martedì 11 dicembre 2018

Linus 12/2018

Linus chiude in bellezza il 2018 con un numero natalizio molto interessante e piuttosto ricco, anche se la maggior parte dei fumetti sono assaggini da due pagine.
Tra i classici sempre ottimi Peanuts e Calvin & Hobbes, forse un po’ meno incisivo del solito il primo, mentre stavolta ho avvertito le dimensioni un po’ costrette di Little Nemo e Barnaby chissà quando/se lo (ri)leggerò.
Tra le strisce moderne torna Mutts (molto simpatico) e Perle ai porci è sempre al top, anche se ho notato parecchi salti tra le strisce. Dovrebbero farne un volume integrale, accidenti.
Il clima natalizio fa molto bene alla InkSpinster di Deco che è presente con due pagine ispirate e divertenti. Meno ispirato rispetto al numero precedente è invece Literary Cartoons di Tom Gauld, spero che Igort non ci abbia presentato il meglio subito. “Sballato” (e come potrebbe essere altrimenti) ma piacevole il Cheech Wizard di Vaughn Bodé, con delle simpatiche gag. Leila Marzocchi prosegue la sua deliziosa escursione ne Il mondo di Niger e I quaderni di Esther si fanno leggere.
Chiude questo numero 12 un episodio dei Freak Brothers che non ricordo di aver letto. Molto simpatico, ma i quarant’anni che ha sul groppone si sentono tutti.
E nel mezzo tanti fumettini da due tavole. Torna il Capitan Biscotto di Bacilieri (allora non era un episodio isolato!) con una storiellina simpatica e divertente, che mette in prospettiva le due pagine del numero scorso, che a questo punto immagino fossero giusto una presentazione. Toffolo disegna in maniera stupenda delle impressioni su Milano che francamente non ho capito mentre Tuono Pettinato ci offre una delle sue geniali illuminazioni. Le due tavole de La lingua del diavolo di Andrea Ferraris mi sa che sono solo un’esca per agevolare l’acquisto del volume omonimo pubblicizzato nella pagina precedente (promette bene, ma potevano sbottonarsi un po’ di più, o magari – apriti cielo – serializzarlo sulla rivista) mentre della Antonioni viene presentata una seduta di autocoscienza disegnata purtroppo con lo stesso stile, tranne qualche riempimento di colore in più, di Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano. Il bravissimo Tiziano Angri, evidentemente un seguace di Bacilieri, conclude con una gag una vicenda che avrebbe potuto fornire materiale per un intero volume; la Colaone si profonde in un interessante esperimento grafico che sfrutta la doppia pagina (ma credo che i disegni li abbia fatti Satta); non molto chiaro l’intento di Simone Pace con il suo Il nano e il cacciatore, se non altro disegnato con una certa eleganza. Simpatico Sempre di Giorgio Carpinteri, surreale e divertito ma che tutto sommato parla di un fastidio non da poco per gli automobilisti. Visto che il protagonista è un supereroe immagino che Carpinteri non sia riuscito a sottoporre in tempo la storia per il numero precedente, che aveva come tema proprio i supereroi.
Il tema di questo numero sono invece le fake news e mi sembra che stavolta Igort sia riuscito a raccogliere contributi che quantitativamente sono riusciti a dare maggiore omogeneità al numero. Tra gli altri, quattro spettacolari pagine di Manu Larcenet. Il “problema”, però, è che anche i testi scritti riguardano questo argomento e vista la levatura dei contributi di Bellu, Colamedici e Gancitano alla fine i fumetti ne risultano un pochino sminuiti. Ma parliamo sempre di un numero molto buono, sicuramente il migliore per quel che mi riguarda.

2 commenti:

  1. Concordo su Tiz Angri in cui anche io, ora che lo scrivi, vedo uno zinzino di Bacillo Bacilieri. Penso al graphic novel L'unica Voce per esempio. Il Cimitero dei Calamari invece ricordo mi fece pensare a Scozzari. Non ricordo bene l'albo che ho regalato ad un cartoonist anche SBEllico. Il Lucca Contest ha promosso anche Ford Ravencroft di Susi Raule ed Armando Rossi più in linea con quanto mi piace nei fumetti e nella vita: se fosse per me, cose come i calamari sarebbero in un altroquando senza alcun punto di contatto con la nostra dimensione.

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    1. Io l'ho scoperto in questa occasione, pensa che roba.

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