lunedì 24 marzo 2014

Un soggetto buono per tutte le occasioni



Un guerriero si trova ad affrontare degli avversari e delle situazioni sempre più pericolosi, tanto meglio se con l’evolversi della storia gli incontri diventano vieppiù incongruenti con il contesto di partenza. Colpo di scena: era solo un gioco, di cui il guerriero era l’inconsapevole protagonista.

Questo finale a sorpresa, vagamente rintracciabile sin dal racconto di Borges Le Rovine Circolari (e in chissà quanti altri romanzi e racconti di fantascienza) è alla base di un canovaccio che è stato adattato, modificato, rivoltato, sviluppato e interpretato in un’infinità di maniere diverse nel corso del tempo e in ambiti fumettistici lontanissimi per area geografica, stile e ambizioni. A volte il protagonista non è uno solo, spesso è un militare ma non è indispensabile.

La prima apparizione di questo soggetto la possiamo trovare su Metal Hurlant 21 (settembre 1977) in cui Nicollet presenta L’Effet Abracax, pubblicato in Italia come L’Effetto Abracax su Alter Alter 3 del 1978.
Un mostruoso guerriero si trova catapultato in un mondo sconosciuto e ostile; vorrebbe raggiungere una donna misteriosa ma viene attaccato da una fauna umana e umanoide degna di Hyeronimus Bosch. Per fortuna in suo soccorso intervengono delle folgori che sembrano spuntare dal nulla senza alcuna ragione se non appunto quella di aiutarlo. Raggiunta la donna, avrà una sgradita sorpresa.
In realtà tutta la storia è una partita di Encephalo, un sofisticato gioco che permette di utilizzare una non meglio specificata energia per materializzare le idee dei giocatori. L’unica regola a cui si fa cenno è che le invocazioni sataniche sono proibite (almeno nelle partitelle tra amici) ma a quanto pare i giocatori più tracotanti, come il vero “eroe” di L’Effet Abracax, se ne fregano. Questo fumetto anticipa le variazioni sul tema che vedremo sotto, in cui il gioco finale si scopre essere un videogame.

Su Metal Hurlant era già apparsa una storia con un finale a sorpresa abbastanza simile al canovaccio che ho descritto in apertura, addirittura sul numero 2 dell’aprile-giugno 1975. In AAARRRZZZ di Druillet (in Italia su AlterLinus 12/1976) il meccanismo alla base del finale ad effetto era però differente. Degli ignari militari umanoidi credono di essere attaccati da nemici che nella pagina successiva si rivelano solo sassolini con cui un enorme mostro bambino, talmente grande da essere invisibile ai loro occhi, si diverte a tormentarli («Hai finito di giocare con gli insetti?» gli intima la mamma), quindi il meccanismo alla base del turning point era un altro: qui i protagonisti sono reali e non sono il frutto della fantasia di qualcuno.

Un po’ come nella inquietante storia Bunker di Pepe Moreno vista in italiano su Comic Art 23 del giugno 1986: dei soldati disperati combattono una guerra devastante, ignari che sotto di loro gli alti papaveri si divertono a sperimentare orrendi armamenti quasi per gioco.

In Italia sui settimanali dell’Eura non sono mancati esempi di questo canovaccio, e d’altra parte la necessità di riempire tutte le pagine di Lanciostory e Skorpio (a maggior ragione nei periodi in cui i “liberi” erano la metà o più dell’offerta dei settimanali) portava occasionalmente al ripetersi di alcuni schemi. Carlos Trillo ogni tanto riproponeva storie in cui il colpo di scena finale era che una coppia formata da un elemento dominante e uno più remissivo si rivelava l’esatto contrario speculare nell’intimità. E Guillermo Saccomanno ha presentato più volte soggetti in cui il twist ending era che l’inconsapevole protagonista, vecchio torturatore, finiva nelle mani di un suo torturato che non aveva riconosciuto (ma probabilmente fu Ricardo Barreiro il primo a ideare un soggetto del genere su Orient Express).

Un primo esempio, ma chissà quanto altri mi sono sfuggiti, si trova su Skorpio 42 del 1990: il libero Riprendiamo poi... (testi di Hermo, disegni di Szilagyi) è un esempio da manuale di quanto scritto in apertura: il caporale John Brington affronta in un deserto assolato vari nemici che dai “logici” tedeschi che gli hanno ammazzato i commilitoni diventano sempre più strani e anacronistici (alla fine arrivano anche degli ussari a cavallo): è il piccolo Carlos che approfittando della giornata di sole sta sfoggiando i suoi giocattoli mandandoli contro il povero Brington.

I tempi si aggiornano e nel 2000, sul numero 16 di Lanciostory, Trillo e Santana presentano un libero dal titolo L’Uomo e gli Dei. Il protagonista è un nerboruto guerriero che compie spesso contro voglia i gesti che alcuni misteriosi “dei” gli impongono di fare. Compare sulla scena ex abrupto e senza memoria, ma si intuisce dai suoi pensieri che questa sua nuova apparizione sia solo una fase in un ciclo di morte e rinascita che si rinnova periodicamente. Sulla sua strada trova pozioni magiche, orde di nemici e persino una compagna: insomma il classico inventario che ci si aspetterebbe da un videogioco fantasy, che si rivela essere appunto il suo mondo e alle cui logiche invano si ribella. Va segnalato che l’attribuzione di questa storia a Carlos Trillo potrebbe essere stata una scelta arbitraria dell’Eura, che non segnalava il contributo di Viviana Centol.


A distanza di soli tre anni, sul numero 18 di Lanciostory del 2003, compare il libero Scuotilancia il Bravo, a firma Recchioni e Farinelli: a differenza del Carlos di Hermo e Szilagyi, il giovane Walter non gioca più coi soldatini ma con un videogame, di cui alla fine assistiamo alla sorte “appesa” del protagonista. È curioso come Recchioni abbia riprodotto, nonostante il piacevole stile umoristico dei disegni, anche il sottotesto amaro già presente nel fumetto di Trillo, con l’inconsapevole protagonista dotato di una propria vita autonoma su cui però non può influire in alcun modo.


In tempi più recenti abbiamo assistito a un’ulteriore variazione sul tema: su IComics 3 (ottobre-novembre 2010) Riccardo Torti ed Emiliano Simeoni raccontano la stessa storia, stavolta con due protagonisti che si trovano ancora una volta ad affrontare avventure in un contesto fantasy, trovandosi di fronte nemici e pericoli sempre più tosti, fino ad arrivare a una sorta di robot. È vero che si tratta di un golem, ma il suo aspetto un po’ alieno al contesto e l’ostentato umorismo delle battute che si scambiano i due rivelano che forse c’è qualcosa di più rispetto a quello che stiamo leggendo: infatti nel caso de Il Fato funesto (questo il titolo della storia) non si tratta nè di un esperimento scientifico, nè di desueti soldatini, nè di un moderno videogioco: i protagonisti sono i personaggi di alcuni giocatori di Dungeons & Dragons.


Questo canovaccio non si limita comunque a contesti fantasy o militari o fantascientifici: persino ai superoeroi è capitato di interpretare lo stesso identico soggetto. Wolverine, ad esempio, nella storia Zounds of Silence di Hama e Golden (io ce l’ho in italiano su uno Star Magazine recuperato in un “pacco” delle edicole) si scontra contro soldati-robot, elicotteri, draghi, armi colossali e se ne frega (come d’altra parte farebbe anche il “vero” Wolverine) di ustioni e quant’altro: infatti il protagonista è in realtà solo una action figure di Wolverine, che la fantasia di un bambino irruento fa combattere contro i nemici più improbabili e fuori contesto – ma suppongo abbastanza ricchi da permettersi il product placement su quell’albo della Marvel.

In ambito... boh... “underground”, “alternativo”, “autoriale” va segnalata la trovata di Massimo Mattioli per riempire la sua porzione di Cannibale 4/5/6/7: la storia Il famoso caso del Ciclamino è un susseguirsi incalzante di colpi di scena e cambiamenti di prospettiva che arriva a un finale in cui ricontestualizza la storia facendola diventare il gioco di un bambino. Qui il protagonista è il Gatto Gattivo che si dedica a stupri e rapine.


Persino nell’ambito dell’erotismo c’è stata almeno un’occasione per proporre questo soggetto: nella storia La Regina di Onnis e Pesce su Erotic Comix n° 7 (senza data ma uscito nel 1994) la battaglia dei sensi, oltreché politica, che vi viene rappresentata è in realtà solo una partita a scacchi. Il termine «erotismo» non è abusato in questo caso, visto che nonostante l’intestazione della rivista i fumetti di Erotic Comix erano assai casti, pur in un periodo in cui abbondavano cloni di Blue: a ben vedere una variazione propriamente pornografica del soggetto sarebbe molto interessante, e chissà che qualcuno non l’abbia già fatta.


Qualcuno si ricorda qualche altra variazione di questo canovaccio che io mi sono perso?

7 commenti:

  1. Santo dio la storia di Wolvie la voglio leggere! Si intravede anche il Super Liquidator! E' una genialata senza se e senza ma, iper-consumistica come piace a me ;)

    Moz-

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    1. Alcuni esperti dicono che si possono identificare anche i pupazzetti dei G. I. Joe.
      Comunque giudicherai da te, adesso te la giro.

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  2. In questo post ci sono troppe cose che non sapevo.
    Grazie della segnalazione!

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  3. Interessantissimo post. Quel numero di Starmagazine con la storia brevissima di Wolverine ce l'ho. La ricordo bene perché è disegnata da Jason Pearson, uno dei miei idoli, all'epoca. Si riconoscevano i G.I. Joe ma anche qualcun altro che ora non ricordo. Poi vado a controllare.
    So che non ci azzecca con l'argomento fumetti, ma un film eccellente sul genereè il "The Game" di David Fincher. A fumetti, al momento, mi viene in mente solo il finale di Y The Last Man. Se ci penso meglio, forse qualcos'altro mi viene.

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    1. Mi risulta fosse Golden il disegnatore, non Pearson.

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    2. E infatti era Michael Golden. Non so perché ma li ho sempre confusi. Il mito era Golden (ma anche Pearson, dopo qualche anno...).
      L'omaggio di Golden ai G.I. Joe era dovuto al fatto che ne aveva disegnato diverse cover e un annual (della serie a fumetti della Marvel, intendo).

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