lunedì 6 novembre 2017

Kendall 6: L'Ostaggio, Capitan Erik 2: Diamanti, L'Isola misteriosa

Il sesto volumone di Kendall l’ho preso per inerzia e per completare la collezione, ben sapendo che non sarebbe stato tra le mie letture prioritarie. Anche il 5 d’altra parte è ancora in attesa di essere letto, non ricordo nemmeno se l’ho cominciato o meno.
Con questo non voglio denigrare i solidi testi western e ancor meno il lavoro del grande Arturo Del Castillo, ma queste storie classicissime con pochi margini di originalità non mi invogliano molto alla lettura (tanto meno con altro materiale a disposizione) e anche il rimontaggio made in Milone, per quanto indolore, non è che mi incentivi alla lettura.
Restano comunque gli interessanti, anche se qui sparuti, redazionali e il bel colpo d’occhio che danno i volumi messi uno accanto all’altro sulla mensola. E se un giorno avrò voglia di leggermi un western so dove andare a cercarlo.
Il secondo volume di Capitan Erik segna il debutto di Attilio Micheluzzi. A costo di sembrare blasfemo, confesso che Giovannini mi aveva convinto di più; d’altra parte lo stesso Nizzi nell’intervista introduttiva dichiara che preferiva Micheluzzi ma che per il pubblico de Il Giornalino sarebbe stato più adatto il Giovannini che aveva abbandonato il tavolo da disegno per diventare direttore artistico di Lanciostory.
Nella sua lunga ed esaustiva introduzione Giulio Cesare Cuccolini enumera i riferimenti grafici di Micheluzzi e i pregi del suo stile, ma il risultato più marcato del suo lavoro è a mio avviso una certa cupezza che mal si adatta ai testi di Nizzi, indirizzati a un pubblico giovane. Sicuramente, come segnala Cuccolini, l’uso delle onomatopee è molto originale e diventa parte costitutiva delle tavole, così come sono raffinati i rimandi alla Pop Art, ma il risultato complessivo secondo me è piuttosto inadatto a un fumetto destinato ai ragazzi, in cui oltretutto i comprimari e lo stesso protagonista non rispettano del tutto le fattezze originariamente definite da Giovannini.
Mi pare che gli interventi redazionali ideati da Nizzi qui siano meno presenti che nel precedente volume, ma vista la netta discrepanza tra testo e disegno credo che la mia esperienza con Capitan Erik si concluderà qui (ne sono stati annunciati ancora due volumi).
Su L’Isola misteriosa c’è poco da dire: i disegni di Franco Caprioli, da soli, giustificherebbero l’acquisto. Il caso ha voluto che J D La Rue mi abbia portato a vedere, oltre ai pupazzetti che servirono a Gary Gygax come base per alcuni mostri di Dungeons &Dragons, anche una precedente versione in volume del fumetto a opera delle Edizioni San Paolo, ma non ho avuto la prontezza di confrontarla con questo volume Allagalla: avrei dovuto, perché nell’introduzione/intervista Nizzi dice che questa nuova versione Allagalla è stata epurata delle didascalie artefatte che Caprioli inseriva a suo gusto (aneddoto accennato anche in Tex secondo Nizzi e qui sviluppato in maniera circostanziata). In effetti devo dire che la “restaurazione” non ha lasciato tracce visibili di “buchi” nelle vignette o di tratteggi che sembrino estranei alla mano di Caprioli, se non nella tavola 75 e forse nella 71, tutt’al più ci sono delle didascalie e qualche balloon in cui il lettering originale è stato palesemente sostituito da quello digitale: forse gli aggiustamenti dei testi si sono limitati principalmente solo alla loro riscrittura più sintetica.
Come nel caso di Capitan Erik, il recupero del bianco e nero rende pienamente giustizia all’arte di Caprioli, così come l’utilizzo abbondante del lettering originale restituisce la freschezza e l’immediatezza che avevano quei fumetti all’epoca. Sulla qualità di stampa di Allagalla non c’è poi molto da aggiungere, lodevole tanto più che con ogni probabilità il lavoro sarà partito dalle pagine stampate e non dalle tavole originali che chissà se esistono ancora. D’altra parte Allagalla è stato tra i pochi editori a rendere alla perfezione i tratteggi di Sergio Toppi, ma pare che Magda & Moroni sia bloccato a tempo indeterminato.
Il gusto di leggere o rileggere questi fumetti risiede anche nel constatare quanto siano cambiati i costumi e la mentalità nel corso di quarant’anni: nel volume di Caprioli, per dire, i protagonisti ammazzano senza problemi (se non un commento ironico) delle foche e uno di loro è un tabagista che, confezionatosi una pipa rudimentale, rimpiange ripetutamente di non avere tabacco.
Più in generale, mi pare che Allagalla si confermi casa editrice vivace e dal catalogo raffinato e interessante, anche se ormai indirizzato più verso recuperi eccellenti italiani che non alla pubblicazione e alla ristampa di materiale argentino e spagnolo che aveva caratterizzato la prima fase della sua vita editoriale. Di certo la vicinanza con Claudio Nizzi ha consentito la concretizzazione di certe chicche come le splendide variant cover dei volumi di Larry Yuma (incredibile ma vero, allo stand dell’editore c’erano Ticci e Villa in dedica, quando nel loro ruolo bonelliano istituzionale si limitano, da quello che so, a firmare delle stampe!).
A proposito di Larry Yuma, il decimo e ultimo volume della ristampa (il seguito firmato Mantelli-Ongaro non sarà ristampato) conterrà addirittura una storia a fumetti conclusiva realizzata appositamente e affidata alla matita di Giorgio Gualandris. Il nome non dirà niente ai più ma, da conoscitore di Allagalla della prima ora, io ricordo il suo fascicoletto Artworks del 2012 (che raccoglieva materiale di qualche anno prima) disegnato molto bene anche se con degli stili che mal si adatterebbero al western. Gualandris deve essere molto maturato dall’epoca e soprattutto deve aver corretto la mira, visto che è stato già cooptato per Dampyr e che dovrebbe essere impiegato in futuro nientemeno che su Tex!
In definitiva Allagalla si conferma editore dal catalogo molto interessante e con un’ottima cura per i suoi prodotti, sia dal punto di vista cartotecnico che redazionale. Il tutto a prezzi che mi sembrano onesti. Essendo uno dei pochi editori rimasti che ancora usa questo bel formato grande e cartonato mi risulta però molto difficile mantenere integri i volumi che fanno sempre capolino dalle borse accanto a quelli più piccoli. Per quanto cerchi di starci attento almeno una bottarella o un’ammaccatura se la beccano sempre, maledizione.

2 commenti:

  1. Non ricordavo minimamente che Micheluzzi avesse disegnato il Capitan Erik di Nizzi. Gli devo dare un occhio.
    Del Castillo non mi è mai particolarmente piaciuto (ho delle sue cose su un paio di speciali Lanciostory o Skorpio), ma il Milone lo conosco e sono capitato un paio di volte nella sua fumetteria mentre metteva a posto le tavole del volume precedente a questo. Lavoro sicuramente interessante. Ne sono rimasto affascinato.

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