Colpo al cuore ieri nel constatare come il primo episodio del Lester Cockney conclusivo della Cosmo
fosse privo della tavola 2. O forse della 1, il segnetto che ha fatto Franz per
numerare la prima tavola non è facilmente intelleggibile.
Sono corso a confrontare questa versione con quella pubblicata su Comic Art 106 e ho scoperto una cosa impensabile.
La numerazione delle tavole effettivamente non corrisponde, ma le pagine sono
le stesse, nè una di più nè una di meno:
La spiegazione probabilmente è questa: in origine Franz aveva numerato in
maniera sbagliata le tavole saltando la numero 2 (succede, pensiamo all’Incal
di Moebius), o forse la tavola numero 1 in origine era il testo scritto e
parzialmente illustrato riprodotto dalla Cosmo in appendice al fumetto e
ignorato all’epoca dalla Comic Art, e per non far sorgere tra i lettori
sospetti che ci fosse stata la soppressione di una tavola (o semplicemente per
non fare confusione nell’impaginazione di quel numero) la Comic Art ha
rinumerato tutte le tavole. In effetti a ben guardare si nota la mano sottile e
scattante del loro letterista, tanto più che riproducendo lo stesso numero
Franz mantiene ovviamente la stessa grafia:
In alcuni casi si può addirittura intuire il lavoro di raschietto o di
fiele di bue per correggere la numerazione sottostante (ahimè, lo si può
intuire dalla rivista cartacea, ché le mie doti di fotografo sono quello che
sono):
Comunque devo smetterla di andare a confrontare versioni italiane diverse
di uno stesso fumetto perchè questa pratica a volte produce dei dubbi profondi.
Ad esempio, l’adagio vuole che l’amore delle ragazze («filles» è un false friend...) non ingrassi oppure che
non si possa riscaldare?
(en passant, nè le didascalie posticce nè i fuori registro sono simpatici).
E Lester Cockey è il «paparino» delle ragazze o un «satiro»?
E Lester riflette su quanto il suo interlocutore si dilunga oppure subodora
che c’è sotto qualcos’altro?
E ancora, Ilona in origine era solo silenziosa o proprio triste?
Misteri. Ho notato comunque che i Cosmonauti si sono dedicati con maggiore
cura alla traduzione, ad esempio rispettando la dizione italiana di parole come
Gibuti (che nella versione Comic Art rimaneva Djiboudi) e traducendo termini
forse ignoti ai redattori Comic Art che li hanno lasciti in originale:
...beh, forse si sono fatti prendere la mano visto che hanno tradotto pure
un balloon di quelli che si usano nel fumetto franco-belga per ricreare il
“colore” locale:
Anche la versione Cosmo, comunque, ha qualche piccola pecca:
Oltre alla soppressione dei dialoghi “sballoonati” (sfogliando l’albetto
Cosmo mi pare ce ne sia anche qualcun altro...) ci sono più refusi che in
precedenza. Meravigliosi come sempre (forse anche di più, nonostante verso la
fine si manifesti il fantasma di Giraud) i disegni di Franz, che traggono
beneficio dal bianco e nero. La loro contemplazione vale tutte le diottrie che
perderò leggendoli in questa versione ridotta poco adatta alle doppie tavole
iperdettagliate.