sabato 30 gennaio 2016

Programma Extinzione 1 - Vecchio Logan 1

Arieccoci.
Ero un po’ preoccupato per la Marvel, perché se parecchie proposte Secret Wars mi stanno aggradando non credo che il lettore Marvel medio le apprezzi. L’ultima infornata mi ha tranquillizzato sulle sorti della Casa delle Idee.
Programma Extinzione riprende la solita saga epocale degli X-Men dandole un twist differente e diventando quindi l’ennesimo What If. In questa versione della storia Wolfsbane, Havoc e il Capo Magistrato Anderson cercano di dare una parvenza di governo alla devastata isola di Genosha sprofondata nel caos. A supportarli c’è un gruppo di altri mutanti più o meno conosciuti ma l’impresa di contenimento delle folle si rivela sempre più ardua, tanto più che è in corso un’epidemia (e l’isola di Genosha è quindi in quarantena) e cominciano a scarseggiare i generi di prima necessità. La fredda e razionale baronessa Jean Grey, consigliata da un Bestia dalla logica spietata, si rifiuta di intervenire con maggiore incisività nel disastro di Genosha e quindi i protagonisti decidono di prendere in mano la situazione e tentano il rapimento di un mutante con poteri curativi e di Rogue, che dovrebbe duplicare i poteri del primo.
I testi di Marc Guggenheim sono professionali ma nulla di più, senza sbalzi troppo creativi ma nemmeno senza battute fuori luogo; la storia si fa leggere ma non mi ha entusiasmato, probabilmente perché non conosco la saga originale con cui ha moltissimi punti di contatto. Belli invece i disegni di Carmine di Giandomenico, statuari ma dinamici. Peccato che la stampa non gli abbia sempre reso giustizia e che anche lui debba sottostare ai dettami puritani dei comics USA, così all’inizio della vicenda gli è toccato industriarsi con creatività per coprire i capezzoli di Wolfsbane.
Punta di Freccia è una storiellina in cui viene spiegato perché la Kate Bishop di 1602 (credo) finisce a fare la guardiana presso lo Scudo. La scelta di inserire questa short story è dovuta al fatto che la Bishop fa una comparsata nella miniserie Assedio che viene pubblicata poco dopo, ma potevano anche risparmiarsela visto che la sua apparizione è veramente fugace (e sembra un altro personaggio perché parla in maniera diversa) e la storia non è granché. I testi di Pru Shen non entusiasmano, e d’altra parte Punta di Freccia è solo un’introduzione senza pretese, e i disegni un po’ manga/caricaturali di Ramon Bachs sono bruttarelli.
Il piatto forte di questo numero, Assedio (che riprende, ma stavolta solo di nome, l’eventone omonimo), non è stata una lettura facile. I disegni storti e sgraziati di Filipe Andrade, che sembra oltretutto aver buttato giù quegli sgorbi in fretta e furia, a volte non sono nemmeno sufficientemente chiari da capire cosa rappresentano, soprattutto nelle prime tavole. Anche i testi di Kieron Gillen sono un pochino ermetici ma non è quello il punto debole di Assedio: con dei disegni decenti sarebbe stato forse vagamente godibile. Abigail Brand viene mandata sullo Scudo dopo atti di insubordinazione eseguiti apposta per farsi assegnare all’ultimo avamposto di Battleworld e organizzare così l’agognata vendetta per i tragici eventi in cui fu coinvolta quando aveva 9 anni. In Assedio rivediamo tra l’altro la Miss America defenestrata dall’A-Force. La trama si dipana placida e indolente tra flashback e flashforward il cui senso verrà spiegato sperabilmente nei prossimi episodi, frammisti a lacerti del diario della Brand (disegnati splendidamente da James Stokoe e Jorge Coelho), che soffocano ancora di più il ritmo: il succo rimane solo mostrare quanto è tosta la protagonista e presentare la nuova recluta assegnata a guardia dello Scudo, nientemeno che Kang il Conquistatore! Con l’espediente non originalissimo del paradosso temporale (un Kang già in servizio appare dal nulla per anticipare cosa succederà) viene profetizzata la caduta dello Scudo, la cui distruzione è prevista tra 20 giorni per mano di Thanos. Una protagonista antipatica e un cast poco interessante non contribuiscono ad affezionarsi alla miniserie.
In appendice viene proposta L’Era di Apocalisse, e qui sono guai forse anche peggiori. A disegnare questa miniserie c’è infatti tal Gerardo Sandoval, emulo di Humberto Ramos che riesce a fare addirittura peggio del “maestro”. Probabilmente queste tavole sono una gioia per gli occhi di chi ama questo stile deformed e/o di chi è un nostalgico della saga originale, io ho provato veramente una sensazione di fastidio a scorrere quelle pagine ma seppur a intervalli di poche tavole per volta sono riuscito ad arrivare fino alla fine, in ottemperanza ai doveri ai quali sono tenuto nei confronti dei lettori del blog. La cosa sarcastica è che la storia in sé meriterebbe pure. Il barone En Sabah Bur alias Apocalisse sguinzaglia i suoi sgherri in giro per la Terra Selvaggia (ma come? Non è vietato oltrepassare i confini del proprio dominio? Questo Apocalisse deve avere appoggi molto in alto) per catturare il mutante Douglas Ramsey, quello in grado di capire tutti i linguaggi, che gli X-Men cercano invano di difendere anche a costo della vita. Il bello è che Ramsey, novello messia mutante che dovrebbe rovesciare la tirannia di Apocalisse, manco capisce il motivo per cui è tanto importante – cosa che oltretutto gli permette di non rivelare alcunché sotto tortura, proprio perché non sa cosa dire. La storia di Nicieza non è particolarmente originale o ben congegnata ma sfruttando un canovaccio abusato riesce a catturare il lettore con un ritmo coinvolgente per cui dopo un inizio col botto si comincia a dipanare la trama. Se non fosse per quei maledetti disegni, dannazione…
Nell’introduzione Marco Rizzo sottolinea quanto questa testata sia fondamentale nell’economia di Secret Wars per la presenza di Assedio. Gli credo sulla fiducia, io mi fermo qui.
Nemmeno Vecchio Logan mi ha convinto. In 32 pagine Brian Michael Bendis ha saputo tirare fuori solo la sua proverbiale lunga chiacchierata seguita da un combattimento lungo 10 tavole e poi il rinvenimento di una testa di Ultron che apre nuovi scenari. È vero che Bendis si apprezza più per lo stile spumeggiante dei suoi dialoghi che per la densità dei contenuti, ma qui non è riuscito a strapparmi nemmeno un sorriso. È stato efficacissimo nel descrivere il mondo desolato in cui si muove il protagonista, dove degli schiavi liberati sono talmente abbrutiti da non concepire nemmeno l’idea della libertà, ma in fondo lo stesso Mark Millar che ha creato questo universo ne aveva dato già una rappresentazione molto efficace. La storia termina poi con un tremendo anticlimax, per cui non c’è il consueto cliffhanger ma sembra che l’azione sia lasciata a metà proprio mentre il Vecchio Logan comincia a scalare il muro dello Scudo alla ricerca dell’origine della testa di Ultron (dai credits in seconda di copertina risulta comunque che il primo episodio della serie sia questo, non sono “uno e mezzo” come ho pensato in un primo momento). I disegni di Andrea Sorrentino, inoltre, non mi sono piaciuti – o per meglio dire ho fatto difficoltà a leggerli: sembrano (e alcuni forse sono) delle fotografie sovraesposte e i contrasti fortissimi rendono poco chiari certi dettagli appesantendo le tavole. Non si può negare che il lavoro di Sorrentino abbia dei risvolti artsy e quindi un suo fascino (anche se mi pare che Jae Lee facesse cose simili già vent’anni fa) ma il risultato è troppo freddo per i miei gusti.
A integrare la serie portante in questa prima uscita del mensile c’è una storiellina umoristica di Ivan Brandon e Aaron Conley. In realtà non è proprio umoristica e la si può a stento definire persino una storia: in pratica è una rassegna di varie versioni di Wolverine che interagiscono senza una trama a legarle – nessuna che io sia riuscito a identificare, almeno. Se il giudizio sui testi è sospeso vista la loro effettiva assenza, riconosco che i disegni sono molto curati e a illustrare una storia adatta (cioè comica) farebbero la loro figura.
Credo che la ricognizione delle testate Secret Wars termini qui, fatti salvi eventuali altri volumi compilativi, visto il disinteresse o il disprezzo che nutro per i personaggi delle altre testate coinvolte (Spider-Man, Deadpool e i Guardiani della Galassia).

13 commenti:

  1. Ma porca... sembra proprio che il materiale mutante si collochi tra le uscite peggiori del lotto...

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    1. Magari a te piaceranno per l'effetto nostalgia.

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  2. Filo Andrade ama disegnare mentre è al telefono con Gerry Sandoval. E' penalmente perseguibile ? Sai che Mailo Manari sta disegnando una storia che si chiamerà Reds ( nessun rapporto con il film di Warren Beatty ndr ) e che narrerà di due fratelli , Vasko e Vale , che scrivono le loro canzoni o guidano la loro motoretta e financo pagano le tasse mentre sono in chat ? Mailo ha disegnato la maggior parte delle tavole mentre inviava emails a Gerry Sandoval per invitarlo a studiare il Ramos di Revelations ( il Codice da Vinci secondo Paul Jenkins ndr ) e meno il Joe Mad Madureira di Ultimates 3.
    Noi della Dizmarva abbiamo a cuore anche lettori della tua generazione e sappiamo che quando la signora Ics quasi inciampa nel suo deambulatore x alzarsi e cederti il posto sul filobus tu desideri sederti e leggere la tua storia Dizmarva ripiena di mutanti senza capezzoli e disegnata con tratto waltermolinico e stiamo pensando di coinvolgere maggiormente cartoonists in linea con il tuo sentire, ma dobbiamo contemporaneamente pensare anche ad un lettore implume e sempre connesso che trova troppo cerebrale financo Deadpool e considererebbe Groot il Polonio moderno , se solo sapesse chi è Polonio.
    Io ti posso dire in confidenza che stiamo progettando una miniserie su di una serie di spie mutanti che sono avvelenate dal polonio in un sushi bar di Atlantide. Mailo potrebbe disegnare le covers se riusciamo a dargli modo di disegnare il lato B di Namorita. Disegni di Ethan Von Sciver o di Phil Jimenez. Resta sintonizzato. Ciao ciao.

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    1. Povero Manara, per quanto ancora vorranno lapidarlo per quella storia del fumetto (peraltro simpatico) di Valentino Rossi?
      Io resto dell'idea che Groot sia più il Polibio moderno. Qeustione di (dis)gusti.

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  3. Vale Rossi è il mio Nightcrawler ideale sempre che riesca a girare la mia storia di mutanti. Vale Wagner è un biker senza paura di un circo. Vende la anima al diavolo x salvare la madre adottiva Blob ( Platinette ) che Mefisto ( Biagio Antonacci ) mentendo dice stia morendo. Blob naturalmente vive fino a cento anni ed oltre, ma Vale Wagner, x onorare il patto siglato, deve girare su di una moto infuocata a riscuotere i sospesi di Mefisto. Chi non consegna la porzione di anima patuita è condannato ad assistere ad un live di Biagio.

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    1. Rossi è il Lombrico, altroché. E il Ghiottone chi lo farebbe?

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  4. Nella mia storia è una combo de Il Lombrico e del Ghost Rider /Johnny Blaze. Il mio Ghiottone è Francesco Pannofino. Era in lizza fino all'ultimo con Jackman già al tempo della prima pellicola della serie, ma quando si è visto con i capelli laccati alla Mazinga è scoppiato a ridere e Singer lo ha fatto accompagnare alla porta da Tyler Mane...

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  5. Una curiosità: nello special Excalibur The Possession ( primi anni novanta, da noi x Play Press ), il Lombrico è pettinato in modo da ricordare il Jacko da Bad in poi.
    Nightcrawler e Moonwalker.

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    1. Dannazione, Crepascolo, oggi tra lavoro + quello + quell'altro non riesco a starti dietro come meriteresti. So goes life.

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  6. Bello o brutto, Programma Extinzione voglio assolutamente prenderlo. Ho un bellissimo ricordo della saga originale (se non erro la primissima pubblicata dalla Marvel Italia).
    Vecchio Logan l'ho sfogliato l'altro giorno in edicola e mi ha detto praticamente zero. Non mi sarebbe venuta voglia di leggerlo nemmeno se l'edicolante me lo avesse regalato. Poi magari mi sbaglio, eh, ma le tue impressioni sembrano darmi ragione.
    Io intanto ho preso pure Il Guanto dell'Infinito con parte dei Guardiani e i Nova Corps. Davvero niente male.
    E pensare che tutta questa roba verrà "smaltita" nei prossimi quattro mesi...

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    1. Mi consigli i Guardiani della Galassia? Vediamo.

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  7. Ricordo anch'io Programma Extinzione. Jon Bogdanove sta migrando velocemente allo stile che caratterizzerà il suo Superman ( Bog ha chiamato suo figlio Kal -El ndr ) ed è inchiostrato da Al Milgrom. Direi che non è proprio la tazzina da te di chi ama Mailo Manari. Poi ci sono gli albi di Liefeld su cui mi riservo di sorvolare. Infine le tavole dettagliatissime di Jim Lee e Scott Williams.

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  8. A me Bog piace al lavoro sull'Uomo del Domani ( chine di Janke ), ma ammetto che la transizione che ha caratterizzato le sue ultime cose Marvel ( un annual in uno degli ultimi Starmagazine con materiale Marvel e le storie di PE non sono proprio un efficace biglietto da visita. Era interessante al tempo della mini FF vs X-men ( volumetto Star Comics ) e nella mini degli X-Terminators ( in un paio di X-Marvel della Play Press ), ma ha avuto un momento di crisi nel senso greco del termine ovvero di cambiamento che immagino abbia lasciato perplessi i lettori.

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