mercoledì 1 aprile 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Billy Grant (1968)


Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Billy Grant

Western umoristico che probabilmente a differenza di Dave y Rio non era stato pensato per diventare una serie, o almeno questo desumo dalla distanza di oltre sei mesi intercorsa tra la pubblicazione del primo e del secondo episodio.

Billy Grant giunge in un paesello intenzionato a trovare un lavoro con cui riempirsi lo stomaco. Essendo polistrumentista si mette a fare il pianista, lavoro dalla mortalità elevata in un momento storico in cui gli odi tra Nord e Sud non sono ancora sopiti. Disinteressato a tutto ciò che gli accade attorno e interessato solo al cibo e al riposo, diventa nondimeno un eroe locale quando sgomina un po’ per caso e un po’ con astuzia una gang di banditi. Ma visto che non c’era nessuna taglia da incassare meglio andarsene alla chetichella prima che il direttore della banca scopra un ammanco nel maltolto.

Billy Grant è insomma un antieroe, anzi proprio un imbroglione, e in questo universo ce ne sono diversi che tirano a campare come possono. E infatti le storie finiscono quasi sempre con lui (e i suoi occasionali compari) in fuga.

Carlos Vogt, per quanto stilizzato com’è nella sua indole, è in grande spolvero; se la sua espressività non è certo una novità qui si fa apprezzare anche per le inquadrature originali e per la cura dei particolari, almeno nei tre episodi realizzati negli anni ’60.

Infatti come un fiume carsico che sparisce di colpo per poi riapparire inaspettatamente (arguta metafora che può applicarsi ad altre serie della Columba, non solo di Wood), Billy Grant riapparve sulla rivista Fantasia 13 anni dopo l’ultima avventura scritta da Wood per D’Artagnan. Stavolta i testi sono di Ricardo Ferrari, che si firma Rodolfo Fo o Dick Ferraro, mentre Vogt si fa assistere per metà di questo nuovo ciclo dal terzo dei fratelli Villagran, Carlos. Da notare la genialità del collaboratore che firma solo in un’occasione col suo vero nome preferendogli lo pseudonimo di Bill A. Grant: non tanto e non solo un omaggio al protagonista quanto un azzeccato calembour visto che in castigliano “Bill A. Grant” si pronuncia praticamente come Villagran.

Il tipo di umorismo di Billy Grant si basa su raffiche di gag (magari unite a qualche gioco di parole) esu scene slapstick.  Ricardo Ferrari si fece onore nei 14 episodi che scrisse tra il 1982 e il 1987 e ne mantenne abbastanza inalterato lo spirito, ma non troppo. Nella sua versione Billy è meno furfantesco e anzi è più spesso lui a essere vittima di imbroglioni. In compenso sfrutta a dovere quando serve a fini comici l’altra sua caratteristica, cioè la fame atavica. Verso la fine Ferrari cerca di imbastire delle trame più compatte, ad esempio un episodio è una riuscita commedia degli equivoci, e purtroppo cede anche alla metanarrazione. Ma è proprio con un uso originale delle note a piè di vignetta che chiude in bellezza la serie ereditata dalla Leyenda, che nel complesso definirei pazzerella e divertente.

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