giovedì 27 settembre 2018

Doomsday Clock 3-6

Quando l’ho visto in fumetteria ho pensato che si trattasse di un omaggio, di un ammiccamento per attirare curiosi o al massimo di un elseworld che riprendeva solo superficialmente i personaggi rappresentati. Irretito dagli splendidi disegni di Gary Frank ho preso le copie disponibili e ho scoperto così che (almeno da quello che ho potuto leggere) si tratta veramente di un seguito di Watchmen mischiato con l’universo DC!
Non ho i primi numeri, ma grazie a quello che ho letto su internet posso ricostruire la situazione di partenza: nel 1992 la montatura di Ozymandias è stata scoperta e la popolazione americana incazzatissima vuole giustamente la sua testa, visto che il suo piano per salvare il mondo non ha funzionato. Adrian Veidt, malato di cancro (ma negli episodi successivi questo particolare viene dimenticato…) fugge quindi in una realtà alternativa insieme al nuovo Rorschach (!) e a una coppia di nuovi criminali mai così ridicoli, per trovare il Dottor Manhattan e fargli mettere a posto le cose.
Ovviamente finirà nell’universo DC, o meglio in uno degli universi DC, per la precisione uno in cui i supereroi, o “metaumani”, sono una novità relativamente recente (ma ci sono anche riferimenti a personaggi degli anni ’40) che voci incontrollate dicono essere stati creati con fini politico-militari, come nuove armi di distruzione di massa. A quanto pare il governo ha anche ingaggiato delle persone dotate di “metagene” per attivarne i poteri latenti e far recitare loro la parte dei supercattivi, anche se lo scopo principale del Department of Metahuman Affairs è la proliferazione superumana con cui tenere testa ai supereroi della altre nazioni – ma in America c’è già la più alta concentrazione di metaumani al mondo: il 97%.
Non è difficile cogliere un sottotesto di critica alla comoda pratica di servire panem et circenses a una plebaglia di cittadini/lettori creduloni, tanto più che in alcuni dialoghi tra Ozymandias e Batman (!) Geoff Johns critica aspramente il mondo dei fumetti di supereroi, che si ripetono sempre uguali e senza alcuno spessore. Da che pulpito viene la predica, però: questo Doomsday Clock è molto pretenzioso, ridicolo in tante parti e in definitiva ben poco più maturo di un fumetto di supereroi canonico.
La prosa di Johns vuole imitare quella aulica e ispirata di Alan Moore, ma i risultati (pur se non pessimi) sono soporiferi, inadeguati, privi della ricchezza lessicale di quelli del Bardo di Northampton. Inoltre l’idea di ibridare Watchmen, un universo narrativo pensato come opera chiusa in sé, con un altro universo che per sua natura deve essere potenzialmente eterno e rinnovarsi di continuo (con trovate assurde che però fanno parte del gioco) porta inevitabilmente a una lacerazione della sospensione dell’incredulità, anche in una storia con delle basi fantastiche. Quello non può essere il “vero” Ozymandias, calato in un contesto così semplificato rispetto all’originale. E poi, dio ce ne scampi e liberi, viene pure resuscitato il Comico!
Certe trovate potrebbero funzionare benissimo all’interno di un comic book per ragazzi, ad esempio il potere del Mimo di sparare con pistole immaginarie, oppure certi dialoghi come quello tra gli sgherri di Mister Freeze, il quale ha una pessima calligrafia ma prova tu a scrivere bene con i guanti da neve sempre addosso. Ma qui questa ostentazione di facile umorismo e di superpoteri coreografici quanto assurdi fa a pugni col ricordo della profondità e della levatura di Watchmen. E anche l’ostentazione della violenza e un fugace accenno al sesso finiscono come al solito per sottolineare i limiti invalicabili del fumetto nordamericano, che cercando di spingere sempre più in là l’asticella del rappresentabile finisce per sottolineare ancora di più quanto sia presente e invalicabile.
Una delle poche cose che ho inizialmente apprezzato è il riferimento a Nathaniel Dusk, una vecchia miniserie hard-boiled della DC Comics incensata da più parti, in primis l’Enciclopedia dei Fumetti della DeAgostini. Poi però si scopre che il personaggio è solo un McGuffin e le sue versioni cinematografiche nascondono probabilmente degli indizi sul nascondiglio del Dottor Manhattan.
Doomsday Clock riprende pedissequamente la grafica del modello ispiratore, e con essa anche il formato prestige senza pubblicità tra le pagine a fumetti e con un’appendice scritta alla fine. Superfluo ribadirlo, i testi di Johns sulla biografia fittizia dell’attore che interpretava Nathaniel Dusk o sulla documentazione interna al Dipartimento per gli Affari Metaumani sono un pallido ricordo di quello che fece Moore a suo tempo.
Una contaminazione tra narrativa a fumetti alta e bassa può esistere benissimo, e potrebbe pure dare degli ottimi frutti. Il Tex d’Autore di Eleuteri Serpieri è un gioiello, così come lo sono molti volumi “vu par” di serie franco-belghe classiche. Purtroppo in Doomsday Clock si è scelta la strada di far convivere forzatamente due tipologie di fumetto che non stanno affatto bene assieme, anche perché una è il riflesso deformante dell’altra. Ma chissà, forse Johns saprà stupire il lettore nei prossimi episodi, anche se ne dubito fortemente.
Restano comunque i meravigliosi disegni di Gary Frank, che potrebbero anche giustificare da soli l’acquisto (magari facendo molta attenzione a non leggere le minchiate scritte nelle nuvolette e nelle didascalie). Il suo fitto e sottile tratteggio ricorda delle eleganti incisioni, ma il risultato complessivo è dinamico e molto espressivo: immagino che sia stato ore e ore a guardarsi allo specchio per trovare le espressioni giuste con cui fare recitare i personaggi.

4 commenti:

  1. Accidenti che post al vetriolo! Spesso ho letto tue stroncature, ma mi sembra che in questo caso il giudizio sia davvero nettissimo e negativo.

    Poco importa, comunque: come nel caso di Before Watchmen, non avevo nessuna intenzione - fin dall'inizio - di leggere questo Doomsday Clock.

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    1. purtroppo a causa delle poche righe che gli ho dedicato non è stato evidenziato l'apporto fenomenale di Gary Frank, che è veramente meritevole.
      Per il momento mi pare che questo Doomsday Clock non sia nemmeno brutto, ma semplicemente ridicolo. Non credo che procederò nemmeno io con la lettura, tanto più che i ritmi di produzione danno come data ufficiale della conclusione il luglio del 2019.

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  2. Ne abbiamo discusso parecchio nella stanza dei bottoni. Ti confesso che sono stato messo in minoranza quando ho proposto di saccheggiare i temi di Alan, ma di infilarli in una miniserie disegnata in stile Animaniacs. Praticamente una satira della tendenza a demandare ad altri scelte che sarebbe opportuno fossero prese dalle masse, ma come fosse un remake di Squeak The Mouse o della versione Usa nei simpsoniani Itchy and Scratchy. Ho ottenuto solo di essere accompagnato alla porta tra gli sguardi di compassione e qualcuno ha bisbigliato qualcosa a proposito di trattamento sanitario obbligatorio. Pfui. Ne riparleremo quando venderò il pacchetto a qualche editore indie che farà incetta di premi. Cattivi.

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    1. Guarda che Alan Moore lo ha già fatto con Tom Strong.

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