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giovedì 17 dicembre 2020

Blake e Mortimer 27: L'Urlo del Moloch

Questo nuovo tassello della saga si ricollega al precedente episodio scritto da Jean Dufaux; per fortuna un provvidenziale riassunto scritto ci rinfresca la memoria dopo sette anni.

La navicella rinvenuta grazie all’intervento dell’Onda Septimus non era la sola mandata in avanscoperta sulla terra. Delle sette inviate, un’altra ospitava ancora un sopravvissuto, che è stato prontamente catturato e viene studiato dal Professor Scaramian, che in precedenza aveva dato del filo da torcere ai protagonisti ma adesso chiede l’aiuto di Mortimer. L’alieno ostile, il Moloch del titolo, riesce a fuggire grazie alla sua abilità di “abitare” i corpi umani e Londra comincia a riempirsi di geroglifici che altro non sono che le istruzioni che Moloch impartisce alla nave ammiraglia degli invasori alieni affinché comincino ad attaccare la Terra.

Nel mentre Olrik è stato parzialmente liberato dallo stato catatonico in cui versava a causa dell’Onda Mega (grazie alla formula del Faraone Abdel Razek!) e Blake indaga sul caso parallelo della scomparsa di Lady Rowana, che ovviamente si ricollegherà alla vicenda di Mortimer. Questa si conclude con la prevedibile sconfitta dei cattivi grazie al meno prevedibile intervento risolutivo di Olrik.

L’Urlo del Moloch non partirà da una base originale (quanti altri alieni o uomini del futuro hanno già sfilato nella saga?) e Dufaux infarcisce la storia di technobabble, ma è un fumetto avvincente che si legge con interesse e non mancano sequenze molto suggestive. Inoltre la spacconeria tipica dello sceneggiatore si traduce in dialoghi briosi e divertiti – anche le didascalie seguono questo andazzo interpellando ogni tanto il lettore. Certo, bisogna stare al gioco (quanti poteri ha quel benedetto Moloch? E come fa, gigantesco, a nascondersi in corpi più piccoli del suo? E poi basta che non metta la sua firma agli ordini per fermare lo sterminio?!?!) ma il gioco vale la candela. Oltretutto finalmente viene data piena dignità a quello che secondo me è il vero protagonista della saga, cioè Olrik. Lo sconfiggono, lo picchiano, gli fanno il lavaggio del cervello, lo usano come cavia ma lui non si arrende mai e torna sempre. Ci sono anche un omaggio a Edgar Pierre Jacobs e camei di Winston Churchill e della giovane Regina Elisabetta, per chi ama queste cose.

Quello che invece non mi ha convinto (non del tutto, almeno) sono i disegni. Se non erro Schréder era quello che era subentrato ad Aubin nell’altro volume di Dufaux facendolo deragliare. Qui è stato coadiuvato da Christian Cailleaux e il risultato non è così sciatto come nell’altro caso, ma comunque la qualità non mi è sembrata paragonabile a quella degli altri disegnatori moderni della saga. È proprio vero che la Ligne Claire non perdona: basta sforare di un millimetro o poco più un mento o una fronte perché il disegno non stia più in piedi come avrebbe dovuto. Un ruolo fondamentale in questo volume lo rivestono i colori visto che i geroglifici non sono contornati. La colorista Laurence Croix ha però scambiato la Corsica e la Sardegna per delle nuvole nella panoramica spaziale di pagina 39!

sabato 30 dicembre 2017

Cosmo Serie Gialla 63: La Rapina del Secolo - Come ho fatto fortuna in Francia nel giugno 1940

Ormai non compro più i bonellidi della Cosmo, ma questo titolo mi aveva incuriosito quando l’ho visto sull’Anteprima. Avendo appunto smesso di guardare a quel reparto nelle edicole, sono rimasto stupito nel vedere che nonostante la mole delle uscite non tutti i punti vendita erano riforniti alla stessa maniera, e alcuni non avevano proprio più materiale Cosmo. Ho avuto insomma qualche difficoltà a trovare il numero 63 della Serie Gialla e per questo ne scrivo così in ritardo rispetto alla sua uscita.
La Rapina del Secolo è un noir bello robusto ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, al momento dell’occupazione francese. Un ingente quantitativo d’oro è sfuggito ai controlli della Banca Centrale di Francia, che ha già provveduto a nascondere il resto altrove proprio per evitare che cada in mano tedesca.
La notizia del prossimo trasferimento è trapelata e un gruppo di criminali si organizza per assaltare il furgone blindato con le due tonnellate d’oro.
Questa sporca mezza dozzina è composta da un gangster corso, un pugile specializzato nel finire al tappeto, la “talpa” all’interno della banca, un tedesco in fuga da Hitler e la figlia di un orologiaio/scassinatore che ne ha ereditato l’abilità.
La Rapina del Secolo presenta situazioni larger than life che in un romanzo possono benissimo venire inserite senza risultare ridicole (il lettore se le immagina come vuole) ma che in un fumetto risultano poco credibili o forzate; scopro però dalle gerenze che in origine la sceneggiatura, tratta appunto da un romanzo di Pierre Siniac, era stata addirittura pensata per il cinema, dove sarebbe risultata ancora più esagerata e inverosimile.
La frenesia dell’azione la rende talvolta poco chiara e rimanda proprio a un film fracassone, ma sul finale Nury e Dorison si riscattano con quel’ultima tavola così beffarda – anche se, ancora una volta, forse poco verosimile.
La qualità della stampa è buona, così come i colori di Laurence Croix sono abbastanza netti da non risultare penalizzati dal passaggio al formato più piccolo e a una carta non patinata (anche se le tavole doppie non si leggono con la stessa facilità in formato ridotto e in brossura), ma la parte grafica in generale è deludente e inadatta a un fumetto del genere. I disegni sono infatti troppo caricaturali: è vero che anche quel gioiello di C’era una volta in Francia soffriva dello stesso difetto, ma qui Laurent Astier esagera e ogni tanto non si distinguono i protagonisti l’uno dall’altro, oppure non si riescono a prendere sul serio dei personaggi che hanno delle fattezze grottesche e che invece dovrebbe esprimere autorevolezza o risultare temibili.
Nel complesso la storia non è affatto male, pur con tutte le sue concessioni all’effettismo spicciolo, e inanella qualche colpo di scena ben congegnato, oltre che una valida ricostruzione dell’atmosfera dell’epoca. Ciò detto, sono più che contento di averci speso solo 5 euro.