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mercoledì 22 novembre 2017

Il peggior disegnatore di volti femminili

È Jorge Molina. Non so cosa mi abbia preso l’altro giorno, comunque ho comprato X-Men Oro e X-Men Blu. Il secondo ha la sfortuna di essere disegnato da Molina, che non sarebbe nemmeno male (anzi) ma ficca alle sue donne delle teste simil-manga riprese spesso da prospettive quantomeno bizzarre, che le fanno sembrare viste attraverso uno specchio deformante, con il mento che guarda da una parte e il naso dall’altra, e i capelli e gli occhi indipendenti da tutto il resto, persino nei primi piani frontali. Guardate qua che spettacolo:
































En passant, forse so cosa mi ha preso per spingermi ad acquistare le due riviste dopo mesi (anni?) di disinteresse per i supereroi: la lusinga che contenessero cicli conclusi. La cosa è vera solo nel caso di X-Men Oro, e comunque nessuno dei due ha brillato particolarmente per originalità o interesse.
X-Men Oro è una specie di riassunto dei luoghi comuni sulla storia dei personaggi, giustificato da una trama banalotta e infarcito di situazioni un po’ ridicole (Wolverine/Old Man Logan viene messo ko con troppa facilità, e la maniera con cui si libera alla fine è mal congegnata). Da notare che un riassunto della vita editoriale c’è davvero e occupa ben 6 pagine e un totale di 48 vignette commentate, da cui evinco che la gestione Morrison è stata cancellata. Battute riuscite ce ne sono, ma sono concentrate tutte nella prima parte dei tre episodi qui raccolti, e mi pare che le scene di lotta siano scritte in maniera un po’ confusa. Non male i disegni, figli delle pose steroidee anni ’90 ma robusti ed espressivi e anche piuttosto realistici.
X-Men Blu sembra invece essere indirizzato a un pubblico ancora più giovane e di bocca buona, con frasi a effetto e battutine a ricamare un canovaccio di deja vu, che però ha un minimo sussulto di originalità in alcune parti.
Non c’è insomma quella grandeur che, probabilmente sbagliando, mi aspetterei da queste serie che trattano personaggi storici; ma se il pubblico vuole questo va benissimo così, tanto più che il prodotto è confezionato comunque con professionalità.

mercoledì 13 gennaio 2016

I Vendicatori 46 - A-Force 1: Le Potenti Vendicatrici!

Acquisto strategico che mi permette di mettere un post online stasera. Il riciclo del post su Alix a questo punto me lo salvo per sabato.
Dunque, questo A-Force 1 prende il posto dei soliti titolari della testata I Vendicatori, scombussolata come il resto del Marvel Universe da Secret Wars, l’ennesimo evento-fondamentale-che-poi-nulla-sarà-più-come-prima. Se ho ben capito, adesso non ci sono più gli universi alternativi canonici ma delle realtà separate “tematiche” che convivono in maniera indipendente l’una dall’altra regolate dai capricci del Dottor Destino assurto allo status di divinità e scrupolosamente attento alla loro gestione tramite una forza di polizia composta dalle varie versioni di Thor (idea simpatica, quasi quasi provo anche il relativo mensile) che impedisce interferenze tra i singoli mondi.
In A-Force è di scena la realtà di Arcadia, i cui abitanti sono protetti dal gruppo tutto al femminile omonimo, con a capo la baronessa (pare che ogni capo del suo mondo venga definito “barone”) She-Hulk. Un giorno Arcadia viene aggredita da uno squalo mostruoso e la supereroina Miss America (mai coperta) lo scaraventa incazzatissima in un altro mondo attirandosi quindi la reprimenda dei Thor che la mandano in esilio nello “Scudo” (sicuramente è spiegato in Secret Wars cosa diavolo è). Al comprensibile scoramento delle compagne, tra cui la strega dark Nico Minoru che rispetto a quanto visto su Runaways e Avengers Academy mi pare un po’ troppo emotiva in questa interpretazione di Marguerite Bennett e G. Willow Wilson, si aggiunge il rinvenimento di una strana entità femminile sempre da parte di Nico. Di carne al fuoco ce n’è ma è ancora troppo presto per giudicare.
Più interessante la seconda serie presentata, Squadrone Sinistro. L’inizio condensa in una manciata di pagine tutta quella pessima vecchia miniserie con gli Ultimates contro la prima versione dello Squadrone Supremo contro la seconda versione dello Squadrone Supremo (Ultimate Power o una roba così) ma si rivela assai più originale e articolata. In pratica Utopoli è un dominio retto dallo Squadrone Sinistro, una versione gritty di un vecchio supergruppo parodia della Justice League of America. Hyperion e compagnia hanno intrapreso una politica di “annessione” degli altri mondi, cioè in sostanza li stanno invadendo imponendo il loro controllo. Ovviamente la cosa viene notata dal corpo dei Thor ma lo Squadrone Sinistro ha la scappatoia di dire che in fondo loro si stanno solo difendendo dalle aggressioni degli altri.
Oltre a mostrare un bel po’ dell’ambientazione questo primo episodio mette in scena l’omicidio di un Thor, la conquista di un’arma che può uccidere Hyperion (così da approfondire il rapporto tra lui/Superman e Nottolone/Batman) e la rivelazione di un complotto, il tutto calato in un’opprimente cappa di paranoia. Nonostante sia un capitolo introduttivo è decisamente bello denso e Marc Guggenheim è anche molto bravo a scrivere i dialoghi. Inoltre, per essere un comic book mainstream mi ha piacevolmente sorpreso il tasso di violenza e di cinismo, entrambi necessari per meglio creare l’atmosfera di Utopoli. È anche vero che i personaggi scopano vestiti di tutto punto, ma è pur sempre un comic book e non si può pretendere troppo.
Anche la terza serie mi è sembrata più interessante di quella titolare nonostante la premessa non originale e comunque non entusiasmante: personaggi dell’universo Marvel calati in un contesto western. In 1872 i soliti stereotipi del genere (qui un signorotto locale detta legge con la sua masnada di tirapiedi, arrivando persino a deviare il corso di un fiume per i suoi interessi) vengono interpretati da riletture dei supereroi e dei loro nemici, così abbiamo lo sceriffo duro e puro Steve Rogers, l’ubriacone inventore divenuto pacifista Tony Stark, il “farmacista” Bruce Banner e via di seguito, con una menzione speciale per Kingpin che interpreta il boss e Ben Urich il giornalista, particolarmente azzeccati.
Come per 1602 parte del divertimento è scoprire le citazioni (il villaggio in cui si svolge la storia si chiama Timely ed è sorto accanto al fiume Kirby…) e vedere come personaggi iconici vengono reinterpretati – chissà chi diavolo è l’indiano Lupo Rosso. A volere stare al gioco di Gerry Duggan 1872 è divertente, ed ho gradito molto la splash page finale con l’arrivo dei rinforzi per Fisk.
Graficamente tutte e tre le proposte sono di livello abbondantemente più che sufficiente e oltretutto la qualità di stampa è ottima. Probabilmente per A-Force sarebbe stato più indicato un disegnatore che conoscesse e sapesse valorizzare l’anatomia femminile più di Jorge Molina ma non ne faccio un dramma. Null’altro da aggiungere sul veterano Carlos Pacheco e sul vagamente espressionista Nik Virella.
Mi sa che continuerò l’acquisto per vedere come andranno a finire quelle che, non prendiamoci in giro, saranno solo miniserie dopo che con questo ennesimo evento-fondamentale-che-poi-nulla-sarà-più-come-prima tutto tornerà identico a prima.