Tutta colpa di Renzi. Non di Cesare né di Roberto ma di Matteo Renzi, che
col suo bonus in busta paga ha contribuito a vincere la mia ritrosia e a
prendere il blocco di 3 volumoni dell’Hitman
della Planeta che giaceva da un bel po’ in una fumetteria (dove peraltro mi
hanno anche fatto uno scontone del 20% portando il totale a 60 euro, per cui il
bonus Renzi avanzava pure).
La mia parte migliore, quella razzista e settaria, mi diceva che
trattandosi di comic book e soprattutto di Garth Ennis si sarebbe trattato
dell’ennesima stronzata che basava il suo appeal
sull’ostentazione della scorrettezza politica e sullo shock value ma invece alla fine si è rivelato un buon acquisto.
D’altra parte la serie esordisce nel 1996 e il personaggio nasce nel 1993,
risale quindi a un’epoca in cui Ennis doveva mostrare almeno un po’ di sostanza
e non poteva ancora vivere di rendita.
Tommy Monaghan è un sicario a pagamento con una sua morale che a seguito
dell’aggressione di un parassita alieno sviluppa dei tratti metaumani: i suoi
bulbi oculari diventano neri come la pece ma in compenso può leggere la mente e
vedere attraverso gli oggetti e gli edifici. Queste nuove abilità sono
particolarmente adatte a un killer visto che così non potrà mai essere colto di
sorpresa. Almeno nella prima decina scarsa di numeri della serie, visto che
presto Ennis si dimentica della cosa. Né funziona la pezza che usare i poteri
provochi mal di testa a Tommy, visto che lo sceneggiatore butta là l’idea e si
dimentica presto anche di quella, salvo riesumarla (raramente) quando gli fa
comodo.
Una serie di oltre sessanta numeri non vado a riassumerla tutta. Diciamo
che, con le inevitabili approssimazioni e contaminazioni, si possono
riscontrare principalmente 3 filoni: gli incontri coi supereroi DC in trame
abbastanza classiche; storie di argomento bellico, criminale o comunque
violente e drammatiche; minchiatine parodistiche come gli scontri con i
dinosauri e i pesci-zombi.
A mio avviso la serie si mantiene su buoni livelli almeno fino al numero
50, episodio dopo il quale Hitman
mostra un po’ il fiato corto e sembra essere stato scritto giusto per arrivare
alla preventivata conclusione del numero 60.
Ancora oggi le storie, i personaggi e i dialoghi di Ennis mantengono una
certa originalità e freschezza. Inoltre il massiccio inserimento di elementi di
carattere bellico o comunque realistico e documentato funzionano ancora a
distanza di anni nonostante il lettore contemporaneo sia più abituato a queste
derive ennisiane. Segno che evidentemente quando scrive di qualcosa che gli
piace Ennis è in grado di tirarne fuori delle buone cose. Prima ho accennato
alle minchiatine parodistiche che sono state alla base di più di un episodio:
per fortuna non sono state tante ma dopo essersi letti una bella storia sulla
seconda guerra mondiale o sulla mafia trovarne una è una bella doccia fredda.
I cedimenti più irritanti sono stati a mio avviso la Sezione 8, l’episodio One Million, i due del tesseratto anale
e Baytor. Ma Baytor alla fine è simpatico ed ha un suo peso nell’economia della
serie.
Il problema di Hitman sono i
disegni di John McCrea. Immagino che solo una lunga frequentazione con l’amico
sceneggiatore di successo abbia permesso di sdoganare i suoi disegni deformi, approssimativi,
tirati via. Un po’ come Yeowell con Morrison. Poi è anche vero che McCrea è
riuscito a disegnare da solo praticamente tutta la run di Hitman, ma vorrei
ben vedere che con gli sgorbi sproporzionati che disegna si mettesse pure ad
accumulare ritardi.
Il veterano Garry Leach ha fatto veramente miracoli ed è riuscito a rendere
con le sue chine addirittura belle certe tavole di McCrea, che forse il
titolare aveva solo abbozzato. Purtroppo il suo ingresso in campo è arrivato
troppo tardi e non è stato costante.
Mi ha fatto quasi tenerezza vedere qualche balloon ancora in spagnolo o le
parole tronche, marchi di fabbrica dell’ingiustamente vituperata Planeta
Editoriale. Magari oggi avercela ancora la Planeta, con la sua varietà di
offerte e i suoi prezzi bassi.


