Visualizzazione post con etichetta René Goscinny. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta René Goscinny. Mostra tutti i post

mercoledì 19 luglio 2023

Quanti guai, Piccolo Nicolas!

Finalmente ho avuto modo di leggere questo libretto che era rimasto in attesa a causa della stizza di quando lo avevo comprato. Non è che in fumetteria si trovino sempre occasioni interessanti al 25% o al 50% in meno, o discreti affari a 1 o 3 euro, quindi se non arriva niente di nuovo tocca cercare tra le altre proposte. Ricordando vagamente che Le Petit Nicolas era un fumetto ho acquistato questa edizione incellofanata e solo dopo averla aperta ho scoperto che si trattava di una raccolta di racconti illustrati, altro che fumetto (che comunque esistette brevemente). Raccolta datata 2013 ma immagino rimessa in circolo a seguito della distribuzione dei film in Italia.

Il primo approccio non è stato per nulla entusiasmante: le storie si dilungano in quelle situazioni tipiche che coinvolgono i bambini delle elementari, come l’arrivo di un fratellino, i giochi coi compagni di classe, la visita dei parenti, ecc. Ma come ho scoperto leggendo la prima storia si tratta di una cosa intenzionale, perché i racconti reiterano una medesima struttura: dopo essersi profuso in approfondimenti e divagazioni sul tema per alcune pagine, René Goscinny ribalta causticamente la situazione di partenza nelle ultime righe con effetti esilaranti. Questo meccanismo non perde la sua freschezza nemmeno quando lo si è capito, perché il lettore si chiede cosa si inventerà stavolta Goscinny, che per inciso non deluderà mai. I quasi settant’anni di questi racconti si notano da certi dettagli come l’universo esclusivamente maschile della scuola dell’epoca e l’assenza del politically correct (uno degli amici di Nicolas è grasso, un altro sembra ritardato, ecc.), ma il divertimento rimane intatto nonostante gli anni passati. Tanto più che in controluce si nota una visione critica del mondo degli adulti, con padri che si riducono a zerbini nei confronti del capoufficio e responsabili scolastici che stigmatizzano il gioco d’azzardo ma poi ci cascano pure loro. Ma la satira non è comunque il primo obiettivo di Goscinny.

Il protagonista della serie è un bambino poco o nulla caratterizzato, quasi indistinguibile da altri ragazzini dei fumetti e della letteratura. Non ha tratti caratteristici marcati (ma questo è addirittura il quinto libro della serie, forse erano stati evidenziati prima) e, ad esempio, non sembra nemmeno preferire un gioco piuttosto che un altro – almeno in questo libro. Il resto del cast abituale comprende la combriccola della scuola (con il compagno manesco, quello secchione, quello stupido, ecc.), una madre sarcastica, un padre borghese e il personale della scuola tra cui spiccano una maestra sin troppo umana nel dimostrarsi alternativamente arrendevole e spietata e “il Pavone”, cioè il sorvegliante.

Lo stile di scrittura è pensato ad altezza di bimbo, e simula i resoconti dello stesso Nicolas. Credo (spero) che per questo ci sia un po’ di libertà con la lingua, ad esempio la formula «chissene» invece di “chi se ne” frega. Forse sarebbe stato opportuno segnalare nell’edizione italiana che la prospettiva di andare a scuola anche di sabato è terrorizzante per un bambino francese perché Oltralpe non è uso andarci (come neanche di mercoledì, stando a quanto mi dice un mio amico che abita a Strasburgo).

Il disegno di Sempé non è nulla di eccezionale, che non è un eufemismo per dire che fa schifo ma significa che pur interpretando alla perfezione lo stile umoristico “graffiato” di marca anglosassone in cui si inserisce, non ha alcun guizzo che lo elevi dalla media di illustratori analoghi. I suoi personaggini hanno tutti la stessa faccia, tanto che si ricorda di disegnare gli occhiali a un bambino solo quando è indispensabile per coordinarsi con il testo.

In appendice ci sono le biografie dei due autori, a loro volta molto divertenti.

mercoledì 13 novembre 2019

Generazione Asterix

Volume celebrativo del sessantennale di Asterix, raccoglie 60 omaggi realizzati da 64 fumettisti. La corrispondenza tra numero di omaggi e autori non è perfetta perché in alcuni casi sceneggiatore e disegnatore hanno collaborato per realizzare un unico omaggio. La struttura standard, ma non è una regola fissa, prevede la biografia e la bibliografia dell’autore sulla pagina di sinistra, quasi sempre accompagnate da un intervento scritto su come l’autore ha conosciuto Asterix, mentre sulla pagina di destra c’è il suo elaborato. Oltre a vignette singole e illustrazioni ci sono anche delle vere e proprie storie (brevi, ovviamente) a fumetti.
Il libro è quindi un omaggio ad Albert Uderzo e René Goscinny, ma è anche un catalogo di autori più o meno giovani e famosi senza distinzioni di nazionalità. Se non stupisce la presenza del celeberrimo Milo Manara (che tra l’altro ha realizzato un’illustrazione stupenda), né quella del naturalizzato francese Juanjo Guarnido (con una storia in due pagine!) desta un po’ di sorpresa vedere i lavori di autori operanti nei comics come Ian Churchill, Charlie Adlard, Terry Moore, Kaare Andrews e Frank Cho. Ma d’altra parte c’è persino un autore coreano, il Kim Jung Gi già conosciuto in Francia per i suoi lavori con Morvan.
La parata di stili e di tipologie di omaggio è molto variegata, tutto sommato assecondando la stessa varietà che si trova negli albi di Asterix. Frédéric Jannin ad esempio realizza una gustosa tavola sul politically correct, mentre la vignetta di Johan De Moor si lancia in un appello ecologista non molto integrato col resto.
Capita di vedere all’opera dei monumenti del fumetto franco-belga come Florence Cestac, François Boucq, Derib e persino Peyo, che pur essendo morto nel 1992 è presente con la sua firma e il suo stile grazie al lavoro del suo studio. È stato un piacere rivedere il bravissimo Al Coutelis, che qui adotta uno stile umoristico, un disegnatore che forse non ha avuto la fortuna che avrebbe meritato. Ed è anche interessante vedere come i due elementi della proverbiale coppia Dupuy-Berberian (non più coppia dal 2005) abbiano degli stili molto diversi. Accanto a delle sorprese, come il rigoroso Ralph Meyer che si dimostra arguto umorista, non mancano però alcune delusioni: Frank Margerin confeziona un’illustrazione elaborata ma inchiostrata molto pesantemente (e in cui non c’è traccia del suo umorismo), mentre Serge Clerc avrebbe potuto impegnarsi di più e realizzare qualcosa di meno banale e più curato. Delude anche il grande Dany, non per la qualità del suo crossover con Olivier Rameau ma perché è stampato veramente male, evidentemente ha scansionato la sua tavola a una risoluzione troppo bassa, o la nitidezza si è persa a causa della colorazione al computer.
L’omaggio più efficace per immediatezza e spontaneità è quello di Cosey – ma anche Bastien Vivès ha fatto un buon lavoro in tal senso. Tra i tanti giovani autori qui presenti trovo francamente difficile preferirne uno a un altro, intrisi come sono di ostentato minimalismo.
Generazione Asterix si segnala per l’assenza di redazionali (giusto qualche breve testo di raccordo illustrato con vignette di Uderzo) e soprattutto perché gli artisti non sono presentati in ordine alfabetico, e non c’è nemmeno un indice alla fine che permetta di risalire alla pagina in cui si trova il contributo del singolo autore. Per ritrovare il proprio autore preferito tocca quindi sfogliare nuovamente da capo tutto il volume oppure affidarsi alla memoria. A suo modo ricorda l’ultima Lucca: uno cerca André Juillard e non lo trova da nessuna parte.

lunedì 28 novembre 2016

Iznogoud 6: Gli Incubi di Iznogoud

Questo sesto volume dell’Integrale di Iznogoud è speciale. Invece di raccogliere gli episodi canonici raccoglie tre volumi della serie parallela degli Incubi di Iznogoud, rimontaggi delle strisce di commento politico e d’attualità che comparivano su Le Journal du Dimanche. Attualità degli anni ’70, ovviamente, da cui la necessità di spiegare con delle note in appendice a cosa facessero riferimento gli autori in alcuni episodi più legati alla realtà francese dell’epoca.
Fatta salva l’utilità di questo vademecum (da cui si evince che Giscard d’Estaing doveva essere un discreto paraculo), per godere de Gli Incubi di Iznogoud basta una conoscenza anche solo sommaria del clima degli anni ’70, e forse non serve nemmeno quella, visto che molte cose come la corruzione, l’inettitudine e l’ipocrisia dei politici e le periodiche crisi istituzionali ed economiche sono comuni a tutti i paesi occidentali e quindi diventano universali e perfettamente comprensibili fuori dai confini dell’Esagono.
Questa universalità e la fulminante rapidità d’esecuzione (ogni pagina una gag) rendono esilaranti molte delle situazioni in cui si trova coinvolto Iznogoud, ancora più libero del solito dai limiti della continuity, già praticamente inesistenti nella serie regolare.
A causa della scomparsa di Goscinny nel 1977 parte del terzo volume originale qui raccolto è stata scritta da Alain Buhler ma mi è impossibile distinguere l’opera dei due visto che la qualità rimane sempre altissima.
Onore al merito, credo che una buona parte della riuscita di queste gag sia da attribuire anche ai disegni di Tabary che pur non occupandosi dei testi ne aumenta l’efficacia coi suoi faccioni e le sue pittoresche comparse.
Curiosamente le note in appendice non contemplano il terzo volume: è vero che quelle gag sono comprensibili anche senza ulteriori chiarimenti, ma sorge il dubbio che forse questo integrale fosse previsto per raccogliere solo due volumi originali visto che una spiegazione su chi rappresentasse il Jules-Antoine Clérambard di pagina 135 ci sarebbe stata bene. Può darsi che il progetto originale della Panini prevedesse appunto di raccogliere solo i primi due Incubi e sia stato modificato in corsa senza dare il tempo a Marco Farinelli di preparare il materiale relativo al terzo. Fosse andata così. per 17,90€ è comunque tanto di guadagnato per i lettori.

sabato 27 luglio 2013

C'è un ponte di Einstein-Rosen in Bisiacaria?

Può darsi. Altrimenti non so come spiegare l'improvvisa e inaspettata apparizione del secondo volume di Lucky Luke in una, pur fornitissima, edicola della ridente Turriaco.
Mi sembrava impossibile che fosse già uscito a pochi giorni dal primo, eppure eccolo qua:
Non ho photoshoppato nulla, giuro, e d'altra parte non saprei nemmeno da dove cominciare per creare un fake. Davanti alla mia incredulità l'edicolante mi ha risposto che questi fascicoli escono sempre di sabato, dove "sempre" significa evidentemente dal numero scorso visto che la collana è stata appena varata.
Adesso però devo trovare qualcosa da dire all'altro edicolante a cui ho detto di mettermi da parte le copie appena arrivano... Vabbè, qualcosa inventerò.
 
PS: sì, lo so che gli ipotetici ponti di Einstein-Rosen porterebbero distorsioni spaziali e non temporali, ma dovevo pur mettere un titolo al post.

martedì 23 luglio 2013

Lucky Luke 1 - Corsa per l'Oklahoma

Nuova sorpresa della Gazzetta dello Sport: dopo Michel Vaillant (la cui collana continuerà oltre la fine preventivata) oggi ha cominciato a distribuire una nuova serie di allegati dedicata stavolta a Lucky Luke. Che è pure meglio di quella di Michel Vaillant: infatti le pagine sono ben 96 contro le 64 degli altri albi, e in ogni volume ci saranno due episodi completi. Così, almeno, mi è parso di capire. Il tutto a un prezzo surreale: solo 3,99 euro, a parte il numero 1 "lanciato" a solo un euro.
La grafica di copertina riprende quella di Michel Vaillant virandola sul rosso mentre la grafica interna è molto più spigliata pur non essendo per nulla invasiva o chiassosa. La qualità di stampa, carta, redazionali, cura, adattamento, ecc. mi sembra eccellente (forse solo a pagina 70 è sfuggito un errorino: Lucky Luke dovrebbe essere preoccupato per l'armistizio, altroché) e gli unici difetti sono quelli imputabili alla fonte, ovvero qualche pellicola occasionalmente usurata, una colorazione a volte piatta e a volte confusa e il tratto rapidissimo di Morris, che comunque in seguito farà ben di peggio.
Le due storie di questo primo numero sono probabilmente tra le migliori dell'intera serie. Goscinny spara a raffica una serie di gag riuscitissime, pur non lesinando sulla documentazione e sul realismo e soprattutto utilizzando una struttura alfa-omega che apre e chiude le singole storie con rara eleganza ed efficacia.
Che la Gazzetta ci porti a un Rinascimento italiano della BéDé? Stanno pure facendo pubblicità in televisione.