Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.
Andrea Ney
In questo excursus si sono avvicendate situazioni di tutti i tipi: personaggi che sono diventati titolari di serie praticamente per caso, serie vere e proprie che venivano fatte passare per unitarios, potenziali saghe che si sono fermate dopo pochi episodi o addirittura uno solo, serie surrettizie ideate a tavolino per smaltire materiale altrimenti non pubblicabile. Stavolta la situazione è ancora differente e probabilmente determinata solo da un errore redazionale. Nella prima tavola di questo fumetto campeggia la sigla «E-1» con cui la Columba indicava il primo episodio di una serie, ma la storia in sé sembra perfettamente conclusa senza necessità di ulteriori sviluppi.
Nello specifico, Andrea Ney è una storia edificante con elementi un po’ bizzarri. La protagonista non è tanto la scrittrice cui è dedicato il titolo quanto la giornalista Danielle cui viene affidato l’incarico di intervistarla. Un onore mica da poco: la Ney vive infatti da reclusa da quando un incidente stradale la privò di una gamba distruggendo la sua carriera di sciatrice olimpica e persino la sua vita sentimentale, che però fu lei stessa a sabotare. Anche dopo una lunga ed estenuante riabilitazione per imparare a usare una protesi Andrea Ney rifiuta di farsi vedere in pubblico.
Dettaglio un po’ surreale, a travolgerla fu un criminale (Reno Dargaud, tanto per omaggiare un attore e un editore francesi) che perse così il bottino e finì in carcere e da allora ritiene che la Ney lo abbia maledetto visto che è pure malato terminale. Decide così di vendicarsi e seguendo Danielle va ad ammazzare la scrittrice menagrama, illudendosi che la sua morte possa guarirlo – al pari dei lettori perplessi anche i suoi complici lo ritengono matto e lo abbandonano.
Storia edificante sull’accettazione di sé, dicevo. Il cattivo muore ma almeno lascia una lezione: inutile incolpare gli altri di quello che si è diventati e chiudersi in se stessi rifiutando il mondo e il rischio di essere feriti ancora. Oh, che profondità.
Ora, è vero che alla fine Andrea Ney dichiara di voler cominciare una nuova vita ma mi sembra più che altro la constatazione di aver superato il blocco che la tratteneva e non una dichiarazione di intenti sul fatto che avrebbe vissuto nuovi episodi, nonostante l’«E-1» in prima pagina. E se anche il progetto fosse stato davvero di farne una serie, comunque non si è concretizzato.
L’atroce Ascanio disegna come lo ricordavo in Clochard, cioè male. Quelle poche inquadrature e anatomie che imbrocca sono vanificate dall’imprecisione e la faciloneria con cui disegna tutto il resto.

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