Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.
Pipa
Sanchez
Ecco, questa è la seconda serie non creata da Wood cui accennavo parlando di Ted Marlow.
A quanto pare, a cavallo tra anni ’70 e ’80 la Columba era un po’ in ambasce, preoccupata che con l’ennesima partenza del suo sceneggiatore di punta verso mete lontane ci sarebbe stata una carenza di sue nuove storie. A Carlos Vogt toccò quindi l’incombenza di scrivere i soggetti per Pepe Sanchez oltre che disegnarlo. Questo almeno formalmente e comunque limitatamente ad alcuni episodi: Hector Bellagamba riporta infatti che molti di quegli episodi li scrisse lui; l’editore cominciò a segnalare anche il suo nome solo quando la collaborazione divenne ufficiale visto che inizialmente gli aspetti retributivi venivano regolati privatamente tra Vogt e lo sceneggiatore in incognito (noto in Italia per Sumatra che però stando alla testimonianza di Luis Garcia Duran fu molto rimaneggiata).
Bellagamba non si limitò a scrivere le avventure della spia argentina ma ne espanse l’universo con la storia La Hermana de Pepe Sánchez in cui introdusse la prima delle femmine degli otto fratelli Sanchez – Wood ne aggiunse poi altre due: Reina e Chuchi. Concettualmente si tratta di un unitario (il nome di Pipa manco compare nel titolo) perché nonostante il protagonista sia Pepe la Columba non inserì la storia nel corpus della sua serie, ovvero nella prima tavola non c’è nessuna pecetta con il codice “E” seguito dal numero d’archiviazione. Ma come una dozzina di anni prima accadde con Nippur, Dennis Martin, Jackaroe e compagnia, anche Pipa si vide dedicata una serie, per quanto assai effimera.
La trama vede Pepe, tornato nella sua casa argentina, partire al salvataggio della sorella rapita da un gruppo di femministe. In realtà è una trappola e Pipa è sana e salva, ma le femministe a loro volta sono state ingannate da un gruppo di spie rivali che vuole eliminare Pepe Sanchez tramite loro con la promessa che se lo abbatteranno potranno entrare nell’inesistente Associazione Femminista Mondiale. Pipa si accorge della situazione e quindi è lei ad andare a salvare il fratello, rivelandosi un’abile scalatrice e una spericolata pilota di motorini, aeroplani, alianti improvvisati e quant’altro.
Wood riprese il personaggio rispettandone in sostanza l’impostazione data da Bellagamba. Nelle sue storie c’è dell’avventura (Pipa se la vede con la tratta delle bianche e con dei falsari) ma anche della satira di costume, indirizzando i suoi strali non all’estremismo di certo femminismo militante quanto all’ossessione per l’aspetto fisico. Questa scelta è però un po’ fuori fuoco perché prevede che Pipa sia bruttina, cosa poco evidente dal tratto delicato di Vogt.
L’umorismo è quello slapstick un po’ sciocchino della serie-madre (o sarebbe meglio dire serial-fratello?), con qualche tormentone e scene da cartone animato della Warner. Vogt è quello espressivo e dinamico dei suoi anni migliori e si gusta con piacere. Io preferisco di gran lunga Lei e io a Pepe Sanchez ma gli amanti di quest’ultimo non saranno affatto delusi dalla lettura di questa sua estemporanea appendice.


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