domenica 26 luglio 2015

Destino 2099 2: Il Regno di Destino

Secondo e, immagino, ultimo volume del Destino 2099 di Warren Ellis. Il primo era decisamente buono e andava in crescendo, questo è ancora meglio.
Le multinazionali cannibali che Destino ha messo in ginocchio nello scorso volume sono in realtà la manifestazione di un ulteriore potere segretissimo che opera dietro le quinte e che per far fronte all’azione del despota illuminato ordisce un piano che prevede nientemeno che lo sterminio di buona parte di ciò che resta dell’umanità, tanto i privilegiati se la svigneranno su Marte.
Nel mentre riappare Steve Rogers/Capitan America, perfetto uomo-immagine cui affidare la carica di Presidente dopo aver esautorato Destino e averlo apparentemente sconfitto con l’utilizzo di tecnologie aliene segrete e ritrovati militari proibiti.
Ho notato come in questi comic book di vent’anni fa aleggiasse quasi già lo spettro della decompressione che di lì a pochi anni lo stesso Ellis avrebbe imposto al mercato statunitense: le sottotrame del numero scorso non ci sono più e tutto sommato la storia è lineare e tesa verso la risoluzione finale. Manca la frenesia di oggi visto che nel 1995 andava di moda uno stile verboso che in questo caso ha portato anche all’elaborazione di pagine singole con un sacco di bla-bla-bla, scene talvolta avulse dalla storia portante.
I marchi di fabbrica di Warren Ellis ci sono comunque tutti e al massimo grado: idee innovative e originali (a metà anni ’90 quanti sapevano delle nanotecnologie?) e dialoghi spettacolari. Le prime dichiarazioni del redivivo Capitan America e la scenetta familiare tra Destino, Renfield e Static Annie mi hanno fatto ridere di gusto alla faccia dell’otite che mi sta perforando un timpano da sabato. Il tutto perfettamente integrato nelle logiche di un fumetto che doveva ancora seguire il Comics Code e inserito in una struttura editoriale smaccatamente commerciale in cui lo sceneggiatore ha dovuto destreggiarsi tra crossover e coordinamento editoriale con le altre testate del 2099.
Ai disegni c’è stato un nettissimo miglioramento rispetto a quanto visto in precedenza. Steve Pugh, disegnatore di quasi tutto questo ciclo, ha fatto un gran bel lavoro e John Royle (disegnatore del primo capitolo) ha confezionato delle tavole dal tratto sufficientemente realistico e rigoroso per farsi apprezzare. L’intervento dell’artsy Ashley Wood è stato fortunatamente limitato alle copertine e a un solo episodio, nemmeno disprezzabile peraltro. Notevolissimo il lavoro del veterano John Buscema nell’ultimo capitolo, realizzato quando immagino il “Big John” fosse piuttosto in là con gli anni. Può darsi che l’inchiostratore Scott Koblish abbia avuto un ruolo determinante nel dare uniformità stilistica al lavoro di ben quattro disegnatori diversi e a rendere digeribili le deformità di Wood.
Nonostante una vaga sensazione di chiusura affrettata (ma probabilmente sono io che vorrei leggere Ellis all’infinito) e qualche trascurabile refuso (merita la citazione un Pugh diventato «Push» nei crediti di un capitolo) il volume è consigliatissimo.

13 commenti:

  1. Ellis è mio coetaneo e ho letto quelle storie quando sono state pubblicate la prima volta in Italia sulle testate Star Comics. Mi piacquero allora e le considero ancora oggi interessanti. Da qualche parte in rete o altrove ho letto una intervista in cui Warren spiega che, believe or not, non ebbe nessun problema a scongelare uno Steve Rogers sì nefando ( nella sua mini Ruins che è il simmetrico e negativo di Marvels il Cap di Ellis è addirittura un cannibale che ha insegnato a Nick Fury a mangiare carne umana in tempo di guerra ). Il Wood di Doom ed anche quello di Ghost Rider 2099 non era così astratto come quello che poi è diventato la star della IDW ( i primi due episodi di GR 2099 sono matitati ed inchiostrati da Ash e sembra di vedere un Corrado Roi cybnerpunk - con le chine di JIm Daly si passa ad un prodotto via via + sintetico fino all'eccesso degli ultimi numeri ).
    Ti invidio perchè scopri ora queste storie, ma non sono d'accordo quando dici che Ellis è uno dei resposabili della decompressione ( processo che è una seconda pelle x Bendis e Azzarello, tanto per fare due nomi ).
    Ellis ha progressivamente abbandonato l'abuso di didas di cose come Doom 2099 e trame a lunga gittata x cose come Fell e Global Frequence ( di cui non è stata purtroppo prodotta la serie televisiva dopo il pilota ). Anche quando lavora x un anno su di un serial ( Stormwatch anni fa o più recentemente Thunderbolts e Avengers ) non si ha mai la sensazione che stiracchi un plot.
    Pensa che bello sarebbe poter leggere una mini delle Sturmtruppen scritta da Ellis e disegnata da Wood. Una satira della vita in trincea che nemmeno il 1941 di Rick Veitch. Excelsior !

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    1. di decompressione nei comic book te ne intendi di sicuro più tu, diciamo che io mi basavo per sentito dire sui proverbiali testi sacri (errore che, come giustamente mi ricorderai, può indurre il lettore italiano a credere che Flash Gordon sia nato il 01/07 e non il 07/01), secondo cui all'origine della decompressione ci sono Authority e Avengers Assemble. Siccome il secondo mi pare sia di qualche anno posteriore... Potrei però aver benissimo confuso decompressione con widescreen violence, anche se tutto sommato sono due cose strettamente collegate.
      Azzarello ti sembra decompresso? Io lo trovo, se non "classico", un narratore comunque più appagante rispetto a Bendis. Sarà che i suoi cicli su 100 Bullets sono (quasi) conclusi in sé, mentre sui supereroi bisogna sempre incalzare il lettore con la nuova trama in un susseguirsi frenetico di story arc.

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  2. Lo Hellblazer di Azzarello ( matite principalmente di Marcelo Frusin, se non consideriamo la prima run di Corben ed un paio di numeri con il giovane e punk Constantine di Guy Davis ) è decompresso. Immagino che il lettore aspettasse di leggere tutta la storia in un paperback piuttosto che albo dopo albo ( Vertigo tradizionalmente vendeva in proporzione + volumi di quanto non facesse con i singoli comic-books ).

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    1. Lo sto leggendo in questo periodo nella versione RW Lion a 4 albetti al colpo ed effettivamente la storia col cane si è dipanata con una certa lentezza. La differenza con la "decompressione" come la intendo io (probabilmente sbagliando) è che si tratta di una storia investigativa in cui si aggiungono sempre nuovi elementi per la risoluzione (essendo Azzarello, a saperli coglierli) mentre manca la frenesia e la scarsità di informazioni che per me è tipica della "decompressione".
      Comunque seguire quel ciclo di Hellblazer è stato un po' arduo anche per me che non l'ho letto a dosi mensili!

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  3. Mi sembra che tu abbia una idea ben chiara del concetto. Sicuramente lo hai centrato meglio di quanto appaia ai miei occhietti da Topolino.
    Per quello che può valere, a me pare che la differenza di maggior peso tra Bendis ed Azzarello - due autori per certi versi agli antipodi - è nel peso e nel motivo scatenante dei dialoghi.
    Bendis cerca di riprodurre ritmo e ping pong delle conversazioni come può ascoltarle nella Realtà Prima ( dice che il suo modello è Mamet e non Tarantino ). Azzarello ha maggior sintesi ( come lo invidio ) e mira spesso all'effetto di una singola battuta, magari a doppio senso, nel contesto della storia ( si vedano alcune pagine della saga Broken City con il Bats del complice Risso ). Se stai leggendo ora il suo Hellblazer e hai già letto la prima run con JC in prigione, forse ricorderai che un galeotto porta in giro il ns occultista e gli spiega come riconoscere le varie bande e quando arriva ai nazisti, gli dice qualcosa sul fatto che x quei tizi i simboli sono potere al che Constantine commenta che " è la stessa cosa della prima volta". Più o meno. In due parole ha bollato i nazis come illusi ( Moore ne fa dei malati di nostalgia nel suo ABC Comics lato Tom Strong ). Bendis, al suo posto, avrebbe piazzato un paio di ergastolani nella officina dove si preparano le targhe delle auto che discutono per due tavole - campo e controcampo copia incollati da Maleev o Wood o Oeming - di quanto sia assurdo seguire una croce uncinata, partendo dalla barza dello zio ubriaco che dopo il crepuscolo correva la coda di puzzola legata sopra la antenna di un chopper.

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    1. Assolutamente. Non ricordo la battuta di Constantine in quella run, ma lo stile di Azzarello è quello e sicuramente i suoi dialoghi sono molto più radicati nel tessuto della storia, sia dal punto di vista dei commenti estemporanei (come l'esempio che citi) sia da quello delle informazioni diegetiche che vengono fatte passare magari un po' sottotraccia: una cosa evidente soprattutto in 100 Bullets.
      Bendis invece, da come lo conosco io, ama molto giocare coi dialoghi bizantini, lunghissimi e anche ben gestiti e divertenti ma che nulla aggiungono alla trama portante. Trama portante che spesso va avanti a furia di tavole doppie di combattimenti et similia che possono far concludere la lettura molto rapidamente.
      Da ciò la mia impressione che Azzarello dia più contenuto, che le sue trame siano più articolate (riuscendo a decifrarne i dialoghi) e che in definitiva sia meno decompresso. Per come intendo io "decompresso".

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  4. correva dietro la coda. sorry.

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    1. Ah, probabilmente l'intervista che hai ricordato è quella che gli fece Lorenzo Bertuzzi per Fucine Mute.

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  5. è sicuramente quella. Non che sia timido: in rete ci sono diversi suoi interventi. Senza contare i suoi pezzi introduttivi x DV8 sul mensile Wildstorm della Star Comics, le sue considerazioni sul 2099 sui mensili 2099 della Star Comics e le sue note sui due volumi di Fell.

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    1. i dietro le quinte di Fell erano fantastici.

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  6. Stiamo anche parlando del primissimo lavoro in ambito professionale di Ellis. Quasi contemporaneo a questo, la serie di Hellstrom (che la Panini portò in Italia con quegli assurdi albi a specchio e con il titolo INFERNO).
    In ogni caso con Doom 2099 stiamo parlando di una delle migliori serie di quell'universo, apprezzata da pubblico e critica (non che ci fosse una concorrenza spietata, che a parte Spider-Man, tra Ghost 2099 e X-Men 2099 c'era di che defenestrarsi dai piani alti per la noia).
    Poi il buon Ellis (anche se molto meno di altri) ha preso l'andazzo della sintesi dialoghereccia.
    Ma il Re incontrastato, in tal senso, rimane comunque sempre Millar, eh.

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  7. Inferno - come gli albi dello stesso formato per Conan e Castle ( sic ) - era un esperimento Marvel Italia per catturare lettori SBEllici allergici ai supereroi. Non funzionò. Pazienza. Il formato non era l'ideale per proporre le matite dense e sporche di Leo Manco. E' come chiedere a Frank Teran di disegnare un tascabile di Diabolik.
    Nessuno lo comprerebbe.

    A parte me, claro que si. Storia di Ellis. Inizia con Dk che è sotto mentite spoglie passeggero su di un volo di linea. Il copilota inserisce un cd nel lettore che diffonde un segnale mesmerizzante. Tutti a parte lui si dovrebbero addormentare. Dk ha la prontezza di riflessi di farsi una iniezione con l'antidoto universale che ha nel fermacravatta e che doveva servire al suo colpo. Non sviene, ma è intontito mentre vede il copilota che fa indossare un paracadute ad un tizio che dormiva in braccio alle sue guardie del corpo. Riesce a saltare dall'aereo ed ad atterrare sulla schiena del dirottatore. Lo stordisce e approffitta del suo paracadute. Il trio si staglia nel crepuscolo mentre l'aereo si inabissa. Si avvicina veloce una motonave...
    Un istant classic.

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