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martedì 31 luglio 2018

Un cliffhanger lungo 25 anni

Sul numero 124 de L'Eternauta compariva (dopo vari annunci sulla collana Grandi Eroi, se ricordo bene, e privato del colore) il tredicesimo episodio di Jugurtha: Il Grande Antenato. Quel numero era datato agosto 1993 ma con ogni probabilità, come era comune per gli speciali estivi della Comic Art, era uscito a luglio insieme al 123.
Il Grande Antenato si concludeva con un bel cliffhangerone e per un po' rimasi in attesa di sapere come sarebbe andata a finire la vicenda di Jugurtha e delle sue donne. Finalmente da oggi posso saperlo:
Praticamente dopo 25 anni esatti da quella prima lettura.

mercoledì 31 gennaio 2018

L'importanza di avere un colorista avvertito

Già sulla rubrica Le Pinailleur di BoDöi era emersa l’importanza di affidarsi a un colorista attento che sopperisse all’occorrenza alle dimenticanze del disegnatore: sintomatico il caso di Patrizia Zanotti (o chi per essa) che aveva dipinto un cerchio attorno al lobo dell’orecchio di Corto Maltese quando Pratt si era dimenticato di disegnargli l’orecchino.
L’episodio di Jugurtha ospitato sull’ultimo numero di Lanciostory & Skorpio Maxi presenta un altro esempio eclatante: Franz si dimenticò di disegnare a distanza di sole due vignette (e nella stessa striscia!) il monile che Vania porta al collo. Per fortuna ci ha pensato il colorista (forse già la Horvath?) a metterci una pezza, per quanto è stato possibile:

lunedì 8 settembre 2014

Un altro dito in più

Stavolta a opera di Franz in Wyoming Doll:
La cosa è stata curiosamente bilanciata da un altro acquisto che ho fatto quasi contestualmente, ovvero I Guardiani della Galassia 12, preso per seguire Il Processo a Jean Grey. In un episodio di Nova la mano sinistra di Beta Ray Bill viene occasionalmente disegnata con 5 dita. Non ho molta confidenza con il personaggio, ma a giudicare dalle altre tavole in cui compare credo che di dita dovrebbe averne solo 4. Colpa dell'inchiostratore Juan Vlasco?

domenica 24 agosto 2014

Cosmo Color 12 - Wyoming Doll: Fiume di Sangue



Lo davano in uscita il 26 agosto, l’ho trovato in edicola ieri. Viva Turriaco.
La collana Cosmo Color conclude il suo primo anno di vita alla grande, con un bel fumetto di Franz. Wyoming Doll è un western che racconta la storia della ricerca di due bambine sottratte dagli indiani a una carovana mista composta da coloni irlandesi e italiani opportunamente trucidati.
Si imbarcano in questa impresa la giovane guida Llogan Jubal, in colpa per non aver saputo difendere la carovana, e l’indiano crow Salmone-Salterino, dedito a una vita errabonda e in cerca di una morte gloriosa dopo una cocente delusione.
Da un soggetto già abbondantemente sfruttato Franz riesce a ricavare un fumetto appassionante con qualche margine di originalità dato dall’approfondimento documentaristico e soprattutto dal doppio registro (giustamente sottolineato nell’introduzione del volume) che ha impiegato per raccontare la vicenda, sospesa tra il drammatico realismo delle situazioni e la distaccata, spesso ironica, narrazione delle didascalie.

Il reparto grafico è eccellente: Franz ha dato il suo meglio in queste 64 tavole che a volte arrivano a contare addirittura 16 dettagliatissime vignette – che oltretutto spesso ritraggono degli animali resi con invidiabile maestria. Anche gli splendidi colori sono stati realizzati in prima persona da lui.
Uniche due piccole pecche del volume: molte didascalie sono artefatte, costituite cioè da pecette messe sopra quelle originali che evidentemente non bastavano a contenere tutto il testo tradotto (spero che in origine Wyoming Doll sia uscito in versione extralarge per rendere giustizia ai disegni di Franz). Siccome le didascalie originali non hanno contorni squadrati questo stacco si nota molto, soprattutto quando si intuiscono i bordi di quelle originali che fanno capolino sotto i freddi contorni fatti col computer, e inoltre se un bordo di quelli fatti redazionalmente dalla Cosmo si avvicina troppo ai picchi di una montagna sullo sfondo o ai calzoni di un personaggio la composizione e l’equilibrio della vignetta ne risentono.

La seconda piccola delusione, non riferita al fumetto in sé, è l’annuncio in quarta di copertina del prossimo fumetto che ospiterà Cosmo Color, ovvero un western (che palle, ancora) di origine statunitense e non più franco-belga, che dovrebbe occupare ben quattro delle prossime uscite della collana. Non è il caso di fasciarsi già adesso la testa, vedremo.

mercoledì 12 giugno 2013

Pubblicità ingannevole?

Stamattina in edicola ho visto il volume conclusivo (per il momento) del Durango bonelliano, ripreso dalla Cosmo. In quarta di copertina veniva pubblicizzato il prossimo, con la giovinezza di Lester Cockney. Sono trasalito. La copertina annunciata non mi sembra sia quella che sono riuscito a ripescare su internet (qui sotto), ma la sostanza non cambia:
Dalle letture di Comic Art io mi ricordo che quei due episodi (erano due, giusto?) non erano affatto western ma parlavano della dura infanzia del protagonista nella verde Irlanda, con accenti un tantinello patetici. Inoltre, ma anche qua vado a memoria e potrei sbagliare, avevano una durata stramba, sulle 57 (?!?!) tavole.
Quindi, considerato comunque che la copertina che ho messo qui sopra non è quella definitiva, non so cosa possano metterci per arrivare alle fatidiche 144 pagine. 30 pagine di pubblicità?

giovedì 17 gennaio 2013

Affinità-divergenze tra Comic Art e Cosmo [reprise]



Colpo al cuore ieri nel constatare come il primo episodio del Lester Cockney conclusivo della Cosmo fosse privo della tavola 2. O forse della 1, il segnetto che ha fatto Franz per numerare la prima tavola non è facilmente intelleggibile.
Sono corso a confrontare questa versione con quella pubblicata su Comic Art 106 e ho scoperto una cosa impensabile. La numerazione delle tavole effettivamente non corrisponde, ma le pagine sono le stesse, nè una di più nè una di meno:

La spiegazione probabilmente è questa: in origine Franz aveva numerato in maniera sbagliata le tavole saltando la numero 2 (succede, pensiamo all’Incal di Moebius), o forse la tavola numero 1 in origine era il testo scritto e parzialmente illustrato riprodotto dalla Cosmo in appendice al fumetto e ignorato all’epoca dalla Comic Art, e per non far sorgere tra i lettori sospetti che ci fosse stata la soppressione di una tavola (o semplicemente per non fare confusione nell’impaginazione di quel numero) la Comic Art ha rinumerato tutte le tavole. In effetti a ben guardare si nota la mano sottile e scattante del loro letterista, tanto più che riproducendo lo stesso numero Franz mantiene ovviamente la stessa grafia:

In alcuni casi si può addirittura intuire il lavoro di raschietto o di fiele di bue per correggere la numerazione sottostante (ahimè, lo si può intuire dalla rivista cartacea, ché le mie doti di fotografo sono quello che sono):

Comunque devo smetterla di andare a confrontare versioni italiane diverse di uno stesso fumetto perchè questa pratica a volte produce dei dubbi profondi. Ad esempio, l’adagio vuole che l’amore delle ragazze («filles» è un false friend...) non ingrassi oppure che non si possa riscaldare?

(en passant, nè le didascalie posticce nè i fuori registro sono simpatici). E Lester Cockey è il «paparino» delle ragazze o un «satiro»?

E Lester riflette su quanto il suo interlocutore si dilunga oppure subodora che c’è sotto qualcos’altro?

E ancora, Ilona in origine era solo silenziosa o proprio triste?

Misteri. Ho notato comunque che i Cosmonauti si sono dedicati con maggiore cura alla traduzione, ad esempio rispettando la dizione italiana di parole come Gibuti (che nella versione Comic Art rimaneva Djiboudi) e traducendo termini forse ignoti ai redattori Comic Art che li hanno lasciti in originale:

...beh, forse si sono fatti prendere la mano visto che hanno tradotto pure un balloon di quelli che si usano nel fumetto franco-belga per ricreare il “colore” locale:

Anche la versione Cosmo, comunque, ha qualche piccola pecca:

Oltre alla soppressione dei dialoghi “sballoonati” (sfogliando l’albetto Cosmo mi pare ce ne sia anche qualcun altro...) ci sono più refusi che in precedenza. Meravigliosi come sempre (forse anche di più, nonostante verso la fine si manifesti il fantasma di Giraud) i disegni di Franz, che traggono beneficio dal bianco e nero. La loro contemplazione vale tutte le diottrie che perderò leggendoli in questa versione ridotta poco adatta alle doppie tavole iperdettagliate.

domenica 25 novembre 2012

1984-2012 Affinità-divergenze tra Comic Art e Cosmo



Accidenti, non avevo idea del ginepraio in cui mi sarei infilato dando per curiosità una scorsa alla versione di Lester Cockney della Comic Art per vedere se c’erano altre differenze nelletraduzioni rispetto a quella Cosmo. In effetti ci sono quelle differenze fisiologiche dovute alla difficoltà di rendere in italiano modi di dire ed espressioni francesi che non avrebbero senso (o sarebbero poco efficaci) se tradotti letteralmente:



Ma nella versione economica bonelliana ci sono anche delle palesi sforbiciate per sintetizzare i concetti espressi in origine e fare stare tutto il testo nel balloon:



Questa cosa si riflette anche nelle didascalie con le traduzioni dei testi stranieri (nella stessa pagina c’è un altro esempio più incisivo, ma ho salvato malamente il file di partenza e non riesco a recuperarlo):



Ci sono inoltre alcune differenze di cui non ho capito il senso, e chissà quale delle due versioni è la più fedele all’originale:



E ci sono anche casi in cui le due tendenze (ridurre il testo per farlo stare nelle nuvolette e offrire una traduzione differente da quella precedente, non per questo “sbagliata”) convivono:



Purtroppo in molti casi si perde l’ironia originaria del protagonista, che non credo fosse un’invenzione della Comic Art:



E in un caso mi è sembrato quasi che fosse stata operata una censura come nei vecchi Blueberry dei Classici Audacia, quando si glissava su prospettive troppo cruente come le fucilazioni:



In un paio di occasioni (ma ci ho dato solo una scorsa superficiale, magari ci sono anche altri esempi) il senso di alcuni testi viene stravolto. Credo che sia più affidabile la traduzione dei Cosmonauti considerati i contesti in cui vengono pronunciate e “pensate” le battute:



Lester Cockney è senz’altro più godibile adesso letto tutto di fila che non come venne presentato alla seconda ondata di lettori della Comic Art (che, forse ignari del primo passaggio su rivista, si ritrovarono con il “primo” volume che era in realtà il quarto e dovettero aspettare la ristampa dei primi in volume) e, malgrado la riduzione di formato sia assai penalizzante, Franz in bianco e nero è fantastico. Purtroppo ho notato che, nonostante i tentativi documentati sopra di non sforare con i balloon e le didascalie, la Cosmo ha dovuto prendersi qualche libertà grafica per accomodare il testo in alcuni (nel secondo non è molto evidente: la didascalia si spinge fino alla seconda finestra e non si ferma alla prima) e per fortuna gli interventi non sembra affatto artificiali:


Ma in fondo sono solo 2,90€, suvvia...