lunedì 17 agosto 2026

Le Dessin

Ho già detto dei vantaggi di avere amici che per lavoro girano per i paesi francofoni e se ne tornano con qualche volume per il sottoscritto. Non che ci sia sempre da festeggiare e in effetti ad aprire questo tomo, inusitatamente pubblicato in grande formato da Delcourt nel 2001, già subodoravo la fregatura. Nomme de Dieu, uno di quegli atroci non-fumetti alla Loustal con due vignettone per pagina e le didascalie in calce! Ma à cheval donné… e poi questi post-cuscinetto sono comunque una boccata d’ossigeno per il blog. Superata l’avversione istintiva mi sono quindi dato alla lettura di questa valvolinata.

Emile ha avuto istruzioni postume dal suo amico testé deceduto Edouard di recarsi in un suo pied-a-terre e prendere una delle molte opere d’arte ivi contenute. La scelta di Emile cade su una incisione apparentemente di scarso interesse, ma forse Edouard ha guidato dall’aldilà la scelta di Emile: la lettera che gli ha fatto recapitare nascondeva infatti l’acronimo REFLECTION che è appunto il titolo dell’opera. Guardandola con maggiore attenzione Emile scopre che il disegno nasconde un sacco di dettagli, tra cui addirittura il suo stesso riflesso in uno specchio. Ossessionato dall’opera (Emile è un pittore, anche se non usa il colore) decide di farne una versione ingigantita per coglierne tutti i particolari. E questa sarà la sua fortuna: ispirandosi ai vari elementi del disegno produce dei quadri che hanno un enorme successo. Passano gli anni e ormai sente di aver esaurito le possibilità di sfruttare Reflection ma un’ulteriore analisi dell’incisione e la conseguente applicazione dei risultati allo studio della volta celeste gli daranno l’indizio per far ricomparire (a colori) Edouard.

Da quanto leggo, Marc-Antoine Mathieu è un autore che ama sperimentare e giocare con le immagini e i formati (forse qualcuna delle sue ultime trovate l’ho pure intravista su qualche CaseMate). Bene. Però questa storiella, per quanto suggestiva, poteva comodamente essere sviluppata in meno delle 37 tavole che la compongono, e che si leggono in un lampo, anche perché c’è ben poco da ammirare nei disegni. Al di là del fatto che per elaborare delle immagini nascoste bisogna padroneggiare più di così il tratto e la composizione, nel mercato franco-belga di 25 anni fa sarebbe stato d’uopo sfoderare un disegno molto più ricco, più elaborato e in definitiva più bello da ammirare. Non che Mathieu sia male come disegnatore, ma la sua disarmante sintesi schematica in cui a tratti si ravvisa Muñoz e a tratti Tardi fa passare ogni voglia di tornare a rimirarsi le tavole, per quanto importanti per capire la “trama”. E i giochi di parole dei titoli dei capitoli (Le Dessin – Le Destin – Le Dessein) sembrano un tentativo di dare dignità letteraria a un genere, il fumetto, che in realtà disprezza profondamente.

Le Dessin è quantomeno un oggetto curioso. Non proprio originale ma curioso sì. Certo, se ci avessi speso in prima persona dei quattrini il mio parere sarebbe stato meno positivo di quello che comunque non è.

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