Dopo il buon exploit del secondo volume, con
questa nuova uscita torniamo ai livelli del primo.
Anzi, addirittura più in basso.
Stavolta la protagonista è la
superhacker Brigid Roth. In Cornovaglia è stato rinvenuto un sito megalitico
con annesso cadavere scarnificato incatenato a un pilastro e per vederci chiaro
Maria Kilbridge manda sul luogo proprio lei, visto che il sito opera come un
rilevatore di particelle cosmiche. Con un misto di iperteconologia e di
conoscenze esoteriche (più che altro folkloristiche) Brigid verrà a capo di
quello che, letteralmente, c’è sotto. Nel mentre Robin Morel, ormai
irreggimentato nel suo ruolo di mago istituzionale, pare voler remare contro l’FPI.
L’Inoculazione si manifesta banalmente
in una maniera e in un contesto culturale già trattati nel primo volume, ma
quello che delude di più è l’estrema linearità del racconto, che finisce per
risultare scontato e prevedibilissimo, con personaggi stereotipati (si salva un
po’ solo Emma Beaufort) e nessun colpo di scena che sia tale. I dialoghi non
sembrano nemmeno scritti da Warren Ellis, ma da uno che cerca di imitarne lo
stile fallendo miseramente e risultando forzato e fastidioso. Qualche volgarità
gratuita à la Garth Ennis e del
citazionismo spicciolo sviliscono ancora di più il quadro complessivo dei
testi.
I disegni scialbi di Declan
Shalvey non bastano certo a risollevare il tutto, tanto meno se anche i colori
di Jordie Bellaire contribuiscono ad appiattirli e se la stampa è quella che è.
Il primo volume era confuso e frammentario,
ma probabilmente era meglio di questo encefalogramma desolatamente piatto. Non
è da escludersi però che con il prossimo volume Ellis riesca a tirare fuori una
nuova chicca.





