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lunedì 23 giugno 2025

Fuck ze Tourists

Non conoscevo il lato caustico di Zidrou, e da quel poco di suo che ho letto non immaginavo nemmeno che ne avesse uno. Ma in una produzione vastissima come la sua c’è evidentemente spazio per tutto. Certo che, quando picchia, picchia davvero duro.

Come intuibile dal titolo, il fresco di stampa Fuck ze Tourists è un attacco al turismo di massa che i social network hanno portato a derive grottesche per non dire raccapriccianti. Il volume raccoglie una decina di storie che immagino sono transitate in precedenza su Fluide Glacial che è anche l’editore. Non siamo quindi dalle parti delle gag in una o al massimo due tavole così comuni nel mercato franco-belga ma si tratta di racconti un pochino più articolati anche se lo scopo è sempre giungere alla battuta finale. C’è un po’ di nozionismo e parecchio moralismo nel preparare le situazioni per arrivare al dunque, ma questo lascia sempre con un sorriso amaro che accompagna l’evidente fastidio che prova Zidrou nel narrarle. D’altro canto come si può reagire davanti a quanti si fanno i selfie davanti i cancelli di Auschwitz o ammirano estasiati l’arrivo dei migranti che documentano scrupolosamente coi loro aggeggi elettronici? Ogni storia è autonoma ma non mancano personaggi ricorrenti, talvolta i narratori sono addirittura funny animals ben poco funny. Come nel caso degli one pager riassumere le storie significa rovinarle e probabilmente ho già detto troppo. Segnalo solo che non mancano esempi degli effetti deleteri del surtourism dedicati anche all’Italia.

I disegni di Éric Maltaite si inserisco pienamente nel filone dei gros nez di scuola franco-belga, caricaturali con una inchiostrazione molto modulata che rende il tutto espressivo e dinamico. Al di là del rigore documentaristico tipico della BéDé migliore, Maltaite non lesina sui dettagli. Cosa ancora più lodevole, non manifesta alcuna sudditanza al politically correct nel rappresentare le varie etnie dei turisti.

I colori sono stati realizzati da Philippe Ory e Hosmane Benahmed, il secondo è subentrato dopo il decesso del primo ma non si avverte nessuno stacco rilevante nello stile di colorazione.

sabato 16 gennaio 2021

Le Nuove Inchieste di Ric Roland 4: Caduto per la Francia

Letto in ritardo per ragioni pandemiche (sicuramente era uscito da parecchi mesi), ho trovato questo quarto episodio dello “ultimate” Ric Roland assai debole. Dopo sei tavole confuse in cui viene introdotto alla lontana il motore della vicenda e Ric si comporta in maniera irrazionale con un censore (azzardo metanarrativo?), viene svelato il nocciolo della questione: Ric non è orfano come si riteneva e, anche a seguito di una campagna diffamatoria che sottolinea come suo padre sia un noto criminale, deve quindi prestare servizio nell’esercito francese. Sono gli ultimi scorci degli anni ’60 e alla Francia brucia ancora la perdita dell’Algeria: non andar di leva per i canonici sedici mesi è impensabile.

L’ambiente della caserma dei genieri è un mix di stereotipi, caricature, citazioni inafferrabili per un italiano e scenette che vorrebbero far ridere senza riuscirci: Zidrou non riesce a trovare il giusto equilibrio fra verosimiglianza e umorismo di grana grossa. Ric fa la conoscenza di tal Garibaldi (!) Tonaleti, italiano sovrappeso preso di mira dai commilitoni, e non può fare a meno di difenderlo e farselo amico. A metà volume finalmente succede qualcosa: è capodanno e Garibaldi, che avrebbe dovuto essere di guardia insieme a Ric (che invece si intrattiene con Nadine in un albergo vicino alla caserma), si imbatte in un soldato dal volto devastato da una fucilata, che gli viene incontro come se nulla fosse. Svenuto per la paura e per l’alcol che ha in corpo, non viene creduto dai graduati, tanto più che all’organico della caserma non manca nessuno. Ma Ric fiuta qualcosa e chiede a Nadine di indagare all’esterno mentre lui lo farà all’interno della caserma.

Ovviamente sarebbe criminale rivelare la soluzione del mistero, do comunque atto a Zidrou di avere imbastito delle buone motivazioni anche se forse ha calcato troppo la mano sulla particolarità del crimine e di chi vi ha preso parte. E comunque tutto passa in secondo piano rispetto al ritmo sincopato, alle battute sceme e ai problemi di caratterizzazione dei personaggi (Ric per primo) di Caduto per la Francia. Anche i disegni di Van Liemt seguono questo andazzo e, già di suo poco attento all’anatomia, stavolta cede alla caricatura vera e propria. Un lettore francese avrà il piacere nostalgico di rivivere un’epoca ricostruita con grande precisione e di giocare a cogliere le citazioni (non credo sia un caso che l’archivista della polizia si chiami Mitteï), il lettore italiano non ha nemmeno questa soddisfazione.

Caso vuole che questa che secondo me è la peggiore delle Nuove Inchieste sia anche quella in cui la cura editoriale ha zoppicato un pochino: a pagina 15 i titoli del giornale in italiano sono stati inseriti senza che venissero eliminati quelli originali francesi, rendendoli illeggibili (per fortuna un personaggio cita quello che viene scritto) e a pagina 24 una nota traduce un’onomatopea che però è stata espunta dalla vignetta in cui compariva in origine – sul tappo di champagne se ne vedono ancora le tracce.

Per fortuna c’è almeno del materiale con cui rimpolpare i Fumettisti d’invenzione.

mercoledì 12 giugno 2019

La Compagnia Folies Bergère

Non ho letto molto di Zidrou (che ha scritto una caterva di roba, molta della quale fisiologicamente inedita in Italia) ma da quel poco che lo conosco non mi fidavo di comprare a scatola chiusa La Compagnia Folies Bergère, tanto più che si tratta di un fumetto di guerra. Quindi prima di prendere questo volume ho aspettato che si unisse anche lui al club del -25%.
La storia è ambientata nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, durante le ultime fasi del conflitto. I protagonisti sono gli eterogenei poilus appartenenti alla 17° Compagnia Fanteria, che si sono ribattezzati come il celeberrimo locale parigino. Tra la varia umanità che compone questo gruppetto, che contempla pure un cappellano militare, sicuramente il ruolo di maggior rilievo lo riveste Rubinstein detto «Rubinetto», soldato ebreo che è sopravvissuto indenne a ben due fucilazioni, anche se porta addosso i segni delle pallottole che lo hanno colpito nelle zone vitali. Zidrou conferma quindi la sua passione per il mistero e il simbolismo, che anche stavolta come in Requiem/Protecto e Marina rimangono nel campo dell’allegoria. Se l’ossessione per le talpe di Maurice Verrat può facilmente essere letta in chiave psicanalitica, come effettivamente viene fatto, risulta oscuro il ruolo che la figlia di Rubinstein riveste nella vicenda con la sua comparsa per ricongiungersi con il padre.
Al di là di questo, La Compagnia Folies Bergère racconta il progressivo abbandono dei soldati nell’abbraccio della follia e della morte, con abbondante uso di scene crude e dettagli rivoltanti come è d’uso nei fumetti bellici più recenti, rivolti ormai solo a un pubblico adulto. L’originalità di questo volume sta sicuramente nella narrazione sincopata e satellitare, con molti flashback e qualche sequenza onirica. In effetti all’inizio non è facilissimo seguire il filo della narrazione e capire dove Zidrou voglia andare veramente a parare, e forse senza troppi barocchismi estemporanei (sul finale c’è persino un blasfemo duetto tra Gesù e Satana, che lo chiama «Gegè»!) i personaggi avrebbero potuto essere approfonditi di più senza assurgere al ruolo di semplici casi clinici da manuale. Di spazio ce ne sarebbe stato, visto che le tavole sono ben 92, più un paio di introduzione di non facile decifrabilità.
Francis Porcel disegna in maniera impressionista, cosa coerente visto che tra i protagonisti di secondo piano c’è Claude Monet: sicuramente con le sue pennellate riesce a evocare la giusta atmosfera ma la mancanza di dettagli rende inizialmente difficile distinguere un personaggio dall’altro. Anche i colori sono opera sua, per quanto apparentemente assenti: La Compagnia Folies Bergère sembra essere realizzata in mezzatinta (beninteso, digitale) ma in realtà ci sono più sfumature di colore a seconda del mood della tavola, così come certi dettagli vengono resi a tutto colore: curiosamente, sia i particolari più truculenti che i quadri di Monet.
Probabilmente per gli appassionati del genere questo fumetto è un capolavoro. Ma, appunto, bisogna essere sintonizzati sulla stessa frequenza d’onda di Zidrou e Porcel per apprezzarlo pienamente.

giovedì 6 settembre 2018

Le Nuove Inchieste di Ric Roland 3: Come realizzare un omicidio perfetto

Questo terzo episodio del nuovo Ric Roland è più convincente del primo, ma non al livello del secondo. In concomitanza col Natale, qualcuno si sta divertendo a disseminare nei grandi magazzini parigini una falsa guida tascabile attribuita alle edizioni Marabout (che dai ringraziamenti parrebbero esistere veramente), che elenca vari metodi per assassinare il prossimo e farla franca. La cosa ha portato a un’impennata di omicidi, che hanno toccato quota 77. Per quanto il numero sia probabilmente simbolico (77 sono le avventure originali di Ric Hochet, giusto?) l’iperbole rimane inverosimile, né mi risulta che Il Manuale del Killer Professionista allegato a Frigidaire abbia portato a conseguenze simili. Ric parte comunque alla volta del Belgio, sede delle edizioni Marabout, per indagare insieme a Nadine.
Chiaramente non ha molto senso rimproverare alle storie del “nuovo” Ric Roland le derive flamboyant ed esagerate, visto che sono alla base dell’operazione, ma all’ennesima battutina sarcastica detta in circostanze improprie (ad esempio dopo che gli hanno fracassato l’auto con lui dentro) è inevitabile leggere il fumetto con un certo distacco. Oltretutto, secondo il canone stabilito da Zidrou, in questa serie Michel Vaillant è un personaggio reale.
Lo sceneggiatore ha anche voluto giocare col lettore introducendo inizialmente delle false piste: solo a pagina 21 viene definito il perimetro entro il quale si svolgerà l’avventura. Oltre a dare un senso di spaesamento, o almeno di sospensione, questa scelta ha portato a un’accelerazione sul finale per rimanere nelle canoniche 54 tavole dell’albo. E la rivelazione finale del colpevole non è che sia così geniale né apparentemente del tutto plausibile considerati gli attori in gioco e le loro relazioni. Per fortuna c’è un secondo finale che scioglie sarcasticamente uno dei fili conduttori dell’inizio (niente di troppo originale, comunque) e un terzo che forse vuole puntare il dito contro la morbosità delle masse.
Per il lettore franco-belga sicuramente la ricostruzione scrupolosa dell’atmosfera fine anni ’60 (o siamo già agli inizi dei ’70?) rappresenterà un bel tuffo nel passato e quindi un pregio, così come le molteplici citazioni fumettistiche disseminate nella storia (compaiono uno Charlier, un Denayer, ecc.) ma per un lettore italiano questo aspetto emotivo sarà molto più rarefatto se non inesistente.
Per quel che riguarda la parte grafica, Simon Van Liemt è veramente un grandissimo fumettista, ma non è altrettanto grande come disegnatore. Nelle sue vignette c’è tutto quello che deve esserci, i personaggi sono posizionati esattamente nel posto giusto e sono sempre molto espressivi. La lettura insomma procede spedita e fluida ma il disegnatore (che si concede anche il bel virtuosismo della splash page a pagina 48) non si è profuso molto in dettagli e talvolta ha indugiato un po’ troppo nel caricaturale. Chiaramente questo stile è perfetto per creare l’atmosfera vintage che le Nuove Inchieste vogliono evocare, e anche i colori di Cerminaro assecondano quest’ottica, ma non credo che il risultato finale sarebbe stato sminuito se Van Liemt avesse messo qualche particolare in più negli sfondi, avesse fatto maggiore attenzione ad alcune proporzioni anatomiche o avesse optato ogni tanto per una inchiostrazione meno grassa e coprente.
Nel complesso Come realizzare un omicidio perfetto è una lettura piacevole, anche se parte un po’ in sordina e bisogna stare al gioco degli autori.

martedì 17 ottobre 2017

Dommage!

Ero così contento che su Il Giornalino tornassero a pubblicare Biglia e invece mi accorgo che la “loro” terza avventura è evidentemente il quinto volume originale!
Ne hanno saltati due, il secondo e il quarto. Probabilmente (come si evince anche dai dialoghi) contenevano della situazioni ritenute troppo drammatiche per il pubblico più giovane, ma così si è anche perso il senso della “banda dei coccodrilli” che viene citata. Che peccato.

mercoledì 4 ottobre 2017

E pensare che stavo per smettere di prendere Il Giornalino...

...tanto più che Paola Crusoé è appena terminata (per il momento).
Ma dal prossimo numero torna Biglia e mi sa che procrastinerò la decisione! Chissà che non recuperino anche il volume che, se non sbaglio, hanno saltato.

domenica 18 dicembre 2016

Le Nuove Inchieste di Ric Roland 2: Omicidi in un Giardino Francese

Veramente molto buono questo secondo episodio del rilancio di Ric Roland. Stavolta Zidrou si affida a un canovaccio e a uno stile di scrittura più classici, evitando le sconvolgenti derive iconoclaste del primo numero.
Con un braccio ingessato dopo lo scontro con il criminale noto come “Nictalope”, Ric si trova coinvolto fortuitamente in un’altra indagine che riguarda una misteriosa donna che uccide baciando sulla bocca i malcapitati che seduce, il tutto sempre in bella vista al Jardin du Luxembourg.
L’elemento investigativo è abbastanza intuibile in quanto circoscritto a pochi personaggi, ma Zidrou è stato bravo a introdurre qualche falsa pista coadiuvato dal disegnatore Simon Van Liemt, che qui ho apprezzato decisamente di più che nel primo episodio.
È stato impossibile non farsi suggestionare dall’atmosfera della Parigi di fine ’68 e dai turbamenti che la sconvolgevano, perfettamente evocati dalla sceneggiatura (che straborda di note a piè di vignetta), e stavolta non sono mancati elementi ironici o addirittura scene umoristiche – quella della dedica dell’artista Mort Pullman è esilarante!
Ciononostante, rimane sempre in sottofondo un certo cinismo, un po’ di inquieto revisionismo che ci ricorda che anche nel mondo apparentemente ingenuo di Ric Roland c’è qualcosa di marcio. Stavolta il processo di “ultimizzazione” riguarda principalmente il direttore di La Rafale, il giornale per cui lavora il protagonista.

giovedì 25 giugno 2015

Le Nuove Inchieste di Ric Roland 1: R.I.P., Ric!



A sfogliarlo non mi ha fatto una buona impressione questo nuovo Ric Roland: i disegni di Simon Van Liemt mi sono sembrati troppo ostentatamente vintage per non risultare forzati. Poi l’ho letto ed è stato un bello choc.
Zidrou ha imbastito una trama decisamente forte, in cui il redivivo Camaleonte dopo mesi di preparativi prende il posto di Ric rubandogli l’identità (e quindi gli amici, il lavoro, ecc.) per eliminarlo in maniera rocambolesca durante le celebrazioni delle nuove nozze del Commissario Bourdon. Pur con lo stile retrò dei disegni e con le volute ingenuità seminate da Zidrou per ricreare l’atmosfera degli episodi classici scritti da Duchâteau, la storia ha un che di inquietante, come se ci fosse un qualcosa che “non torna”: Bob Drumont, ad esempio, è vivo e vegeto. La spiegazione è che R.I.P., Ric! è ambientata nel 1968, come vari dettagli avrebbero permesso di presagire, ma Zidrou ha saputo mantenere con classe il senso di sospensione e straniamento fino alla rivelazione di pagina 15. A me, almeno, le prime tavole hanno dato una sensazione di straniamento.
La storia procede su due binari paralleli ma nettamente in antitesi tra di loro. Da una parte c’è la trama vera e propria, flamboyant e incalzante come molti degli episodi anni ’60, dall’altra c’è un livello metanarrativo tramite cui Zidrou muove delle affettuose critiche alle innocenti semplicità e ai luoghi comuni della serie. Oddio, “affettuose” fino a un certo punto visto che dopo l’ennesima frecciatina alle ingenuità della serie classica e la ripetizione ossessiva che Ric va sempre agli appuntamenti con gli avversari da solo e disarmato viene il sospetto che lo sceneggiatore non apprezzi molto il personaggio, un po’ come quando Castelli negli speciali di Martin Mystére sottolinea l’assurdità di certe convenzioni fumettistiche che lo riguardano.
La prospettiva critica in cui viene messo il lettore risulta così piuttosto drastica e non proprio piacevole visto che viene anche accompagnata da alcune radicali modifiche dei personaggi principali o a rivelazioni choccanti sul loro conto. La Nadine “liberata” non l’ho digerita facilmente, ed è stato sconvolgente scoprire quello che faceva Bourdon durante la Seconda Guerra Mondiale. Raccapricciante, poi, vedere Nanar morto ammazzato. Credo di aver subito lo stesso effetto che avrebbe generato su un fan della Charlton Comics la lettura di uno Watchmen coi personaggi originariamente previsti.

Al di là di queste considerazioni Zidrou conduce il gioco con una certa abilità e in più di un’occasione si vede che ci tiene a far capire quanto ha studiato la materia visti i molteplici rimandi alle storie classiche (come fece anche Van Hamme con il suo primo volume di Blake e Mortimer). È anche stato bravo a inserire i vari pezzi del puzzle inventati da lui nel quadro generale della serie e il finale di R.I.P., Ric! sembra anche abbozzare una spiegazione plausibile del perché Ric Roland abbia vissuto cinquant’anni di avventure senza apparentemente invecchiare. Quello che manca a Zidrou è la fresca ironia di Duchâteau che, almeno nel mio caso, ha reso più di una storia interessante quando altrimenti sarebbe forse stata un po’ insipida. Divertente, comunque, la scenetta con Hermelin.
Purtroppo la prima impressione che ho avuto di Van Liemt si è rivelata corretta. Apprendo da Wikipedia che si tratta di un disegnatore (relativamente) giovane con pochi albi all’attivo e ignoro quale sia il suo stile abituale, in questo volume il suo rifarsi a una estetica retrò, un po’ sulla scia di certi disegnatori come Darwyn Cooke, mi è sembrato forzato e anche fuori luogo non rifacendosi nemmeno allo stile per cui Tibet è maggiormente conosciuto. Mi sembra addirittura che abbia approfittato della copertura offerta da questa scelta stilistica per giustificare certe anatomie e inquadrature non proprio (o per nulla) impeccabili. La sua Nadine, poi, è peggio di quella di Tibet, il che è tutto dire.
In definitiva non posso dire che questo nuovo Ric Roland mi abbia proprio deluso del tutto visto che ha un innegabile shock value, di certo come recupero di BéDé classica ho preferito di gran lunga Michel Vaillant. Peccato, perché la qualità della carta e il prezzo sono migliori rispetto a quelli del volume del pilota di Formula 1.
Il secondo volume delle Nuove Inchieste è già annunciato in quarta di copertina: vedremo dove andrà a parare Zidrou.