martedì 24 marzo 2015

Zenith Fase Uno



Con una campagna pubblicitaria piuttosto decisa e un escamotage promozionale inedito e un tantinello ricattatorio ha cominciato a comparire la ristampa dell’opera seminale che diede visibilità a Grant Morrison e ne lanciò la carriera.
Proprio a causa dell’escamotage di cui sopra (l’abbonamento a tutti e quattro i volumi a scatola chiusa per usufruire di uno sconto del 15%), che mi ha fatto subodorare la fregatura, nutrivo qualche dubbio su questo “capolavoro perduto” dell’autore di Invisibles ma invece Zenith si è rivelato un felice acquisto.
Nell’Inghilterra del 1987 esiste un unico supereroe ancora dotato di poteri, almeno ufficialmente: l’edonista e menefreghista rock star Zenith, tutto preso dalla sua carriera e dai piacevoli annessi & connessi e totalmente disinteressato agli scontri contro i cattivi. Anche perché di supercriminali non c’è traccia così come gli stessi supereroi sono spariti dalla scena, privati dei loro poteri, nei primi anni ’70. Tutto questo fino appunto al fatidico 1987, anno in cui il redivivo, o meglio mai sopito, culto del Sole Nero evoca nuovamente un Grande Antico (sì, proprio uno di quelli di Lovecraft) a cui affittare il corpo preservato del gemello del precedente Masterman, superumano nazista che durante la Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto uccidere il supereroe britannico Maximan se in questa realtà alternativa gli Americani non avessero sganciato la bomba atomica su Berlino.
L’ingresso nello scacchiere di questo nuovo Masterman è l’avanguardia di una invasione dagli “esseri dai molti angoli” che già tentarono di conquistare le Terra: l’ex supereroina Ruby Fox se ne accorge nella maniera più violenta e, riacquistati inspiegabilmente i suoi poteri (tutti i supereroi di questo universo sono frutto di manipolazione genetica o hanno ereditato i poteri dai genitori come il protagonista), cerca di coinvolgere il riluttante Zenith in una crociata contro il pericolo imminente. Purtroppo come alleato possono contare solo su Red Dragon, supereroe gallese potenzialmente assai tosto che però l’alcolismo ha reso quasi del tutto inservibile. L’unico altro ex-supereroe di cui si ha traccia è Peter Saint John, che da hippy è diventato un rappresentante del governo conservatore!
Per coinvolgere il nichilista e un po’ codardo Zenith nella mischia Ruby Fox promette di rivelargli il segreto della morte dei sui suoi genitori, mentre nell’attesa dello scontro finale si comincia a intravedere un po’ dell’affresco complessivo e delle macchinazioni che riguardano questi supereroi, probabilmente materiale che sarà sviscerato nei prossimi volumi.
Zenith comparve in origine sulla rivista settimanale 2000 AD dove ogni episodio venne pubblicato nell’esiguo spazio di 5 o 6 pagine. La conseguente compressione della trama e le scadenze frenetiche fanno un gran bene allo sviluppo dell’intreccio e al ritmo della storia. Morrison doveva inventarsi ogni settimana qualcosa che facesse progredire la vicenda, ma doveva anche introdurre qualche elemento nuovo e gli episodi dovevano oltretutto essere anche godibili a sé stanti, pur con i legittimi cliffhanger. Si avverte chiaramente un minimo di rallentamento quando le prime vignette di un episodio devono ricapitolare quanto avvenuto in precedenza, ma nel complesso questa struttura a episodi/capitoli funziona benissimo anche nel formato della raccolta e la lettura procede spedita e appassionante fino alla fine.

Stilisticamente ammetto di essere stato colpito dalla maturità che Morrison dimostrava già quasi trent’anni or sono. Le battute non sono affatto stereotipate, e nella loro mancanza di scontatezza non si percepisce affatto il tentativo di sembrare cool a tutti i costi ma anzi una naturalezza invidiabile. Niente male nemmeno le citazioni sparse per il fumetto, così come ho apprezzato l’ironia che affiora qua e là e le trovate spiazzanti che Morrison ha saputo inventarsi (dai, l’hippy che diventa tory è spettacolare!). Della sbandierata critica alla società inglese dell’epoca, comunque, non ho riscontrato che tracce blandissime.
Il disegnatore Steve Yeowell, miracolato dalla rinuncia di Brendan McCarthy, è nettamente la parte più debole del fumetto. Anche se è sin troppo facile criticarlo visto che all’epoca fumettisticamente parlando l’Inghilterra stava appena uscendo dal Medioevo (sempre ammesso che ne sia mai uscita), è innegabile che le sue figure siano scarne e legnose così come le sue anatomie risultano spesso strampalate. Un braccio troppo lungo o una mascella sbilenca possono capitare a tutti, ma a Yeowell capitano con eccessiva frequenza. Peccato che i disegni non siano allo stesso livello dei testi, ma almeno i mostri sono resi con efficacia – e comunque da quello che ho potuto vedere mi pare che in seguito Yeowell non abbia fatto di meglio, anzi.
Ad arricchire questa edizione della Panini ci sono alcune appendici contenenti due episodi successivi alla saga portante, in cui vengono narrate le origini dei supereroi, e un apparato iconografico con copertine e sketch. Il formato scelto mi lascia perplesso: sarà anche un buon fumetto, almeno in questa sua prima apparizione, ma non mi pare che Zenith meriti i fasti di questa edizione cartonata ed extralarge in cui oltretutto i difetti di Yeowell si notano ancora di più. Forse un unico volumone integrale con carta uso mano e in formato comic book sarebbe stato meglio anche a livello economico, visto che il prezzo finale non mi sembra proprio giustificatissimo – sarà una cosa da intenditori ma è pur sempre l’asso pigliatutto Grant Morrison. Tanto più che non manca qualche perla come questa:

Le copertine della versione statunitense, poi, sono le stesse riportate sui due lati della stessa pagina!

18 commenti:

  1. Questa uscita mi intrigava davvero molto, l'esordio di Morrison e temi interessanti però l'edizione scelta da Panini mi ha frenato molto. Troppi soldi da spendere, non posso permettermela ora :(

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    1. come ho scritto, anche per me il prezzo non è del tutto giustificato. E nemmeno il formato deluxe.

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  2. Il regno Unito è uscito dal Medio Evo ( che , x dirla con Peter Columbo/Colombo Falk in un memorabile episodio , non è stato così oscuro quanto e vero che il Rinascimento non è stato così luminoso ) da tanto tempo - cattivo ! - e ha dato al mondo cartoonists bizzarri, scaleni e spigolosi come Kev O'Neill, Cam Kennedy e Mike McMahon ( x palati fini, come direbbe Max Bunker ) e leziosi milomanarici come Alan Davis o iperrealisti ( yawn ) come il " tuo " signor Hitch. Pfui.
    Steve non ha ancora il tratto evanescente e personale della sua carriera "americana " ( Invisibles, Skrull Kill Krew , lo Starman di Jimmie Robinson ) e risente del brianbollandismo di quegli anni, ma le sue tavolacce in un b/n senza compromessi, con la camera che marca stretta gli zigomi stevedillonici del nostro non è malaccio.
    Capisco leggendo le storie xchè il signor Moore ritenga che il primo Morrison abbia scippato qualcosa dalle sue cose ( in fondo chi non lo ha fatto a parte chi scrive i testi di Marzullo e di Gumball , tanto x citare l'alfa e l'omega della fiction nel mondo oggi ? ), ma sospetto che lo Sceneggiatore Occulto di tanta roba brit di quei giorni fosse l'Iron Lady: praticamente tutti da Alan Grant in poi scrivono reagendo a Maggie.
    Avrei preferito anch'io non spendere tutti quei dindi - il mio formato ideale x cose così è un Essential Marvel con carta da macellaio della Bowery nei fifties - ma ora so che Jenny Sparks e The Doctor di Ellis e Milar sono citaz del lavoro del mio amico ed ex allievo Grant. Formidabili quegli anni !

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    1. O'Neill... Kennedy... McMahon... pfui! Bryan Talbot? Sopravvalutatissimo. Ma Bolland è un grande (unico cruccio: non trovo nell'editor un tasto con la "n" al contrario).
      L'impressione di somiglianza con Miracleman è stata fortissima anche per me, anche per certi dettagli come l'ossessione per il volo, ma tutto sommato anche i primitivi ripetevano lo stesso disegno del mammuth perché il primo di loro ad averne fatto uno lo faceva così e tutti via di seguito. E bisogna capirli, non avevano mai visto un'altra cosa simile.
      D'accordissimo sul formato in cui avrei preferito vedere Zenith - ma alla Bowery preferisco la Bowary.

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  3. L' O'Neill di Marshall Law - testi di Pat Mills è il fumetto punk che ottieni, se passi una notte insonne x troppa caffeina a pensare e ripensare ai cartoons dei Monty Python. 'Nuff said.
    Lascio Hitch a tutti coloro - il mondo è bello perchè è vario - che al cinema vogliono supereroi verosimili , qualsiasi cosa significhi, e poi passano dalla fumetteria e comperano Cap solo se posso contare ogni singola cinghietta della sua cintura da milite.

    La mia Gola Profonda in via Buonarroti ( MI ) sostiene che Hitch è in trattativa x disegnare un altro team up tra Martin Mystere e Dylan Dog - sta già saccheggiando in rete le fotine di James Franciscus e Rupert Everett x lavorare ogni tanto di tavolo luminoso - ed è solo questone di intendersi sulla questione dei compensi. Vedremo...

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    1. Onore al merito: è vero che l'O'Neill di Marshall Law era tutt'altra (e ben migliore) cosa, me l'ero scordato. Chiaro e condivisibile che una volta associatosi all'Asso Pigliatutto per antonomasia abbia gettato ogni velleità alle ortiche.
      Se il cachet di Deodato Jr. è spropositato mi chiedo a quanto potrebbe ammontare quello di Hitch!

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  4. Per quanto la storia possa essere interessante, sono d'accordo e confermo che prezzo e tipo di edizione sono davvero fuori misura. Ma ormai sembra valere tutto.

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    1. e poi certi gioiellini li fanno in bonelliano...

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  5. HItch costa meno di Deo jr. Sempre secondo il mio informatore, pare intenzionato a farsi pagare con le tavole originali della riduzione a fumetti di 1941 Allarme a Hollywood di Rick Veitch - quando le vide Steven Spielberg disse che il cartoonist responsabile doveva essere matto - e che sono nel caveau sotto la sede della SBE. Darei i due o tre Pollock che il mio Crepascolino produce ogni giorno, che piova o ci sia il sole, con tutto che sono ripieni della stessa energia di quelli del pittore informale, x mettere le mani sulle tavole di Veitch, ma è tutto alla ultima parola di Dave Bonelli che deve decidere se far disegnare il BVZM e Dyd a Bryan o accettare la mia proposta ( il mio tratto ricorda quello di Mark Badger se Mark disegnasse solo con un rametto intinto nella melassa dentro la centrifuga a 800 giri di una Miele che ruzzola giù x una collina che ricordi un ananasso disegnato da Ash Wood ).
    Vedremo. Sportivamente auguro a Bryan che vinca il migliore, ma non ho dubbi su chi sia...

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    1. Alt. Jackson Pollock non era Informale, era il capofila dell'Espressionismo Astratto. Un esperimento della CIA per contrastare il Realismo Socialista.
      E alcuni disegnatori, non solo di fumetti, usano veramente dei rametti per disegnare.

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  6. Espressionismo astratto. Sorry, hai ragione.
    Non sono così convinto della teoria che implica la CIA. Ho letto anch'io quel graphic novel di Millar /Hitch ( inedito in Italia ) in cui si ipotizza che dei militari americani
    ( di cui Bryan disegna fino all'ultima cinghietta ) siano stati invitati a sfogliare dei vecchi comics di Simon e Kirby intrisi di allucinogeni e poi, con l'inganno, convinti a portarsi nel deserto colorato dove si doveva tenere un happening con Pollock, mentre era tutto un trucco x bombardarli da lontano con raggi gamma. O cosmici. Non ricordo. Nessuno di quei soldati ha sviluppato capacità metaumane a parte Mike Ploog che ne è uscito abbastanza sbalestrato: ha disegnato x anni Werewolf by Night credendo di lavorare ad una bio di Lucio Dalla.

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    1. Non avranno sviluppato capacità metaumane (cosa tutta da dimostrare) ma sicuramente metafisiche, il che è ben più importante.
      E lasciamo il poevero Hitch a disegnare ogni singola cinghietta, dai! Anche quando non hanno senso di esistere o appaiono a intermittenza come gli auricolari durante la battaglia contro i Chitauri. Però che bei disegni...
      Nel file Word "scaletta prossimi post" ne ho uno sugli errorini che la coppia ha fatto in Ultimates. Anche il colorista ci ha messo del suo.

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  7. Amo Bryan come un fratello. Siamo stati compagni di corso ad uno stage di Alan Davis. Era il migliore del corso. Alan non riusciva a capire come dalle sue tavole di Excalibur o Miracleman io riuscissi a ricavare un Brendan McCarthy sotto acido incontra l'Altan di Zorro Bolero. Ti dico solo che ho passato quasi tutto il corso dietro la lavagna. Ho rivisto Bryan recentemente a casa di Carlo Lucarelli x una premiere della sua trasmissione Le Muse Inquietanti ed abbiamo visto e commentato la puntata dedicata alla liason tra Pollock e la CIA.
    Comunque le cinghiette di Hitch sono quasi sempre razionali. Se vuoi una overdose di belts assolutamente non necessarie - e spalline corazzate etc - occorre tornare agli X-Men di Jim Lee negli anni novanta.

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    1. Vero, i legacci e le cinghie selvaggi "come se la cintura multiuso di Batman fosse cresciuta incontrollata", per dirla alla Morrison, sono in quegli anni là. Stanno lì, o meglio Stan Lee.

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  8. E' x giochi di parole come quello che Tiziano Sclavi non può entrare nel Clark's Bar

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    1. Ma se per Clark's Bar intendi quello che compariva nelle storie Image come omaggio agli autori di Superman (ehi, lo conosco per via del ciclo di Moore su WildC.A.T.s, io non leggo quella merda!) allora è ovvio che battute sulla concorrenza pregiudichino l'accesso.
      Poco Male: meglio l'Harry's Bar, o ancor meglio il Tom's Bar di Berardi e Milazzo.

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  9. Proprio quello: è frequentato anche dai DV8 di Warren Ellis e Humberto Ramos.

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    1. e su questa chiosa abbandono il campo, ché dovrei pure lavorare, o almeno far finta in maniera convincente.

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