Visualizzazione post con etichetta Silvia Ziche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Silvia Ziche. Mostra tutti i post

domenica 13 luglio 2025

I Classici Disney 547: Siamo (sempre più) serie!

Raccolta di due cicli di storie che omaggiano serial e fiction televisive.

Paperone è in ambasce perché Rockerduck sta avendo un successone sulla piattaforma digitale RockFlix con L’Amaca Geniale, mentre il suo Tanto Ebbi che trasmette DuckNet dimostra tutta la miseria con cui è realizzato (pur se ha i suoi fan). Per questo si rivolge a Paperino scoprendo che Paperina ha il vezzo di immaginare insieme a Chiquita delle nuove possibili fiction. Assunte come showrunner, dovranno raccattare sceneggiatori, registi, attori e maestranze varie per confezionare al minor costo possibile Un Posto a Paperopoli, una fiction che riguarda proprio degli sceneggiatori alle prese con delle serie da scrivere. I primi quattro episodi seguono la realizzazione dell’opera fino al fatidico Gran Gala delle Serie TV mentre gli altri quattro sono dedicati ognuno a una puntata pilota di genere diverso da sottoporre agli spettatori (e immagino anche ai lettori di Topolino dell’epoca, visto l’epilogo) per decidere verso quale direzione fare andare Un Posto a Paperopoli. A far da cerniera tra le due parti c’è un intermezzo inedito.

In questo fumetto c’è di tutto: giochi di parole, slapstick, parodia, umorismo demenziale, derive surreali, metanarrazione di quella buona. Ci si sganascia a ogni pagina, anzi quasi a ogni vignetta. Le trovate di Sergio Badino si susseguono a ritmo serrato senza mai annoiare. Sono rimasto un po’ stupito nel vedere il florilegio di citazioni che per questioni anagrafiche o di interesse un pubblico di bambini di logica non potrebbe cogliere, forse la serie è pensata per essere goduta anche dagli adulti o forse queste citazioni ci sono sempre state e a mia volta non le coglievo da bambino.

Per quanto posso capirne di fumetto Disney, i disegni di Silvia Ziche sono molto buoni e la trovo più a suo agio coi paperi che coi topi, anche se nemmeno qui si esime dal dare ogni tanto un’interpretazione un po’ personale, in particolare nella distorsione dei becchi e nell’esuberanza delle dentature.

Una curiosità: a quasi cinquant’anni scopro che Paperone non è solo lo zio di Paperino ma anche di Paperina! Il rapporto tra i due nipoti è quindi incestuoso o lei lo chiama “zio” per affetto?

lunedì 10 ottobre 2022

La Gabbia

Graditissima sorpresa: lo davo in uscita per Lucca è invece questo volume è già arrivato.

La Gabbia è uno di quei fumetti intimisti che vanno così di moda oggi, ma si pone a qualche migliaio di gradini più in alto rispetto alla maggior parte di essi sia per gli ottimi disegni della Ziche che per la professionalità con cui l’autrice ha infilato l’umorismo, per il ritmo che ha impresso all’opera e per il tentativo di costruire una trama e quindi non solo di mettere su carta il proprio diario. Più di trent’anni di mestiere, certo, ma anche l’urgenza di raccontare la propria esperienza con la massima onestà.

La protagonista si chiama Serena, ma è evidente che si tratti di una trasposizione della stessa Ziche. Oltre al fatto che viene detto esplicitamente in una delle bandelle, ricordo che in un’intervista (forse più di una) l’autrice parlava della madre sempre ammalata. E magari, Freud oblige, “serena” è anche l’autrice dopo aver riversato i suoi traumi su carta.

Secondo un copione già collaudato, l’input della vicenda è la morte della madre, che torna come fantasma nella testa di “Serena” per confrontarsi con lei sulla loro difficile relazione. Depressa e anaffettiva, obbligò la figlia a un’infanzia e un’adolescenza di insicurezze e dolore, portandola così a sua volta alla depressione. I dettagli e i ricordi sono molto vividi, a testimonianza di ferite molto lunghe da rimarginare, e che forse non lo sono ancora del tutto. Ma anche le sequenze più pesanti vengono stemperate da una sferzante ironia. Ci si sente anzi quasi colpevoli di ridere delle frustrazioni e delle paranoie della protagonista da giovane, ma d’altro canto è lei stessa a mostrarcele con assoluta naturalezza.

La vicenda sembra proseguire a forza di battibecchi, confronti e recriminazioni tra Serena e sua madre, finché a metà volume ecco che compare inaspettatamente Gaia, la figlia che Serena non ha mai voluto concepire per spezzare il cerchio di frustrazioni e depressioni femminili della sua famiglia. E il gioco si arricchisce e assume ancora più incisività (oltre ad assumere forse un valore metaforico essendo Gaia una dei protagonisti di una striscia dell’autrice). Più di trent’anni di mestiere, appunto.

Pur essendo più che altro un esercizio terapeutico per l’autrice, La Gabbia riesce ad avvincere e a divertire. Silvia Ziche non cerca poi la pietà o l’assoluzione per alcune scelte che ha fatto, ma ammette senza problemi anche le sue meschinità. E il finale non è affatto risolutivo o rassicurante. Una scoperta piacevole in questo 2022 così parco di entusiasmi.