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domenica 27 aprile 2025

Thorgal 37: L'eremita di Skellingar

Dopo sei anni si torna a pubblicare in Italia la serie di Thorgal. Con un nuovo editore, un nuovo prezzo e un nuovo formato: quel paio di millimetri in più che bastano a non far entrare questo volume nel mobile dove tengo i cartonati della Panini.

L’inizio non promette bene perché non riesco a collocare il riferimento alla nuova accompagnatrice di Lupa che sarebbe una principessa imprigionata nel corpo di una scimmia. Non mi ricordo quell’episodio o non è stato pubblicato in Italia? Poco male: con il volume precedente si era data una conclusione a tutte le varie sottotrame, per quanto frettolosamente, e qui si ricomincia da capo con una nuova vicenda. Nello specifico, Thorgal viene spinto da un lascito del suo passato di Shaïgan (eh, sì: ancora una volta) a eliminare Ivarr il Glaciale, uno jarl che sta perseguitando i seguaci di una nuova religione. Nell’imprendibile scoglio di Skellingar ha infatti la sua dimora un anacoreta che promette ai fedeli un’elevazione dopo la morte sotto forma di gabbiani azzurri e i miserabili abitanti delle coste circostanti sono ben contenti di assecondare questo misticismo piuttosto che continuare a macerarsi nella miseria in cui versano. E così due volte all’anno vengono chiamati a un’ordalia per raggiungerlo e spostare la mitica pietra d’oro che si trova in cima allo scoglio, pena la caduta mortale in mare. In sostanza il rito altro non è che un enorme suicidio collettivo. Per questo Ivarr imprigiona i seguaci dell’eremita, visto che presi da questo demente misticismo trascurano i campi, l’artigianato e gli altri lavori impoverendo ancora di più le sue terre.

E così Ivarr il Glaciale da avversario diventa committente: in cambio della libertà degli zeloti affida a Thorgal il compito di raggiungere questo anacoreta ed eliminarlo per far così naufragare il suo culto. Un’impresa difficile, certo, ma una delle tante profezie della sorella di Ivarr indica una possibile strada per il successo.

L’eremita di Skellingar è una storia molto originale e ben congegnata. Può far sorridere per quanto è demodé lo stoicismo con cui Thorgal continua a mantenersi fedele ai suoi ideali e ai suoi propositi di non uccidere se non in caso di assoluta necessità, ma è comunque un’interpretazione fedele del personaggio nato quasi cinquant’anni or sono su una rivista per ragazzi. Non mancano personaggi interessanti, trovate originali e forse un po’ di cinica ironia. Inoltre alcuni elementi della tormentata vita passata del protagonista sembrano essere stati definitivamente risolti.

I disegni di Fred Vignaux sono sicuramente validi ma mi sembra che abbia guardato più a Giulio De Vita che a Rosinski (che ha firmato la copertina). Il “non finito” di certe vignette trasmette un senso di fretta piuttosto che di spontaneità. Mai così utili, quindi, gli ottimi colori di Gaétan Georges.

Subodoravo di scoprire sdegnato la stessa china disastrosa presa da XIII ma, sicuramente aiutato dal fatto che non è ambientato in epoca contemporanea, Thorgal è riuscito a tenere botta più che dignitosamente nonostante i vari passaggi di consegne tra gli autori. Se la pubblicazione italiana dovesse proseguire non vedo perché non restare a bordo.

domenica 6 agosto 2023

I Mondi di Thorgal 12 - La Giovinezza di Thorgal 5: Le Lacrime di Hel

Ultimo volume della Jeunesse di Thorgal, e immagino di tutti i suoi Mondi (in Francia hanno infatti cominciato a produrre delle versioni “vu par”). Visto che gli episodi raccolti stavolta sono tre invece di due la Panini ha aumentato il prezzo in maniera alquanto sproporzionata: ben 24 euro contro i consueti 14. Ma non ha senso lamentarsi, anzi meno male che hanno concluso la serie nel formato “integralino” che ormai è stato abbandonato – come, mi pare, quasi tutto il fumetto franco-belga per Panini.

La prima storia, quella che dà il titolo al volume, vede l’eterogeneo gruppo di Thorgal in fuga per mare da Harald Dente Blu approdare nientemeno che sull’Isola dei Morti di Böcklin! Dubito che il pittore svizzero si fosse ispirato a un aldilà norreno per il suo quadro ma questa idea mi ha reso un po’ più tollerabile la citazione forzata – qui l’isola si chiama Bóhk Lhynn. Nessuna scappatoia, invece, per sopportare lo stridore dell’“omaggio” ad Arleston/Arlesthön tra i rematori…

Superati questi momenti di perplessità, la storia si rivela una bella trama d’avventura come non se ne fanno più: l’isola parrebbe essere il portale da cui si accede al regno di Hel, la dea dell’aldilà (oltre a una necropoli c’è persino una gigantesca valchiria a presidiare un simbolico ponte) ma come scoprirà il giovane Thorgal in realtà si tratta del rifugio di una comunità di donne che hanno preferito l’isolamento alla violenza dei maschi, approfittando delle superstizioni e delle difese naturali dell’isola per proteggersi. Contemporaneamente (anzi, proprio all’inizio dell’episodio) viene svelato il retaggio di Sveynn che avrà un ruolo molto importante nella storia quando arriverà il momento dello scontro finale contro Harald. Peccato che dopo due anni dall’uscita dell’ultimo volume io manco ricordassi che esistesse questo Sveynn.

A voler cercare delle ispirazioni per alcuni degli elementi di Le Lacrime di Hel le si troverebbero sicuramente, ma più che l’originalità assoluta degli ingredienti quello che importa è il riuscito utilizzo che ne fa Yann, scrivendo una storia appassionante con qualche colpo di scena abbastanza riuscito e anche delle morti eccellenti. Probabilmente avrebbe tratto beneficio da qualche pagina in più, o meglio da una diversa gestione delle tavole (basate su tre strisce, talvolta per un totale di solo sei vignette), per svilupparsi in maniera ancora più compiuta e soddisfacente.

Il secondo episodio, Sidönia, è quasi solo un lungo flashback per ricostruire com’è morto Thorgal (!). Infatti Sveynn non è affatto ben accetto in patria, dove la diabolica bambina del titolo, figlia di Harald e altrettanto crudele e amante della violenza, prende il potere grazie all’aiuto di un’entità sovrannaturale che risiede nella pelle dell’orso bianco ucciso qualche numero fa e che già consigliava il vecchio re. Si scatena quindi una feroce guerra ad Haithabu in cui Sveynn coinvolge altre popolazioni vicine: ne esce un episodio che paradossalmente consta di più tavole delle canoniche 46 nonostante sia molto più lineare degli altri, che seguivano due o più trame che si intrecciavano.

Il gran finale arriva con Grym, in cui da una parte Thorgal intraprende il cammino mistico che lo porterà fuori dal regno dei morti e dall’altra Aaricia si strugge nell’attesa di rivedere l’amato nel villaggio che l’ha accolta. Purtroppo la prima trama è maledettamente simile a quella di Al di là delle ombre, forse l’episodio più bello di tutta la saga principale, e anche il meccanismo con cui Thorgal torna in vita è praticamente lo stesso. Che sia un omaggio voluto piuttosto che mancanza di ispirazione da parte di Yann non cambia nulla. Molto meglio la parte relativa ad Aaricia, che presenta la trovata originale della popolazione di reietti che, ancor prima di abitare le grotte, sono diventati daltonici ma hanno sviluppato la capacità di vedere al buio. Sarà proprio durante la permanenza di Aaricia nel villaggio che il popolo troglodita lo assalterà per vendicarsi, portando a una guerra che presenterà più di un momento di alto lirismo drammatico. Come nel caso di Le Lacrime di Hel, anche qui però ho avvertito la necessità di sviluppare un po’ di più la storia, con qualche pagina in più o un’organizzazione diversa delle tavole, anche se immagino che non si sia voluto spremere troppo il già provato Surzhenko.

Il suo disegno è quello un po’ esausto delle ultime prove. Qualche volto e qualche posa sono belli ed evocativi (ispirati probabilmente a fotografie) ma inevitabilmente ha dovuto sacrificare la cura certosina delle sue prime prove sull’altare della frenesia commerciale. Il passaggio del testimone dei colori a Elvire De Cock non è affatto traumatico, anzi piuttosto rispettoso di quelli dello stesso Surzhenko, anche se la loro natura digitale è più evidente. A inframmezzare gli episodi ci sono le copertine originali di Grzegorz Rosinski, che nel caso della prima e della terza dimostrano la sua età – quella di Grym l’avrà davvero dipinta lui? Sembra fatta col computer.

Nel complesso questa serie, così come gli altri Mondi di Thorgal, si è rivelata una lettura piacevole pur non potendo ambire al titolo di capolavoro. È anche vero che in questa epoca di autofiction, graphic journalism e graphic novel una bella storia d’avventura è una boccata d’aria fresca, e vista la rarità del genere mancano termini di paragone con cui fare confronti.

Una nota negativa di questa edizione è rappresentata dalla traduzione: certi passaggi mi sono sembrati forzati o poco comprensibili ma sulle prime ho pensato che fossi io a non aver capito bene il contesto… finché sono incappato in vari «donjon» che sono rimasti inspiegabilmente in originale! Una cosa incredibile visto che della traduzione si è occupato un nome illustre come Pier Luigi Gaspa.

mercoledì 30 giugno 2021

I Mondi di Thorgal 12 - La Giovinezza di Thorgal 4: Dente Blu

Veramente molto piacevole questa nuova doppietta di episodi dello spin-off della serie madre. Purtroppo esce a distanza di due anni e mezzo dal volume precedente e quindi mi ci è voluto un po’ per riacclimatarmi con i personaggi e la loro vicenda fino a questo punto.

Lo sfondo dell’azione è la brutale Danimarca del feroce Harald detto Dente Blu. Tre trame principali si affiancano, si incrociano e si alimentano a vicenda: Aaricia si trova sulla feluca araba che l’ha salvata insieme a Isolina, ma finirà a far la serva nelle cucine dei Danesi. L’ambasciatore di Bagh Dad cercherà insieme al suo giovane assistente di strappare un accordo commerciale con i rozzi uomini del nord mentre i vichinghi di Gandalf il Pazzo partono alla volta del Daneland per salvare la figlia del loro re – ovviamente il giovane Thorgal è della partita. Ma questa è solo l’impalcatura di due episodi pieni di azione e colpi di scena, che offrono anche complotti, tradimenti, sequenze ricche di pathos e più in generale personaggi molto interessanti e ben delineati.

Yann scrive con ritmo frenetico senza lasciare un attimo di respiro ai suoi personaggi; inoltre ho notato una maggiore cura per certi aspetti secondari: a differenza degli altri episodi (della serie madre e non) qui il contesto storico ha una forte rilevanza e anche la “magia” ha delle regole per cui tout se tient. Per fortuna lo sceneggiatore ha tralasciato il suo umorismo cattivo, anche se qualche stoccata la dà sempre: chi se ne frega se alcuni prigionieri ribelli delle segrete di Re Harald sono morti? Erano solo Franchi, mica vichinghi, non valevano niente… e anche un eunuco può trovare senso nel matrimonio. E non ricorre nemmeno alle citazioni stupidotte dello scorso volume. L’unico appunto che gli si potrebbe fare è che sia Thorgal che il suo alleato arabo Mehdi le prendono spesso di santa ragione (o comunque sono quasi in fin di vita) per poi ringalluzzirsi senza problemi quando la trama lo prevede. Ma altrimenti che eroi sarebbero?

Al di là dei testi, ho notato con piacere che, nonostante l’ordalia a cui è stato sottoposto, Surzhenko è riuscito a esprimersi a livelli molto alti, tanto che spesso la struttura delle tavole si basa su quattro strisce. I suoi disegni sono dettagliati, espressivi e dinamici. Soprattutto, è riuscito a creare molte fisionomie diverse facilmente distinguibili tra di loro (non è affatto semplice) e anche a raccontare con efficacia quello che succede con i giochi di sguardi o la composizione delle vignette, soprattutto di quelle più affollate.

Impeccabile la stampa della Panini, che però si è rivelata indecisa su quale sia il nome del rosario musulmano: tasbah o tasbih? Ma forse era un errore presente già nell’edizione originale.

Una curiosità: lo squalo putrefatto esiste veramente, anche se io sapevo che è una prelibatezza tipica islandese e non danese: in Islanda lo vendono anche preconfezionato nei supermercati. E ne vanno pure fieri.

lunedì 9 novembre 2020

Profezie...

Questo è il sommario del prossimo Lanciostory:

Vista la penultima voce dall’alto? Per fortuna mi sbagliavo.

domenica 5 gennaio 2020

Historica 87: Mezek - La nascita di Israele

Dopo solo due mesi dal precedente, Historica presenta un nuovo fumetto a firma Yann-Juillard. Una scelta tanta più gradita tanto più che questo Mezek è migliore del pur gradevole Doppio 7.
La nascita dello stato di Israele nel 1948 venne salutata con attacchi feroci da tutto il Medio Oriente. Per potersi difendere gli israeliani dovettero improvvisare un’aviazione costituita da tutte le ferraglie che potevano raggranellare e portare clandestinamente in patria (era in corso un embargo cui solo la Cecoslovacchia non aderiva), mentre i piloti erano un misto di volontari ebrei e mercenari di varia provenienza. Björn è uno di loro, uno svedese abilissimo a pilotare i “Mezek”, nomignolo dato ai Messerschmitt modificati che avevano l’antipatica tendenza a capottarsi in fase di atterraggio!
La storia si sviluppa placidamente costruendo l’ambientazione della vicenda e ricapitolando i fatti e i personaggi salienti con molta naturalezza, senza dare l’impressione che si tratti di freddo infodumping. Tra parentesi, l’introduzione di Sergio Brancato è preziosissima per approfondire certi dettagli a cui Yann accenna solamente. Vengono fatti sfilare i vari deuteragonisti (tra cui una pilota donna realmente esistita e ancora vivente) e si evoca l’atmosfera tesissima della vita al campo d’aviazione: i mercenari goy sono malvisti in quanto appunto mercenari, mentre conflitti interni mettono a rischio l’esistenza stessa dello stato di Israele appena nato.
Oltre alle missioni aeree Björn si dà da fare anche e soprattutto con le varie donne che gli girano attorno e a circa due terzi del volume avviene una rivelazione inaspettata, un colpo di scena a cui ne seguiranno a raffica altri (con cui oltretutto Yann giustifica magistralmente certe situazioni secondarie poco chiare o alcuni particolari introdotti in precedenza con sapiente noncuranza) mentre la storia troverà il suo culmine con l’attacco alla Antinea, una nave presa in ostaggio dall’Irgun, un gruppo dissidente ebreo.
Mezek è insomma appassionante e originale, molto ben equilibrato tra scrupolosa ricostruzione storica e affabulazione drammatica. C’è poi parecchia azione, quindi il disincantato cinismo che spesso affiora dai dialoghi di Yann (e che a volte può risultare fuori luogo) è tenuto a bada. Nella postfazione lo sceneggiatore racconta la lunga e tormentata genesi del progetto, rivelando che Juillard avrebbe preferito giocare a carte scoperte col lettore rinunciando quindi a molti colpi di scena. Yann dice di aver invece preferito il proprio approccio «popolare» e «maggiormente ingenuo» e credo che in definitiva il risultato gli dia ragione.
André Juillard disegna da par suo: le sue tavole sono spettacolari, eleganti, espressive e dinamiche. Persino le scene dei combattimenti aerei mi sono piaciute, probabilmente grazie alla sua maestria nel dirigerle. Unico appunto che inizialmente mi sentivo di muovergli è che il protagonista è un po’ troppo freddo e impassibile. Ma tutto sommato è svedese, pensavo, può starci. Invece la sua storia è più complessa e il suo distacco ha un’altra origine – inoltre nell’appendice Juillard spiega anche come non voglia mai caricare troppo le espressioni, perché deve essere il testo a sottolineare le emozioni dei personaggi.
In calce al fumetto (il più breve mai pubblicato su Historica: 60 tavole) c’è infatti un’ampia appendice con la postfazione di Yann e soprattutto moltissimi studi preparatori di Juillard commentati dal disegnatore stesso.
Unico appunto all’edizione Mondadori (oltre a qualche incertezza tra Ben-Gurion e Ben Gourion e tra Palmach e Palmech) è la scelta della copertina, che mette in evidenza come immagine principale uno schizzo a colori di Juillard e non una vera illustrazione finita.
Il mio 2020 fumettistico è iniziato nel migliore dei modi.

domenica 10 novembre 2019

Historica 85 - La Guerra di Spagna: Doppio 7

Interrompo momentaneamente il flusso di materiale da Lucca 2019 per la necessità di stare sul pezzo e parlare in tempo quanto più possibile reale delle nuove uscite. Anche se poi questo nuovo volume di Historica è uscito solo ieri, per quanto datato 1 novembre. E c’entra (o meglio c’entrerebbe) anche con Lucca, visto che Juillard è stato per me il grande assente della kermesse 2019, per quanto la concomitanza con l’uscita di questo volume fosse la situazione ideale per invitarlo… possibile che una casa editrice come Mondadori non abbia la forza e l’interesse per ospitarlo? Che delusione…
Doppio 7 potrebbe sembrare l’ennesima storia bellica aviatoria. Per fortuna non è così. la vicenda si svolge durante le prime battute della Guerra Civile Spagnola e ha per protagonisti tre piloti molto legati tra loro che fanno comunella arrivando anche a spennare a poker (barando) gli altri piloti. Si tratta dello statunitense Frank “Ajax” Tinkbaum, del francese Jean Dary e soprattutto del russo Roman, su cui verrà maggiormente puntata l’attenzione. Yann crea con grande dettaglio, e forse un po’ troppo infodump, il clima di quei giorni drammatici e mostra la variegata fauna umana che formava il fronte repubblicano, non lesinando sulle brutture che si verificavano anche da quelle parti – anzi, forse sottolineandole un po’ troppo.
Le sorti dei tre, soprattutto quella di Roman con cui avrà una relazione, si intrecciano con quella di Lulia Montago, leader delle Mujeres Libres e figlia di una figura chiave dell’anarchismo spagnolo. Difficile dire se sia esistita davvero, perché Sergio Brancato nell’introduzione preferisce dilungarsi tra spoiler e rimandi cinematografici e letterari, quando sarebbe stato più utile per chiarire lo snodo centrale della trama approfondire le direttive staliniste che portarono alla frattura con gli anarchici
Doppio 7 è caratterizzato dal tipico cinismo sarcastico di Yann, c’è un po’ d’azione e ovviamente la ricostruzione della Spagna del 1936 è rigorosissima. Gli scontri aerei ci sono, ma per fortuna sono pochi e resi in maniera spettacolare ma chiarissima dal maestro Juillard.
Oltre alla necessità di riassumere le situazioni creando dei dialoghi un po’ artefatti, lo sceneggiatore ha anche il vezzo di mettere in bocca ai suoi personaggi delle esclamazioni nazionali non tradotte (ma veramente “coño” si può declinare anche al femminile?): può darsi che sia anche un sistema per far capire subito chi è che parla, ma l’effetto è comunque un po’ demodé. Va poi detto che la ricchezza di situazioni e personaggi avrebbe meritato uno sviluppo più articolato, magari su due volumi invece che uno o anche solo aumentando la foliazione (già abbastanza generosa: 64 tavole). Anche perché le sequenze finali non sono poi così incisive avendo avuto materialmente poco spazio per affezionarci ai personaggi. Inoltre il finale ambientato nel presente, con una vaga deriva sovrannaturale, si stacca un po’ troppo dal resto.
Mi rendo conto che messa giù così possa sembrare che Doppio 7 non mi abbia soddisfatto a livello di testi, ma in realtà è un fumetto piacevole e appassionante. Solo che la sceneggiatura, pur buona, non è al livello dei disegni del divino Juillard.
Come dicevo sopra, le tavole a fumetti sono 64: probabilmente il record del fumetto più corto per la collana Historica. Chiaramente 12,99 euro è ancora un prezzo vantaggiosissimo considerando oltretutto che si tratta di un’uscita recente anche in Francia; cionondimeno non so come la prenderanno gli acquirenti che oltre a Historica non conoscono la BéDé. In appendice c’è comunque una cospicua sezione di schizzi e prove di Juillard per raggiungere le 96 pagine della foliazione canonica. Curioso notare come i riferimenti al numero della tavola o della vignetta non corrispondano mai con il risultato finito.
L’aspetto più smilzo di questo volume può comunque avere i suoi vantaggi. Ad esempio il mio edicolante, anche a causa del dorso scuro, lo ha scambiato per un Historica Biografie e me lo ha venduto a 8,99 euro.

lunedì 15 luglio 2019

Thorgal 36: Aniel

Capolinea, almeno temporaneo, della saga di Thorgal e dei suoi Mondi. O così mi pare di intuire, ché raccapezzarsi tra tutti quei volumi usciti, anche a distanza di anni, non è facile. E qui Yann si ricollega addirittura all’episodio 25, che sarà uscito almeno vent’anni fa.
La trama si sviluppa su quattro direttive portanti che ai vecchi tempi avrebbero meritato ciascuna un volume: il ricongiungimento con Zajkar e Zim e una prima vittoria contro i loro nemici, la quest per trovare il rimedio vegetale che guarirà Aniel (la cosa è assai complicata: coesistendo in lui altre due entità c’è il rischio di annichilire il vero Aniel), la battaglia finale contro le Yenhaas e, sul finale, gli accesi dibattiti con la famiglia riunita al gran completo per decidere se somministrare o meno ad Aniel l’ultima dose dell’antidoto. Forse ho esagerato e non so se in effetti ognuno di questi argomenti avrebbe meritato un volume a sé, però è innegabile che in Aniel tutto succede con una rapidità disarmante, che non significa un ritmo incalzante ma delle soluzioni che sembrano affrettate. Possibile che il popolo dei Myrm non fosse stato in grado, a un anno dall’invasione, di elaborare una strategia di difesa come quella che Thorgal mette a punto dopo aver appiedato quasi per caso una cavallerizza nemica? Era proprio necessario che Armenos inventasse il suo scafandro per avvicinarsi alle piante mortali quando per Thorgal è sufficiente trattenere il respiro? Molti personaggi sembrano poi comparire sulla scena con tempismo talmente perfetto da risultare forzato, anche se non dubito che la fitta rete di collegamenti e rimandi tra le varie serie giustifichi pienamente la loro apparizione (anche perché vatti a ricordare come eravamo rimasti alla fine dell’ultimo volume). E la rivelazione che un tradimento alla base della situazione attuale fosse tutt’altro sembra una boutade per chiudere in fretta un capitolo piuttosto che un colpo di scena premeditato.
Beninteso, Aniel offre un bel po’ di esotismo, di sense of wonder e di azione e soprattutto lo scioglimento delle trame intessute in tutti questi anni sulla serie titolare e sui molteplici spin-off –anche se apre nuove prospettive, com’è giusto che sia per una serie di successo. Inoltre la scena finale vagamente umoristica si fa apprezzare. Solo che Yann sembra essere stato costretto a correre e a bruciarsi così la possibilità di elaborare delle scene epiche, di spiegare meglio certi passaggi e sviluppare a dovere alcuni personaggi.
Per quel che riguarda la parte grafica, Rosinski accusa i segni dell’età. O almeno questo è quello che mi è venuto spontaneo pensare nel vedere il suo impressionismo più estremizzato che in passato, con un mix meno coerente di elementi realizzati al tratto e altri direttamente con colori diluiti o materici. Il punto, però, è che il risultato finale è più efficace che negli scorsi episodi in cui aveva lavorato en couleur directe. Potrebbe quindi anche essere un’evoluzione voluta del suo stile, se non fosse che non tutte le figure sono armoniose o simmetriche, a volte il colore è risolto con masse uniformi e nelle ultime pagine (già visibilmente meno curate delle prime) alcuni volti sono praticamente uguali anche se appartengono a persone diverse. Però i suoi personaggi sono molto espressivi e i suoi paesaggi spettacolari.
Pur con le magagne che ho rilevato (forse dovute alle ingerenze redazionali di Le Lombard, responsabile anche di un posizionamento a volte infelice dei balloon), Aniel è una lettura tutto sommato piacevole e appassionante.

domenica 27 gennaio 2019

I Mondi di Thorgal 9 - La Giovinezza di Thorgal 3: Il Drakkar dei Ghiacci

Continua inesorabile (e inevitabile dato lo sforzo a cui è sottoposto Surzhenko) la decadenza grafica de La Giovinezza di Thorgal. Non siamo ancora arrivati alla soglia di guardia, ma i dettagli scarseggiano sempre di più, le ampie pennellate risolvono un po’ tutto, gli sfondi sono desolatamente vuoti o appena abbozzati (vedi le montagne e soprattutto il mare), il colore cerca di sopperire a tutti questi difetti e Yann, forse consapevole della situazione, ha rinunciato a mettere in queste storie troppe scene di massa con tante “comparse”. E nel secondo degli episodi qui raccolti mi sembra che alcuni vecchi disegni di Rosinski siano serviti da base per alcune vignette. Roman Surzhenko è sempre un disegnatore piacevole ed efficace, ma non posso non rimpiangere la bellezza dei suoi primi volumi dei Mondi di Thorgal.
La storia che si dipana in questi due capitoli, parte di una saga più ampia, è appassionante e ben architettata. Yann si concentra sulla figura di Slive, a cui è dedicato il titolo del primo capitolo. Mentre Thorgal è alla ricerca di Hierulf, l’unico che potrebbe testimoniare dell’imbroglio di Gandalf nella gara per fare impalmare la figlia, Slive riesce a fuggire dalla prigionia quasi decennale a cui l’aveva sottoposta Gandalf per impossessarsi della sua mano e del suo “tesoro”, ciò che resta dell’equipaggiamento della missione spaziale che la condusse sulla Terra. E nel frattempo Aaricia e altre ragazze vichinghe fuggono dalla brutalità degli uomini locali.
Nel secondo capitolo, quello che dà il titolo al volume Panini, viene svelato il destino di Aaricia e più di un personaggio secondario va incontro al suo destino. Vengono inoltre piantati i semi per ulteriori sviluppi, con la figlia di Slive bramosa di vendetta e Aaricia prigioniera dei danesi.
Yann scrive con brio e si premura di imbastire delle sottotrame che possano inserirsi coerentemente nel canone della saga originaria, ricorrendo a certi espedienti che giustifichino che di queste vicende non ci sia traccia in essa (ad esempio la pozione con cui Hierulf perde la memoria). Unica critica che posso muovergli è il ricorso a esclamazioni comicamente anacronistiche come quelle di Goscinny su Asterix: difficile rimanere seri dopo la citazione, per quanto mascherata, di Calimero!

sabato 15 luglio 2017

I Mondi di Thorgal 7 - La Giovinezza di Thorgal 2: Runa

Proprio bello questo secondo volume dello spin-off dedicato alla jeunesse di Thorgal, tanto da farmi parzialmente ricredere sull’impressione che avevo avuto del progetto nel suo insieme.
Gandalf il Pazzo ha organizzato un incontro con i figli degli altri capi per trovar marito alla figlia Aaricia, architettando però il tutto in modo che a vincere sia il pretendente che vuole lui: i rampolli non dovranno infatti sfidarsi in prove fisiche ma a una partita a scacchi, che Gandalf farà vincere astutamente al designato.
Al villaggio arriva però anche una Skjaldmo, una donna-guerriero che potenzialmente può diventare valchiria, che rompe le uova nel paniere a quel paraculo di Gandalf giungendo addirittura a far rapire la giovane Aaricia dai suoi alleati berserker. Thorgal e l’altra bella gioventù convenuta alla festa per contendersi la mano di Aaricia partiranno quindi alla volta della tana dei guerrieri-belva rinnovando un canovaccio che rimanda alle storie più classiche di Van Hamme.
Yann ha scritto una storia originale e coinvolgente, con moltissimi riferimenti ai miti norreni e alle leggi e usanze dei vichinghi (se se li fosse inventate di sana pianta il risultato è comunque ottimo). La sua ironia si riverbera anche in una citazione un po’ forzata di Lanfeust, ma per il resto non ho proprio nulla da eccepire, anzi.
Quella macchina sforna-tavole di Surzhenko è riuscito a mantenere molto alto il livello dei suoi disegni, almeno nel primo dei due volumi qui raccolti (l’eponimo Runa). Spesso ha tralasciato gli sfondi che ha poi realizzato direttamente a colori in un secondo momento, ma così ha potuto concentrarsi di più sulle espressioni e le pose dei personaggi, e più in generale sugli altri dettagli. Purtroppo nel secondo episodio, Berserkers, gli ho riscontrato gli stessi difetti dovuti ai frenetici tempi di consegna delle sue ultime produzioni.
Una curiosità: a Palmanova Carlo Ambrosini mi ha detto che era in ballo anche lui per realizzare Kriss di Valnor ma poi non se ne fece nulla a causa della differenza di stile con Rosinski.

venerdì 7 luglio 2017

Aaaargh!!!

Prima il secondo di U-47, poi quello di Casini, adesso questo:
Alla Mondadori non vogliono proprio farmi più comprare Historica? Inutile dire che l’ennesimo fumetto di guerra è rimasto in edicola, il mio dovere l’ho già fatto con Casini (che comunque come testi meritava), come testimonia il fatto che hanno continuato a mandare la collana nella stessa edicola.
Che poi… anche Juillard ha disegnato un fumetto aviatorio su testi di Yann, perché non pubblicare quello?
Chiudo segnalando che voci di corridoio sostengono che le irreali pin up di Romain Hugault sono basate sulla sua procacissima moglie. Troppo poco, comunque, per farmi propendere per l’acquisto.

mercoledì 22 giugno 2016

I Mondi di Thorgal

Finito di leggere Rosso come il Raheborg, sesto volume Panini dei Mondi di Thorgal e terzo dedicato a Kriss di Valnor, ho riflettuto un po’ sull’operazione “I Mondi di Thorgal”. E francamente dopo 12 volumi (ogni 100% Panini raccoglie due albi originali) mi sembra che alla fine sia stata un po’ un’occasione sprecata. Non che i fumetti siano brutti, ma non sono nemmeno eccellenti come era lecito aspettarsi da spin-off di una serie importante come Thorgal e dai nomi degli autori coinvolti.
Kriss di Valnor comincia in maniera intrigante, pur se Yves Sente ci tiene a far vedere che ha fatto bene i compiti e che si è studiato gli episodi di Thorgal a cui rimanda pesantemente (stesso difetto, ammesso che sia un difetto, che ho riscontrato in Van Hamme quando ha ripreso Blake & Mortimer). Negli ultimi episodi la storia compie una brusca sterzata, forse per collegarsi a quanto succede nella serie titolare anch’essa gestita da Sente, e il quinto capitolo (primo del numero 3 della Panini) è praticamente una lunga ed estenuante battaglia. De Vita si presenta con uno stile più sporco e immediato senza le leziosità che lo caratterizzavano prima. Io lo apprezzo di più in questa versione senza troppi fronzoli (ma le donne sembrano sempre delle bambine anche quando non lo sono) però con l’avanzare degli episodi non appena l’inquadratura si allontana dai primi piani le sue vignette sembrano quasi tirate via.
Il nuovo ciclo a opera di Dorison e Mathieu Mariolle, che esordisce nel numero 6 dei Mondi di Thorgal, sembra promettere bene: approfittando della parziale tabula rasa fatta da Sente nell’ultimo episodio della sua gestione i due sceneggiatori hanno imbastito una loro versione del Villaggio dei Dannati che pur non essendo originale (vedi nella stessa saga di Thorgal l’episodio Alinoë) si legge con piacere. Il bravo Surzhenko, però, forse oberato di lavoro o forse “invitato” a emulare di più lo stile di Rosinski, perde un po’ del suo mordente e in alcune inquadrature presenta delle anatomie sballate.
Lupa è una simpatica storia fantasy, che Yann sembra aver scritto senza molta convinzione e con ancor meno attenzione: posso capire che nell’episodio La Mano Mozzata del Dio Tyr ci fosse un gioco di parole francese intraducibile, ma il potentissimo Mago fa veramente la figura dell’idiota a confondere una mano destra con una mano sinistra! Anche la pubertà prematura di Lupa non mi ha convinto. In questa serie più che altrove si è inoltre sentito il ritmo spezzato imposto dalla programmazione Panini per cui cicli che in origine durano tre volumi qui li vediamo in blocchi da due, così da avere un cliffhanger al termine del primo numero, due storie distinte nel secondo e la conclusione del secondo ciclo di tre nel terzo (quando uscirà).
La Giovinezza di Thorgal, affidata all’onnipresente Surzhenko, pur sempre scritta da Yann convince di più (citazioni fuori luogo di Turing a parte) e fa respirare le atmosfere magiche e spensierate dei primi episodi di Thorgal. Purtroppo è la serie meno incisiva visto che narrando fatti accaduti in precedenza non ha alcun influsso (almeno apparentemente) sul quadro generale che si sta delineando nell’universo di Thorgal.
A tal proposito, sicuramente il fatto che molti elementi siano collegati è un valore aggiunto per la saga nel suo complesso ma con ritmi di pubblicazione che in Italia possono durare anni tra un volume e l’altro (visto che dobbiamo attendere l’uscita di due volumi per volta) seguire la vicenda diventa un po’ difficile – per la cronaca, c’è un episodio di Lupa che attende ancora di essere tradotto e due della Jeunesse in attesa (il quarto è uscito da poco in Francia). E il numero 35 di Thorgal credo che ormai lo stiamo aspettando da tre anni…
In definitiva l’operazione “I Mondi di Thorgal” è tutto sommato riuscita e offre delle letture buone; secondo me, però, non proprio all’altezza delle aspettative. Forse se la Lombard non avesse spremuto così tanto i disegnatori i risultati grafici degli ultimi cicli sarebbero stati migliori (Surzhenko ha disegnato più di dieci volumi in cinque anni!).

venerdì 3 aprile 2015

Historica 30 - La Grande Guerra: Il Pilota dell'Edelweiss



I segnali d’allarme c’erano tutti sin dalla copertina: biplani, lo strabismo patologico degli eroi di Hugault, perfino il titolo-ombrello sin troppo esplicito ripescato da Mondadori («La Grande Guerra») ma l’edicolante è stato così gentile e premuroso nel mettermelo da parte che non ho saputo dirgli di no. E poi, chissà: magari questo 30° volume di Historica, decimo di ambientazione bellica, avrebbe potuto rivelarsi comunque una buona lettura. Non è andata esattamente così.
La serie in tre episodi narra la vicenda dei gemelli Henri e Alphonse Castillac che in virtù della loro totale somiglianza possono ingannare l’aviazione francese per cui combattono fingendo all’occorrenza di essere l’uno invece dell’altro, artificio che si rende necessario quando uno dei due viene degradato con disonore e passa ai carristi. L’origine di questi scambi di persona vengono rivelati in alcuni sapienti flashback che serviranno a ricostruire il quadro complessivo della vita dei due gemelli.
Il Pilota dell’Edelweiss che dà il titolo al volume è l’arcinemico dei due (che lui pensa essere uno solo, ovviamente), l’asso dell’aviazione tedesco Erik che incombe come una maledizione ma che tutto sommato non ha troppo peso nell’economia della storia.
Pur perdendosi spesso in tecnicismi sicuramente apprezzati dagli appassionati, e sfoggiando dei dialoghi che a volte indugiano nell’artefatto e altre volte suonano invece anacronistici, la sceneggiatura di Yann è piacevole e intrigante e il finale ben architettato. È il reparto grafico il problema di questo volume.
Romain Hugault copre le sue matite di pesantissime pennellate digitali (si dice così?) e l’effetto fotorealistico che spesso ottiene è molto freddo e straniante. Oltretutto reso fastidioso dal fatto che in qualche tavola copiaincolla gli stessi soggetti a dimensioni diverse e che non si premura di dare la giusta profondità a elementi diversi dello stesso soggetto, a cui viene applicata una texture uniforme senza creare il necessario stacco tra la carlinga di un aereo e le sue ali.
Questo per i mezzi meccanici: per quanto riguarda le figure umane Hugault sottolinea ancora di più, elaborandole al computer, le sue lacune. Le anatomie non sono proprio impeccabili e soprattutto i volti sono poco curati. Le sue pin up poppute in piena guerra, poi, sono di un ridicolo devastante (sarà in questo che Sergio Brancato ha riscontrato le «influenze manga» che cita nell’introduzione?). Gli sfondi sono inoltre quasi del tutto assenti.
Rispetto ai precedenti Il Gufo Reale e L’Ultimo Volo mi sembra che qui Hugault abbia fatto ancora peggio, ed è un peccato visto che nonostante l’ambientazione bellica la storia non è affatto male.
Le tre cose che ho trovato più entusiasmanti di quest’ultimo Historica sono la mezza bestemmia a pagina 58, la rapidità di lettura dovuta all’enfasi data alla spettacolarità (ma per piacere...) delle scene d’azione e un flyer allegato in cui si annuncia un volume integrale di Docteur Mystère che dovrebbe essere uscito il 27 marzo ma che io non ho visto da nessuna parte.
En passant, Yann non è tra i creatori di Empire USA e Theodor Poussin come segnalato nella sua biografia, pur avendo collaborato a entrambi i titoli.

sabato 16 agosto 2014

I messaggi di Odilon Verjus

Odilon Verjus era una deliziosa serie umoristico-avventurosa di Yann e Verron, che spero venga ancora prodotta anche se dubito la vedremo mai in Italia. Le strizzatine d'occhio che andavano ad arricchire delle storie che erano già belle e divertenti non si limitavano alle note ridanciane, alle citazioni metafumettistiche e ai commenti disegnati a piè di pagina da Verron.
In Odilon Verjus ci si poteva divertire ad aguzzare la vista per capire cosa dicevano i personaggi che sussurravano (un po' come i "messaggi subliminali" delle formule magiche di Lanfeust de Troy), scoprendo qualche pettegolezzo sulla scena del fumetto d'Oltralpe!
Ecco alcuni "sussurri" tratti dalle due storie che ho su alcuni numeri della vecchia, gloriosa Bodoi:

sabato 9 marzo 2013

Historica 5 - Il Gufo Reale



Yann non è solo l’irriverente sceneggiatore di Les Innomables, La Tigre Bianca e Il Piccolo Spirou, ma ha anche una carriera parallela di scrittore realista. I pregiudizi però sono duri a morire (nello specifico, i miei) e ogni volta che si cimenta con l’avventura, lo storico, il bellico deve superare le forche caudine di un pubblico (nello specifico, io) abituato alla sua vena comica, genere in cui effettivamente ha dato le sue prove migliori.
Per evitare che l’abitudine dei lettori lo renda sospetto, uno dovrebbe scrivere ogni storia diversa dal suo canone sotto pseudonimo, e in effetti è quello che lo stesso Yann ha fatto in occasione di Sambre, anche se poi è andata a finire com’è andata a finire.
Al di là di queste considerazioni, trovo che quasi per reazione alla sua faccia più sguaiata Yann introduca sempre nelle sue opere realistiche pesanti spiegazioni e una documentazione anche troppo generosa, probabilmente riflettendo quelle che sono le sue passioni. Anche questo Il Gufo Reale rientra in quest’ottica e difatti siamo subissati da informazioni tecniche, dati meccanici, elenchi di modelli d’aereo, ecc.
Il disegnatore Romain Hugault fa il paio con lo sceneggiatore, curando nei minimi dettagli le divise, le armi e ovviamente gli aerei ma ignorando tutto il resto, chè tanto basta navigare su internet per trovare paesaggi e mappe da incollare sulle tavole.
Il Gufo Reale racconta le storie speculari di Adolf Wulf (nome assai infelice) e di Lidija Litvjac, quest’ultima ispirata a una aviatrice russa realmente esistita.
Entrambi sono i migliori della loro squadriglia, entrambi hanno un rapporto molto conflittuale con il loro superiore, entrambi assistono a scene di disperazione tra i commilitoni, entrambi avranno a che fare con il tradimento ed entrambi hanno una forma contorta di amore al campo. Le loro vicende procedono parallele dal dicembre 1943 al maggio del 1945, con due incontri fugaci prima del ricongiungimento finale che chiude il volume.
Fatti salvi gli scontri aerei, la storia è infarcita dei luoghi comuni che è lecito aspettarsi in una vicenda del genere, ma a me è risultato particolarmente forzato il protagonista tedesco antinazista. Non che sia irrealistico, anzi, però mi sembra sempre un mezzuccio per evitare problemi di carattere ideologico. E sempre in quest’ottica mi è sembrato difficile giustificare la liberazione della rivale nel secondo episodio.
Il disegnatore e colorista Romain Hugault fa un lavoro più che dignitoso, ma anche stavolta mi chiedo come sarebbero i disegni di questi giovani autori che abusano del computer se dovessero disegnare alla maniera classica con pennino o pennello: le loro vignette ne risulterebbero arricchite e maggiormente definite oppure il passaggio a china ne evidenzierebbe le pecche che l’intermediazione del computer riesce a nascondere? Effettivamente il tratto è come sempre poco inciso, essendo sicuramente limitato alle matite, e anche questa volta la colorazione al computer che imita le pennellate risulta fredda e impastata, anche se molto più leggibile che in altri fumetti.
Inoltre l’applicazione di insegne, mappe o altro preso di peso da una fonte digitale rende le tavole un po’ artefatte, la magia del fumetto ne perde. Magia ulteriormente infranta anche dagli occasionali “effetti speciali” e dalle forzatissime scene di sesso, in cui anche la più mingherlina delle Helferin rivela un prorompente fisico da pin up.
La storia scorre via tutto sommato piacevolmente, anche se chi non è un appassionato di guerra, aerei o modellini può tranquillamente lasciarla in edicola. Non mancano comunque situazioni abbastanza divertenti e dialoghi frizzanti, concentrati però solo nella prima metà del primo episodio.
Per questa occasione la Mondadori ha messo un adesivo sul cellophan con l’indicazione del contenuto. Non credo lo abbiano fatto per attirare gli appassionati di «battaglie aeree nei cieli della 2° guerra mondiale» (non solo, almeno) ma per segnalare sin da subito che il volume sarebbe uscito un po’ più smilzo del solito, ovvero 152 pagine contro le solite 200 circa.