domenica 27 settembre 2026

Dylan Dog 481: Prima che sia l'alba

Numero celebrativo per i 40 anni della testata.

Rimettendo a posto il suo archivio sterminato di diari, Dylan Dog ne trova uno che non ricorda di aver scritto. Infatti lo ha compilato un suo omonimo che visse in un’altra epoca (non troppo distante dal presente, parrebbe) in un paesino costiero e aveva un amico di nome Julian. Il padre di Julian faceva il pescatore e una burrasca se lo portò via: da lì l’orfano desiderò che la morte non esistesse più. Qualche anno dopo il Dylan del diario conduceva esperimenti su esperimenti nel suo laboratorio solitario in previsione di accedere a Oxford e opponeva la sua razionalità alla fantasia idealistica di Julian e della sua fidanzata Isobel, rifiutandosi di credere alla leggenda locale secondo cui uno scoglio poco distante fosse stato in origine un gigante venuto dal mare portandosi degli enormi smeraldi magici nel petto.

Ma viene il giorno in cui Julian sfida Dylan al “grande salto”, buttandosi in mare alla ricerca del favoleggiato tesoro che si troverebbe sotto lo scoglio. E da qui in poi le loro vite cambieranno drasticamente, insieme a quelle degli altri abitanti del villaggio. Non credo sia il caso di aggiungere altro per non rovinare la lettura a nessuno, ma persino io ho colto i riferimenti alle vecchie storie: il pesce putrefatto che morde Julian era già comparso nel numero 100, giusto?

Barbara Baraldi mette a segno un bel colpo quando circa a metà storia si scopre la datazione reale del diario e quindi la storia assume un nuovo significato. Credo che per i fan di lunga data la lettura sia una goduria visto che vengono aggiunti dettagli alla cosmologia di Dylan Dog e (immagino) chiariti alcuni punti, oltre a collegarsi con eleganza alla prima apparizione del protagonista – l’alba del titolo è ovviamente quella dei morti viventi. Inoltre per gli amanti del genere non manca qualche sequenza splatter, forse memore delle fatality di Mortal Kombat.

Dal canto mio ho trovato comunque la lettura intrigante e molto piacevole per le trovate suggestive e soprattutto per i colpi di scena che mette in campo la Baraldi, quindi credo che una conoscenza approfondita della saga possa sicuramente arricchire la lettura ma non pregiudicarne la piacevolezza a chi ne è digiuno.

I disegni sono di Davide Furnò e, pur senza alcun virtuosismo (che non sia legato tutt’al più alla costruzione delle tavole), mi sembra abbia fatto un lavoro efficace.

L’introduzione della Baraldi esordisce con una citazione da Raymond Carver per deragliare poi sullo «storytelling cromatico» della colorista Giulia Brusco. Di solito quando si loda qualcuno per il suo storytelling è per mettere in secondo piano il fatto che non sa disegnare, o in questo caso colorare: non è così per la Brusco che si scatena con effetti digitali a volte flamboyant ma comunque funzionali e suggestivi, inoltre la sua scelta di ricorrere spesso a due punti di luce non appesantisce le figure umane ma le arricchisce dando loro profondità.

Ma veniamo all’unico motivo per cui qualcuno potrebbe aver voluto leggere questa recensione, ovvero scoprire che copertina ho reperito.

 

Beh

 

che dire

 

 

penso

 

 

 

di essere stato

 

 

 

 

piuttosto

 

 

 

 

 

sfortunato

 

 

 

 

 

 

infatti

 

 

 

 

 

 

 

 

ho trovato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Panebarco

6 commenti:

  1. Intanto sembra una copertina di qualche vecchissimo Urania.
    Poi secondo me se hai trovato questa copertina non c'entra niente la sfortuna: si chiama "Karma" (direi anche "chameleon" in questo specifico caso). Hai sempre schifato Panebarco e Panebarco (o chi per lui, ho forti dubbi su chi abbia disegnato questa oscenità) si vendica.
    Buon per te che non hai intoppato la copertina di Scò-zzari... con Suor Dentona che si occupa del fanzinaro ciccione e brufoloso.
    Tanto per saltare di palo in frasca... qui stanno già montando i tendoni e sono a buon punto... Qua non si dorme sulla fregna!

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    1. Cioè, fammi capire... non hai capito da dove proviene quella copertina? Vergogna!

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    2. Non ho mai preteso di essere infallibile nè onnisciente...
      Può anche darsi che sia un problema di memoria.
      Attendo illuminazioni. Se dovessi fare seppuku per non aver capito il riferimento la mia katana è già pronta

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    3. Alla tua tracotanza giapponese (tu quoque!) rispondo con la civiltà occidentale: prima del conquistatore macedone e dopo una GAF(fe) vi fu un periodo non blu nè rosa ma bianco.

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  2. La prima, e ultima, recensione che trovo, dopo tanto sparlare delle copertine.

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    1. Un "Gli ultimi saranno i primi" istantaneo, insomma.
      A te manco chiedo se sai da dove viene il Panebarco visto che lo sai di sicuro. Altri invece stanno prendendo una brutta china. O forse hanno fumo negli occhi?

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