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lunedì 23 luglio 2018

Cosmo Serie Nera 33 - La Bionda: Colpo Doppio

La Cosmo continua la sua opera di ristampa dei classici italiani nel ristretto 16x21. Si vede che il formato è ancora apprezzato da lettori italiani, nonostante la stessa Bonelli stia sondando nuove strade.
Stavolta l’autore omaggiato è Franco Saudelli, dopo che la Cosmo ha già dedicato a La Bionda un volume costosetto in un formato un po’ più grande ma comunque non adattissimo a queste tavole, cioè il 17x26 dei comic book.
Per ragioni anagrafiche io ho potuto leggere La Bionda solo frammentariamente, a mano a mano che recuperavo i numeri o le raccolte di Comic Art, in ordine casuale e anche a distanza di anni l’uno dall’altro. Il risultato è che non mi ci raccapezzavo molto, tanto più che il primo episodio (quello che dà il titolo al volume Cosmo) era stato spalmato su un bel po’ di numeri della rivista. Ma anche una lettura organica dal primo all’ultimo episodio è stata un’esperienza piuttosto caotica e confusionaria! Saudelli, che pure aveva scritto il raffinato e razionalissimo Porfiri, qui si lasciava trasportare e si inventava veramente di tutto, accumulando personaggi e colpi di scena uno dopo l’altro. E, anche nel contesto leggero di questo fumetto umoristico e fetish, gli spunti di partenza non erano esattamente banali, mettendo in scena piani arzigogolati, doppi e tripli giochi e persino diversi livelli di realtà in un’epoca in cui l’idea di realtà virtuale non era ancora diffusa.
Un classico del blog: le edizioni a confronto
La maniera migliore di godersi La Bionda è lasciarsi trasportare dalle situazioni senza farsi tante domande, divertendosi con le battute e le citazioni e godendo ovviamente del disegno di Saudelli. La Bionda è infatti la testimonianza dell’evoluzione dello stile dell’autore: dopo qualche strascico delle tavole scarne e asettiche di Iberland e Giorno senza Fine (mi chiedo ancora come mai già all’epoca Saudelli godesse di tanta considerazione, tanto da pubblicare persino su Alter) in Bondage Palace avviene la netta maturazione, con un segno finalmente più modulato ed espressivo, e senza più il timore di sporcare il candore delle vignette con qualche tratto o puntino in più. Con la seconda parte di Bondage Palace tocchiamo l’apice grafico di Saudelli, che ormai nel pieno della maturità artistica arricchiva le tavole di una splendida mezzatinta morbida ed espressiva. Arrivati a questo livello, è quasi superfluo leggere i dialoghi da tanto “recitano” bene i personaggi. In Fobus III e dintorni avverrà il passaggio alla grassa e sensuale matita che fu il marchio di fabbrica dell’autore prima di entrare nello staff di Dylan Dog. Chiaramente questi ultimi due episodi sono quelli riprodotti peggio a causa delle tecniche impiegate.
Per i motivi che ho elencato sopra soffermarsi sulla trama è superfluo, tanto più che essendo strettamente in continuity le quattro avventure de La Bionda costituiscono un universo molto ricco e articolato che sarebbe lungo da dipanare, e oltretutto lo spoiler è in agguato. Come scritto da Paolo Di Orazio nell’introduzione, la trama (per quanto complessa) era più che altro una scusa per materializzare i fantasmi erotici di Saudelli, il suo feticismo per i piedi e la passione per il bondage, oltre che per le donnone dominatrici – leggenda vuole che quest’ultima fosse legata alla manesca zia di Superbone che Saudelli leggeva su Il Monello. Le situazioni non sono mai volgari, c’è anzi sempre un ruspante umorismo che stempera anche le situazioni che potrebbero sembrare vagamente violente. Gli occasionali sfondamenti della quarta parete sono anch’essi godibilissimi e non sono affatto una maniera, come succede altrove, per buttarla sul ridere quando non si sa che pesci pigliare.
Ancora...
Le donne di Saudelli sono incredibilmente vive e dotate di grandissima personalità. Non solo è riuscito a creare dei volti differenti e riconoscibilissimi per ognuna di loro senza farne delle caricature (missione impossibile per molti disegnatori), ma il lettore riesce a distinguerle anche dalle forme e dalla camminata. Ne La Bionda sfilano corporature adatte a tutti i gusti: c’è anche una presenza piuttosto generosa di taglie forti e fortissime, ma Saudelli non le ha trattate né con compatimento né con sarcasmo, ritagliando anche per loro dei siparietti provocanti.
Resta un po’ d’amaro in bocca per la conclusione sospesa della vicenda, che avrebbe necessitato di una vera fine. Se non ricordo male (ho letto solo il numero 0) l’effimera serie della Granata non riprendeva la trama originaria ma sviluppava storie autonome.
La qualità di stampa della Cosmo è deludente, non solo negli episodi realizzati con la matita e a mezzatinta. Evidentemente molti originali sono in mano a collezionisti, come testimonia anche la scritta “fine” posta in calce all’ultima tavola del secondo episodio, palesemente scansionata da Comic Art. Però mi sembra lo stesso strano che non siano riusciti a stampare meglio molte tavole. Quelle dell’episodio breve Colpo di Sonno sono evidentemente tratte da un’edizione spagnola, e sono quelle che hanno subito i danni maggiori.
...e ancora.
7,90 euro per questo bonellide di 224 pagine sono un prezzo onesto, ma resta la voglia di leggere La Bionda in un’edizione più grande e stampata meglio – non in comic book a 22 euro, per carità.

mercoledì 21 novembre 2012

Memoria fotografica



Sto scrivendo un pezzo per Fucine Mute su Ray Collins e sfoglio vecchi Lanciostory per ripassare la sua produzione. Mi ritrovo in mano un numero della rivista con la mitica serie Giorno senza fine di Michele Gazzarri e Franco Saudelli, su cui all’epoca l’Eura puntò tantissimo, a ragione perchè vinse un premio prestigioso e lanciò la carriera di Saudelli. Perchè Giorno senza fine non sia mai stata ristampata è uno dei misteri dell’editoria italiana.
Mentre noto delle chiare influenze dello stile di Enrique Breccia (che forse tanto chiare non erano perchè all’epoca non me ne accorsi) mi cade l’occhio sulla quinta vignetta di questa tavola, quella con la tizia che urla:

diamine, giurerei di aver visto un disegno di Juan Zanotto che era praticamente identico. Che anche Saudelli goda della memoria fotografica di Pratt? (en passant segnalo che Pino Rinaldi ricorda che in realtà a disegnare Giorno senza fine sarebbe stato l’intero studio Cossu-Rotundo-Saudelli ma venne attribuita solo a quest’ultimo)
Bah, probabilmente sono solo paranoico e credo che Saudelli non abbia avuto bisogno di materiale disegnato da altri per togliersi dall’impasse di una inquadratura che non gli veniva come voleva.
E invece...