Oggigiorno è facilissimo
procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai
non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile
perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto.
Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog.
Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per
decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle
migliaia di tavole che ha già scaricato.
Ted Marlow
Tra i fumetti scritti da Robin
Wood questo rappresenta un caso così
raro da risultare quasi unico (io sono al corrente di una sola altra eccezione
inedita in Italia). A differenza di quanto sarebbe successo nel resto della sua
carriera, non si tratta di un personaggio ideato dalla Leyenda ma creato da un altro sceneggiatore che Wood ha semplicemente
ripreso.
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| Repetto |
Ted Marlow esordisce infatti su
Fantasía
57 del gennaio 1967 su testi di tal Franco Luis Di Luca, che altri non era che
Alfredo Grassi. Nonostante nel primo episodio il protagonista compaia solo a
metà della storia è palese che fosse stato pensato sin dall’inizio come una
serie visto che l’episodio successivo uscirà già dopo un mese. Ma a differenza
di
Dave y Rio non si finse che si trattasse di liberi autonomi: il nome del protagonista
campeggiava sempre, distinto da quello del singolo episodio. Il primo
disegnatore fu Miguel Angel Repetto, dalla ingessata e quasi geometrica
eleganza e dai sapienti chiaroscuri.
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| Reler |
Ted Marlow è un marshall, ovvero
un agente di quello che era l’embrione della polizia giudiziaria federale
statunitense, i cui agenti (caso unico al mondo) si chiamano in realtà «marshal»
con una sola L. Poco male: in alcuni episodi invarrà anche questa dicitura,
probabilmente per distrazione del letterista. La coppia “Di Luca”/Repetto fece
in tempo a realizzare almeno tre avventure del marshal(l), e da maggio 1968 (forse
prima) il team creativo cambiò e ai testi subentrò Robin Wood. Prima di addentrarmi
nell’analisi, vale la pena ricordare che nel corso degli anni a scrivere Ted Marlow furono diversi autori, tra
cui nientemeno che Carlos Albiac e Guillermo Saccomanno. Con tutto rispetto per
gli altri sceneggiatori, ma sicuramente questi due sono più noti in Italia
rispetto ai pur validi Armando Fernandez, José Luis Arevalo e Jorge Morhain. La
ripresa a cavallo tra anni ’80 e ’90 sarà realizzata da Daniel Horn (cioè Daniel
Sinopoli) con qualche intervento di Pablo Gelabert (Marcelo Ciccone). L’elenco
degli sceneggiatori, che contempla anche il disegnatore Juan Dalfiume, è
destinato ad aumentare esponenzialmente se consideriamo anche gli pseudonimi
che assunsero: lo stesso Wood ricorse a Noel Mc Leod e un buontempone si firmò addirittura
Jim Morrison. Anche ai disegni vi fu un certo avvicendamento e a Repetto fecero
seguito Reler, Ruben Furlino, Gustavo Trigo e Mario Morhain celato inizialmente
dietro lo pseudonimo Suarez forse per evitare confusione col suo fratello
sceneggiatore Jorge. Data questa moltitudine di autori, mi tocca usare
l’Etichetta “Troppi nomi ecc.” visti i limiti dei caratteri di Blogger.
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Furlino
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Prima di trattare l’approccio di
Wood al personaggio è doveroso parlare di come Grassi impostò il protagonista e
le trame. All’epoca in Columba si usavano ancora didascalie chilometriche, che
a volte sostituivano del tutto una vignetta disegnata, e anche “Di Luca” seguì
questo andazzo pur senza la prolissità di altri autori. Inoltre aveva il pallino
per i nomi ridicoli, o comunque inadatti per un western. In una manciata di
episodi sfilano Check Zalgom, Nit Flames, Rett Altrich, Timy Basamo, Sutd
Melgar (questo è il mio preferito), Tom Lhena, John Zicor, Duingo Brull (anche
questo non scherza), Lexer Grov, Nen Bassi, Nat Mirriol…
Ciò detto, Ted Marlow era un western, sì, ma niente affatto scontato. Come
anticipato, già nella prima storia Grassi introduce il protagonista con
calcolato ritardo per fargli fare una bella entrata in scena. Lo sceneggiatore
sembra quasi voler giocare con gli stereotipi e le aspettative del lettore: le
storie cominciano impostando una situazione che non sarà affatto quella
portante. Ted appare quasi per caso adempiendo agli obblighi del genere
(solitamente un duello) e una volta “timbrato il cartellino” può cominciare la
vera trama, ovvero un’indagine – peraltro sempre articolata e originale.
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| Morhain "Suarez" |
La caratterizzazione che Grassi
fa del protagonista è presto detta: Ted Marlow è laconico, impavido e astuto – per
non dire paraculo: per “aiutare” la Legge arriva a fingere il ritrovamento di
prove inesistenti. Wood e gli altri sceneggiatori la rispetteranno ma
fondamentalmente le caratteristiche precipue del protagonista sono altre tre: i
baffi, lo stetson e l’abito elegante (poi sostituito da una giacca di montone).
Non era decisamente il fumetto
western che mi aspettavo di leggere considerando la natura di ruspante
narratore popolare di Grassi, che crea invece una serie intelligente e
originale; stupisce dirlo (e anche un po’ dispiace) ma l’arrivo di Wood
banalizzerà un po’ Ted Marlow, che
diverrà un western molto più classico senza derive investigative – non così
articolate, in ogni caso. Magra consolazione, nel corso della sua lunga
gestione Wood approfondirà la storia del protagonista e ci rivelerà che “Ted”
sta per Teodoro, che aveva lottato per l’indipendenza del Messico e che Marlow
ha 40 anni di cui 20 passati come agente degli Stati Uniti, inizialmente come
ranger. Da buon marshal(l) il Ted Marlow di Wood si occupa di riacciuffare
criminali, di scortare prigionieri o pionieri, di indagare su traffici d’armi,
ecc. Talvolta viene rapito o preso in ostaggio e si trova in situazioni
apparentemente senza via d’uscita (addirittura sepolto vivo) ma se la cava
sempre. A mano a mano che la serie procede si affastellano elementi del suo
passato ma non c’è alcuna continuity:
vecchi commilitoni e criminali che hanno appena scontato la pena (e vogliono
vendicarsi di lui o al contrario ringraziarlo) compaiono dal nulla senza che ve
ne fosse traccia negli episodi precedenti. Una continuity molto stretta può essere controproducente per godersi
una serie, ma vedersi spuntare dal nulla tutta questa massa di personaggi “usa
e getta” può dare l’impressione che lo sceneggiatore navighi a vista e scriva
senza alcuna pianificazione. Cosa che non è necessariamente un male, ma una
serie lunga come Ted Marlow avrebbe tratto
beneficio da qualche punto fermo e personaggio ricorrente come quelli che Wood
già all’epoca metteva in Dennis Martin e
Nippur de Lagash. I disegni di questi
episodi vennero affidati a Reler, qualche rara volta indicato come «J. Reler»,
un clone di Carlos Casalla che adottava delle semplificazioni anatomiche più
indicate per una mostra di Cubismo Analitico piuttosto che per le pagine di una
testata di fumetti popolare – non è un complimento, se qualcuno se lo
chiedesse.
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| Trigo |
Cercare dei segnali di stile che
identifichino un autore può essere un esercizio di ermeneutica divertente ma
decisamente velleitario nel caso di una serie “ereditata” da un altro e in
effetti qui non emerge molto la poetica della Leyenda. È quasi doveroso
però segnalare quei pochi episodi in cui è presente un po’ dell’ironia tipica di
Wood o che sono dichiaratamente umoristici: Chico
y el marshall, El Marshall asiste a
la boda e Madres, flores y un
Marshall; si tratta comunque di gocce nel mare delle decine e decine di
episodi che la coppia Wood-Reler realizzò per la rivista Fantasía sino al 1972, quando Ted
Marlow divenne la back-up feature
del comic book di Nippur. Anche il
marshal(l) conobbe infatti due percorsi paralleli come Dennis Martin, El Cabo
Savino e lo stesso Nippur: su rivista continuava la sua serie in bianco e nero
con episodi di 10 tavole (realizzati da nuovi autori), nel comic book venivano presentati episodi a colori di 15 pagine
disegnati da Gustavo Trigo. Forse è in questa sede, tra l’avvicendarsi di molti
altri sceneggiatori, che Wood dimostra maggiore personalità. Io almeno vi ho
ravvisato più azione, più violenza e soprattutto un po’ di ironia. Ma forse
azione e violenza c’erano già su Fantasía,
solo che bisognava decifrare i disegni di Reler per coglierle. Ammesso che
questa evoluzione ci sia effettivamente stata, è impossibile dire se fosse
dovuta alla volontà di Wood o alle indicazioni della Columba che voleva
qualcosa di più dinamico per i suoi comic
book, che alcune fonti riportano essere stati ideati per estendere il
mercato dell’editore in altri Paesi del Sudamerica e altre dicono invece
fossero stati concepiti per contrastare prodotti analoghi che venivano
importati dal Messico.
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| Morhain |
In merito alle tavole di Trigo (molto
valide) va notata una curiosità: teoricamente erano state realizzate sotto lo
pseudonimo Marcos Adan con cui già aveva tenuto a battesimo
Jackaroe e, a differenza di quello che fece
in un’occasione con Barreto/Gneiss,
la Columba segnalò regolarmente questo pseudonimo. Solo che Gustavo Trigo firmò
alcune tavole anche col suo vero nome, non solo come «Marcos Adan y Gustavo
Trigo» ma proprio come Trigo e basta, occasionalmente in accoppiata con Vitacca
che evidentemente era Roque Vitacca che gli fece da assistente. In un altro frangente
avrebbe potuto trattarsi di una semplice dimenticanza ma mi risulta che
all’epoca Trigo fosse sulla lista nera dell’editore a causa della sua attività
politica (poco importa che la
junta di
Videla si sarebbe insediata di lì a qualche anno: la situazione politica in
Argentina non era allegra nemmeno nel 1973 per un attivista): la sua fu semplice
distrazione o una provocazione consapevole? Di certo lasciare la firma col vero
nome fu un atto di coraggio o incoscienza da parte della Columba.
Nel complesso Ted Marlow è una serie quantomeno
dignitosa da consigliarsi però principalmente agli appassionati di western. Che
non siano troppo schizzinosi riguardo ai disegni di Reler, però. Gli episodi di
Grassi e Repetto valgono sicuramente la lettura.
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Oltre a disegnare come disegnava, Reler copiava pure: l'episodio di Ted Marlow è del 1972 quello di Alamo Jim del 1969 |
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