martedì 3 ottobre 2023

Love and Rockets Collection 1 - Locas 1: Maggie la Meccanica

Dopo le letturecasuali della raccolta organica di Love and Rockets mi cimento ordinatamente col primo volume, sia della serie che delle Locas. Tono e ambientazione sono ben diversi da quelli di Palomar (ma forse anche gli anni che separano i due cicli hanno inciso). Unico punto di contatto che ho trovato: la passione per la cultura pop, se non proprio camp, anche se approcciata in maniera diversa. Ma è inutile cercare temi ricorrenti o una marca stilistica precisa nei testi e nelle tematiche, perché Jaime è ancora più imprevedibile di suo fratello Gilbert “Beto”. E così ad aprire il volume sono una storiellina di fantascienza affrettata e alquanto sciocchina affiancata a un meraviglioso fumetto muto su una scrittrice che non trova l’ispirazione. Da lì in poi sfilerà di tutto: la scena punk californiana dei primi anni ’80 accanto a storie lunghe che fanno il verso ai classici dell’avventura, miliardari con i corni in testa senza alcuna spiegazione accanto alle loro vezzeggiate bamboline che vogliono diventare supereroine, vecchie ma combattive lottatrici di wrestling accanto ad amorazzi da fotoromanzo, i problemi a sbarcare il lunario accanto ai ricordi di quando si era il sidekick del supereroe locale, street art e disagio suburbano accanto alla magia, terzomondismo da operetta accanto a inserti di finte strisce giornaliere in una lingua incomprensibile… A seconda dell’estro del momento le storie possono essere umoristiche, drammatiche (rare, queste), avventurose, investigative, grottesche, metanarrative… Difficile anche solo provare ad abbozzarne un riassunto. E poi sarebbe inutile, perché di storia in storia si cambia repentinamente ambientazione e atmosfera, a volte anche nello stesso arco narrativo.

Nonostante la raccolta sia intitolata a Maggie, Locas è un fumetto corale con un sacco di protagonisti che interagiscono o si rubano la scena. Principalmente si tratta di donne, in particolare Maggie e la sua amica/amante punkettina Esperanza “Hopey”, a dire il vero le uniche a essere talvolta confondibili nonostante la grande maestria di Jaime nel personalizzare le donne, talento che condivide col fratello.

A proposito della sua maestria, leggo che è nato nel 1959, sicché all’epoca della realizzazione di queste storie (le prime sono datate 1981) aveva poco più che vent’anni. È incredibile come a quell’età avesse raggiunto una tale eleganza nel tratto e una padronanza che solo dopo decenni alcuni autori raggiungono (se ci arrivano) in anatomia, sintesi, dinamismo, espressività, chiaroscuro, tratteggio, cura del dettaglio, costruzione e regia delle tavole. In pratica un incrocio tra Vittorio Giardino e Brian Bolland. E lui usava le sue enormi doti per illustrare delle storielle che francamente a volte sembrano proprio minchiatine. Il fatto che spesso ricorra alla metanarrazione sembra quasi un invito a non prenderlo sul serio, però questo mettere le mani avanti si scontra con l’atmosfera che si respira altrove, dove si avverte la sincerità quasi documentaristica di chi quelle cose le ha viste veramente (intendo i concerti punk e le amiche che ingrassano, non i dinosauri). Sì, lo so che sembro Franco Spiritelli che si lamenta perché Moebius disegna le storie di Jodorowsky, ma per il momento ho potuto godere solo dei bellissimi disegni e di alcune sequenze esilaranti nella speranza che in futuro ci sia più sostanza e coesione. Se non sbaglio sulla posta di Comic Art si favoleggiava di una meravigliosa Morte di Spider, vedremo.

9 commenti:

  1. La morte di Speedy (non Spider!) si trova nel secondo volume (assieme all'altrettanto celebrato Mosche sul soffitto) :-)

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    1. Boh, io mi ricordo che su Comic Art il lettore fan boy degli Hernandez (Lupoi?) lo chiamava Spider, ma vatti a ricordare in che numero era.
      D'altra parte quella volta si scrivevano ancora le lettere a mano e qualche equivoco di interpretazione calligrafica poteva starci: su un numero de L'Eternauta (credo) un lettore diceva che un fumetto gli ricordava un film di LarA Von Trier. :D

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  2. E' una vergogna che invece di titillarsi con queste reminiscenze di un'epoca fortunatamente passata (in cui ci si poteva permettere che una ragazza, oltretutto di origine ispanica, avesse "una fidanzata punkettina". Yucchh !!!), certi recensori e/o influencer non spingano per avere SUBITO una versione graphic novel dell'unico libro degno di nota degli ultimi vent'anni (la data l'ho messa a caso, facciamo anche trenta, o ottanta, insomma dai tempi del Mein kampf). Sto parlando ovviamente de "Il mondo al contrario" di Vannacci, libro fondamentale, e lo testimoniano le vendite. Avevamo bisogno di un libro così, e abbiamo bisogno di una graphic novel.
    Pensate solo al lirismo della scena in cui, nella metro di Parigi, il giovane, futuro generale fa la manomorta ai neri che gli stanno vicino, non per meschini scopi sessuali ma sfiorando la loro epidermide, per sincerarsi se la loro pelle sia più o meno rugosa della nostra. Una scena che batte senz'altro la pur toccante visione degli ebrei viennesi che Hitler ci offre nel suo libro. Immaginate la fasci-nazione che avrebbe su una tavola a fumetti.
    Certo ci vorrebbe un Alan Moore per renderla al meglio. O più probabilmente, un Frank Miller.
    Vogliamo, anzi PRETENDIAMO, una GN.

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    1. Anzi, scusate, volevo dire un Romanzo Grafico.

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    2. Pensavo di farci un post al riguardo dopo aver visto Vannacci accanto alla Murgia e ad altri nelle classifiche dei libri più venduti, ma non penso sia il caso di dargli ulteriore visibilità.
      Se ho ben capito l'autore è un APS, cioè un autore a proprie spese cioè letterariamente una nullità (cfr. Il Pendolo di Foucault). Anche a Staranzano ne abbiamo: medici, poliziotti, maestre e quant'altro che quando vanno in pensione si tolgono lo sfizio e con la liquidazione coprono le spese di stampa del loro libro a un editore, spese che con i mezzi moderni non saranno nemmeno tanto alte. Ma Vannacci quali tasti ha saputo premere per avere tutta questa visibilità? Che poi se in realtà il suo "libro" parlasse di tutt'altro sarebbe ancora più geniale come mossa di marketing!

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    3. Mi hai dato lo spunto per un'idea di marketing: un APS locale legge questi post e si incazza. Cerca quindi di uccidermi in modo rocambolesco e spettacolare.
      Al sonnacchioso TG regionale non par vero di avere una notizia così succosa.
      Ripresa sui TG nazionali.
      Vendite alle stelle.
      Una pingue fetta dei ricavi a me.

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    4. Ma guarda, non lo so quali tasti ha premuto... per me il libro potrebbe essere scritto su carta igienica vergatina rosa e allora avrebbe un senso. Sarà pure un APS ma secondo me rispetto alle persone che tu hai citato è essenzialmente un TDC, il guaio è che a quanto pare vende molto di più della maestra in pensione, e non escludo che prima o poi la graphic novel la facciano davvero, magari anche la serie a cartoni animati.
      Poi chiaramente il mio commento era una boutade, derivata dall'invidia che tu abbia trovato i love and rockets nel cestone tutto-a-un-euro.
      E secondo me il tratto degli Hernandez è molto meglio di un mero incrocio fra Giardino e Bolland (entrambi troppo ricercati, meno immediati). Beh, prima di morire leggerò anche le locas.
      Ciao dr. Spiritellius.

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    5. Oh, come sarebbe una pingue fetta dei ricavi "a me"?
      Se ti ho dato l'idea, a chi i ricavi? "A NOI !!!"

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    6. Ti pago con qualche copia di L & R.
      (sì, beh, certi luoghi [siti] presentano dei bei cestoni delle offerte).

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