venerdì 16 dicembre 2016

Intervista a Frank Cho

Frank Cho è uno dei disegnatori più talentuosi che ha prodotto la scena del fumetto statunitense negli ultimi vent’anni. Esordisce con alcune strisce diffuse nel circuito dei college, che si evolveranno fino a diventare Liberty Meadows, una delle ultime grandi strip americane. Il suo umorismo ruspante e scatenato è accompagnato da un disegno rigoroso ed espressivo in cui fanno capolino delle splendide pin up. Sono probabilmente le sue “donnine” a meritargli le attenzioni delle major del fumetto supereroistico, per cui realizzerà ad esempio Shanna the She-Devil e Mighty Avengers. La meticolosità con cui lavora e la conseguente lentezza rendono chiaro che forse non è il disegnatore più adatto per lavorare su una serie regolare e negli ultimi anni, oltre ad alcuni episodi di Totally Awesome Hulk, ha disegnato principalmente copertine – andando incontro a polemiche con lo sceneggiatore Greg Rucka per quelle realizzate per Wonder Woman.
Il suo stile provocante ha infatti inevitabilmente attratto le critiche della bigotta America anche se curiosamente Cho è avversato anche dalla parte più oltranzista dei seguaci del politically correct, che ritengono che non possa raffigurare le donne in quella maniera, peraltro molto meno volgare ed esplicita di quanto facciano tanti altri suoi colleghi (che oltretutto a confronto sanno a stento tenere in mano una matita).
Come ha detto nel corso dell’incontro con la stampa al Press Café, dove è avvenuta questa conversazione, Cho è d’altra parte orgoglioso di essere riuscito a mettere d’accordo le due fazioni americane dei conservatori e dei radical chic che si sono coalizzati contro le sue donnine.
A seguito delle polemiche che hanno coinvolto entrambi a causa delle variant cover di alcuni comic book, Milo Manara gli regalerà a Lucca uno splendido acquerello con cui satireggerà sull’accaduto.
A Lucca è stato ospite di SaldaPress che, a fronte dell’acquisto di un “pack” con alcuni suoi volumi e una stampa, forniva un “doodle”: la traduzione letterale (scarabocchio) non rende giustizia alla loro qualità. Oltre al materiale SaldaPress vendeva anche uno splendido volume extralarge edito da  Flesk in cui spiega il suo metodo di lavoro e delizia i fan con tavole anatomiche, illustrazioni e un breve fumetto.

Luca Lorenzon (LL): Dopo anni di lavoro per Marvel e DC Comics Lei è tornato al fumetto indipendente con progetti creator-owned e sta realizzando la nuova serie Skybourne. Può presentarcela?

Frank Cho (FC): Non vorrei rivelare troppo della trama… Posso dire che è la storia dei tre figli di Lazzaro, il quale li concepì dopo essere stato risorto da Gesù: sono dei fratelli immortali che vanno alla ricerca di artefatti e reliquie che sono caratteristici del dogma cattolico, per proteggerli e preservarli da chi vuole impossessarsene per i suoi scopi.
Uno dei fratelli, Thomas, è ormai stufo della sua vita di immortale e per porvi fine dovrà trovare la mitica spada Excalibur, l’unica arma con cui si può uccidere uno Skybourne. Questo perché nel passato di Thomas c’è un dramma che riguarda la perdita della sua ultima compagna.

LL: Non ci sono quindi le sue tipiche figure femminili…

FC: Certo che ci sono: c’è Grace, la sorella di Thomas!

LL: Come sarà strutturata questa serie? È prevista come ongoing oppure pensava di farne una mini- o maxiserie?

FC: La mia idea è quella di fare come fa Mignola con il suo Hellboy, cioè produrre varie miniserie
indipendenti e leggibili a sé con gli stessi personaggi.
Al momento è uscito il primo numero e sto disegnando il secondo, proprio qui a Lucca in albergo la sera: per questo non mi vedete in giro per la città!

LL: L’argomento sembra interessante e originale, non mi pare affatto il soggetto del solito comic book di supereroi. Che stile avrà?

FC: Non preoccuparti, non sarà uno di quei fumetti in cui i personaggi parlano per pagine e pagine: ci sarà molta azione, io lo vedo come un incrocio tra Indiana Jones e Highlander.

Claudio Zuddas (CZ): Quindi si parla di suicidio… oltre che degli artefatti per preservare il dogma cattolico… ci dev’essere anche una certa attenzione all’aspetto religioso, giusto?

FC: No, no… il mondo della Chiesa Cattolica è solo lo sfondo, mi ha fornito le idee e le suggestioni per creare le mia storia ma Skybourne è fondamentalmente entertainment e l’aspetto religioso fornisce solo il background, rimane sullo sfondo.
A questo proposito potrebbe essere interessante ricordare che mia madre voleva che io mi facessi prete! Mi diceva che ero benvoluto dalla gente, che sapevo parlare in pubblico… arrivò persino a portarmi fino al seminario (all’epoca già disegnavo le mie donnine) ma io le dissi che non lo volevo fare: «Non sono omosessuale!»
La cosa andò avanti per un bel po’ e un giorno arrivammo anche a litigare rumorosamente. Al che arrivò mio padre che ci chiese cosa stesse succedendo e mia madre gli spiegò i piani che aveva per me. Papà diede ragione a me («Perché deve farsi prete? È un ragazzo sano…») e per fortuna ho potuto fare normalmente il college [Frank Cho è laureato infermiere professionista, nda].
Poi mio padre per un mese dormì sul divano…

22 commenti:

  1. " il quale li concepì dopo essere stato risorto da Gesù " - caro Frank parli un discreto italiano, migliore di quello di tanti ruspanti ns concittadini che ambiscono a reggere la cosa pubblica, ma quell'essere stato risorto farebbe risorgere l'accademico Crusca e tutti i derivati come il Mulino Bianco e Nero - non esiste il grigio per i puristi della lingua - di Tony Banderas e la sua Gallina Poliglotta.
    Combinare un resuscitato con lo Highlander che non aveva fatto nemmeno una sosta ai box dai tempi in cui lo haggis era una novità in tavola potrebbe essere interessante. Vedremo. Ciao.

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    1. Perche mi dici Cho?
      Ahimè, le eventuali forme convolute in italiano sono ovviamente demerito mio, caro Graziano.

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  2. Non difendere Cho. Sei troppo buono con il tizio che in fondo è solo un altro del club Adam Hughes e coniugi Dodson con tutte le loro donnine pneumatiche. Dove è l'enimma delle bamboline tonde e ieratiche di Sam Kieth ? la nevrosi lignea nella Rain della Casa dei Segreti di Teddy Kristiansen ? la burrosità sketchy della Dian Belmont di Guy Davis ? Pfui. Vade retro Cho.

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  3. Ed i maschioni scucchiosi e testosteronici travestiti da Power Girl o Sue Dibny nella JLI di Bart Sears ? Le femmine espressioniste ed irrisolte di Ted Mckeever ? Le signore boteriane nei comics di Peirò? Le voraci e sagaci signore puntute di Lauzier ? La signora Jones di un vecchio distico di brevi avventure di Martin Mystere e la pingue infermiera che lancia un due di picche ad Anastasia Brown nelle tavole di Alessandrini ? la sposina che si concede ad un implume Ken Parker ai tempi del pony express per il tratto di Milazzo ? la coppia cartoon di cartoonist e signora nelle tavole del minimum wage di Bob Fingerman ? le inquietanti dame nei ( pochi ) fumetti di Dave Cooper ? la sidekick oversize della Gilda di Cinzia Leone ? potrei continuare per ore e giorni, ma ti grazierò come davvero fossi Graziano

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  4. A differenza di CHo che ha preferito ad una vita di preghiera quella del cartoonist.

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    1. Oggi come oggi c'è gente che prega pur di diventare fumettista, non come ai tuoi tempi, Graziano.

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    2. Ai miei tempi poteva capitare che eri a scuola di grafica ed entrava un tizio che diceva che Bonvi aveva bisogno di un ragazzino che sgommasse le tavole e squadrasse i fogli, vero Silver ?

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    3. Luca Lorenzon non è Silver.
      Non somiglia a Silver, è molto più alto e più slanciato, possiede un'innato savoir faire e una naturale eleganza che lo fanno somigliare molto a Ghibli, con in più una certa spregiudicatezza alla Billy Bis, e a volte un tocco d'irruenza stile Alamo Kid. Naturalmente, pieno di donne.
      Praticamente un personaggio di Tony Mancuso.

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    4. Se avessi detto che somiglio a un personaggio di Loredano Ugolini mi sarei offeso. Grazie per essere rimasto sullo sceneggiatore Mancuso.

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    5. So che LL non è Silver. Avevo semplicemente sbobinato l'episodio della vita del papà di Lupo Alberto che lo ha portato alla corte di Bonvi in qualità di ragazzo di bottega . Credo però che LL sia un eteronimo di Mailo Manari.

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  5. Due strade che hanno in comune le tante ore chini sul tavolo reclinato con pennello ed inchiostro. In effetti Il Nome della Rosa ha qualcosa del documentario sul Marvel Bullpen.

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    1. confondi/sovrapponi il sacerdozio con l'attività degli amanuensi.

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  6. Vero, sorry. Amanuense è davvero una bellissima parola. Non capisco perchè il mondo sia pieno di Davide Fabbri o Lucia Tagliabue e non ci sia almeno un Francesco Amanuense. So goes life.

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    1. confesso di non conoscere Lucia Tagliabue, massimo rispetto per il bravo Davide Fabbri.

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  7. Davide Fabbri è uno pseudonimo. Come Jack Kirby o Gipi o Zerocalcare o Mailo Manari. Il suo vero nome è Ben Ares, ma ha scelto far parlare i suoi comics al suo posto e si è nascosto in piena vista dietro un nome che evoca il compagno di classe del liceo che prendeva sempre sette in mate. Francesco Amanuense è stato il suo insegnante di mate al liceo e CIA Tagliabue il primo fumetto pubblicato: un docudrama sulle malefatte dei servizi segreti USA che ha anticipato alcuni temi del Brought to light di Alan Moore.

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  8. E' un rebus di non facile soluzione, ma io sono da bimbo mi sono tagliato con la carta radioattiva del Quesito con la Susi della Settimana Enigmistica e capisco che fabbri e febbri hanno in comune il caldo che si sprigiona dal maglio che si abbatte sul metallo incandescente e sospetto che la risposta sia Long Hot Summer cioè il momento anche della ns vita in cui i fumetti ci paiono tutti belli, persino quelli di Cho. Bravo. Solo x solutori + che abili.

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    1. Ehm, volevo scrivere "meglio i fabbri che le febbri"...

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  9. Lo avevo capito, ma lo spunto per partire per la tangente era una di quelle tentazioni a cui non so resistere.

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