In attesa della pubblicazione ufficiale su Fucine Mute anticipo sul blog le
interviste di Play 2026.
Se vuoi presentarti…
Sono Simone Laudiero e sono capo progetto di
Brancalonia,
ruolo che ho ereditato da
Mauro Longo circa un paio di anni fa, in virtù del fatto che avevo appena finito di
scrivere il romanzo di Brancalonia (attualmente ne sto scrivendo un altro che
dovrebbe essere pronto per Lucca). Ovviamente mi occupo anche di molte altre
cose con altre case editrici.
L’uscita della
prossima tripletta di volumi è prevista per Lucca?
Allora, diciamo di sì… è sempre meglio non prendere mai
impegni su carta, ma stiamo lavorando affinché sia pronta per i pledger prima di Lucca e per i non-pledger a Lucca. Siamo andati un po’ più
lunghi perché abbiamo deciso che volevamo farla molto, molto illustrata e molto
bella e ci siamo detti “tanto una volta che esce esce, perché affrettarsi, ci metterà
un po’ più di tempo ma saranno dei bei volumi, una vera festa per gli occhi.”
Essendo della Quinta
Edizione di Dungeons & Dragons
Brancalonia ha avuto anche una diffusione nel mercato statunitense, quindi in
inglese. Come siete riusciti a tradurre (o a far tradurre) delle cose così
specifiche della cultura e della tradizione italiane, per non parlare degli
elementi pop come certi film che non
penso abbiano varcato i confini nazionali?
Questo è un problema di cui si occupa il traduttore Alex
Valente che fa un lavoro davvero ingrato: come tutto ciò che è umorismo, tutto
ciò che è riferimento pop, giochi di parole, stratificazioni di significati,
incastri, ecc. il complesso di Brancalonia è davvero difficile da tradurre, o
meglio da rendere in un’altra lingua. D’altra parte ce ne rendiamo conto anche
noi come lettori italiani quando ci arrivano prodotti stranieri che sono tutti
giocati su questo, penso ad esempio ai romanzi di Terry Pratchett. Puoi trovare
qualche gioco di parole da cui parte tutto un concetto che verrà ripreso nel
corso della narrazione, per poi acquisire un senso che va anche oltre. Se tu
sei costretto a cambiare quel gioco di parole allora puoi rischiare di trovarti
con tutta una
lore che magari cambia
completamente o sparisce.
Comunque noi autori se a volte vediamo una traduzione
“facile” la proponiamo, per esempio quando nell’
Atlante del Regno era uscito come personaggio giocante
l’Oltretombolaro, che è un negromante che invoca i non-morti estraendo i numeri
della tombola…
Cosa geniale, secondo
me.
Grazie, è stata una delle prime cose che ho fatto come
autore. Dicevo, quando lo abbiamo introdotto, avevo proposto come possibile
traduzione “Zombingo” [il riferimento è ovviamente agli zombi ma anche al
bingo, la tombola statunitense, nda], poi non è stata accettata ma se possibile
aiutiamo per quanto possibile il traduttore. Non ricordo quale sia stata la sua
scelta, ma sicuramente è stata fatta a ragion veduta perché tutta l’impalcatura
della lore che ci stava dietro
richiedeva una certa terminologia.
E per quel che
riguarda i romanzi di Brancalonia?
Ormai il primo romanzo risale a due anni e mezzo fa, è
uscito per Mondadori e secondo me è venuto molto bene, quindi mi dispiaceva che
non avesse un seguito. Finalmente abbiamo trovato una quadra con Acheron e sto
completando il secondo romanzo che non sarà propriamente un sequel, nel senso
che Acheron vuole ovviamente che sia godibile anche per chi non ha letto il
libro di Mondadori (ci manca soltanto che le piccole case editrici facciano da
traino per le grandi!) e quindi le avventure ripartiranno da zero, sarà
leggibile assolutamente a sé stante. Il primo, La Compagnia della Sòla,
funzionerà come una sorta di episodio 0, di “pilota” per così dire, una origin story che uno potrà andare a
leggersi se si è appassionato alla linea principale, sperando che poi ne
arrivino altri.
La differenza di
atmosfera (che forse ho riscontrato solo io) tra il romanzo più grimdark e il gioco di ruolo più
farsesco è una cosa voluta?
Non direi che il romanzo è
grimdark. Anzi, ho cercato di metterci più “caciara” possibile. Non
solo per l’ambientazione che si presta molto bene, ma anche perché essendo un
romanzo ispirato al gioco di ruolo volevo sfruttare alcuni spunti presi da
L’Onore dei Ladri, il film su
Dungeons & Dragons che era uscito
proprio mentre lo scrivevo. In particolare di quel film mi è piaciuto molto che
senza spezzare l’ambientazione, senza renderlo metanarrativo (rompendo quarte
pareti e quant’altro) sono riusciti comunque a restituire il feeling che c’è al
tavolo, cioè quell’atmosfera un po’ caotica, un po’ “cazzara” che viene a
crearsi. E quindi nel romanzo ho cercato di creare una compagnia che avesse
anche le dinamiche che si creano tra i giocatori, quindi molto spesso ci sono
dei momenti in cui bisogna decidere cosa fare che si trasformano in
brainstorming un po’ confusionari in cui
ognuno propone una cosa, si cazzeggia anche un po’ sapendo che finché non si
decide vale tutto. In genere negli
epic
fantasy la gente non dice “potremmo fare questo, potremmo fare quest’altro”
sparandola anche un po’ grossa. Quindi ho cercato di dargli anche questo tono
un po’ più scanzonato di quello che l’ambientazione richiedeva in alcuni
passaggi. Questo fino a quando le cose si complicano, ci si mette di mezzo il rischio
della morte, e a quel punto è naturale che i personaggi si rimettano un po’ in
riga e si impegnino per salvarsi la pelle.
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