domenica 25 novembre 2018

Skybourne

Si è fatto attendere ma ne è valsa la pena. Cho me ne aveva parlato già due Lucca or sono e la storia si è confermata un mix di Indiana Jones e Highlander. Gli Skybourne sono tre immortali figli del Lazzaro resuscitato da Gesù: Grace è la dinamica e intelligente agente sul campo della Top Mountain Foundation, Thomas è un depresso che dopo aver perso la moglie 29 anni fa (forse in un incidente nucleare, ma magari è la metafora di qualcos’altro) e aver avuto conferma che non può morire si è ritirato rassegnato in un monastero cinese, Abraham in questo primo volume non compare.
Quando Grace viene uccisa e un pericolo di proporzioni titaniche si profila all’orizzonte, Thomas rientra nei ranghi della Top Mountain Foundation con la promessa di ottenere un metodo per uccidersi. La fondazione è un’emanazione del Vaticano con sede in Svizzera, che si occupa della raccolta e della conservazione di artefatti e creature mitologiche. È sorta propria sul vaso di Pandora, in realtà una porta verso altri mondi, e il cattivo della storia, nientemeno che Mago Merlino, è diretto proprio lì per far invadere la Terra da mostri infernali. Con motivazioni anche condivisibili, peraltro.
Come intuibile, il fumetto è caratterizzato da azione sfrenata e sequenze spettacolari, sempre con un certo umorismo in sottofondo (unica nota un po’ stonata, la scena di pagina 97 con il centauro e l’unicorno). Pur non inventando nulla di nuovo e dichiarando palesemente le sue fonti di ispirazione, Cho ha confezionato un prodotto abbastanza originale rimescolando elementi classici. Anche se i personaggi sono inevitabilmente un po’ stereotipati, come si conviene a una storia d’avventura, sono molto ben tratteggiati e anche quelli di contorno hanno una forte personalità. Come aveva già dimostrato con la sua Shanna (e prima ancora con Liberty Meadows), Frank Cho non è solamente un disegnatore di pin up.
Ciò detto, è ovvio che Skybourne si fa leggere e acquistare per i suoi splendidi disegni. Le donnine sono veramente poche, ma la vera forza di Cho sta nella grandissima espressività che sa dare ai suoi personaggi, nel dinamismo delle tavole e nel grande realismo delle sue anatomie, non necessariamente ipertrofiche nonostante il genere (anzi, le donne sono decisamente curvy). Anche i molti mostri che appaiono nella storia sono resi efficacemente e, paradossalmente, con un grande realismo. Unico appunto da muovergli, tanto per dire qualcosa, è che a volte i tratteggi escono dai contorni delle figure che dovrebbero contenerli: va benissimo per i peli degli avambracci, ma altrove dà un’impressione di non finito michelangiolesco, come se fosse andato in stampa direttamente con gli sketch. Ma, ripeto, è tanto per dire qualcosa.
Ottimi i colori di Marcio Menyz, che ha saputo mediare tra elaborazione pittorica e immediatezza cromatica da comic book. Anche lui come qualche altro collega si è preso un paio di volte delle libertà nel colorare degli elementi che avrebbero figurato meglio nel nero originale (narici, capelli, qualche ruga d’espressione) ma lo ha fatto solo in poche occasioni.
Purtroppo anche Skybourne ci ricorda delle dinamiche del mercato statunitense e di quanto siamo fortunati a essere nati in un paese civile come l’Italia: in queste tavole ci sono un sacco di sparatorie e ammazzamenti, anche con qualche deriva splatter, ma le tette vengono coscienziosamente censurate anche laddove la logica vorrebbe che fossero pienamente visibili.
Molto buona l’edizione saldaPress, un cartonato di grande formato (certo, “grande” per gli standard nordamericani) stampato su una splendida carta patinata opaca e con le pagine numerate. La qualità di stampa è buona, cosa per nulla scontata di questi tempi, e ho particolarmente apprezzato il lettering molto grande e leggibile. In appendice c’è la solita galleria di variant cover affidate anche ad altri disegnatori, nessuno dei quali si avvicina alla classe e alla bellezza di Cho – c’è anche Geof Darrow, ma lui non si concentra sulle figure umane.
Il prezzo, 24,90 euro, potrebbe sembrare esagerato per una miniserie di soli cinque episodi ma in realtà ogni capitolo dura di più delle canoniche 20 tavole dei comic book contemporanei, arrivando quasi sempre a sfiorare le 30.

Nessun commento:

Posta un commento