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domenica 20 giugno 2021

Il Morto 48: Le nebbie del passato

Oh, finalmente si ragiona. Dopo episodi su episodi di vagabondaggio e raccolta di informazioni, legati tra di loro ma divisi da mesi di distanza l’uno dall’altro (e quindi come si faceva a non perdere il filo?), finalmente Peg raggiunge la sua meta e trova parte della sua memoria. Insieme all’altro Stella si ricongiunge al casale natio con ciò che resta della sua famiglia, ovvero uno zio burbero e combattivo, una cugina innamorata di lui che con un bacio gli sblocca dei ricordi e il suo compagno ad interim in attesa di trovare qualcuno di meglio.

Il suo ritorno viene però notato anche dai Lenzi, una famiglia del posto che dietro la facciata di tranquilli gestori di un’agraria coordinano una piccola rete di furti e ricettazione, coperti da un parente ex-carabiniere o poliziotto. I Lenzi nutrono un odio antico verso Peg, che anni prima li aveva puniti esemplarmente per lo stupro perpetrato ai danni dell’altra cugina Giorgia, episodio che lo spinse a scappare dal paesello e ad arruolarsi innescando quindi il processo che avrebbe dato vita alla saga. Tutto viene spiegato in questo episodio, senza lasciare niente in sospeso. Viene però offerto l’aggancio per il ritrovamento di Giorgia, ufficialmente ricoverata presso una comunità di suore laiche – ma il “prossimamente” in quarta di copertina ci anticipa che non è più così.

Le nebbie del passato è quindi un importante punto d’arrivo della serie, ma le sue qualità non si limitano a questo: Ruvo Giovacca ha imbastito una bella trama con vari personaggi che si rincorrono, è riuscito a evocare con efficacia un mondo di provincia ben più complesso e pericoloso di quello che appare in superficie e non mancano dei momenti ironici.

I disegni della coppia Conforti-Gioachini sono molto efficaci. Forse Codina esaltava di più il tratto di Conforti, ma Goachini lo rende più leggibile e anche più espressivo, pur ricorrendo talvolta a delle piccole esagerazioni anatomiche (vedi il fisico prorompente della cugina vogliosa).

In appendice la storia breve L’uscita, scritta da Giovacca e disegnata da Paolo Telloli. Per nulla originale, ha comunque un suo fascino anche se sembra provenire da qualche rivista o fanzine dei primi anni ’80.

lunedì 3 maggio 2021

Il Morto 47: Lama Rosy

Solito pistolotto sulla stretta continuity degli episodi recenti de Il Morto: con un ritmo di pubblicazione così dilazionato, ancor più rarefatto a causa del Coronavirus, non è facile seguire lo sviluppo della storia…

Stavolta Peg si trova ospite di altri due reduci della “Clinica delle menti perdute”, con rimandi addirittura al numero 2. Non trova la soluzione alla ricerca della sua identità, ma come da prassi consolidata trova una nuova pista che potrebbe fornirgliela. In questo episodio i riflettori sono però puntati principalmente sulla Rosy del titolo, la sicaria di Zaxan che è finita in galera. Anche qui riuscirà a rendersi utile al malfattore, che con le sue conoscenze massoniche non la farà restare in cella per molto. La rete dei mercanti d’armi subisce un duro colpo, ma la fine della storia si preannuncia ancora lontana.

Lama Rosy si concentra principalmente sulla vita nel carcere femminile, descritta con efficacia da Ruvo Giovacca, ma c’è anche un divertente assalto alla villa del Marchini da parte di malintenzionati capitanati dalla moglie di Piergiorgio Stella, che pensano bene di travestirsi con lo stesso costume del Morto (idea che si ritorcerà loro contro)! Niente male come tocco di ironia anche il mazzo di fiori con biglietto che Peg fa recapitare a Rosy alla fine dell’episodio.

Graficamente il livello è molto buono, Piero Conforti viene supportato alle matite da Vasco Gioachini che ha curato anche l’inchiostrazione, con ottimi risultati: vedi l’espressività dei personaggi da pagina 38 a 41.

In appendice la storia breve Colui che sta nell’ombra: i disegni di Dario Tuis sono a livello molto dilettantistico, i testi di Gianluca Javitt Vici T. non li ho capiti o forse questa è solo la prima parte della storia (o forse Tuis non ha saputo rendere bene quello che succede nella vignetta finale).

lunedì 1 febbraio 2021

Il Morto 46: Il dente avvelenato

La newsletter della Menhir mi ha informato dell’uscita di questo numero proprio il giorno prima di tornare in zona arancione, e io Il Morto lo trovo solo nell’edicola di un altro comune… ma alla fine eccolo qua.

Il dente avvelenato comincia in medias res ricollegandosi al finale dello scorso numero. Purtroppo, e ho già avuto modo di lamentarmene varie volte, questa struttura molto serrata che caratterizza gli episodi più recenti della serie penalizza molto la fruizione del fumetto. Con tutti i mesi che trascorrono dall’uscita di un numero all’altro come può il lettore ricordarsi tutti i particolari, anche i più rilevanti, che sono stati introdotti?

La killer (o quello che è) che ha avuto a che fare con Peg sin dai primissimi numeri è ferita e viene raccolta e aiutata da un bamboccione che cede volentieri alle sue grazie. In casa del tizio ha modo di pianificare con calma la sua vendetta contro il Morto coinvolgendo il resto dell’organizzazione criminale di cui fa parte. Nel frattempo gli inquirenti che hanno incrociato il protagonista sin dall’esordio della serie stanno per smascherarlo, ma finiranno invece per scoprire (in maniera un po’ fortuita) l’esistenza della società segreta paramilitare a cui afferiscono il Re e il Fante di Spade. Riescono quasi a catturare uno dei membri più in vista, oggi senatore, se non fosse che la provvidenziale tisana avvelenata che gli serve la moglie lo mette a tacere per sempre. Si apre quindi un nuovo fronte d’indagine e nuovi orizzonti per Peg (che qui saluta la sua ultima fiamma), che si svilupperanno con la consueta lentezza…

Questo episodio non è certo male, con una storia tutta azione e colpi di scena e qualche punta umoristica come da migliore tradizione. Come bonus ci si può divertire a cogliere le varie citazioni: un murale ci ricorda tre morti eccellenti del 2020 (almeno credo, io ho riconosciuto solo Proietti e Maradona) e la segnaletica di pagina 29 omaggia Gino Gavioli e, immagino, un altro fumettista che la qualità di stampa e la prospettiva forzata hanno reso illeggibile. Però il fatto di trovarsi di fronte a un episodio di raccordo toglie decisamente gusto alla lettura. Anche il Morto non compare mai in quanto tale, quasi a dichiarare che questo è un episodio minore pubblicato perché era quasi obbligatorio farlo, tanto per sciogliere qualche nodo e introdurre nuovi elementi che saranno sviluppati con la solita calma tra qualche mese.

Ai disegni Piero Conforti fa il solito ottimo lavoro, ma l’inchiostrazione della new entry Vasco Gioachini non mi è sembrata la più adatta. Il suo tratto morbido e poco modulato secondo me è più indicato per un fumetto umoristico. Ha di certo una sua eleganza liberty, vedi in particolare la scena nel portabagagli alle pagine 88-89, ma non c’azzecca molto con questo “nero” ruspante e violento.

In appendice la storia breve Sottosopra di Daniele Biglia e Guglielmo Castelli: soggetto e disegni sono dignitosi senza essere eccezionali, nel complesso si fa leggere con piacere.

lunedì 7 dicembre 2020

Il Morto 45: Una figura ambigua

Torna la zona gialla e quindi torna anche Il Morto, uscito qualche settimana fa ma nella solita edicola di un altro comune che è l’unica dove lo trovo. Questa recensione esce quindi con giustificato ritardo.

In questo episodio molti nodi vengono al pettine. La magistrata che seguiva il caso del traffico d’armi viene uccisa e le prove fatte sparire. Ma in realtà non tutte sono state eliminate e grazie a un’ottima trovata degli sceneggiatori (Luca Telloli scrive insieme a Ruvo Giovacca come già succede da alcuni numeri) i documenti scottanti vengono rinvenuti dal giudice Nibbio che decide di contattare il colonnello Borea per procedere con delle indagini discrete. Nel mentre Peg elimina, forse definitivamente, la coppia di assassini che si erano visti 37 numeri or sono (!) e altre sottotrame vengono risolte. Il tutto con una narrazione scattante e dinamica che tiene incollati alle pagine e fa perdonare qualche refuso qua e là.

Ci sarebbe insomma di che essere più che soddisfatti, se non fosse per il solito problema: le uscite molto diradate de Il Morto non permettono di gustarsi appieno l’attenta architettura delle sue storie (chiamiamola pure continuity); io faccio fatica a ricordarmi chi sono i vari personaggi di contorno da un numero all’altro, figuriamoci quelli che sono comparsi su episodi di otto anni fa! Un breve riassunto o un elenco dei personaggi all’inizio dell’albetto potrebbe sopperire a questa situazione un po’ frustrante. Questo numero in particolare, poi, straborda di personaggi ed essendo alcune figure femminili molto simili può sorgere inizialmente qualche problema nell’identificarle. Inoltre non ho capito chi sia la «figura ambigua» del titolo, e l’esistenza del Fante di Spade attorno cui doveva ruotare questo ciclo ci viene ricordata solo dalla suggestiva splash page di Ermete Librato. Vista la concitazione di questo episodio, sembra quasi che sia stato ricavato dalla fusione di due episodi distinti.

Molto buono l’apparato grafico, in cui Piero Conforti è stato supportato da Adriano Imperiale (entrambi inchiostrati da Gianluca Francesconi ed “elaborati” dallo Studio Telloli). Credo che a Imperiale vadano ascritte le prime tavole in cui un buon dinamismo sopperisce a qualche leggera deroga all’anatomia. Da notare che oltre a una “citazione” a pagina 65 della copiatissima Helena dell’immenso Garcia Seijas (di cui non sono nemmeno sicuro al 100%) il killer della magistrata è Nick Raider, ripreso dalle sue pose più iconiche!

In appendice la storia breve Ciclo Perpetuo di Ruvo Giovacca in cui un mostro passa dodici tavole a divorare uccelli fino alla sorpresa finale. Ottimi i disegni dall’inchiostrazione “grassa” di Giuliano Bulgarelli, e ottima anche la qualità di stampa che permette di vedere le sfumature della china.

mercoledì 16 settembre 2020

Il Morto 44: Il Fante di Spade

Niente da fare, la struttura più recente adottata da Il Morto è poco funzionale al suo godimento. La stretta continuity che ormai da anni caratterizza la serie rende un po’ difficile seguirla, soprattutto se tra la pubblicazione di un episodio e quello precedente sono passati mesi come in questo caso. Tanto più se la singola puntata, proprio come questo Il Fante di Spade, è interlocutoria e serve principalmente a introdurre nuovi elementi nel quadro generale.
Gonni è agli arresti domiciliari e un mariuolo di cui dovremmo ricordarci dal numero precedente se la passa ancora peggio essendo finito in prigione: pretende di essere fatto uscire il prima possibile dal carcere e anche se sembra un imbelle la sua pericolosità spinge il suo “datore di lavoro” a esaudire la sua richiesta, ma le cose non andranno affatto come aveva sperato. Tutto questo per presentare il Fante di Spade del titolo, un ingranaggio in alto (ma sotto il Re di Spade, ovviamente) della società che traffica in armi. Un buon terzo dell’episodio se ne va così.
Per il resto Peg, mai così tombeur des fammes come stavolta, salva Gonni da un tentativo di omicidio sempre a opera del Fante di Spade e viene così messo a parte dell’ubicazione di documenti compromettenti con cui incastrare i trafficanti d’armi. Cosa che succederà, se succederà, nei prossimi numeri.
La storia è tesa e coinvolgente, gli intermezzi umoristici sono pochi e quindi ancora più graditi. Ci sono molti dialoghi ma non manca sul finale un bel po’ d’azione. Il problema è che non avendo il ricordo dell’episodio precedente ancora fresco in mente sembra di essere entrati in sala quando è cominciato il secondo tempo del film. Sicuramente il Coronavirus avrà influito sulle tempistiche di pubblicazione dell’albo, cionondimeno spero che in futuro la Menhir voglia e possa pianificare meglio l’uscita di altri episodi-cuscinetto, facendoli uscire per quanto possibile a ridosso di quelli a cui sono strettamente collegati.
Buona come sempre la prova di Conforti e Francesconi, sebbene le figure siano a volte un po’ troppo squadrate (ma che bella la scena in chiaroscuro di pagina 24). In questo numero tra l’altro abbondano le citazioni, come quella molto simpatica di Edward Hopper a pagina 17.
In appendice ci sono quindici tavole di presentazione di Hilka Strix (testi di Ruvo Giovacca e disegni di Boris Squarcio), immagino tratte dal primo numero che non sarà disponibile in edicola ma solo alle fiere e online.

lunedì 29 giugno 2020

Il Morto 43: Elezione Manipolata

Giunto in un paesino, Peg trova una traccia importante del proprio passato: un vecchio commilitone è candidato sindaco e potrebbe aiutarlo a schiudere le porte della sua memoria. In realtà Gonni non è affatto entusiasta di rivederlo, perché a suo tempo il maggiore Peg aveva involontariamente intralciato il suo traffico di armi in Africa.
Nel mentre un paesano curiosa nelle attività della ditta GiGi di Gonni e viene fatto fuori: visto che in paese conoscono tutti, i carabinieri pensano bene di fermare Peg con l’accusa di omicidio perché è l’unico volto sconosciuto! Ritratti inizialmente e per molte pagine come dei fessi, i carabinieri si rifaranno alla fine della storia. In ogni caso Peg rischia di finire in galera e pertanto si fa assegnare un avvocato che, guarda caso, è l’altra candidata sindaco del paese. Non immune al suo fascino, qualcuno cerca di incastrarla mettendole della droga in casa: Peg si trova così coinvolto nella guerra tra gli aspiranti sindaci e scopre l’attività criminale del Gonni, che non ha perso il vizio del traffico di armi. Proprio grazie ai flash di memoria che gli accendono ogni tanto le visioni di vecchie conoscenze riuscirà a risalire al vero assassino. Ma Gonni ha le spalle ben coperte, come dice più volte, introducendo così indirettamente una figura che scenderà in campo nel prossimo episodio.
Elezione Manipolata è una piacevole storia movimentata condita con abbondanti tocchi di ironia. Per il lettore di lungo corso è poi appagante vedere un po’ di luce sul passato del protagonista, anche se l’effettiva incisività degli incontri di questo numero sarà confermata solo nelle prossime puntate. Per il momento abbiamo conferma che la tuta del Morto è impermeabile. Da segnalare che per la prima volta (o almeno così ricordo) Ruvo Giovacca non è l’unico autore dei testi ma ha scritto questo episodio insieme a Luca Telloli.
I disegni della collaudata coppia Conforti-Francesconi mi sono sembrati meno efficaci del solito: l’inchiostrazione è più modulata e vivace, però i primi piani (e in generali i volti) hanno un che di geometrico e “roccioso” che li rende poco espressivi.
In appendice l’adattamento a fumetti del racconto Il Vampiro di Jan Neruda a opera di Riccardo Pesce e Alfonso Elia. La storia si fa leggere, i disegni si segnalano per gli intensi chiaroscuri, molto evocativi, con cui Elia riesce e sopperire a qualche imprecisione anatomica.
Per celebrare il decennale dell’uscita in edicola, questo numero de Il Morto è disponibile anche con due variant cover diverse disegnate da Manlio Truscia, ordinabili sul sito della Menhir.

mercoledì 3 giugno 2020

Il Morto 42: Un posto al sole

Numero molto particolare de Il Morto, in cui il protagonista compare solo dopo un’ottantina di pagine.
Una televisione locale vuole incrementare gli ascolti e per questo ingaggia il polemista Renzo Rughi (parodia di Mughini?) che, già fattosi strada come opinionista grazie alle sue provocazioni, è entrato in possesso del video girato lo scorso numero, in cui si vede Il Morto picchiare dei malviventi.
All’emittente vorrebbero altro materiale del genere, e così i due ragazzi che hanno filmato Il Morto organizzano delle riprese artigianali in cui degli “attori” reclutati in una palestra di arti marziali fingeranno nuove prodezze del Morto: il più simile a lui per corporatura viene mascherato con un costume appositamente commissionato e gli altri fingeranno di prenderle come nel primo video. Nel mentre il redivivo Bombarda viene messo sulle tracce del Morto a seguito di questi passaggi televisivi apocrifi, e come facilmente intuibile tutto si risolverà con una serie di drammatici equivoci e scambi di persona. Drammatici ma divertenti.
Ruvo Giovacca imbastisce insomma un episodio beffardo come da migliore tradizione della serie: una lettura veramente molto piacevole pur se l’indagine sul passato di Peg non si muove di un passo. La sorte finale di Rughi sembra poi una concessione al politically correct, per quanto giustificata dalla trama, ma forse agli autori Rughi/Mughini stava proprio sulle palle!
Ai disegni l’accoppiata Piero Conforti/Gianluca Francesconi fa il solito buon lavoro.
In appendice la storia breve Sotto… sotto, episodio muto di Oltre la Realtà scritto da Paolo Forni con piglio lovecraftiano e disegnato da un acerbo Simone Perlina che si ispira a Eduardo Risso.

martedì 28 gennaio 2020

Il Morto 41: Un gioco pericoloso

Che bello, un altro numero de Il Morto uscito nel mese dichiarato di distribuzione.
Trasferta livornese per Peg, che trova alloggio presso l’appartamento di una cassiera che affitta la camera della figlia dodicenne. La ragazzina dorme spesso dalla sua amica Betty, figlia di una modella di intimo che si fa un discreto gruzzolo vendendo le sue foto coi completini della madre (questo il «gioco pericoloso» del titolo, che offre l’ispirazione a Ermete Librato/Libratus per una splash page molto azzeccata). Ovviamente per evitare noie le ragazzine sono disegnate più mature della loro età dichiarata.
Nel mentre continua la caccia a Peg, che dimostra in più occasioni la sua professionalità lasciando agli inseguitori solo battute taglienti e ossa rotte. Il “Bavoso”, cioè il cliente più affezionato di Betty, riesce però a risalire alla scuola media dove studia e con l’inganno le penetra in casa dell’amica dove doveva fermarsi per cena. Il Morto dovrà prendersi cura anche di lui coadiuvato da un vicino di casa protettivo con l’eloquente nome di Maciste. Nel mentre qualcuno ha filmato gli exploit del Morto contro gli ultimi balordi che gli sono stati mandati contro, fornendo l’aggancio per il prossimo episodio.
I tocchi umoristici vengono forniti da una scelta stilistica affine a quella che compì Gianni Amelio nel film Così ridevano: i dialoghi in dialetto sono nella maggior parte dei casi perfettamente comprensibili, e più lo sono più vengono tradotti in un italiano forbito! Giovanni Cadoni ha fatto da consulente per il livornese.
Ottimi come sempre i disegni di Piero Conforti, inchiostrato da Gianluca Francesconi. Il top dell’espressività viene raggiunto con il Bavoso. Ho notato a pagina 37 un errore di prospettiva: Peg cammina davanti alla prostituta a cui ha chiesto informazioni, che però ha la mano destra davanti alla sua; probabilmente è solo una svista in fase di allestimento delle tavole da parte dello Studio Telloli.
In sostanza, un episodio transitorio (non succede poi molto e serve da introduzione al prossimo) ma molto piacevole.
In appendice la storia breve Dolore silenzioso, in cui lo sceneggiatore William Isaac Zoe gioca con le aspettative del lettore fingendo di presentargli un horror. Molto simpatica, e anche i disegni di Erica Previtali, per quanto acerbi, non sono male.

martedì 26 novembre 2019

Il Morto 40: La Mente... sconnessa

Credo sia la prima volta che trovo un numero de Il Morto il mese ufficiale d’uscita. Questo quarantesimo episodio si ricollega addirittura al primo numero. Peg giunge nella clinica dove è rinchiuso Piergiorgio Stella, cioè il soldato che gli ha fornito l’identità e che adesso è vittima di allucinazioni – e di certo la “terapia” a cui è sottoposto non lo aiuta a rinsavire. La struttura è infatti praticamente una prigione, e Stella viene sorvegliato meglio degli altri ricoverati a causa degli interessi dei poteri forti che tramano nell’ombra.
Grazie ai contatti che si è fatto nel numero scorso Peg riesce comunque a salvare il vecchio soldato e ad allontanarlo dai suoi carcerieri. Quindi il mistero sulla sua vera identità non viene ancora chiarito. Decisamente ben congegnato il piano con cui Peg riesce a fregare i suoi avversari.
La storia è piacevole e si legge con piacere, anche grazie al senso di continuità con il resto della saga. Purtroppo Giovacca infila anche un riferimento a una delle avventure “promo” de Il Morto, che dalla pubblicità nelle ultime pagine intuisco essere one-shot di 24 pagine a tiratura limitata che contano ben 14 uscite e che evidentemente sono in continuity… e che non so come procurarmi. Peccato che la Menhir non vada a Lucca.
Ottimi i disegni di Piero Conforti inchiostrato da Christian Urgese.
In appendice c’è la storia breve Al di là dell’umano. Il soggetto di Daniele Biglia è interessante ma avrebbe meritato di essere sviluppato in più pagine (così com’è non è particolarmente incisivo e non si capisce nemmeno molto bene cosa succede), molto buoni i disegni di Michele De Sanctis.

lunedì 16 settembre 2019

Il Morto 39: Arte a due facce

Spiando Villa Ghelardini Peg incappa in Mirna Milani in arte Mirmi, una pittrice che si trova in loco per dipingere dei quadri. Vengono infastiditi da due vigilantes, ma la vera minaccia è più pericolosa e articolata: in paese c’è un fiorente commercio di opere d’arte trafugate e il gallerista Otto Otti con un complice corniciaio usa proprio le croste di Mirmi per nascondere i preziosissimi quadri rubati. Il sopralluogo dell’organizzazione in una chiesa porta però a una situazione inaspettata: oltre a uno Zuccarelli c’è un altro quadro molto meno pregiato, e la manovalanza preposta al furto (nuovo omaggio a Franco e Ciccio da parte degli autori de Il Morto?) li ruba entrambi. Caso vuole che proprio in quel frangente Mirmi riceva una commissione da un cliente (tal Rob Recchio!) per un ritratto, e così avviene il più classico degli scambi facendo recapitare al giudice che un mafioso voleva ingraziarsi l’opera di minor valore. In un frenetico finale in cui uno dei vigilantes viene redento sotto la minaccia delle armi, e in cui ovviamente fa capolino il Morto, Peg risolve la situazione da par suo.
Arte a due facce si fa apprezzare non solo per l’originalità della trama ma anche per l’ironia che la pervade e per la capacità di Ruvo Giovacca di rendere affascinante e suggestiva la provincia italiana. Doti che non gli scopriamo oggi, comunque.
Ottimi i disegni di Conforti inchiostrati da Christian Urgese: espressivi, eleganti e dinamici. L’uso del digitale è più massiccio che in altri episodi, ma è impiegato con attenzione e intelligenza e gli sfondi paesaggistici, così come gli interni degli edifici, si sposano alla perfezione con i disegni, aggiungendo anzi un po’ di atmosfera in più nelle pagine iniziali.
Unico difetto di questo episodio, qualche refuso sparso qua e là. Niente di grave, ma mi pare che negli ultimi numeri non ce ne fossero proprio.
In appendice la storia breve Remo Virgulti Botanico: il soggetto di Ruvo Giovacca è simpatico anche se prevedibile (ma in dodici tavole in formato pocket non si possono fare miracoli), a colpire sono gli splendidi disegni di David Emanueli, che non sarà il top nel disegnare le automobili ma sfoggia un bellissimo stile molto contrastato forse ispirato ad Adam Hughes.
Da questo numero Il Morto costa 20 centesimi in più, cosa per cui l’editore si giustifica senza che ce ne sia purtroppo alcuna esigenza: al di là dell’esiguità dell’aumento, con il ritmo di pubblicazione della testata (ma questo numero 39 viene indicato proprio come settembrino) in un anno non ci rimetto nemmeno un caffè…

martedì 23 luglio 2019

Il Morto 38: Un segreto da custodire

Forse nella mia edicola di riferimento lo avevano nascosto particolarmente bene, forse la Menhir ha indicato il mese d’uscita sbagliato, sta di fatto che l’ultimo numero de Il Morto datato maggio 2019 io l’ho trovato solo la scorsa domenica. Visto che l’elenco delle fiere in terza di copertina è aggiornato a quelle estive immagino che il motivo della discrepanza sia il secondo, e che il mese viene indicato tanto per dare la parvenza di rispettare la dichiarata bimestralità. Comunque l’importante è che l’ho trovato.
Contrariamente a quanto lasciava intendere il mezzo cliffhanger con cui si era concluso lo scorso numero, Un segreto da custodire è una storia a se stante. Peg si unisce a una comitiva diretta alla volta di Prato e dintorni su un furgoncino della FIT che effettua un servizio a chiamata. L’autista del mezzo ha bisogno di lavorare e si fa mettere a posto alla meno peggio un guasto che potrebbe compromettere il viaggio. E infatti, come da copione, il furgoncino si rompe proprio nei pressi di Buria, una località tagliata fuori dal circuito stradale e che per questo è ormai praticamente deserta. Unici abitanti rimasti: una ragazza che gestisce un albergo, suo cugino e suo padre, un vecchio che non si vede mai ma che si sente quando batte i muri.
Giovacca imbastisce insomma un nuovo omaggio alle atmosfere del primo Pupi Avati, con una particolare attenzione alla provincia italiana (consulenza per il dialetto di Roberto Lari), una sapiente creazione della suspense e l’inevitabile rivelazione macabra. C’è anche spazio per l’umorismo grazie all’eterogenea comitiva di viaggiatori con cui si trova Peg; alla vecchina rompiballe io ho preferito il fiscalissimo impiegato dell’Agenzia delle Entrate, peraltro più funzionale alla risoluzione della vicenda.
Il Morto si fa vivo sul finale come da ormai consolidata abitudine, e anche stavolta resta l’impressione che la storia si chiuda un po’ troppo in fretta, per quanto sia stata una lettura piacevole.
I disegni di Piero Conforti sono buoni come sempre, la new entry Christian Urgese alle chine valorizza ancora di più la parte grafica. Forse mi sono lasciato suggestionare dal fatto che c’è un nuovo inchiostratore, ma mi sembra che certi dettagli, in particolare le mani, siano più curati che in precedenza.
In appendice la storia breve Darvin Awards: il soggetto di Gianluca “Javitt” Vici T. sarebbe anche simpatico (la sceneggiatura è invece un po’ confusa) ma i disegni di Dario Tuis sono veramente dilettanteschi. Immagino che si tratti di un fumetto di qualche anno fa ristampato in questa sede dopo un primo passaggio su rivista.

domenica 12 maggio 2019

Il Morto 37: L'alto volo del Corvo

Datato marzo 2019 (una presa in giro del distributore o sono io che non l’avevo visto prima nella rastrelliera dell’edicola?) è uscito il nuovo numero de Il Morto, seconda parte della trama iniziata con il 36.
I conflitti che contrappongono la ciurma del Nettuno e la PPI sfociano, dopo alcune provocazioni e tentativi di furto, in un processo-lampo dall’esito piuttosto strano, che fa presagire nuovi sviluppi all’orizzonte con l’entrata in scena di un nuovo personaggio. O forse c’era già e io non me lo ricordo tanto è rarefatta la pubblicazione de Il Morto.
La storia d’amore tra Gina e il ritrovato Diego non potrà concretizzarsi a causa di un tragico evento, unico momento veramente emozionante di una puntata piuttosto “parlata” e in cui mi è sembrato che Giovacca si sia più che altro preso il suo tempo per inserire dei nuovi pezzi sulla scacchiera e per impostare quindi gli sviluppi a venire. Carmen, ad esempio, intuisce che Peg è Il Morto e nel prossimo numero dovremmo cominciare a vedere le conseguenze di questa intuizione.
L’alto volo del Corvo è piacevole ma continuo a pensare che spezzare una storia in due albetti sia deleterio per gli autori così come per il lettore, per quanto venga fornito un dettagliato riassunto di una pagina in apertura. È inevitabile che nella seconda parte di queste storie doppie si debba riassumere in alcuni punti quello che è successo nella precedente, e questo toglie spazio ad altri elementi che potrebbero essere resi con maggiore drammaticità (non approfondisco per non rovinare la sorpresa a nessuno).
Tra le citazioni di questo numero segnalo una via Riccardo Pazzaglia e ben due che non avevo colto nel numero precedente: gli uomini della ciurma del Nettuno si chiamano Tonio e Pepo quasi come i protagonisti di un fumetto di Nizzi e Boscarato, mentre tra le fila della PPI milita anche la versione umanizzata del Bombarda di rebuffiana memoria.
Ottimo come sempre, stavolta un po’ più sintetico del solito, il lavoro della rodata coppia Conforti-Codina: alcuni primi piani mi sono sembrati “citazioni” da Garcia Seijas, ma visto che si riferiscono a un unico personaggio probabilmente è solo un caso.
In appendice la storia Apocalisse Rosa scritta da Stefano Biglia e disegnata da Alfonso Elia: il soggetto è semplice e molto simpatico, i disegni propongono una suggestiva ed efficacissima ligne lourde.

domenica 24 febbraio 2019

Il Morto 36: Amaro amore mio

Oh, finalmente è uscito il nuovo numero de Il Morto! Il 35 era uscito a novembre…
L’incipit di questa storia è molto simpatico e originale: sin da bambini Gina e Diego hanno avuto un rapporto un po’ particolare per cui lei era il maschiaccio che difendeva lui dagli altri picchiandoli selvaggiamente. Il loro amore si concretizza finalmente dopo anni, quando Diego (diventato avvocato) ritorna in paese mentre Gina ha coronato il suo sogno di fare la pescatrice d’altura. La risicata ciurma del Nettuno non è però ben vista né dai baristi del posto, a cui sfascia i locali nelle risse furibonde che la vede sempre vincente, né tantomeno dal racket dei pescatori. I malviventi tentano di stroncare l’attività del Nettuno minacciando i loro clienti all’ingrosso, ma all’ennesima prova di forza di Gina e dei suoi compagni decidono di alzare il tiro.
Come sempre succede, Peg si trova in mezzo a tutto questo per puro caso, incontrando Diego sulla corriera che lo riporta al paese della sua infanzia. Si aprono labili squarci sul suo passato, ma in Amaro amore mio i veri protagonisti sono Gina e il resto del nuovo cast, tanto che il Morto appare solo dopo pagina 100. Questo episodio è frizzante e coinvolgente, non manca l’azione ma c’è anche una certa dose di umorismo (e persino una comparsata di Ciccio Ingrassia, anche se in un ruolo serio); i disegni della rodata coppia Conforti-Codina sono buonissimi come sempre ma alla fine resta l’amaro in bocca. Purtroppo anche questa storia si adegua al nuovo corso de Il Morto, e quindi la trama non si conclude in un’unica uscita ma tocca aspettare il prossimo numero per sapere come andrà a finire! La frustrazione è aumentata dal fatto che in questa puntata ci sono più errori grammaticali del solito, alcuni particolarmente stridenti.
In appendice viene ospitata la storia breve La Notte del Custode: il testo di Matteo Boni è simpatico e abbastanza originale, i disegni di Simone Perlina sono invece piuttosto dilettanteschi, per quanto non disprezzabili e giustificati in certe semplificazioni e deformità dal tono grottesco.

lunedì 26 novembre 2018

Il Morto 35: La Tara di Famiglia

Alla fine non ho dovuto aspettare poi tanto per leggere la seconda e conclusiva parte del dittico iniziato il numero scorso. È mancato però inevitabilmente il pathos che ci sarebbe stato a leggere tutta la vicenda di fila, anche se fortunatamente la Menhir ha messo un riassunto di una pagina all’inizio – talmente pieno di errori grammaticali da pensare che forse li hanno messi apposta.
Orso Gosi, fresco di plastica facciale, è ospite delle disturbate zie mentre Corrado (fidanzato della nipotina delle sorelle Gosi) indaga sulla sparizione del padre. Nel frattempo Peg sta cercando di mettersi in contatto con un ex prete divenuto malfattore (sono malizioso a ritenere sarcastica la scelta del nome Don Matteo?) che, guarda caso, gestisce un’attività di escort con annessi ricatti in cui era rimasto invischiato anche il padre di Corrado. Insomma, ancora una volta Peg si trova coinvolto nelle vicende dei comprimari e sarà il suo intervento, anche nelle veci de Il Morto, a risolvere la situazione. Anche se a dire il vero stavolta buona parte del lavoro la fanno il caso, i beoni locali e i carabinieri.
La storia è piacevole ma mette forse un po’ troppa carne sul fuoco e gli avvenimenti si susseguono incalzanti senza un attimo di pausa. Meglio così che aspettare altri due o tre mesi per finire di leggere la storia, comunque. Le molte sequenze con la fitta nebbia sono veramente suggestive.
Ai disegni il team Conforti-Codina esegue il solito ottimo lavoro, stavolta mi sembra che per l’inchiostrazione si sia scelto un tratto più netto e marcato, comunque efficace: i personaggi sono sempre dinamici ed espressivi. Curiosamente c’è stata qualche indecisione sui capelli di Corrado, ora biondo e ora moro.
In appendice c’è la storia breve Maria d’Avalos di Santo Sersale, che rielabora con un certo brio una leggenda napoletana. I disegni sono ancora a livello dilettantesco ma promettono bene.

giovedì 13 settembre 2018

Il Morto 34: Cose strane in casa Gosi

Episodio un po’ anomalo per Il Morto. Peg continua la ricerca della sua vera identità in un paese asserragliato dalle nebbie del Po, ma ad avere maggiormente le luci dei riflettori puntate addosso sono le due tremende vecchiette di casa Gosi, in una vicenda a metà strada tra Arsenico e vecchi merletti e La Casa dalle finestre che ridono.
Piergiorgio Stella sembra essere sulla buona strada e finalmente parrebbe che si stia facendo luce sul suo passato. Ma con un colpo di scena ben impostato e assai cattivello Ruvo Giovacca infrange le speranze di Peg e quelle del lettore! Nel frattempo un criminale si è rifatto fare il volto da un medico radiato dall’albo e, braccato dai carabinieri, torna proprio a casa Gosi, da quelle che si scoprono essere le sue zie, impegnate dal canto loro a “sistemare” il padre del pretendente alla mano della nipote Bianca, che evidentemente aveva visto giusto nel ritenerle affette da turbe psichiche.
La storia è molto suggestiva e appassionante, l’unico momento che mi ha lasciato un po’ perplesso è quando il super-soldato Peg le prende con eccessiva facilità da un trio di malviventi non proprio bene in arnese; ma d’altra parte quella sequenza è funzionale all’ingresso sulla scena del Morto, quindi ben venga.
Il vero, unico, difetto di Cose strane in casa Gosi è che la storia non si conclude qui ma si tratta della prima parte di una trama che si svilupperà nel prossimo numero. Imbastire una continuity abbastanza stretta è senz’altro una cosa buona, ma già quella si perde nell’attesa tra un numero e l’altro, figuriamoci tra due o tre mesi (se va bene) cosa mi ricorderò di questo episodio!
Ai disegni c’è la consolidata coppia Conforti-Codina, autori di scene veramente molto riuscite, a volte semplicemente perfette per dinamismo, gestione della profondità e scansione delle vignette. Chiaramente anche lo Studio Telloli avrà avuto il suo peso nell’elaborazione degli effetti con cui è stata resa la nebbia e nella creazione della planimetria degli edifici e degli sfondi.
In appendice stavolta ci sono ben due storie brevi, entrambe di ottima qualità: la prima (Incontro di Giovacca e Paolo Telloli) subisce evidentemente l’influsso di Moëbius, con un finale a sorpresa tipico dei fumetti di Lanciostory. La seconda (Rapina alla Banca: sempre Telloli ai pennelli ma stavolta ai testi c’è Roberto Anghinoni) è una divertente gag in due pagine disegnata splendidamente. Le date di realizzazione di queste due storie, rispettivamente 1980 e 1982, confermano quali fossero il contesto culturale e gli influssi con cui vennero concepite. Peccato che una scansione non ottimale, più ancora del formato pocket, non renda giustizia all’ottimo lavoro di Telloli.

martedì 10 luglio 2018

Il Morto 33: Altri delitti, altre vendette

Episodio apparentemente interlocutorio ma in realtà piuttosto importante per la trama principale. Peg e la sua amica hacker rimangono un po’ sullo sfondo lasciando in primo piano un trio di personaggi che si danno la caccia: Amos Maso chiede l’aiuto di Zaxan/Zadoc per uscire dal carcere e compiere la sua vendetta ai danni di Jenny, che ha sfregiato la sua compagna Vanda due numeri fa. Lo spietato faccendiere lo libera solo per farlo ammazzare da un sicario: mangiata la foglia, Vanda lascia l’ospedale dov’è ancora ricoverata per non farsi “suicidare” a sua volta e per compiere da sola la sua vendetta. Ha luogo così un gioco a rincorrersi tra cacciatore e preda in giro per il nord-est d’Italia, che culminerà ovviamente nella sede delle Muse Aliene. Nel mentre, una giornalista locale in cerca di gloria ficcherà il naso in tutto questo marciume e con ogni probabilità la rivedremo ancora nei prossimi episodi.
Altri delitti, altre vendette è ambientato durante Halloween e nei giorni immediatamente precedenti, e questo permette a Giovacca di inventarsi un escamotage molto intelligente e beffardo per sciogliere tutti i nodi della trama senza lasciare nulla in sospeso ma senza che i protagonisti prendano quasi parte all’azione. Peg non indossa nemmeno il costume del Morto. Alla fine, però, capisce che dovrà abbandonare momentaneamente il suo rifugio per non farsi trovare da Zaxan e per continuare la sua ricerca.
Un episodio veramente riuscito, insomma, per quanto la scena della sparachiodi mi sembri calibrata un po’ male: secondo me fa un male cane farsi sparare in una mano. Il piacere della lettura è ulteriormente accresciuto dalle citazioni fumettistiche di Giovacca: un taxista si chiama Victor Arias, Vanda si rifugia in un appartamento di via Cossio, l’assessore alla cultura che ingaggia le Muse Aliene per lo spettacolo di Halloween si chiama Sergio Benelli (anche se in un’occasione diventa «Bianchi»), ecc.
Meno efficace, per quanto lodevole, è il ricorso a una continuity abbastanza stretta: tutto l’episodio nasce da eventi avvenuti nel numero 31, ma con i mesi che passano tra l’uscita di un numero e l’altro (figuriamoci due) io faccio fatica a ricordarmi anche i dettagli più importanti!
I disegni di Conforti, chinato da Codina, sono come di consueto molto buoni, anche se occasionalmente mi è sembrato un po’ più freddo del solito. La presenza della giornalista Milena Occhi mi ha fatto pensare inizialmente che Conforti si fosse ispirato a Garcia Seijas per alcuni dei personaggi, ma è solo un’impressione.
In appendice la storia breve Il Becchino, riduzione a fumetti dal racconto omonimo di Puskin realizzato da Stefano Mura: alcune immagini sono un po’ legnose ma nel complesso il lavoro è senz’altro a livello professionale o comunque vicino al professionismo.

martedì 1 maggio 2018

Il Morto 32: Un amico per caso

Episodio molto vivace e frenetico, quello offerto dal trentaduesimo numero de Il Morto. Forse anche troppo.
Dopo un suggestivo inizio onirico, Peg comincia a battere Ferrara alla ricerca della famiglia Stella di cui faceva parte, ma essendocene ben 80 in zona non sarà un lavoro veloce. Nel frattempo in una agenzia immobiliare locale arriva un nuovo impiegato che i due truffaldini gestori dell’agenzia riconoscono quasi subito come un ispettore inviato a indagare sui loro furti ai danni della sede centrale.
Il Vella, questo il nome dello “spione”, subisce un tentativo di omicidio da parte dei due loschi immobiliaristi, mentre Peg viene a sua volta ferito gravemente dal killer che lo insegue. Finiscono quindi nella stessa camera d’ospedale (da qui il titolo Un amico per caso), dove i rispettivi attentatori tenteranno varie volte inutilmente di ucciderli. Non so se l’intento di Giovacca fosse quello di dare un tono leggero ai periodici assalti notturni, talvolta eseguiti con modalità veramente creative, ma in più di un’occasione mi è sembrato che l’azione virasse verso la commedia.
La storia, come dicevo, ha un ritmo sostenuto e gli avvenimenti si susseguono molto rapidamente, così come sfilano i molti personaggi sulla scena, in un turbinio che richiede una certa attenzione per non perdere il filo. Lo stesso sceneggiatore sembra essersi perso per strada visto che all’inizio Peg cerca un posto dove dormire lontano dalle Muse Aliene ma una volta trovato si sveglia a pagina 35 ancora nel letto della sua bella amica hacker.
Un amico per caso è comunque una storia gradevole, in cui Giovacca non perde occasione per inserire i suoi contrappunti ironici e per offrirci uno spaccato vitalistico e tutto sommato attendibile dell’Italia provinciale contemporanea.
Il pezzo forte di questo episodio sono però i disegni di Piero Conforti, inchiostrato da Ivano Codina: oltre ad essere anatomicamente perfetti, i suoi personaggi sono anche molto espressivi e dinamici. L’ispirazione a Garcia Seijas che ho vagamente colto a pagina 72 trova conferma nella storia breve in appendice: La Chitarra a Corde Umane (scritta nientemeno che da Daniele Biglia, che ha adattato un racconto di Antonio Ghislanzoni) mostra tutta la devozione di Conforti verso il Maestro. Peccato che la qualità di stampa sia scadente, nonostante certi dettagli che fanno intuire l’uso della computer grafica lascino intendere che questo fumetto sia recente – il testo comunque non è né originale né avvincente.
Òvekj òav avòkdjv asdg vsòjdg bae vaòlej aàbdg òaklegj àbag

domenica 11 febbraio 2018

Il Morto 31: Memoria Criptata

Continua serratissima la trama iniziata due numeri fa. Proprio riprendendo dalla fine del numero 29, un turista rinviene in Egitto la pen drive perduta e, credendo che contenga chissà quali filmati porno (!), la porta da uno specialista per accedere ai file criptati.
Peg dal canto suo è costretto dalla compagna a fare armi e bagagli dopo gli eventi del numero scorso, messo di fronte a un ultimatum con le parole «Preferisco una vita monotona e noiosa ad una pericolosa!». Nel mentre il loschissimo Aurelio Gardo viene messo al corrente che Zaxan è ancora vivo e, per quanto incredulo, decide di correre ai ripari affidandosi a un killer dalla professionalità encomiabile.
Memoria Criptata è un episodio molto articolato che segue varie trame: i segreti contenuti nei file criptati (progetti militari, altro che porno amatoriale russo) attirano l’attenzione di più organizzazioni, il killer assoldato da Gardo ha il suo bel daffare ma alla fine dimostrerà quanto sia effettivamente professionale (forse in un omaggio a Il Buono, il Brutto, il Cattivo?) e Peg deve a sua volta farsi decrittare i file che ha nella pen drive recuperata lo scorso numero. Ovviamente questi tre filoni finiranno per intrecciarsi fino a costruire un unico mosaico complesso e coerente, in cui farà un gradito ritorno un personaggio dei primi numeri, sullo sfondo della comune di artisti “Le Muse Aliene”. Anche il redivivo Zaxan farà un’apparizione alla fine, sfoggiando però un volto diverso da quello di Moggi! Forse il team della Menhir avrà preferito evitare di incorrere in noie legali ma io purtroppo non ho letto il numero 12 e quindi non so che fine avesse fatto quel personaggio: forse si sarà sottoposto a una plastica facciale.
Nonostante la complessità nel seguire le varie vicende parallele, la storia si legge con piacere e i molti personaggi che intervengono sono tutti molto ben caratterizzati, anche fisicamente. Non mancano riferimenti all’attualità sociale, e proprio a tal proposito ho riscontrato l’unico passaggio poco riuscito: il collegamento grafico dalla tavola di pagina 39 a quella di pagina 40 non “funziona” molto bene (prima il killer-mendicante è ancora coperto dai giornali, poi lo vediamo comodamente seduto sulla panchina). Forse la cosa è dovuta al tipo di lavorazione dello Studio Telloli, per cui lo stesso disegno di base può servire da elemento di più vignette.
Graficamente Piero Conforti, inchiostrato da Ivano Codina, è diventato ancora più bravo e in questo episodio è molto più espressivo e dinamico del solito. Non male la carrellata di “donnine” in cui si profonde all’inizio.
Purtroppo la periodicità rarefatta con cui esce Il Morto non permette di stare “sul pezzo” quanto una storia così serrata meriterebbe, ma a leggere l’anticipazione del prossimo numero sembra che la trama prenderà un’altra piega. Vedremo.
In appendice c’è una storia breve dell’ormai classico H. W. Grungle, scritta da Daniele Biglia e disegnata più che dignitosamente da Gioele Vimercati.

lunedì 20 novembre 2017

Il Morto 30: L'Ombra... lontana

Per essere, come immagino, un episodio di raccordo tra il precedente e il prossimo, L’Ombra… lontana è veramente ottimo. Seguendo la pista che ha trovato in Egitto, Peg parte alla volta di Lugano dove recupera da una cassetta di sicurezza soldi, documenti e delle pen drive. Intanto, però, il suo vecchio commilitone che adesso si spaccia per Abdul ha preso in ostaggio la sua ragazza per ricattarlo e farsi dare le pen drive. Nel finale adrenalinico interviene ovviamente il Morto (anche se piuttosto in ombra) e si intuisce la presenza di altre forze occulte all’opera. Anche se la vera rivelazione dell’episodio è l’apparente ritorno di un cattivo storico (IL cattivo storico) della serie!
La sceneggiatura, che stavolta vede Giovacca coadiuvato da Luca Telloli, fila dritta come un treno senza momenti morti e (apparentemente) con un gran competenza sui metodi investigativi della polizia e i sistemi di depistaggio ed eliminazione fisica in uso presso i gruppi paramilitari.
Il caso ha voluto che un episodio così curato sia anche tra quelli più penalizzati dai refusi (perfino nell’elenco arretrati!).
I disegni di Conforti, che al momento di sfogliare l’albetto mi erano sembrati freddi e un po’ rigidi, sono perfetti: rigorosi anatomicamente ed espressivi. Unico appunto, ma è una questione di gusto personale: forse il suo Peg è un po’ troppo muscoloso rispetto a quello canonico. Chiaramente anche stavolta è difficile dire dove finisca il lavoro del disegnatore e dove cominci quello dell’inchiostratore Ivano Codina e dello Studio Telloli che elabora le tavole finite.
In appendice c’è l’adattamento di un racconto di Edgar Allan Poe a firma Marco Mischi e Stefano Mura. Il materiale di partenza si prestava molto poco a una riduzione a fumetti e i disegni si dimostrano in alcuni punti ancora piuttosto acerbi, per quanto (onore al merito) veramente molto curati.

domenica 17 settembre 2017

Il Morto 29: La Metà Oscura

Visto il ritardo clamoroso rispetto al numero precedente, datato ufficialmente maggio 2017, mi ero ormai rassegnato ad avere un altro buco nella mia collezione de Il Morto, e invece ecco che finalmente è uscito anche il numero 29!
Un dito in più
Peg si trova coinvolto dalla sua nuova fiamma a vestire i panni della guida turistica in Egitto, dove si incrociano le vicende di un professore arrapato, di un ricettatore di reperti, di una coppia di spie (già vista qui?) e di un padre apprensivo al seguito delle due figlie.
Ovviamente la gitarella non sarà affatto tranquilla e il gruppo verrà assalito da predoni che rapiranno le donne. Peg, stavolta senza ricorrere all’aiuto del Morto, risolverà la situazione insieme al padre apprensivo, che si rivelerà assai meno remissivo di quanto visto all’inizio dell’episodio. Guarda caso, il capo dei predoni altri non è che l’ultimo vecchio commilitone che Peg stava cercando. Non tutti i nodi vengono sciolti, e infatti La Metà Oscura è la prima parte di una storia che continuerà sul numero 30 (sperando che non ci metta troppo a uscire).
I testi sono avvincenti e, pur essendo orientati nettamente all’avventura più che alla satira sociale, sono una piacevole lettura. L’episodio è scritto a due mani da Giovacca e Luca Telloli e anche le tavole sono state realizzate in tandem da Marco Boselli e Piero Conforti, inchiostrati da Ivano Codina. Mi sembra che graficamente questo sia uno dei volumi migliori: gli sfondi sono molto curati e nonostante una certa rigidità delle posture ci sono anche delle vignette molto dinamiche e dei volti molto espressivi.
Un altro dito in più
In appendice una storia breve di H. W. Grungle: Farfalle al Caffè, scritta da Daniele Biglia e disegnata da Luca Cacciolato. L’idea di partenza è molto simpatica e anche i disegni non sono male pur se Cacciolato presenta diverse ingenuità anatomiche.