martedì 14 novembre 2017

A Casa prima del Buio - Primo Movimento: Andante - Sarabanda

A seguito dello spettacolare abbandono di Kleiber, nel 1942 a dirigere l’orchestra sinfonica di Vienna (o ciò che ne resta dopo le epurazioni antisemite seguite all’Anschluss) viene chiamato Kristof Von Hofmann, rivale storico dell’oggi ben più famoso Von Karajan. Il direttore d’orchestra risiede a Strengberg in solitudine dopo la morte della moglie, accanto alla famiglia ebrea dei Weil. È proprio mentre sta impartendo delle lezioni di pianoforte alla figlia più grande dei Weil, Ester, che la famiglia viene visitata dalle SS e deportata. Con la connivenza del sacerdote padre Haas e tra il sospetto del gendarme Vogel, Von Hofmann ospita in segreto Ester in attesa di trovarle una sistemazione. Ma il distaccato rapporto tra maestro salvatore e allieva indifesa si trasforma in qualcosa di diverso, e la reclusione forzata (per sfuggire ai nazisti) rivela in Ester Weil dei tratti inaspettati.
Questo è il sunto dello snodo principale della trama, ma A Casa prima del Buio è un fumetto molto più complesso di così. Dannatamente più complesso. Non vorrei essermi fatto influenzare dal fatto che lo sceneggiatore, Francesco Moriconi, ha scritto un saggio su Watchmen, ma mi sembra che Alan Moore sia stata un’ispirazione in fase di scrittura e di confezione stessa del volume. Lo stratificarsi dei significati è stordente, così come i rimandi storici (non sempre evidenti) e le citazioni si susseguono a spron battuto. Certe tavole sono inoltre strutturate con il freddo razionalismo del Bardo di Northampton (vedi il montaggio alternato delle pagine 162-164) e alla fine c’è una cospicua sezione di annotazioni per aiutare il lettore a raccapezzarsi tra tutti i riferimenti, che mi ha ricordato la sezione analoga in From Hell, anche se credo abbia anche la funzione di anticipare alcune sottotrame, come forse le sorti di Mila e Flora.
A Casa prima del Buio è un’opera colta e complessa che, oltre a essere stata scritta in maniera molto raffinata, parte dai diari dei due protagonisti (realmente esistiti) per intessere un apologo sulla natura umana e su quanto sia labile il confine, una volta verificatesi certe condizioni, tra vittima e carnefice. Purtroppo il suo stesso titanismo diventa quasi un limite, perché molti degli elementi introdotti (come le frequentazioni postribolari di Von Hofmann e la presenza di un probabile serial killer tra i protagonisti) vengono solamente accennati in questo primo volume, tanta è la carne messa sul fuoco, lasciando in sospeso il lettore. Nelle intenzioni degli autori la saga dovrebbe strutturarsi su tre volumi a cadenza annuale, per cui prima di Lucca 2018 (e di un passaggio preliminare su Lanciostory) non sapremo come continua la storia, e solo nel 2019 ne vedremo la conclusione.
I disegni di Emiliano Albano sono piuttosto ondivaghi, almeno inizialmente. È probabile che la composizione finale delle tavole sia avvenuta tramite qualche programma di grafica, poiché si vedono convivere nelle stesse vignette dei disegni realizzati chiaramente in momenti diversi e con tecniche differenti. Ogni tanto traspare l’inesperienza di Albano ma dal quarto capitolo in poi (Andante – Sarabanda ne conta 17) la situazione si stabilizza come lo stile di Albano, che realizza veramente degli ottimi disegni quando parte da fotografie.
Oltre alla lunga sezione dedicata alle note, con un ricco apparato iconografico e un dietro le quinte del rapporto tra Kristof ed Ester a pagina 185, nel volume sono presenti altri redazionali: due introduzioni e due postfazioni (anche a firma di nomi eccellenti come Pollicelli e Bilotta) che contribuiscono a ricostruire la vita misconosciuta del maestro Von Hofmann.
Coerentemente con lo spirito del volume, metto anch’io una mia noticina (sotto spoiler per non rovinare la sorpresa a nessuno):
in realtà i protagonisti di A Casa prima del Buio sono inventati. Moriconi, evidentemente grande appassionato di musica colta, si è inventato tutta questa storia a partire da elementi reali e ci ha cucito attorno tutta una serie di riferimenti, anche bibliografici, fasulli! L’operazione assume quindi un altro valore: più che una testimonianza diventa un laboratorio metanarrativo in cui giocare con la realtà (anche se situazioni come quella descritta sicuramente si saranno verificate), dando al tutto un’autorialità ancora maggiore. Il bello è che se Moriconi non avesse rivelato la cosa durante la presentazione del volume io non mi sarei nemmeno posto il dubbio…

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