domenica 17 maggio 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Brío (1989)

Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Brío

Puerto Vasallo è un postaccio dei Caraibi dove un damerino del tutto fuori contesto ingaggia l’indebitato capitano Brío per un appetitoso incarico: in fuga dalla Russia zarista con tutti i suoi ori, un conte fece naufragio in zona e solo quattro persone sopravvissero, tra cui sua moglie la contessa Ana Marsikova. A Brío viene affidato il compito di recuperare il relitto con il suo favoleggiato tesoro sotto la supervisione di tre dei sopravvissuti (la contessa, il damerino e la segretaria inglese) a cui si aggiunge anche un gigantesco cosacco. Ben prima di sapere i dettagli Brío ingaggia la sua eterogenea ciurma: l’attaccabrighe mingherlino Morton, il cinese Ching dalle pessime doti culinarie ma dal fine intelletto, il «pobre negro» Ebenezer padre di talmente tanti figli da confondere lo stesso Wood (nel primo episodio viene infatti presentato come Salomon: Ebenezer è il nome di uno dei bambini); a loro si unisce anche il manesco taverniere Ambrosio.

Il viaggio non è ancora iniziato che Brío viene aggredito dal colossale monco uncinato Blackjack, il quarto sopravvissuto al naufragio che si getta a sua volta alla caccia del tesoro. Ma la storia del naufragio sarà poi vera, e i tre sopravvissuti  sono veramente chi dicono di essere?

Brío è una serie avventurosa di altissimo livello, con personaggi splendidamente caratterizzati, trovate molto originali, colpi di scena e sequenze ben costruite. Wood gioca ancora una volta con il ribaltamento degli stereotipi, per cui ad esempio un personaggio apparentemente innocuo si dimostra invece sin troppo capace di difendersi da solo. Praticamente in ogni pagina c’è almeno una battuta o una sequenza divertente. E non intendo che i personaggi si mettono a fare i pagliacci o Wood ricorre a situazioni assurde come in Pepe Sanchez: semplicemente protagonisti e comprimari agiscono in piena coerenza con la loro natura ben definita e piazzano battute con una naturalezza che le rende ancora più gustose, soprattutto nei contesti drammatici. Siamo insomma dalle parti del Francis Didier di Qui la Legione che appena liberato dai beduini chiede se qualcuno ha una sigaretta, o di Nippur che fa da controcanto a Gilgamesh che si presenta come signore di Uruk proclamandosi signore dei suoi sandali.

Gomez Sierra/Enrique Villagran butta giù pennellate sinuose a volte un po’ pesanti, senza troppi fronzoli ma con buon dinamismo ed espressività. Le derive anche solo un po’ umoristiche si sposano perfettamente con questo contesto.

Brío si legge insomma con grandissimo piacere ma ha un unico gigantesco difetto: è rimasta incompiuta. Dopo tre episodi venne abbandonata per motivi che ignoro e non sapremo mai come avrebbe dovuto concludersi la ricerca del tesoro. Non è certo la prima volta che succede, ma resta un vero peccato.

Non lo sapremo mai, Brío

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