martedì 27 gennaio 2026

Mental Incal

Ho ceduto alla curiosità. Questo volumone è in sostanza un prologo de L’Incal Nero, di cui riprende alcune scene sul finale, ma espande anche molto liberamente la cosmologia dell’universo di Jodorowsky. La diagonale delle tavole e la durata dei singoli capitoli mi fanno venire il sospetto che sia stato serializzato in cinque comic book da 20 pagine l’uno, o che comunque quella fosse una sua potenziale declinazione, in un tentativo di rilanciare il fumetto franco-belga negli USA nonostante non sia mai riuscito ad attecchire nel Nuovo Mondo salvo rarissime eccezioni.

Mark Russell mette le cose in chiaro sin da subito: l’universo narrativo dell’Incal è diviso in un piano materiale e un altro piano mentale. Le due dimensioni hanno dei punti di contatto (ad esempio, quando qualcuno ha un’intuizione nel mondo materiale il corrispettivo oggetto/idea sparisce dal mondo mentale) ma devono rimanere separati. A sigillare i due piani c’è l’Incal; l’ordine delle Psico-suore contribuisce a vigilare sulla separazione dei due mondi. Quando l’Incal viene rubato le monache pensano bene di andare nel mondo materiale per distruggere un pianeta dopo l’altro finché non troveranno quello dove è nascosto il maltolto. Nel mentre a John Difool viene dato l’incarico di indagare sulla morte dell’Imperatore/trice (teoricamente morto/a con la distruzione del Pianeta d’Oro, in realtà trasportato/a col pianeta stesso nel piano mentale) e il Metabarone finisce nella galassia Berg per trovare indizi sulla sparizione del/la figliastro/a Solune risalendo alle Psico-suore. L’Incal, intanto (come ben sappiamo), ha dei piani tutti suoi.

La storia è ricca di azione e trovate intelligenti e i dialoghi di Russell sono spesso molto divertenti. C’è qualche deriva nel bizzarro che cerca di evocare la fantasmagoria di Jodorowsky, ma non sono molte e sono abbastanza riuscite. Allo sceneggiatore è stata concessa una grande libertà nel gestire il materiale di partenza, e oltre a introdurre i due strati della realtà ha anche raccontato le origini della madre dei Berg. È stato però inevitabile riandare con la memoria all’opera seminale e alcune incongruenze sono piuttosto evidenti anche senza andare a spulciarsi i vecchi volumi. In Mental Incal Deepo parla già dall’inizio e non a seguito dell’ingestione dell’Incal (ma alla cosa viene messa una pezza alla fine), il Metabarone è amicone di Kill Testa-di-Cane con cui forma una rodata coppia di avventurieri e il voto sacro di non fare più il mercenario non è proprio rispettato come in teoria avrebbe dovuto. Anche la sua lotta col padre-madre Aghora non sono sicuro che sia stata riportata proprio fedelmente. E non è che il messia dell’Incal fosse John Difool, ammesso che Russell volesse sottintendere questo. D’altra parte può anche darsi che queste deroghe, se tali sono, siano giustificate da alcuni episodi ufficiali che non ricordo. Ma ovviamente non ha molto senso lamentarsi della scarsa aderenza al canone dell’opera originale visto che fu lo stesso Jodorowsky a fregarsene nelle molteplici ramificazioni che ideò.

Pur inchiostrati in modo un po’ schematico i disegni di Yanick Paquette sono molto buoni (un po’ schematici anche i colori di Dave Caig, comunque apprezzabili) ed è lodevole come abbia dato un’interpretazione coerente al volto di John Difool che lo stesso Moebius disegnava in maniera diversa di vignetta in vignetta: è stato molto bravo a prendere a modello uno dei visi con cui Moebius lo disegnò e a rimanerci fedele dandone un’interpretazione realistica. Ovviamente rispetto a Moebius siamo su un altro piano della realtà (ah! ah!) visto che la diagonale da comic book privilegia il dinamismo o l’ipertrofia scenografica nelle tavole doppie. Anche gli effettini sulla copertina tradiscono una certa filosofia nel fare/vendere fumetti, ma tutto sommato sono già stati sdoganati da anni anche in Francia e non necessariamente sinonimo di pacchianeria.

Con ogni probabilità questo volume/serie venne concepito per fare da ponte a una nuova edizione dell’Incal in terra statunitense o per sfruttarne la popolarità già acquisita sperando in un colpaccio commerciale. Col senno di poi tutta fatica sprecata, ciononostante sono usciti anche altri due fumetti apocrifi ambientati nell’universo dell’Incal.

domenica 25 gennaio 2026

Disney Collection n. 20: Paperone e i BitQuack

Non ho mai seguito i Disney d’Autore che da anni stanno realizzando in Francia, anzi a volte mi sembrava uno spreco che fior di autori si dedicassero a queste produzioni invece che a quelle canoniche. Però una recensione su CaseMate mi ha incuriosito. Nonostante la parte grafica sembrasse ributtante.

Paperone ha un nuovo rivale nel campo della ricchezza: il papero più ricco del mondo adesso è Carsten Duck, nouveau riche arrembante e ignorantello che ha fatto i miliardi con un misero investimento grazie alle criptovalute inventate da Archimede. Adeguandosi ai tempi, il vecchio papero investe a sua volta in BitQuack e riottiene il titolo facendosi anche consigliare da Qui, Quo e Qua forti del loro ruolo di influencer delle Giovani Marmotte. Ma Carsten Duck gioca sporco e ingaggia i Bassotti, qui nell’astrusa (ma giustificata dalla trama) veste di hacker, per depauperarlo di tutto il patrimonio. Sconvolto e impoverito, Paperone deve ricostruirsi un’immagine sui social network per riottenere almeno il consenso delle masse, che al giorno d’oggi pare essere più importante del vil denaro. L’ultima pensata dei suoi spin doctor è quella di realizzare un biopic sulla sua vita, con la speranza di farlo partecipare nientemeno che al Festival di Pannes. Nonostante gli sforzi profusi (e le solite interferenze del rivale) il risultato non è degno delle aspettative. Sarà proprio l’ennesimo intervento di Carsten Duck a determinare il trionfo di Paperone, che con il film totalmente rimontato in maniera casuale vincerà la Zampa Palmata d’Oro a Pannes risollevando le sue fortune.

Come evidente da questo riassunto, la storia ideata da Jul è pesantemente ancorata nel presente e dietro molti personaggi pittoreschi si possono intuire altre figure ben reali. Per i lettori francesi l’effetto sarà stato ancora più dirompente e divertente visto che oltre ad attori stranoti vengono parodiati anche il direttore del Festival di Cannes e (immagino) altre personalità francofone.

Questo fumetto potrebbe anche essere interessante per cogliere le differenze che forse esistono nelle caratterizzazioni dei personaggi al di qua e al di là delle Alpi. Non so ad esempio se l’ossessione di Paperina per le torte alla banana sia specifica di questa storia o un elemento comune nelle storie francesi.

I disegni di Nicolas Keramidas sono atroci. Più di una volta ho dovuto interrompere la lettura dal disgusto per quelle figure ostentatamente sghembe e sproporzionate. E a quanto pare questo non è nemmeno il suo lavoro peggiore! Anche se è una cosa conclamata da tempo, è sempre doloroso constatare come Francia e Belgio non siano più i baluardi del bel fumetto che si faceva una volta.

Paperone e i BitQuack merita comunque l’acquisto perché Jul ha saputo mettere i protagonisti in un contesto contemporaneo senza snaturarli, inoltre molte sequenze e battute fanno ridere di gusto. E poi il volume Panini costa solo 15 euro, che per un cartonato a colori su carta patinata non sono tanti oggidì. In appendice vengono presentate alcune illustrazioni a tema di Keramidas, e un paio in cui si è impegnato di più non sono nemmeno malvagie. Troppo poco però per redimere l’obbrobrio che ha fatto prima.

giovedì 22 gennaio 2026

Perché?!

Da un po’ di tempo Hotmail si comporta in maniera bizzarra, o perlomeno fastidiosa. Da computer diversi e sia su Chrome che FireFox. Dunque, mi collego per fare il login:

Dopo aver scritto l’indirizzo compare questa schermata che mi chiede se voglio accedere con la password o tramite un altro account:

Per risparmiare tempo (relativamente, perché devo comunque selezionare un’opzione) metto la password ma il più delle volte la risposta è questa:

Quindi devo passare per Gmail dove viene inviato un codice. Da quello che ho potuto vedere questo problema c’è solo con Hotmail, non con gli altri gestori di posta elettronica. Ma se uno vuole entrare nella mail sempre con la password e poi slogarsi ogni volta perché non gli viene concesso? E se uno manco ce l’avesse, un account Gmail? I vari link non si sono rivelati utili per risolvere la cosa.

Curiosamente dal tablet del lavoro il problema non si verifica (a parte in un’unica occasione, se ben ricordo). Mah!

lunedì 19 gennaio 2026

Miti e Leggende del Lago di Como

A dispetto di quello che pensavo questo primo volume della collana dedicata all’universo storico e leggendario di Como e dintorni non si è rivelato poi così entusiasmante. Per cominciare, nonostante il titolo gli argomenti non sono precipuamente dedicati al folklore ma si riducono spesso a trasporre a fumetti biografie o eventi circoscritti, che solo occasionalmente sfociano nel paranormale – o fatato o esoterico o mitologico o fantastico. In second’ordine, la durata degli episodi, 10 tavole contro le 15 del volume successivo, non ha permesso di sviluppare delle trame articolate e i fumetti si limitano a essere delle testimonianze un po’ lapidarie, tanto più che Dario Campione ha optato per fornire una cornice a quasi tutti i racconti, principalmente mostrandosi mentre introduce le storie da uno studio televisivo (cosa che probabilmente fa sul serio), riducendo quindi ancora di più lo spazio per la narrazione. Inoltre ha anche scelto di utilizzare i testi reali dei documenti d’epoca come didascalie, scelta lodevolmente filologica ma che appesantisce un po’ la lettura che d’altra parte riserva poche sorprese essendo già anticipata in dettaglio dai trafiletti che introducono i fumetti.

Sfilano quindi nobili che tornano come fantasmi, il lariosauro, popolane che scampano alle attenzioni del diavolo (o era solo un contrabbandiere?), streghe che sfuggono all’inquisizione, un pirata che di mito o leggenda non mi pare abbia proprio nulla. Il tutto, onore al merito, narrato anche con espedienti originali (come la vicenda che si trasfigura nella sua rappresentazione teatrale) ma senza ramificazioni narrative, sviluppi rilevanti, colpi di scena, una qualsivoglia dinamica.

Questo per quel che riguarda i testi – che comunque in seguito saranno calibrati molto meglio. I disegni invece sono eccezionali e, come si suole dire, da soli valgono l’acquisto. Villa si è veramente scatenato (come si intuisce dall’intervista in appendice) e utilizza inquadrature e tecniche raffinatissime. Certe tavole, se non tutte, sono spettacolari, da lasciare a bocca aperta.

Piccinelli non è da meno e così a memoria mi sembra che anche lui abbia colto l’occasione per sfogare i suoi istinti più sperimentali e calligrafici, che nel secondo volume erano più trattenuti – ma vado appunto a memoria.

La qualità di stampa non è proprio ottimale e si riallaccia a quella già schizofrenica (ma migliore, sempre a memoria) del secondo volume e di molta altra stampa contemporanea: si vedono le matite sotto le chine e le sfumature del bianchetto coprente, ma al contempo i tratteggi sono smangiucchiati e quelli più sottili spariscono in un puntinismo nebuloso.

Anche in questo volume sono presenti interviste ai disegnatori e un’ampia bibliografia.

Il lettering è opera di Aldo Lanfranchi e lascia un po’ a desiderare sia come carattere usato che come forma dei balloon, mentre le intestazioni delle storie sono curiosamente degne del Cortez migliore, forse realizzate dagli stessi disegnatori?

La mia copia presenta comunque un fenomeno intrigante che ha, questo sì, qualcosa di misterioso e fantastico. Alcune delle tavole di Villa presentano la metà vicina ai margini delle pagine fuori fuoco, come una foto sovraesposta: quello che capitava secoli fa con le pellicole “bruciate” nel processo di stampa. Solo che una di queste presenta il medesimo difetto anche nei testi e nel numero di pagina, in teoria a testimonianza forse di uno slittamento della rotativa:

un’altra non ha problemi nei testi mentre il numero di pagina sì:
e infine un’altra presenta il difetto solo nei disegni mentre testi e numero sono perfettamente leggibili:

Misteri.

mercoledì 14 gennaio 2026

Fumettisti d'invenzione! - 200

 

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

Originariamente per celebrare questo duecentesimo post avrei voluto elaborare un massiccio elenco di molto del materiale che ho scoperto grazie a Lars Ingebrigtsen, ma finora non è stato possibile perché da una parte la mole è veramente gigantesca e dall’altra è difficile reperirlo, essendo molti fumetti stampati in tirature minime.

Passo quindi a evidenziare una tendenza che si è affermata in Francia in questi ultimi anni. Tendenza che c’è sempre stata ma che mi sembra essersi intensificata in tempi recenti, forse testimonianza non solo del rispetto che i paesi francofoni riservano a chi ha fatto grande la BéDé ma (chissà) anche di una rassegnata nostalgia per un passato che, stante il panorama odierno e le mutate condizioni produttive, difficilmente rivedremo.

A parte un saggio scritto, il resto rientra nella categoria

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

DANS L’ATELIER DE FOURNIER

(Belgio 2013, © Dupuis, biografia, umorismo)

Nicoby [Nicolas Bidet] (T), Joub [Marc Le Grand] (D)

Volume pubblicato in occasione dei 75 anni di Spirou. I due autori, avvezzi alla realizzazione di reportage e biografie, partono alla volta della Bretagna dove intervisteranno Jean-Claude Fournier, autore noto soprattutto perché ebbe il delicato compito di continuare la serie di Spirou dopo André Franquin di cui fu allievo.

Fournier apre generosamente i suoi archivi e parla a ruota libera, si respira un’atmosfera divertita anche se traspare l’amarezza per essere stato sollevato dal prestigioso incarico. La lunga parte a fumetti è integrata da un’ulteriore ventina di pagine con riproduzioni di documenti vari.

GOTLIB, UNE VIE EN BANDESSINEES

(Francia 2025, © AUDIE/ Le Gouëfflec/Solé, biografia)

Arnaud Le Gouëfflec (T), Julien Solé (D)

Biografia rigorosa (realizzata con la collaborazione della figlia di Marcel Gotlib) di uno dei più amati autori di fumetto franco-belga, pressoché sconosciuto in Italia nonostante qualche apparizione su vecchie riviste e qualche tentativo più recente.

Il rigore della ricostruzione storica non preclude la possibilità di trasfigurare certe scene in maniera fantasiosa come nella sequenza della deportazione del padre.

LA PORTE OUVERTE, 1971-1977, MES ANNEES MOEBIUS

(Francia 2025, © Glénat, autobiografia)

Dominique Hé

Giunto a Parigi alla ricerca della sua vocazione artistica dopo infruttuosi studi di Matematica, Dominique Hé scopre per puro caso, attraverso la “porta aperta” del titolo, che all’Università di Vincennes viene tenuto anche un corso di fumetti. Il docente è Jean Giraud, tra gli allievi ci sono Loisel, Juillard, Le Tendre…

Mentre racconta la ricerca della sua affermazione come autore, Hé ricostruisce un periodo indimenticabile e fondamentale per il fumetto francese, mettendo però in scena anche i protagonisti più importanti di epoche precedenti – non sempre trattati con generosità. Contribuiscono a questo lavoro di ricostruzione i testi in appendice di altri fumettisti famosi e la riproposta della postfazione al primo volume di Hé, uscito appunto nel 1977: era firmata da Moebius, autore famigerato per essere piuttosto scostante ma che ebbe sempre un occhio di riguardo per Hé.

[ALTRO] SAGGISTICA (categoria non presente nel volume di Castelli)


UNE HISTOIRE DE L’ASSOCIATION

(Francia 2024, © Presses Universitaires François-Rabelais, saggio)

Benjamin Caraco

Ricostruzione della storia e analisi delle strategie dell’editore indipendente che ridefinì la scena del fumetto franco-belga. Molto spazio viene riservato ai vari autori che l’animarono.