri. La sua disattenzione provoca la perdita di un aereo e del suo pilota. Accusato di codardia, Fred viene rinnegato dai suoi compagni e probabilmente verrà anche cacciato dalla Marina. Ma Buck Danny vuole vederci chiaro e scopre un trauma alla base dello sconvolgimento che coglie Fred quando affronta la nebbia e le nuvole. Sottoposto a una terapia choc, Fred dimostra il suo coraggio e la sua abilità di pilota, ma il rientro dell’altro pilota che si credeva morto non fa che peggiorare la sua situazione. Ma tutto si concluderà per il meglio in questa storia che di aviatorio non ha poi molto se non le evoluzioni degli aerei, inframmezzata da gag superate per il gusto odierno.

Molto più interessante è il secondo episodio, Pattuglia all’alba. Qui si vede che Charlier aveva un progetto ben chiaro in mente, o forse è stato molto bravo a imbastirlo in corso d’opera. Un S.O.S. porta Buck Danny e soci alle isole Ryuku, dove rinvengono inspiegabilmente il relitto di un Catalina, un aereo che non dovrebbe trovarsi in quel posto in quanto dismesso dall’esercito statunitense subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il trio, accompagnato da un medico della Valley Forge, indaga sull’isola finendo coinvolto nella vicenda di un vecchio capitano tedesco che vuole recuperare i tesori affondati col suo sommergibile. Nulla di particolarmente originale (non credo lo fosse nemmeno nel 1955), ma la storia è carica di azione e colpi di scena e, vivaddio, non ci sono gag e sketch buttati lì tanto per guadagnare vignette. Qui inoltre la competenza tecnica di Charlier è fondamentale per sciogliere alcuni nodi della trama in maniera intelligente e ragionata.

Victor Hubinon come disegnatore non mi fa impazzire, ma questo era un rischio già preventivato dopo aver visto il suo lavoro su Barbarossa. Non che sia un disegnatore scadente, tutt’altro, però tra i grandi della BéDé l’ho sempre trovato il meno franco-belga di tutti. Visto che non modula il suo tratto come JiJé o Uderzo o Giraud e che tutto sommato non presenta una grande ricchezza fisiognomica, mi è sempre sembrato debitore delle strisce statunitensi. Da quanto ho letto negli Integrali di Barbarossa qui era al top della sua arte, ma Buck e Tumb si distinguono solo per il colore dei capelli.

La curiosità era quindi quella di vedere Charlier all’opera col disegno tecnico, visto che gli aerei li disegnava lui. Ma purtroppo anche da questo punto di vista Buck Danny non ha brillato. Non metto in dubbio il rigore tecnico con cui sono stati disegnati, ma la griglia obbligata di quattro strisce per tavola, e le conseguenti vignette non molto ariose, non permette di utilizzare inquadrature spettacolari. Inoltre l’inchiostrazione è un po’ “morbida”, quasi da fumetto umoristico, e non evoca la maestosità e la potenza che quei mezzi dovrebbero avere. A volte, credo per colpa della colorazione un po’ piatta basata sui colori primari, l’impressione che rimandano le carlinghe è quella del legno più che del metallo.

Pur riconoscendo la qualità del fumetto, a maggior ragione se rapportata all’epoca e alle condizioni della sua realizzazione, con l’obbligo di creare un colpo di scena alla fine di ogni tavola e con poca (o nessuna) possibilità di pianificare le sceneggiature, ho avuto conferma del fatto che Buck Danny non fa per me. Ma per 4,99 euro valeva sicuramente la pena di provarci. Con buona pace di quei fuori registro digitali che si lasciano dietro un alone bianco, che qui curiosamente riguardano solo le parti colorate di blu.

lunedì 8 febbraio 2021

Fumettisti d'invenzione! - 158

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

 

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

 


MEMORIAS DE UN HOMBRE EN PIJAMA (MEMORIE DI UN UOMO IN PIGIAMA)

(Spagna 2010, in Las Provincias, © Roca, biografia, umorismo)

Paco Roca [Francisco Martinez Roca]

 

Il fumettista Paco Roca ci introduce alla sua vita di “uomo in pigiama”: coronando un sogno di bambino ha scelto di fare il fumettista proprio per vivere sempre in pigiama. Come nel caso del successo internazionale di Roca, Rughe, anche da questo fumetto è stato tratto un film d’animazione.

Un bel po’ di spazio di queste storie brevi di una pagina è dedicato proprio alla sua attività di fumettista e alle questioni lavorative collegate.


 

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

 

IL DILETTANTE

(Italia 1980, in Eureka, © Editoriale Corno, satira)

Roberto Lari

 

Un impiegato aspirante fumettista cerca ispirazione per una nuova storia, apparentemente ignaro di quello che succede nel mondo attorno a lui, non ancora toccato dal benessere degli anni ’80 e ancora legato alle problematiche del decennio precedente. Nemmeno la visione dei suoi colleghi d’ufficio, della sua famiglia e di una riunione di partito sembrano giovargli, ma alla fine qualcosa produrrà, pur se metanarrativo.

 

CINEMA  (pag. 81)

 


SECRETS IN THEIR EYES (IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI)

(Stati Uniti 2015, thriller)

Regia: Billy Ray; sceneggiatura: Billy Ray [a partire della storia originale del film El secreto de sus ojos (Juan José campanella, 2009) tratta dal romanzo La pregunta de sus ojos di Eduardo Alfredo Sacheri], con Julia [Fiona] Roberts (Jess), Nicole [Mary] Kidman (Claire), Joe Cole (Marzin)

 

Le indagini su un atroce delitto compiuto 13 anni prima possono finalmente essere riaperte ora che il principale imputato, Marzin, non è più intoccabile. A suffragare i sospetti verso di lui c’è il fatto che realizza un fumetto assai violento (elemento presente solo nel remake statunitense). Ma la realtà non è quella che sembra.

Pseudofumetto: The Justifier, un fumetto di cui è facile interpretare certi elementi come un’autoconfessione del suo autore.


 

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

PARODIE (pag. 67)

 

BIANCANEVE

(Italia 1972, © Edifumetto S. p. A., erotico)

Renzo Barbieri, Giuseppe Pederiali (T), Leone Frollo (D)

La Biancaneve ideata da Barbieri e Pederiali è vagamente ispirata a quella dei Grimm, essendo la figlia di un re (Kurt) che ha come sposa una strega lesbica che cercherà di farla fuori. Non mancano i sette nani, ma declinati in versione feticista (c’è il guardone, il sadico, il masochista, ecc.).

Fu una testata di buon successo con un centinaio di numeri al suo attivo.

 

I Depilati e Nel Regno dei Fumetti in Biancaneve 24 e 25 (1976). Renzo Barbieri, Giuseppe Pederiali (T), StudiOriga (D)

In fuga da un regno sotterraneo di esseri glabri muti e ciechi che parlano col deretano e defecano diamanti, Biancaneve incontra un cavaliere che si sta recando dalla maga Pallona (personaggio ricorrente del cast della serie) che, essendo appassionato come lei di fumetti, vuole fare un giro nel Paese dei Fumetti. Siccome l’incantesimo permette di portare un altro passeggero, Biancaneve si unisce al cavaliere e visita questo mondo in cui gli eroi famosi (l’Uomo Mascherato, Mandrake, Superman, Flash Gordon, ecc.) vengono mostrati nelle loro versioni meno consuete. Inevitabile qualche ammiccamento alle altre serie pubblicate dalla Edifumetto.


venerdì 5 febbraio 2021

Il Papa Terribile 2: Giulio II

Dopo quasi sette anni dall’uscita del primo volume è finalmente arrivato anche in Italia il seguito della tetralogia su Giuliano Della Rovere alias Giulio II. Se non fosse per le date di uscita originali direi che a bloccarne la pubblicazione potrebbe essere stata (oltre al progressivo abbandono da parte di Panini del formato degli “integralini”) la rappresentazione di un papa che brama le grazie di un bambino di 10 anni, anche se poi non riuscirà a soddisfare le sue voglie – limitandosi a farlo massacrare su un campo di battaglia.

La vicenda viene riassunta da un Machiavelli famelico di donne obese: ne La Perniciosa Virtù Alfonso d’Este viene liberato dietro il pagamento di un enorme bottino e della sostituzione come prigioniero di suo figlio, che godendo della “simpatia” del Papa chiamerà a corte anche la sua gargantuesca madre. È di nuovo tempo di guerra (come sanno i lettori dei numeri di Dago Nuova Ristampa ambientati durante le Guerre d’Italia) e Giulio II si libera di nemici esterni e interni. I riflettori si spostano quindi sulla rivalità tra Michelangelo e Raffaello, che riusciranno con il loro “amore” a guarire il Papa dal malanno che ha avuto dopo uno scontro metafisico (ma reso ben carnale) con una Madonna agguerritissima. Ma non c’è pace per quella simpatica canaglia: deve infatti difendersi dal concilio di Pisa convocato da Luigi XII che vuole esautorarlo col benestare di nove cardinali. Il redivivo Leonardo da Vinci, che già aveva fatto capolino nel “prequel” I Borgia disegnato da Manara, costruirà un marchingegno diabolico per garantire la loro fedeltà.

Il secondo episodio qui raccolto, L’Amore è cieco, si apre con la morte di Giulio II e, nelle cronache di Machiavelli, verte sull’eterna guerra contro Luigi XII, in cui si inserisce un nuovo elemento perturbatore: il bel cugino del re (e generale del suo esercito) Gaston de Foix. Il doppio lieto fine lascia forse presagire una terza tetralogia papale con protagonista Leone X.

Collerico come Paperino e pestifero come Gian Burrasca, Giulio II è una macchietta divertente che suscita simpatia nel lettore nonostante i crimini di cui si macchia (o forse proprio per quelli, visto che hanno un sottofondo grottesco). Anche certi dialoghi trasudanti sesso e nefandezze, ancora più volgari perché ricoperti da una patina di finta affettazione, fanno ridere di gusto – che fosse o meno nelle intenzioni di Jodorowsky.

Theo fa un lavoro egregio, e i motivi per cui non mi aveva del tutto convinto su Murena sono quelli per cui è invece perfetto qui. Il suo stile molto modulato e spesso tendente al caricaturale (ma sempre con una grande attenzione per gli sfondi, i costumi, le armi, ecc.) è ottimo per rendere la parossistica violenza de Il Papa Terribile. E forse troppo realismo avrebbe reso alcune scene nauseanti. Va anche detto però che i cinque anni di distanza tra il terzo episodio (2014) e il quarto (2019) si vedono, e Theo ha visibilmente semplificato il suo tratto. Onore al merito anche ai suoi coloristi, Florent Brossard e Luca Merli, che non fanno rimpiangere gli acquerelli.

Non siamo di fronte a un capolavoro come I Borgia, in cui le vicende della rapace famiglia diventavano l’occasione per un’apologia sulla cupidigia e sulla caducità degli uomini, ma Il Papa Terribile è una lettura molto buona. Forse è la pietra tombale che sigilla per sempre l’esperienza della Panini con gli “integralini”, nel qual caso si può dire che sia finita alla grande.

mercoledì 3 febbraio 2021

The Doomsday Machine #6: Microcosmo!

Con il sesto numero arriva il capolinea per questo progetto che ha rappresentato per me una delle migliori proposte del 2020. A differenza dei precedenti, questo comprende cinque storie collegate tra di loro. Discorso alla nazione accende la miccia introducendo uno scenario in cui un presidente statunitense simil-Nixon registra il discorso che prima o poi dovrà fare, in merito a un probabile “incidente” atomico. E infatti ecco che si espande un virus, a cui nemmeno il presidente sembra immune. Ma lui ha già preparato un piano d’emergenza. Buoni i testi di Mauro Di Stefano, non male i disegni di Daniele Caviglia.

In Aringa Rossa si fanno i preparativi per salvare il salvabile: il presidente vuole colonizzare il pianeta Kepler 442B e manda in avanscoperta il suo fedele cagnolino sottoponendolo a un rigido addestramento! La divertente trama di Barbara Giorgi viene ulteriormente nobilitata da un bel colpo di scena finale, che prepara il terreno per le altre storie. Il soggetto umoristico giustifica lo stile molto semplificato di Andrea Forti che però, dannazione, avrebbe dovuto lo stesso impegnarsi di più.

In War Pigs sta avvenendo la colonizzazione terrestre di Kepler, al prezzo dell’eccidio dei suoi nativi insettoidi, gli zhuko. Dato l’argomento e i paralleli che si possono fare con situazioni reali, i testi di Giacomo Mogini sono molto tesi e drammatici; i disegni di Angelo Cannata sono schizofrenici: molto curati in alcune parti, un po’ tirati via in (poche) altre.

Lacrime è la storia più bella del fascicolo: nel 1959 gli Stati Uniti non esistono più come tali ma sono una colonia della Russia. Un soldato di colore porta la figlia dell’ambasciatore a sballarsi come si fa in questo mondo, cioè iniettandosi negli occhi un prodotto ricavato dagli zhuko (il cui pianeta nel frattempo si è rivelato inabitabile!). La distopia beatnik creata da Luca Vanzella è molto suggestiva, ma la forza di questa storia sta nel finale a sorpresa e nel lirismo disperato dei testi. Ottimi i disegni di Paolo Antiga.

Per finire Tutti giù per terra della consolidata coppia Roy-Vyles: in un montaggio alternato sfilano personaggi e situazioni tratti da altre storie di questo sesto numero (ma tornano anche altri volti noti), fino al finale suggestivo ma prevedibile. Vyles si dimentica che gli zhuko hanno quattro braccia e non due, ma per il resto il suo stile cartoonesco ben si presta a chiudere questo numero con un tono più leggero – per quanto l’argomento lo consenta!

Il progetto The Doomsday Machine si chiude quindi in grande stile e confermando sia la qualità della proposta che la serietà della casa editrice che, oltre a presentare questo ultimo numero più corposo allo stesso prezzo, è riuscita a portare a termine il progetto – cosa per niente scontata nemmeno per realtà più grosse di Leviathan Labs.

Come annunciato nell’editoriale di Roy, a raccogliere il testimone di The Doomsday Machine sarà un progetto dedicato al weird western.

lunedì 1 febbraio 2021

Il Morto 46: Il dente avvelenato

La newsletter della Menhir mi ha informato dell’uscita di questo numero proprio il giorno prima di tornare in zona arancione, e io Il Morto lo trovo solo nell’edicola di un altro comune… ma alla fine eccolo qua.

Il dente avvelenato comincia in medias res ricollegandosi al finale dello scorso numero. Purtroppo, e ho già avuto modo di lamentarmene varie volte, questa struttura molto serrata che caratterizza gli episodi più recenti della serie penalizza molto la fruizione del fumetto. Con tutti i mesi che trascorrono dall’uscita di un numero all’altro come può il lettore ricordarsi tutti i particolari, anche i più rilevanti, che sono stati introdotti?

La killer (o quello che è) che ha avuto a che fare con Peg sin dai primissimi numeri è ferita e viene raccolta e aiutata da un bamboccione che cede volentieri alle sue grazie. In casa del tizio ha modo di pianificare con calma la sua vendetta contro il Morto coinvolgendo il resto dell’organizzazione criminale di cui fa parte. Nel frattempo gli inquirenti che hanno incrociato il protagonista sin dall’esordio della serie stanno per smascherarlo, ma finiranno invece per scoprire (in maniera un po’ fortuita) l’esistenza della società segreta paramilitare a cui afferiscono il Re e il Fante di Spade. Riescono quasi a catturare uno dei membri più in vista, oggi senatore, se non fosse che la provvidenziale tisana avvelenata che gli serve la moglie lo mette a tacere per sempre. Si apre quindi un nuovo fronte d’indagine e nuovi orizzonti per Peg (che qui saluta la sua ultima fiamma), che si svilupperanno con la consueta lentezza…

Questo episodio non è certo male, con una storia tutta azione e colpi di scena e qualche punta umoristica come da migliore tradizione. Come bonus ci si può divertire a cogliere le varie citazioni: un murale ci ricorda tre morti eccellenti del 2020 (almeno credo, io ho riconosciuto solo Proietti e Maradona) e la segnaletica di pagina 29 omaggia Gino Gavioli e, immagino, un altro fumettista che la qualità di stampa e la prospettiva forzata hanno reso illeggibile. Però il fatto di trovarsi di fronte a un episodio di raccordo toglie decisamente gusto alla lettura. Anche il Morto non compare mai in quanto tale, quasi a dichiarare che questo è un episodio minore pubblicato perché era quasi obbligatorio farlo, tanto per sciogliere qualche nodo e introdurre nuovi elementi che saranno sviluppati con la solita calma tra qualche mese.

Ai disegni Piero Conforti fa il solito ottimo lavoro, ma l’inchiostrazione della new entry Vasco Gioachini non mi è sembrata la più adatta. Il suo tratto morbido e poco modulato secondo me è più indicato per un fumetto umoristico. Ha di certo una sua eleganza liberty, vedi in particolare la scena nel portabagagli alle pagine 88-89, ma non c’azzecca molto con questo “nero” ruspante e violento.

In appendice la storia breve Sottosopra di Daniele Biglia e Guglielmo Castelli: soggetto e disegni sono dignitosi senza essere eccezionali, nel complesso si fa leggere con piacere.