martedì 6 ottobre 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Star Wars - La Guerra de las Galaxias (1978)

Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai consolidata ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Star Wars – La Guerra de las Galaxias

Un genere molto frequentato dalla Columba era quello delle versioni a fumetti di film di successo. D’altra parte la casa editrice si era sempre dedicata alla trasposizione a “fumetti” di classici (e assai meno classici) della letteratura, e ho scritto fumetti tra virgolette perché in sostanza si trattava spesso di mettere delle illustrazioni a inframmezzare testi chilometrici. Quando Columba ebbe accesso all’archivio di un distributore cinematografico argentino la sua attenzione si spostò dai romanzi ai più appetibili film, con qualche scelta inaspettata, come certe pellicole italiane che non pensavo fossero uscite dai confini nazionali (ma Oswal mi diceva di aver apprezzato Ettore Scola) oppure opere d’autore e/o molto violente per gli standard dell’editore come Taxi Driver. Garcia Seijas mi raccontava che spesso questi film erano versioni assai improvvisate realizzate basandosi su foto di scena e su un riassunto sommario della trama, che quindi non sempre rispecchiavano del tutto il film, ma così a occhio mi sembra che La Guerra de las Galaxias fosse fedele al materiale di partenza.

In generale non si potrebbe parlare di serie per delle trasposizioni di opere che nascono come autoconclusive, né le tempistiche produttive del cinema permetterebbero una pubblicazione ravvicinata di uno o più sequel (non negli anni ’70, comunque). Ma ci sono delle eccezioni come la saga dei Rocky di Stallone. E anche La Guerra de las Galaxias rientra nella categoria, visto che ne venne pubblicata tutta la prima trilogia filmica. Wood si trovò quindi inconsapevolmente a scrivere il primo episodio di una serie.

Tantissimo tempo fa in un galassia molto, molto lontana i pianeti sono stretti tra due forze in lotta: da una parte il tirannico Impero capitanato da Darth Vader e dall’altra gli Alleati che vi si oppongono. Tra i secondi milita la principessa Leia, che ha sottratto dei piani segreti per un satellite/arma dell’Impero e che per questo viene rapita dalla nave spaziale su cui viaggia dopo un attacco di cui è l’unica superstite. Più o meno: infatti due robot che viaggiavano con lei, l’umanoide Threepio che ha mansioni diplomatiche e il bussolotto semovente Artoo, riescono a scappare con una navetta di salvataggio e finiscono sul pianeta desertico Tatooine (o almeno la parte che ci viene mostrata è desertica). Qui vengono prima rinvenuti “fuori scena” dai locali mercanti Jawas e quindi comprati dal giovane Luke Skywalker, altresì noto come «el caminante del cielo», che si annoia a morte a vivere in quel pianeta con lo zio. Proprio l’acquisto dei due robot gli fornisce occasione per fuggire dalla monotonia: Artoo contiene infatti l’ultimo messaggio di Leia prima di essere catturata, in cui chiede aiuto a tal Obi Wan-Kenobi. Il quale diverrà presto solo Obi Kenobi visto che l’assonanza tra Wan e Juan avrà fatto pensare alla Columba che un “Obi Giovanni Kenobi” potesse sembrare provinciale.

Guarda caso, Kenobi risiede poco distante e andando a cercare Artoo scappato proprio per raggiungerlo anche Luke e Threepio lo trovano. Kenobi conosceva il padre di Luke e gli fornisce la spada laser del genitore. Recapitata la richiesta di intervento al generale Kenobi da parte di Leia, non mi è molto chiaro come tutti capiscano al volo che è tenuta prigioniera proprio nel satellite/arma. Sarà perché Kenobi è un adepto della «Fuerza», un’entità sincretica che non provo neanche a capire cos’è vista l’aura magica che la circonda. Assoldato quindi il pilota (e mercenario e contrabbandiere e chissà cos’altro) Han Solo, il gruppo si getta nelle fauci del lupo e con uno stratagemma riesce a salvare Leia. Kenobi però muore trafitto da Darth Vader – il giovane Luke lo ha distratto in un momento importante del duello a suon di spade laser.

Non è finita qui: sul pianeta Yarvin gli Alleati organizzano l’attacco definitivo al satellite/arma avendone individuato l’unico punto debole. Poco meno di una missione suicida, ma riusciranno nell’intento anche grazie all’aiuto di Han Solo che forse non è quel cinico opportunista che vuole sembrare. Di sicuro ha il suo peso il manifestarsi della Fuerza anche in Luke – o è il fantasma di Kenobi?

Lascio agli appassionati di Star Wars il piacere e/o l’onere di confrontare questa versione con la matrice filmica. Per quel che mi pertiene posso dire che il concetto molto rudimentale alla sua base (il bene assoluto contro il male assoluto) si sposa perfettamente con la poetica di Wood, che con un bel tocco di classe esordisce con una didascalia magniloquente che riprenderà poi alla fine aggiornandola a seguito degli eventi narrati. Non manca nemmeno un pizzico di ironia, anche se così a memoria non saprei dire se c’era già nella versione cinematografica.

Le tavole di Ricardo Villagran sono al solito molto belle, può essere spiazzante vederlo alle prese con astronavi e alieni piuttosto che con guerrieri dell’antichità (Mark era sì fantascienza ma “urbana”) ma lui o il suo studio se la cava bene anche disegnando dettagli tecnici e distese siderali. La somiglianza con gli attori mi sembra azzeccata, nonostante i principali interpreti fossero all’epoca pressoché sconosciuti. Ovviamente le fattezze di Carrie Fisher sono un po’ addomesticate per non rischiare (Enrique Lipsyzc docet) che a voler caratterizzare troppo una donna la si finisca per abbruttire.

Come detto sopra, La Guerra de las Galaxias fu il primo episodio di quella che seguendo il ritmo della trilogia filmica divenne inevitabilmente una vera e propria serie (o miniserie, se vogliamo). Il seguito El Imperio contraataca vide la luce anch’esso dopo un anno dall’uscita ufficiale del relativo film; a curare l’adattamento stavolta furono Fred W. Seymour (cioè Alfredo Grassi) e Simon Gneiss (Eduardo Barreto). Anche El Regreso del Jedi conobbe una sua versione a fumetti su Fantasía ma stavolta la politica della Columba cambiò drasticamente, forse perché George Lucas trovò da ridire sulle versioni apocrife della sua gallina dalle uova d’oro. Del terzo capitolo della trilogia venne infatti pubblicata la versione ufficiale targata Marvel adattata in quattro comic book da Archie Goodman e Al Williamson.

3 commenti:

  1. Non conoscevo questa versione del primo film di Guerre Stellari. Potrebbe essere addirittura migliore (se non avessero fatto i capelli biondi a Han Solo) della versione Miniserie-Marvel (3 albi, poi espansi in una serie regolare), che se non ricordo male era disegnata da Chaykin.
    E' un po' buffo perché il titolo La Guerra de las Galaxias mi ricorda quel telefilm giapponese pesantemente (spudoratamente?) ispirato a Star Wars, Guerra tra Galassie (Message from space), che era veramente infimo, ma divertentissimo.
    Tutto torna, l'universo è un gioco di incastri ecc. ecc.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quale rimpianto mi hai rinfocolato, caro JD. Da bambino nello scatolone di fumetti Marvel-Corno che mi venne passato da qualche parente (principalmente L'Uomo Ragno) c'erano anche quelli di Guerre Stellari che però snobbai. I disegni di Chaykin potrebbero essere alla base della cosa. Ricordo solo che alla fine di un episodio i protagonisti venivano premiati ma a Chewbacca non mettevano la medaglia perché era troppo alto.
      Va beh, li leggerò dopo averli trovati in una busta sorpresa nell'Edicola alla Fine di Tutto.

      Elimina
    2. Beh, dopo i primi 3 albi subentrò Carmine Infantino che era pure peggio, in quel periodo.

      Elimina