Frank Cho è uno dei disegnatori
più talentuosi che ha prodotto la scena del fumetto statunitense negli ultimi
vent’anni. Esordisce con alcune strisce diffuse nel circuito dei college, che si evolveranno fino a
diventare Liberty Meadows, una delle
ultime grandi strip americane. Il suo umorismo ruspante e scatenato è
accompagnato da un disegno rigoroso ed espressivo in cui fanno capolino delle
splendide pin up. Sono probabilmente
le sue “donnine” a meritargli le attenzioni delle major del fumetto
supereroistico, per cui realizzerà ad esempio Shanna the She-Devil e Mighty
Avengers. La meticolosità con cui lavora e la conseguente lentezza rendono
chiaro che forse non è il disegnatore più adatto per lavorare su una serie
regolare e negli ultimi anni, oltre ad alcuni episodi di Totally Awesome Hulk, ha disegnato principalmente copertine –
andando incontro a polemiche con lo sceneggiatore Greg Rucka per quelle
realizzate per Wonder Woman.
Il suo stile provocante ha infatti
inevitabilmente attratto le critiche della bigotta America anche se
curiosamente Cho è avversato anche dalla parte più oltranzista dei seguaci del politically correct, che ritengono che
non possa raffigurare le donne in quella maniera, peraltro molto meno volgare
ed esplicita di quanto facciano tanti altri suoi colleghi (che oltretutto a
confronto sanno a stento tenere in mano una matita).
Come ha detto nel corso
dell’incontro con la stampa al Press Café, dove è avvenuta questa conversazione, Cho è d’altra parte orgoglioso di essere riuscito a mettere
d’accordo le due fazioni americane dei conservatori e dei
radical chic che si sono coalizzati contro le sue donnine.
A seguito delle polemiche che
hanno coinvolto entrambi a causa delle variant
cover di alcuni comic book, Milo
Manara gli regalerà a Lucca uno splendido acquerello con cui satireggerà
sull’accaduto.
A Lucca è stato ospite di
SaldaPress che, a fronte dell’acquisto di un “pack” con alcuni suoi volumi e
una stampa, forniva un “doodle”: la traduzione letterale (scarabocchio) non
rende giustizia alla loro qualità. Oltre al materiale SaldaPress vendeva anche
uno splendido volume extralarge edito da
Flesk in cui spiega il suo metodo di lavoro e delizia i fan con tavole
anatomiche, illustrazioni e un breve fumetto.
Luca Lorenzon (LL): Dopo anni di lavoro per Marvel e DC Comics Lei
è tornato al fumetto indipendente con progetti
creator-owned e sta realizzando la nuova serie
Skybourne. Può presentarcela?
Frank Cho (FC): Non vorrei rivelare troppo della trama… Posso dire
che è la storia dei tre figli di Lazzaro, il quale li concepì dopo essere stato
risorto da Gesù: sono dei fratelli immortali che vanno alla ricerca di
artefatti e reliquie che sono caratteristici del dogma cattolico, per
proteggerli e preservarli da chi vuole impossessarsene per i suoi scopi.
Uno dei fratelli, Thomas, è ormai
stufo della sua vita di immortale e per porvi fine dovrà trovare la mitica
spada Excalibur, l’unica arma con cui si può uccidere uno Skybourne. Questo
perché nel passato di Thomas c’è un dramma che riguarda la perdita della sua
ultima compagna.
LL: Non ci sono quindi le sue tipiche figure femminili…
FC: Certo che ci sono: c’è Grace, la sorella di Thomas!
LL: Come sarà strutturata questa serie? È prevista come ongoing oppure pensava di farne una
mini- o maxiserie?
FC: La mia idea è quella di fare come fa Mignola con il suo Hellboy, cioè produrre varie miniserie
indipendenti e leggibili a sé con gli stessi personaggi.
Al momento è uscito il primo
numero e sto disegnando il secondo, proprio qui a Lucca in albergo la sera: per
questo non mi vedete in giro per la città!
LL: L’argomento sembra interessante e originale, non mi pare affatto
il soggetto del solito
comic book di
supereroi. Che stile avrà?
FC: Non preoccuparti, non sarà uno di quei fumetti in cui i personaggi
parlano per pagine e pagine: ci sarà molta azione, io lo vedo come un incrocio
tra Indiana Jones e Highlander.
Claudio Zuddas (CZ): Quindi si parla di suicidio… oltre che degli
artefatti per preservare il dogma cattolico… ci dev’essere anche una certa
attenzione all’aspetto religioso, giusto?
FC: No, no… il mondo della Chiesa Cattolica è solo lo sfondo, mi ha
fornito le idee e le suggestioni per creare le mia storia ma Skybourne è fondamentalmente entertainment e l’aspetto religioso
fornisce solo il background, rimane
sullo sfondo.
A questo proposito potrebbe
essere interessante ricordare che mia madre voleva che io mi facessi prete! Mi
diceva che ero benvoluto dalla gente, che sapevo parlare in pubblico… arrivò
persino a portarmi fino al seminario (all’epoca già disegnavo le mie donnine)
ma io le dissi che non lo volevo fare: «Non sono omosessuale!»
La cosa andò avanti per un bel
po’ e un giorno arrivammo anche a litigare rumorosamente. Al che arrivò mio
padre che ci chiese cosa stesse succedendo e mia madre gli spiegò i piani che
aveva per me. Papà diede ragione a me («Perché deve farsi prete? È un ragazzo
sano…») e per fortuna ho potuto fare normalmente il college [Frank Cho è
laureato infermiere professionista, nda].
Poi mio padre per un mese dormì sul
divano…