Raccolta delle fulminanti storie in due pagine che apparvero sull’Eureka di Castelli & Silver, su Comic Art e chissà su quante altre pubblicazioni italiane. Non penso sia il caso di riassumerne nessuna visto che si basano sul finale a sorpresa – e poi confido che chi passa a queste latitudini sappia già di cosa si tratta. Dico solamente che in ottemperanza al titolo del volume si basano su un umorismo nerissimo e non risparmiano torture, esecuzioni, massacri, violenze psicologiche e altre piacevolezze varie. La dittatura di Franco era finita da relativamente poco e Font spara a zero su militari e preti – anche sull’ipocrisia e sulla stupidità umana, certo, ma poter colpire certi bersagli nei primi anni ’80 deve essere stato molto liberatorio. Talvolta, in quegli episodi tratti da storie vere, l’aspetto umoristico lascia il posto all’amarezza della cronaca o del racconto popolare. A dirla tutta, alcune di queste storie non me le ricordavo, può darsi che ci sia qualche inedito in Italia. Noto con piacere che quel paio di storie oggi più rischiose da pubblicare non sono state censurate. Non sono del tutto sicuro che le tre più lunghe facciano parte del corpus ufficiale della serie, che poi chissà se esiste veramente, un corpus ufficiale della serie. Tra queste c’è anche La Parabola del Marziano Sconosciuto che qui diventa La parabola del marziano ignoto e che in effetti da noi transitò su L’Eternauta e non su Comic Art.
Le Storie Nere propriamente dette occupano le prime 46 pagine del volume e sono state integrate da colori digitali assolutamente innecessari se non proprio fastidiosi. Come bonus vengono presentate due altre storie brevi, fortunatamente in bianco e nero: una è un divertissement di una tavola tratto dalla rivista Rambla (neanche troppo originale), l’altra è una bellissima e poetica interpretazione muta dell’immersione nel lavoro di fumettista. Unico indizio per risalire alla prima pubblicazione è la data di realizzazione: 1991.
In appendice una selezione di bozzetti, disegni e copertine a testimonianza dell’«arte di Alfonso Font», introdotta da Klaus Janson con un testo risalente al 2016.

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