lunedì 12 settembre 2016

Realworlds Superman

Mentre in fumetteria si chiedevano perché avessero ricevuto una copia di Realworlds Superman e se qualcuno lo avesse veramente ordinato (pare che Superman venda poco), io me lo rigiravo fischiettando distrattamente tra le mani pensando al fesso che se lo sarebbe comprato e avrebbe così goduto di una qualità di stampa che nulla ha da invidiare allo stratagemma immaginato da Walter Benjamin per rendere interessante un’opera d’arte mediocre, cioè filtrarla attraverso un vetro smerigliato che la deforma.
Ma la scrupolosa verifica degli ordini non ha ammesso deroghe e così ho dovuto sorbirmelo io pur potendo parzialmente nascondermi dietro l’alibi della scarsa memoria (l’ordine è stato fatto dall’Anteprima 293 e in questi giorni uscirà la 301). Per fortuna costa poco, 12,50€ scontati.
Il volume raccoglie due Elseworld scritti da Steve Vance in cui Superman non è Superman. Nella prima storia, Superman, Inc., il giovane Kal El non viene raccolto dai Kent ma viene lasciato davanti la porta dell’ufficio dello sceriffo di Pleasantville da un commesso viaggiatore. Dato in affidamento a una famiglia religiosa, causerà con la manifestazione dei suoi poteri la morte della madre adottiva e per questo si chiuderà in se stesso e reprimerà inconsciamente i suoi poteri. Ma evidentemente non li blocca del tutto visto che in breve diventa una stella del basket. Da lì in poi si trasformerà in uno stronzo egocentrico in lotta con Lex Luthor per diventare più popolare e potente di lui. Superman, Inc. è veramente una storia molto simpatica e si legge con gusto nonostante sia infarcita di riferimenti alla cultura popolare statunitense non proprio trasparenti per un lettore italiano. Non male le pennellate di satira, anche sui fumetti stessi, che affiorano qua e là.
La seconda storia, Il Marchio di Superman, non è altrettanto interessante. Il protagonista non è più Kal El ma il garzone sfigato Eddie Dial che a seguito dell’ennesima umiliazione (i criminali del quartiere gli hanno tatuato il simbolo di Superman sul petto) decide di non essere più una vittima cacciandosi ancora di più nei guai e finendo in carcere. Qui però la sua vita cambierà sul serio e sarà lui a diventare a sua volta un criminale. Alla fine, come da manuale ma in maniera non scontata, riuscirà comunque a riscattarsi.
Si tratterebbe quindi di un “Superman” nel mondo reale, se non fosse che è difficile immaginare come reale e vicina a noi un’America ferma agli stereotipi di West Side Story ed eccessivamente (per gli abiti, gli sfondi, le automobili) anni ’50.
Entrambe le storie sono disegnate da José-Luis Garcia-Lopez, argentino non a caso: sicuramente i suoi disegni non sono spettacolari, ma in ogni singola vignetta c’è esattamente quello che deve esserci e il lettore viene accompagnato per mano nella lettura con facilità e piacere. L’inchiostrazione delle due storie è stata fatta rispettivamente da Mark Farmer e Joe Rubinstein.
In definitiva Realworlds Superman è stato un acquisto dignitoso, peccato che sia stampato con il culo. Più che mai d’ora in avanti per la RW Lion prima sfogliare e poi eventualmente comprare.

5 commenti:

  1. Da bimbo che da poco contava gli anni a due cifre trovavo José-Luis Garcia-Lopez spettacolare dopo aver letto e riletto l'albo gigante Superman vs Wonder Woman.

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    1. Mi era piaciuto molto Cinder & Ashe. Ma principalmente per i testi di Conway anche se Garcia-Lopez non era male.

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  2. Letto. Volume Comic Art. Concordo.

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    1. Idem, prima intravisto a spizzichi e bocconi su Comic Art rivista. Credo che avessero modificato qualcosa perché nelle intestazioni di alcuni capitoli venivano riprodotti disegni sparsi, e credo che in origine fosse a colori. Però anche la recente edizione Planeta era in bianco e nero quindi chissà.

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  3. Colori di Joe Orlando ( forse ricordi le sue matite su un paio dei primi Daredevil ). Non invasivi. Quasi a livello Il Matrimonio di Sue e Reed con in primo campo duello Bestia-Uomo Talpa colorati x bene ed in secondo piano talpoidi tutti gialli. Roba retro anche allora che a me piace anche ora.

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