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venerdì 2 dicembre 2022

I fumetti nei musei volume 2: Neri e Scheggia in Galleria

Sì, arrivo tardi, ma non so nemmeno se questa collana fosse stata distribuita nelle fumetterie e comunque non me la ricordo sull’Anteprima. Dove mi servo di solito ne avevano un po’ di esemplari tra cui questo di Tuono Pettinato.

L’iniziativa nasce per avvicinare giovani e giovanissimi ai musei italiani, affidando a un fumettista diverso (ma vedo che Maicol & Mirco ne ha fatti due) uno specifico museo dove ambientare delle storie. In questo fascicolo lo studente ben poco volenteroso Neri si rifugia alla Galleria dell’Accademia di Firenze per ripararsi dalla pioggia in una delle occasioni (molte, intuiamo) in cui ha marinato scuola. Qui lo spirito dello Scheggia, il fratello meno conosciuto del Masaccio, gli fa da cicerone tra alcune delle opere ospitate nella Galleria: c’è l’arcinoto David di Michelangelo, intristito proprio a causa della sua stessa fama, ma Tuono Pettinato dimostra di aver apprezzato particolarmente la collezione degli strumenti musicali dei Medici. E così, volente o nolente, Neri ha finito per imparare qualcosa!

Oltre che sul bianco e il nero le tavole sono basate sui tre colori primari su uno sfondo beige. Anche se a livello grafico credo che Tuono Pettinato abbia realizzato di meglio, la storia non tradisce le aspettative e si rivela divertente e originale. A integrare il fumetto ci sono le biografie e un commento dell’autore oltre che la sintetica presentazione dell’Accademia e di quattro delle opere. Roba da buttarsi a capofitto a comprare anche altri volumetti della collana, giusto? Macché: è vero che la confezione è assai raffinata (sovraccoperta in acetato stampato, bandelle enormi per permettere ai giovani lettori di creare la loro copertina e il loro fumetto, addirittura i punti metallici della spillatura sono gialli per intonarsi col resto!) ma il costo è di ben 7,70 euro. E le pagine sono in totale 20, di cui solo 16 di fumetto. Visto che lo scopo della collana era precipuamente divulgativo un prezzo più basso sarebbe stato più utile alla diffusione dei volumi, anche se in fumetteria mi hanno detto che parte del ricavato va direttamente ai musei.

Ma non si sa mai: può darsi che se in fumetteria qualche volta non arrivino novità finirò per cedere e comprare qualche altro numero, così per sicurezza metto il nome della collana nelle Etichette.

sabato 5 novembre 2022

Hobby Comics n. 7

Uscita a sorpresa (beh, io non sapevo che sarebbe uscito, né l’ho trovato nel programma ufficiale) di questa antologia/omaggio allo scomparso Tuono Pettinato a opera dei quattro Super Amici superstiti. Come forma di macabro memento mori viene indicato come primo di cinque, visto che prima o poi il Tetro Mietitore andrà a far visita anche a LRNZ, Maicol & Mirco, Ratigher e Dr. Pira. Come spiegato nella gremita conferenza tenuta nella Self Area, la pianificazione dei prossimi quattro numeri è stata oggetto di un acceso dibattito sulle modalità e il tono delle future uscite, che teoricamente non potranno contemplare i contributi di tutti e cinque i componenti del gruppo. Ma in realtà anche questo numero-tributo, che di logica non poteva contenere del materiale del celebrato, ne presenta: si tratta dell’abbozzo di una storia (che guarda caso ruota attorno alla morte) rinvenuta dalla madre di Tuono Pettinato in una sua moleskin. Le dimensioni ridotte e lo stato di abbozzo la rendono poco intelleggibile, né in origine era stata pensata per la pubblicazione in questa forma, ma è sempre un piacere rivedere all’opera l’autore.

LRNZ è presente con un fumetto che in sede della conferenza ha rivelato essere in realtà uno spin-off di Golem. Black Well è una storia adolescenziale sospesa tra ormoni e visioni in cui il mostro di fluidi corporei prodotti dall’ammirazione di Luca per l’amata Lara alla fine si scoprirà esistere veramente. Tuono Pettinato compare solo nelle due pagine che fanno da cornici a questa storia lunga ben 46 pagine che si caratterizza per originalità e sviluppo di una vera trama (un po’ investigativa e un po’ horror). Oltre che per i bei disegni di LRNZ, ovviamente.

Il Dr. Pira ha invece creato qualcosa di più attinente, con il suo Gimbra che torna dal regno dei morti per guadagnarsi (sempre con il minigolf, di cui è il campione mascherato) il primo passo verso il paradiso o quello che è. Come sempre le trovate surreali dell’autore sono divertenti e disinnescano ogni possibile sensazione di disagio nel vedere gli argomenti non proprio leggeri che vengono proposti. Persino i disegni mi sono sembrati meglio delle porcherie che faceva una volta, adesso ha imparato almeno a inchiostrare rendendo più marcate le cose importanti. Certo, a parte questo rimane sempre il Dr. Pira.

Le tre infermiere è una geniale storia di Ratigher, non so se realizzata appositamente o sbucata fuori da qualche cassetto: il tema è la morte ma non ci sono riferimenti diretti a Tuono Pettinato. O forse sì: alla conferenza uno dei Super Amici disse che il suo contributo contemplava cinque citazioni di Tuono Pettinato, di cui una impossibile da trovare. Forse era Ratigher. Il protagonista ha un hobby particolare: partecipare a funerali di gente sconosciuta. Quando rischia di venire scoperto nell’inevitabile momento delle condoglianze, una ragazza con lo stesso feticismo gli salva la faccia e inizia una relazione con lui. Sì, niente di originalissimo: è una variazione sul tema di quanto si è visto già in Fight Club, trasformando i gruppi di malati terminali in funerali, però il racconto è molto suggestivo e anche se il finale è lasciato all’immaginazione del lettore è molto godibile. La glaciale Linea Chiara di Ratigher si adatta alla perfezione al tema, ma stavolta l’ho trovato più espressivo. Mi sa che questa è la storia migliore di Ratigher che abbia mai letto, non solo su Hobby Comics.

Infine Maicol & Mirco inanella una serie di vignette in cui protagonisti sono sua figlia, Tuono Pettinato redivivo e l’autore stesso. Per Tuono è una doccia fredda in cui a momenti commoventi fanno seguito delle grasse risate («Tuono, dai, non ti stancare, sei appena morto!») e in questo contesto si perdona facilmente il ricorso al classico imbroglio dei narratori per cui “era tutto un sogno”.

Nel complesso si tratta di un volume veramente bello che, non foss’altro per la generosa foliazione (136 pagine), vale tutti i suoi 15 euro – e non dimentichiamoci che il numero 5/6 uscito 9 anni fa già ne costava altrettanti. Ma al di là di queste considerazioni materiali è ancora più godibile constatando che nessuno degli autori ha giocato sulla scia della facile emotività né ha tirato via i disegni. A parte quei due che non sanno o non vogliono disegnare decentemente, chiaro. Mi augurerei quasi di vederne uscire presto un altro, se non fosse che non vorrei portare rogna agli autori.

domenica 28 agosto 2022

Materia Degenere 2

Meglio tardi che mai. Dopo un anno e mezzo dalla sua uscita è finalmente arrivato il secondo volume di Materia Degenere. Dopo Marco Galli, stavolta è stato il compianto Tuono Pettinato a dare gli input che le cinque autrici hanno sviluppato autonomamente nelle loro storie di trenta tavole l’una. La suggestiva ma nebulosa presentazione di Matteo Contin non approfondisce quale sia stato il percorso creativo e nell’introduzione sulla bandella Tuono Pettinato viene indicato come «portalettere», immagine ripresa dalla copertina di Percy Bertolini che lo ha anche “interpretato” graficamente a seconda delle circostanze in apertura dei racconti (e non solo).

Le danze si aprono con Grembo, in cui una volenterosa bibliotecaria si avventura nell’arretrato Kentucky orientale degli anni ’30 per insegnare la lettura a quelle genti quasi primitive. L’utilizzo di pagine di diario per scandire l’azione è un espediente ormai desueto, ma qui è un elemento importante per saggiare visivamente il vortice di inquietudine in cui sprofonderà la protagonista, che assisterà a dei brutali riti ancestrali che andranno a incastrarsi con una sua tragedia personale. I disegni di Upáta (al secolo Elisa Turrin, lo pseudonimo vorrebbe dire “ragazza” in Friulano ma io non l’avevo mai sentito… anche alla fumetteria di Cervignano dove ho preso il volume hanno scosso la testa… d’altra parte la Turrin è di Pordenone) sono eccezionali, incredibilmente maturi e professionali per la sua età – è nata nel 1996. Non solo padroneggia anatomie, espressioni, inchiostrazione e chiaroscuri ma è molto brava a gestire gli equilibri delle sue tavole e a usare il recadrage. Nel complesso un fumetto veramente molto buono, avrei detto ottimo se non fosse che la svolta finale è piuttosto prevedibile.

Tropical Trouble è una specie di parodia dei film horror adolescenziali degli anni ’80: in una high school americana due sfigati alla base della piramide sociale della scuola hanno ideato l’accompagnatrice con cui andare al ballo di fine anno, cioè uno scheletro su cui sono state iniettate cellule parenchimatiche di piante carnivore, creando una donna-pianta sexy ma affamata di carne umana. Al di là della scia di cadaveri, la storia imbastita da Louseen Smith (pseudonimo dell’argentina Luisina Elizabeth Ilardo) è ricca di personaggi pittoreschi molto ben delineati e presenta anche delle sottotrame, oltre che simpatiche strizzatine d’occhio con i poster sparsi per i muri della scuola. Nonostante sia pesantemente derivativo, Tropical Trouble è comunque originale e soprattutto divertentissimo. Peccato per i terribili disegni, che forse vorrebbero essere pop ma risultano solo scialbi.

Arrivato al contributo di Roberta Scomparsa mi sono entusiasmato per la cura maniacale che ha profuso nelle sue tavole. Al di là di questo, però, Trappola Stiff e il Giro del Fosso ha ben poco da offrire, o forse sono io che non mi sono applicato a sufficienza per capirlo. Da quello che ho letto di lei, la costruzione di una storia propriamente detta non è mai stata una priorità dell’autrice, ma qui si esagera. Giustificata dal fatto che tutta la vicenda è un trip (anzi, il down) della protagonista, la Scomparsa affastella scene estemporanee, personaggi che spuntano dal nulla, testi di canzoni e un sacco di citazioni. E anche i suoi disegni dettagliatissimi, ma sempre di matrice underground, alla fine non beneficiano della giusta resa di stampa. Lasciarsi trasportare da questi deliri può essere anche divertente ma in definitiva mi sembra un’occasione sprecata.

Gigante di Nova è il nome dell’hotel di una località di villeggiatura montana in cui si ritrovano alcune amiche attempate (non che si capisca bene dai disegni) dedite al pettegolezzo e a feste mascherate lisergiche. Una di loro abbandona il rito orgiastico e si avventura nel bosco dove incontrerà uno yeti, che le fornirà un servizio diverso da quello che la sottolineatura cromatica del suo pube lascerebbe intendere. La storiellina è anche divertente, ma non sono sicuro di averla messa a fuoco del tutto. Anche le tavole meriterebbero di essere messe a fuoco, nel senso di bruciate: capisco che la sciatteria improvvisata oggi viene fatta passare per stile, e che i colori in questo contesto sono più importanti dei segni, e che chissà quanto (e se) sarà stata pagata l’autrice per queste 30 tavole, ma il suo schematismo ostentatamente frettoloso e impreciso alla fine diventa irritante.

Chiude il volume Io sono Iena, un bel thriller che ha per protagonista un reduce mutilato ossessionato dalle iene e dall’immaginario furry. Con un costume confezionato in proprio (e quindi piuttosto inquietante) cerca di intrufolarsi in una convention di altri appassionati che condividono il suo feticcio e all’ennesimo “rimbalzo” all’ingresso scatta la tragedia. Efficace la scelta di inserire dei “disturbi” nelle tavole a simulare la psicosi del protagonista, ma a giudicare dai disegni sembra che anche l’autrice (Ferraglia) sia mutilata. Il tratto nervoso e graffiato delle sequenze con il protagonista ha ovviamente un suo senso, ma anatomia e proporzioni andrebbero comunque rispettate. Almeno un po’. E un’inchiostrazione degna di questo nome avrebbe reso i personaggi travestiti da animali più morbidi e identificabili, creando un bel contrasto con il protagonista.

Difficile fare confronti con il precedente Materia Degenere: anche in questo secondo volume, anzi Materia Degenere², la varietà di stili e di temi consentirà di trovare qualcosa di proprio gusto a categorie di lettori molto diverse, sia che cerchino delle storie divertenti, dei “bei disegni”, dei deliri lisergici, delle citazioni pop, ecc.

venerdì 22 novembre 2019

Chatwin

Dopo essere stato annunciato ancora tempo fa (così almeno ricordo) è finalmente uscito il nuovo lavoro di Tuono Pettinato. La storia è quella di un gatto d’appartamento di una famiglia borghese, che rimane folgorato dalla lettura di classici della letteratura e decide di seguire a modo suo le orme del “padre” umano che è un cartografo: si lancia all’avventura seguendo quella che immagina essere la sua vera natura, per sommo dispiacere del “fratello” umano che gli strappa almeno l’impegno di portarsi dietro una giacchetta per ripararsi dal freddo.
Tra le citazioni più svariate, letterarie come cinematografiche come musicali, l’odissea felina si rivela assai impegnativa e costellata di incontri spesso spiacevoli con una realtà inimmaginabile per il gattino domestico. Tuono Pettinato mette in scena un campionario vastissimo di gatti diversi, il cui nome spesso rivela personalità e carattere, eppure sempre riconoscibili come gatti nonostante fattezze anche molto diverse. Verso la fine della storia la sua famiglia adottiva decide di ricorrere a un “pet detective” per ritrovarlo e finalmente fa capolino un bel po’ di umorismo all’interno di una saga non esattamente luminosa, essendo anche una disquisizione filosofica sul conflitto tra natura e cultura e occasionalmente una testimonianza della crudeltà dell’uomo verso gli animali e degli animali stessi verso i loro simili. Nonostante l’aspetto “innocente” Chatwin non è insomma un’opera adatta ai lettori più piccoli. Sono comunque molto gustosi i vari annunci di scomparsa disseminati per il volume.
Lo stile di Tuono Pettinato è meno “carino” del solito, con qualche spigolosità accentuata, meno modulazione del tratto e sul finale colori assai accesi, quasi violenti. La sua classe comunque c’è tutta, soprattutto nella far recitare i suoi personaggi usando pochissimi tratti. E anche la composizione delle tavole è molto ben meditata e funzionale.
Di solito ci si lamenta delle storie che rimangono in sospeso non concludendosi pienamente, stavolta mi è dispiaciuto per un finale che è definitivo mentre io avrei voluto sapere come si sarebbe potuta evolvere la storia.

lunedì 2 gennaio 2017

Intervista a Tuono Pettinato

Tuono Pettinato, al secolo Andrea Paggiaro, a soli 40 anni ha già raggiunto importanti traguardi. Attivo professionalmente nel mondo dell’illustrazione dal 2005 (dopo esperienze nell’autoproduzione) già nel 2014 viene premiato come Miglior Autore Unico a Lucca Comics.
Disegnatore molto personale ma versatile, ha prestato indifferentemente la sua opera a libri per l’infanzia, fumetti underground, biografie di scienziati e rockstar e altri progetti ancora più personali come il recente L’Odiario.
Nella sua vasta produzione spicca la serie di omaggi Fumettisti Ragguardevoli, con cui ripercorre su Linus le vite e le opere dei principali fumettisti che hanno reso grande la rivista.

Luca Lorenzon (LL): Ultimo giorno di Lucca, finalmente. Quest’anno cos’hai presentato alla fiera?

Tuono Pettinato (TP): Quest’anno mi divido tra Grzzzetic e Rizzoli Lizard. Per quest’ultima insieme a Dario Moccia abbiamo fatto la biografia di Freddie Mercury mescolando i nostri ricordi da nerd con una biografia più concreta e realistica. Il libro è andato esaurito ieri.

LL: Complimenti. Si può dire di quant’era la tiratura?

TP: Non lo so di preciso ma credo 800 copie.

LL: Ed è già andata tutta esaurita?!

TP: Sì, è andato molto bene e siamo molto contenti. Senza più copie da dedicare oggi allo stand giocheremo a tressette!
Per Grzzzetic invece ho portato L’Odiario che è un diario improbabile di me che da personaggio più buono del mondo dei fumetti divento cattivissimo, era un percorso che i miei compari avevano già intravisto!

LL: Quindi il protagonista sei tu?

TP: Sì, proprio io, fumettista costretto per anni a disegnare pupazzetti allegri e teneri e le cose edulcorate per bimbi. Poi a un certo punto la misura è colma e divento uno spietato supercattivo internazionale.

LL: Interessante. Tra l’altro sfogliando il volume anche qua noto una qualche radice nel fumetto umoristico franco-belga. C’è questa morbidezza del tratto che è semplice ma sempre modulato, elegante. O forse è solo una mia impressione?

TP: In realtà i miei primi riferimenti, le mie prime letture (oltre ai Peanuts) sono stati gli albetti della Mondadori di umorismo puro che negli anni ’70 raccoglievano Il Mago Wiz, B. C. e tutti questi personaggi che potremmo definire “stondati” però con un contenuto un po’ storto.

LL: Ci riassumi brevemente la tua carriera?

TP: Ho cominciato con delle pubblicazioni spillate fotocopiate malissimo nelle quali dicevo che andava bene disegnare male se avevi delle idee buone. Ho avuto la fortuna di conoscere Ratigher e in seguito Maicol & Mirco, il Dr. Pira e LRNZ. Assieme abbiamo fondato I Superamici e poi coi Superamici abbiamo pubblicato Hobby Comics che in seguito dal numero 1 in poi (il numero 0 era autoprodotto) è stato pubblicato da Grzzzetic fino al sesto numero.

LL: A onor del vero mi sembra che l’ultimo, quello con la copertina argentata, sia la raccolta di altri due: il 5 e il 6 messi insieme per far finire rapidamente il fumetto di LRNZ. O così mi è sembrato.

TP: Sì, esatto, erano due albi nuovi rispetto ai precedenti ma sono stati accorpati per abbinarsi e dare maggiore coerenza alla fine. Sai, noi eravamo anche un po’ dispersivi sulle tempistiche, ogni tanto tra un numero e l’altro c’era un numero e mezzo: l’1 ½, il 2 ½…

LL: Come quello dedicato ai Ronfi!

TP: Esatto, poi ce n’era uno fatto espressamente per BilBolBul che era una storia a bivi e ci ha divertito tantissimo.

LL: Questo mi manca: di cosa si trattava?

TP: Era un albo di un BilBolBul di anni fa in cui noi facevamo una mostra.

LL: Intendi che era “a bivi” come un librogame?

TP: Sì, esatto, però con BilBolBul e i personaggi di Antonio Rubino. Nella mia parte della storia comparivano i Futuristi, che facevano a botte tra di loro!

LL: Anche qui si nota la tua tendenza al biopic, hai fatto molte biografie e tra l’altro spazi molto: Kurt Cobain ma anche altre star del rock. E poi dalle star del rock alle star della Fisica ma anche alle star del fumetto con la tua rubrica su Linus. A proposito: la serie di ritratti su Linus continua? Mi sembra che sia da un po’ che non si vedono le tue biografie.

TP: Io avevo queste due pagine mensili su Linus e anche una striscia settimanale su Internazionale e abbiamo deciso di bloccare il progetto un po’ per ragioni redazionali (un nuovo Direttore porta inevitabilmente a cambiare certe cose) e un po’ perché la serie era arrivata a un punto di chiusura: gli autori di fumetti da omaggiare erano quelli, non si potevano inventarne altri! E poi si trattava di minibiografie di autori che erano comparsi su Linus e le avevamo fatte nell’ottica del cinquantenario della rivista.
Adesso cerco di ritagliarmi tempo per fare storie lunghe, ci sono già delle cose che ho consegnato a Rizzoli.

LL: In effetti uno dei tuoi pregi è che sei uno che produce molto, al di là della qualità elevata del disegno (e poi fai anche il lettering a mano che per me che sono un dinosauro è una grande cosa). Hai accennato a questi progetti futuri: puoi approfondire?

TP: Diciamo che tendenzialmente ho proposto un sacco di roba a molti editori e bisogna capire quali progetti verranno approvati. In generale il filone delle biografie immagino che avrà sempre il suo pubblico (e a me piace farle).
In questa fase vorrei provare a fare qualcosa che sia più di finzione e cominciare in qualche modo a distinguere tra delle storie che posso fare da solo col mio segno e storie che invece hanno bisogno di un altro segno, di un altro disegnatore e che quindi mi limiterei a scrivere in base allo stile di altri disegnatori che a me piacciono.

LL: Hai già qualcuno in mente, se si può dire?

TP: Beh, uno con cui abbiamo già parlato di queste cose (poi bisogna vedere se i rispettivi impegni ci permetteranno di farlo) è Francesco Guarnaccia di Mammaiuto, un mio concittadino con cui spero un giorno di riuscire a fare qualcosa.

venerdì 11 novembre 2016

Viva Valentina!

Mai piaciuto Crepax e mai stravisto per la sua Valentina, ma questo volume si preannunciava una bella fonte di Fumettisti d’invenzione e quindi l’ho preso (approfittando anche della disponibilità della curatrice Micol Beltramini che me lo ha dedicato).
Viva Valentina! si segnala immediatamente per la grafica elegante e ricercata pur senza troppi fronzoli; la parte relativa ai fumetti non è preponderante (ma a livello iconografico non mancano molte illustrazioni e anche omaggi a Crepax) ma si tratta di un volume che raccoglie testimonianze, o lacerti di testimonianze, organizzandoli per decennio. Oltre ai “soliti noti” Giovanni Gandini, Oreste Del Buono, ecc. ci sono anche contributi inaspettati come quelli di Giampiero Mughini e Francesco Casetti (mio professore di Storia del Cinema all’Università di Trieste che grazie alla ristampa anastatica ho scoperto scrisse alla posta di Linus negli anni ’60).
Ogni sezione/decennio viene introdotta da un testo inedito (come prologo c’è una chiacchierata immaginaria tra Valentina e Crepax) ed è caratterizzata esteticamente da un motivo grafico che rimanda allo stile del decennio di riferimento: un tocco di raffinatezza non da poco.
I fumetti veri e propri sono tutti di alta qualità, sospesi tra l’omaggio all’autore e alla sua opera e la reinterpretazione dell’immaginario che ha creato.
Se sono matto di Maurizio Rosenzweig è un destrutturato flusso di coscienza di Rembrandt/Neutron che ricorda la sua Valentina. Il segno volutamente grezzo e grottesco di Rosenzweig non si sposa forse molto bene con l’atmosfera onirica della storia e il ricordo delle immagini diafane di Crepax.
Valentina vuole di Micol Beltramini e Corrado Roi è un gustoso dialogo tra il personaggio e il suo autore. Forse Roi non è riuscito a raffigurare troppo fedelmente Valentina, che con quelle labbra carnose in almeno una vignetta somiglia a Sophia Loren, ma le sue tavole restano stupende.
Valentina astrale di Adriano De Vincentiis è uno spettacolare cross-over onirico tra l’eroina di Crepax e Barbarella (o meglio, sua figlia) con dei disegni mozzafiato.
Valentina legge di Tuono Pettinato è una deliziosa parodia della rubrica letteraria che il personaggio tenne su Linus, o per meglio dire più che una parodia è la constatazione della pochezza letteraria di questi anni, almeno del settore di più facile consumo. Peccato che sia così breve, solo 4 pagine, ma a tirarla per le lunghe non sarebbe stata altrettanto incisiva.
Io sono vera della Beltramini e Lola Airaghi è un’indagine fantastica sull’influenza che il personaggio di Valentina ebbe sulla vita di coppia dell’autore, ma alla fine diventa un omaggio a Laura, la moglie di Crepax. Peccato che la brava Airaghi non abbia beneficiato di una qualità di stampa degna del suo lavoro.
Il volume è un po’ un corpo estraneo nel panorama del fumetto italiano: non è un apparato critico e non lo si può nemmeno definire una raccolta di fumetti (che occupano in totale solo 42 pagine delle 128 di cui è composto), mutatis mutandis mi ha ricordato i volumi de L’Avventurosa Storia del Cinema Italiano di Goffredo Fofi e Franca Faldini, concentrandosi però solo su un autore invece che sul medium nel suo complesso. Di certo Viva Valentina! è un must per i cultori del personaggio e dell’autore ma anche per gli appassionati di fumetto italiano in generale.

giovedì 3 novembre 2016

L'Odiario

Preso per rimpolpare la schiera dei Fumettisti d’invenzione, L’Odiario si è rivelato una gradevole sorpresa.
Questa «apologia dell’odio» edita da Grrrzetic è la cronaca di come Tuono Pettinato si sia trasformato da persona a modo sin troppo conciliante in un mostro pieno di risentimento. Per venire a capo di questa sua nuova condizione si rivolge allo psicologo forense Alfredo Verde che avrebbe adottato il suo precedente lavoro Corpicino come testo d’esame.
L’Odiario è un fumetto frammentario e sincopato, come ci si aspetterebbe che fosse appunto un diario, e mescola scene di vita quotidiana a volte iperboliche con parabole e inserti estemporanei in cui vengono “fumettati” degli aforismi di autori illustri, con particolare (anzi ossessiva) attenzione a Emil Cioran.
Lo stile è quello tipico di Tuono Pettinato fatto di un umorismo pacato ed elegante, di un piacevole tratto morbido (ma i suoi riferimenti sono diversi da quelli che credevo, come leggerete in un’intervista su Fucine Mute) e di citazioni colte per nulla banali.
L’Odiario si legge con gusto tutto d’un fiato e il suo unico difetto è che alla fine si scopre che non si tratta di un lavoro concluso ma che sono previsti dei seguiti per scoprire come si evolverà la situazione.
Se 18 euro per un volumetto cartonato 15x21 di 64 pagine in bianco e nero vi sembrano tanti (ma a Lucca era scontato a 15 se ben ricordo), sappiate che contiene anche questi adesivi multiuso: