domenica 1 marzo 2020

The Wild Storm Libro Quarto

L’anno scorso, o forse già nel 2018, la Rw Lion cambiò distributore e quindi le sue anticipazioni non si vedevano più sull’Anteprima ma su un’altra rivista/catalogo. Siccome di quest’altra rivista  non ho intercettato tutti i numeri mi sono evidentemente perso quello in cui veniva annunciato il volume finale di The Wild Storm che non ho potuto ordinare se non qualche giorno fa, quando per caso ho scoperto che era uscito… ma a giudicare dalle date d’uscita dei singoli comic book riportate nel sommario ai lettori americani è andata ben peggio, visto che tra l’uscita del numero 21 e il 22 sono passati due anni!
Questo Libro Quarto si apre con un capitolo interamente dedicato al riassunto dei retroscena della storia: chi sono e cosa vogliono i Khera e i Daemon e quali sono i rapporti tra OI e Skywatch. Confesso che questi ultimi non mi sono stati chiariti più di tanto: troppi personaggi da associare a una fazione piuttosto che a un’altra e troppi sottintesi per chi ha già familiarità con questo universo narrativo. E poi di mezzo ci sono i “CATS”, i personaggi visti nello scorso volume e il nuovo gruppo che Jenny Sparks sta tirando su…
Infatti nei due capitoli successivi assistiamo all’introduzione e al reclutamento delle nuove versioni di Apollo e Midnighter, che dovranno dare man forte a Jenny Sparks e ai suoi per contenere i danni che Henry Bendix sta per infliggere a New York e all’intero pianeta Terra liberando prima i suoi post-umani modificati (in questa riscrittura dell’universo Wildstorm i poteri sono frutto di manipolazione genetica, Jack Hawksmoor non è stato rapito dagli alieni) e lanciando poi dallo spazio un’asta di diamante che potrebbe fare più danni di un’atomica – idea ripresa da un episodio di Global Frequency.
Negli ultimi tre episodi avviene lo scontro finale, per il quale faccio mio il commento conclusivo di Doctor (che in questa versione è anche Swift…): «Spero tu abbia capito ciò che è accaduto, perché io non ne ho la più pallida idea».
Non posso dire di essere rimasto proprio deluso da questa maxiserie, ma francamente mi aspettavo un po’ di più, o meglio qualcosa di diverso. Ma il problema non è il fumetto in sé, il punto è che si rivolgeva evidentemente a un altro tipo di lettore. The Wild Storm è ovviamente stata pensata per quanti da ragazzini leggevano la robaccia della Image 30 anni fa e che adesso possono divertirsi a rivedere quei personaggi in un contesto più moderno e/o originale, sulla scia dell’operazione Ultimate della Marvel. Questo spiega anche la fastidiosa abitudine di Warren Ellis di introdurre personaggi che poi si perdono per strada e non vengono minimamente sviluppati né tornano in scena: nelle ultime pagine ricompare almeno Voodoo, ma chissà quanti altri riferimenti mi sono perso. La trama in sé avrebbe potuto comodamente essere sviluppata in una miniserie di dodici (ma anche solo sei) episodi, oppure avrebbe necessitato di altri 24 capitoli per sviluppare tutte le diramazioni che introduce, ma così come è venuto fuori The Wild Storm sembra un po’ un brodo allungato. Molto allungato.
Non si può certo dire che i dialoghi di Ellis non siano divertenti, ma quasi 20 numeri in cui i personaggi fanno poco più che parlare sono decisamente troppi, tanto più che il gioco alla fine è valso a malapena la candela perché il finale non è poi così illuminante né tantomeno originale – ma evidentemente è servito per determinare il nuovo status quo dell’universo Wildstorm che adesso fa parte del cosmo DC.
A dirla tutta, alcuni dialoghi mi sono sembrati un pochino artefatti e convoluti, segno di una traduzione a volte non proprio ottimale (ma la prosa di Ellis non è facilissima da rendere in italiano); ciò detto, il difetto maggiore dell’edizione italiana non è questo e nemmeno il brutto lettering pseudo-corsivo, forse imposto dalla casa madre, né l’evidente imbarazzo nell’uso delle virgole e nel mandare a capo gli iati. Il problema è che i personaggi ogni tanto cambiano nome (Helspont/Helsport, John/Jack…) ingarbugliando ancora di più la matassa.
Purtroppo anche il pur bravo disegnatore Jon Davis-Hunt segue il trend discendente della maxiserie: la qualità del suo lavoro si appanna progressivamente nel corso degli episodi, portando anche a posture innaturali e a particolari anatomici un po’ strani, oltre all’utilizzo degli stessi due o tre volti per più personaggi. Inizialmente ho pensato che il calo (comunque niente di drammatico se lo confrontiamo con la maggior parte dei suoi colleghi statunitensi) fosse dovuto alla stanchezza del disegnatore arrivato al capitolo 21 col fiato corto, ma in realtà anche gli ultimi tre episodi usciti dopo due anni di pausa sono stati disegnati allo stesso modo, se non forse addirittura un po’ peggio. Inoltre, ma forse è solo una mia impressione, non mi sembra il disegnatore più adatto per rappresentare la wide-screen violence introdotta da Ellis e Hitch nell’Authority originale, e che qui ha molto spazio nei capitoli conclusivi. Anche i suoi post-umani non sembrano poi così tosti come avrebbero dovuto essere.
L’impressione è quasi quella che la DC Comics si sia stancata del progetto e lo abbia abbandonato a se stesso, come (forse) testimoniano le pochissime variant cover che “abbelliscono” le ultima pagine del volume: anche dai crediti delle storie risulta che non tutte ne avrebbero avuta una. Ma in quarta di copertina viene abbondantemente suggerito che questa maxiserie è stata l’antefatto del nuovo universo Wildstorm in casa DC quindi la responsabilità ricade sugli autori. Anche perché sicuramente Warren Ellis non avrà scritto gli episodi improvvisando di volta in volta ma avrà seguito una scaletta che si sarà fatto prima, e che avrebbe potuto, anzi dovuto, essere più equilibrata tra decompressione e vera sostanza.
In definitiva The Wild Storm ha offerto dei bei dialoghi, occasionalmente dei bei disegni ma appunto poca sostanza, almeno per me che conosco a malapena i personaggi classici Wildstorm.

2 commenti:

  1. Il mio coetaneo Ellis da anni dice di non amare i super eroi ( ad esser precisi ne denuncia il numero eccessivo nel mercato mainstream ndr ) e ne continua a scrivere. Peccato perché è versato anche per cose come Fell - nove numeri di cui otto tradotti da noi - dove nessuno indossa costumi colorati o trasformare il carbone in diamante colle manine. Io al tempo ho apprezzato sia il suo Stormwacth ( matite di Tom Raney e AAVV )sia Autorithy, ma credo che la sua nuova incursione wildstormica si rivolga proprio a coloro che, sebbene le rughe siano feroci sugli zigomi ( cit. Gianni Morandi/Lucio Dalla ), amano ancora gli archetipi di super-eroe apollineo, vigilante, zeitgeist etc. Io dico grazie a Warren, ma ormai digerisco i picchiatelli in costume solo filtrati da Sergio Aragones o i Teen Titans Go col character design di Dan Hipp. Finirò come comparsa nel numero dieci di Fell di Ellis e Templesmith -quando e se - nel ruolo di un vecchietto a la Lunari seduto su una pila di vecchi albi di Jack Kirby inchiostrati da Geo Bell a.ka. Geo Roussos mentre vaneggio di giorni più semplici in cui era possibile trovare la michetta dal panettiere e ragionare dell'Ultimo Saluto del Commodoro, la più strana delle indagini di Colombo. Mm. ciao ciao

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