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domenica 30 novembre 2025

Il Mondo a Fumetti di Eduardo Risso

A caval donato…

Questo volume funse da catalogo alla mostra dedicata a Risso a Umbriacon 2025 e riproduce le 35 tavole esposte, il che spiega la delusione di chi ha voluto liberarsene dandolo a me perché pensava che invece fosse un art book.

Mai capito il senso di mettere in mostra delle tavole a fumetti. O meglio, per me è interessantissimo vedere le dimensioni originali di un’opera e le eventuali pecette, sbianchettature e le correzioni varie che vengono fatte, oltre a quei dettagli che non si vedono in stampa, ma tutte queste cose si godono di più avendo fisicamente la tavola in mano, non dietro un vetro. E riprodurle in un volume, per quanto ben stampato (questo non sempre lo è) fa perdere quasi tutti questi “dietro le quinte”, ammesso che in queste tavole di Risso ce ne siano. Nel libro si possono solo ammirare il nero non compatto della china in Death Metal Guidebook e qualche appunto a matita e qualche pecetta per i balloon di Jonny Double.

Le tavole selezionate provengono da Brother Lono, Hit-Girl, Jonny Double, Sgt. Rock vs. the Army of the Dead, Spaceman, Detective Comics, Logan, Death Metal Guidebook, Flashpoint Beyond e per finire da Torpedo che scopro essere stato serializzato (comicbookizzato?) anche negli Stati Uniti. La qualità di stampa a volte non è proprio perfetta, ma per fortuna mai ai livelli della pixellata copertina che non è per niente un bel biglietto da visita. È pur vero che prive del colore queste tavole permettono di godersi appieno la maestria di Risso nel chiaroscuro, oltre che nella mezzatinta in Flashpoint Beyond.

A introdurre la mostra e il volume ci sono tre prefazioni bilingui (italiano e inglese) di Brian Azzarello, Pasquale Ruggiero e Luca Di Salvatore. In appendice una biografia molto esaustiva e anch’essa bilingue di Eduardo Risso, ma nessun testo a commento delle tavole: a introdurle divise per serie ci sono solo le sinossi dei singoli episodi da cui sono state tratte, che hanno tutta l’aria di essere semplicemente dei copia/incolla delle solicitations dei cataloghi statunitensi.

Il volume è cartonato e stampato su carta patinata ad alta grammatura, e per essere un catalogo costa relativamente poco: 16 euro. Il contenuto è quello che ho descritto, poi non ditemi che non vi avevo avvisati.

domenica 22 ottobre 2023

Non ci avevo fatto caso...

…me lo ha fatto notare un amico: il personaggio coi baffi che compare brevemente nel nuovo episodio di Torpedo 1972 sarà un omaggio a Carlos Trillo?



martedì 26 novembre 2019

Intervista a Gabriel Bà e Fabio Moon

Che tipo di formazione avete avuto?

Siamo andati alla scuola d’arte, ma in Brasile non sono granché. Non ti insegnano a disegnare ma più che altro ti fanno ragionare su quello che vuoi fare. Pensando alle scuole d’arte pensiamo sempre all’Italia.

Il fumetto è arrivato tardi o come nel caso di molti fumettisti avete cominciato a disegnarli sin da giovani?

I fumetti li facevamo fin da bambini, sempre insieme.

Ma in concreto come avete iniziato?

Abbiamo iniziato facendoci la nostra autoproduzione in Brasile. All’epoca il Brasile stava attraversando una crisi economica, la prima fanzine l’abbiamo fatta alle scuole superiori, poi pubblicammo su un giornale che però poi chiuse. Ma è stata una bella esperienza vedere le nostre cose pubblicate. Poi ci siamo divisi e abbiamo fatto due scuole d’arte differenti, e a quell’epoca abbiamo fatto la nostra seconda autoproduzione.
Abbiamo anche fatto prove su prove per i supereroi ma non ci siamo riusciti, abbiamo fallito a farci pubblicare negli Stati Uniti perché noi amiamo raccontare una storia mentre un supereroe è solo una pin up senza una storia dietro.
Così abbiamo cominciato a fare storie quotidiane, di quelle che si vedono nei romanzi o nei film ma non nei fumetti. Era il 1997. All’epoca in Brasile si stava verificando una rivoluzione nel mercato fumettistico: nelle edicole c’erano tantissimi prodotti su licenza perché non c’era abbastanza materiale prodotto in Brasile e quindi il mercato interno si spostò in libreria dove i volumi hanno una vita più lunga, una maggiore esposizione.
Al contempo andammo in America, al San Diego Comicon dove volevamo vendere un nostro prodotto ma non ce la facemmo: almeno avevamo visto che c’era tutto un fumetto esterno ai supereroi. Due anni dopo, nel 1999, portammo il nostro volume tradotto e da lì cominciò veramente la nostra carriera.

Le vostre storie sono accolte bene in U.S.A.?

Le nostre storie sono ambientate in Brasile perché è quello che conosciamo, e questa onestà è quello che ci ha fatto apprezzare in tutto il mondo.

Domanda obbligata: cosa pensate della serie tv tratta da Umbrella Academy?

Con tutte le serie televisive che vengono prodotte oggigiorno ce ne sono un sacco di brutte. Umbrella Academy invece è fatta molto bene, abbiamo delle ottime persone che lavorano con noi, tutti gli aspetti sono molto curati. Anche gli effetti speciali, che sono tanto migliori quanto non ti accorgi che ci sono.

lunedì 18 novembre 2019

Image 1, 2 e 4

Ah, che bello avere amici che devono liberare la casa delle vecchie riviste e le passano a me. Da quello che ricordo e dalla lettura delle riviste stesse, questa Image edita da Glittering Images/Stefano Piselli dovrebbe essere la versione professionale della fanzine omonima. A dispetto del titolo, l’attenzione non era posta esclusivamente alle immagini (fotografiche, dipinte, aerografate, ecc.) preferibilmente un po’ erotiche ma molto spazio era dedicato anche al cinema e al fumetto, con interessanti articoli di approfondimento.
Per l’epoca, la fine del 1983, il prezzo era spropositato, per quanto venisse dichiarato che la tiratura era limitata: 8.000 lire, quando la rivista Corto Maltese uscita praticamente in contemporanea ne costava 3.500, gli Albi di Frigidaire si vendevano a 4.000 lire e un albo bonelliano a 900. E il 4 di Image toccava quota 10.000 lire, forse già raggiunta con il numero precedente!
Il formato è extralarge, le pagine (patinate) sono 48 in bianco e nero più un inserto centrale in cartoncino inserito nella numerazione che presenta anche immagini a colori. Questo «magazzino di immagini e visioni» (i redattori erano ironici o pensavano veramente che “magazine” si traducesse così?) aveva la pessima abitudine di offrire scorci sommari di vari universi grafici senza preoccuparsi della loro completezza, così ad esempio venivano pubblicate, ridotte di formato e a 4 per pagina, solo alcune delle 24 tavole che componevano un fumetto di Tardi, oppure una selezione molto limitata di illustrazioni di Antonio Lopez. Sicuramente sarà stato anche un sistema per ovviare a problemi di diritti, ma tanta frammentarietà, non la stessa ma simile a quella che ho riscontrato nel più recente Linus, mi lascia sempre insoddisfatto. D’altra parte questi “assaggi” erano anche la caratteristica di un più noto prodotto Glittering Images, la rivista di lusso Diva.
Image vantava però anche dei fumetti completi, solitamente tratti dalle riviste della E. C. Comics degli anni ’50, e una parte redazionale molto curata, con (tra le altre cose) un’attenta panoramica sul fenomeno emergente della Linea Chiara e puntuali cronologie di film polizieschi e fantahorror di serie B. Peccato che nell’introduzione dei fumetti i redattori finissero quasi sempre per anticipare il finale! E francamente l’entusiasmo che dimostravano per Bernie Krigstein mi pare esagerato, soprattutto se pensiamo che nelle stesse pagine venivano ospitati lavori di Frank Frazetta e di Alex Toth.
Un bel tuffo negli opulenti anni ’80, quando non serviva il computer per inanellare refusi (e qui ce ne sono…), con punte di tenerezza e rabbia quando Andrea Pazienza nell’intervista sul numero 1 dice che Frigidaire avrebbe potuto avere più successo anche se con le sole 30.000 copie che vendeva riusciva comunque a vivacchiare…

lunedì 3 dicembre 2018

Intervista a James O'Barr e Chiara Bautista

Claudio Zuddas (CZ): Lei quest’anno è presente, seppure indirettamente, anche con il nuovo progetto del Corvo made in Italy.

James O’Barr (JO): È un progetto che è nato grazie al tramite di Micol Beltramini, ci siamo conosciuti in una precedente edizione di Lucca.

CZ: Certo che fa uno strano effetto vedere Il Corvo a colori, ripensando alla vecchia versione in bianco e nero.

JO: Il risultato è buono, molto espressivo. Io immagino in bianco e nero i miei fumetti anche per l’influenza che hanno avuto su di me i vari media in bianco e nero di cui ho fruito, soprattutto i film. I vecchi noir, per capirci.

CZ: Non sarebbe male fare un remake del Corvo, intendo il film, in bianco e nero.

Chiara Bautista (CB): Sarebbe fantastico!

JO: Questo in parte è già stato fatto: nel film originale le scene d’amore sono filmate a colori secondo un metodo normale di ripresa, mentre quelle violente sono sgranate. Ma chissà che non si riesca a fare una nuova versione.

CZ: Il fulcro attorno il quale ruota Il Corvo è il concetto di vendetta…

JO: Quello è solo il punto di partenza, e nel corso degli anni ho rimaneggiato varie volte il fumetto. C’è sicuramente la vendetta come tema forte, ma c’è uno spazio molto importante anche per la redenzione. E ovviamente anche per l’amore.

CZ: Di certo Il Corvo è un fumetto diverso da quelli che escono negli Stati Uniti. Il protagonista ha dei poteri soprannaturali, ma non è certo un supereroe classico.

JO: I supereroi non mi interessano, sono un genere molto standardizzato. Io cerco di fare più che posso per migliorare la scena dei comics americani.

CZ: Sente la forza iconica de Il Corvo?

JO: Intendi se ho avuto successo e ho fatto i soldi? Ma no, sono lo stesso di vent’anni fa, ho ancora una Honda Civic… Se ti riferisci all’impatto che ha avuto sul pubblico, sono rimasto commosso nel vedere l’accoglienza che ho avuto a Lucca e che abbia dato vita al progetto Memento Mori.

CZ: Chiara Bautista, lei è appena alla sua terza apparizione in pubblico, e la fa oltretutto fuori dai confini statunitensi: come si è trovata in questa sua prima uscita italiana?

CB: Sono entusiasta, è tutto molto bello, meraviglioso… tanto più che James mi ha comprato un anello l’altro giorno qui a Lucca e mi ha chiesto di sposarlo!

CZ: Lei è l’autrice di Bunny Girl, un fumetto molto particolare che a sua volta è diverso dalle proposte tipiche del mercato statunitense: quanto c’è di messicano in Bunny Girl?

CB: È un fumetto molto legato alla cultura messicana, si basa su una leggenda messicana secondo cui il Sole e la Luna sono entità umanizzate.

CZ: Com’è la scena del fumetto in Messico?

CB: Non ci sono molti fumetti di supereroi in Messico, se non quelli importati dagli Stati Uniti, è una scena più simile a quella europea. Ci sono fumetti basati su cose più ispirate alla nostra realtà, come potrebbero essere le telenovelas.

CZ: Ci sono fumetti sui Luchadores?

CB: Sono rimasta sorpresa nel vedere Quebrada [fumetto scritto da Matteo Casali per vari disegnatori, ndr], non sapevo che i luchadores fossero famosi fuori dai confini messicani. Mentre da noi non ci sono fumetti sull’argomento, almeno non che io sappia.

JO: Ormai è un mondo globalizzato.

mercoledì 28 novembre 2018

Intervista a Dave McKean

Claudio Zuddas (CZ): Con quali novità è presente a Lucca?

Dave McKean (DM): Le Edizioni Inkiostro hanno pubblicato un artbook, è una raccolta di materiale eterogeneo, quasi casuale, ma è una cosa voluta: il titolo è Apophenia, che in greco si può tradurre come “illusione di significato”. A seconda dell’ordine in cui le immagini sono presentate possono creare un significato piuttosto che un altro. Si tratta di cose poco viste, soprattutto in Italia.

CZ: Lei farà parte del progetto Sandman Universe?

DM: No. [il tono secco della risposta fa ridere gli astanti, ndr]
Però sto facendo delle copertine nuove più simili a quelle dei comic book normali, per riportare Sandman all’epoca in cui fu pubblicato.

CZ: L’arrivo di Sandman rivoluzionò il settore dei comic book americani, e il suo influsso si fa sentire ancora oggi.

DM: Sì, certo, erano poche le opere realizzate in quel modo all’epoca: non erano numerose ma piantarono dei semi, che adesso sono ormai cresciuti rigogliosi. Moltissimi fumetti non ci sarebbero stati senza Sandman.

CZ: Karen Berger viene ancora ricordata per il suo coraggio e il suo intuito nel lanciare la linea Vertigo.

DM: Certo, dette un’impostazione molto originale alla DC Comics e incoraggiò molti nuovi autori (anche lei “piantava semi” tornando al discorso di prima), ma non ci ho avuto molto a che fare perché era una script editor, si occupa delle sceneggiature.
Agli inizi degli anni ’90 gli editor acquisirono più potere dicendo la loro anche sulla parte grafica… e così me ne sono andato.

CZ: Cosa pensa del fumetto contemporaneo?

DM: Attualmente il fumetto sta vivendo un’Età dell’Oro, anche grazie al lavoro che facemmo noi a suo tempo, tanto per tornare al discorso dei semi che sono maturati. Mi piacciono i fumetti molto curati dal lato visuale ma che abbiano anche un buono script e storie che parlano di vita vera, di quello attraverso cui passiamo tutti.
Mi piacciono le graphic novel che parlano di scienza, della natura, di politica, di “come sono le cose”, libri scritti da scienziati che spiegano come funzionano le cose.
Attualmente in Inghilterra ci sono degli editori indipendenti straordinari.

CZ: Quali sono i suoi strumenti preferiti? So che lei usa molto il computer.

DM: No, in realtà i miei strumenti sono la matita, la carta e la gomma: il computer lo uso, ma solo per controllare l’immagine e rifinire qualche dettaglio. Un’immagine digitale mi trasmette una sensazione di “plastica”.

CZ: Tornerà a girare film o videoclip?

DM: Mi sono divertito a farlo, ma l’ho anche trovato frustrante. Con una graphic novel penso a una cosa e la metto subito su carta, il cinema richiede molto più tempo e lavoro senza avere necessariamente il controllo su tutte le fasi della realizzazione. No, dei film non mi interessa più molto. E poi il tipo di storie che vorrei fare richiedono un certo budget che non sarebbe facile da trovare per finanziare un film.

CZ: Cosa pensa della Brexit, se può dircelo?

DM: Stavo lavorando a Calegaro, la mia ultima graphic novel; ero proprio nel mezzo della storia e non sapevo come sarebbe finita: avevo previsto due finali, uno più positivo e l’altro negativo. Proprio in quel momento è capitata questa Brexit e alla fine ho scelto il finale che mi piaceva di meno, perché si adattava bene a quel momento. Trovo che la Brexit sia una cosa stupida, dovuta all’egoismo e alla paura.

giovedì 22 novembre 2018

Intervista a C. B. Cebulski

Claudio Zuddas (CZ): Quest’anno stanno facendo un sacco di portfolio review qui a Lucca, ne hai fatti anche tu?

C. B. Cebulski (CBC): Figurati che al mio incontro delle 11 di stamattina [l’incontro è avvenuto il 2 novembre, ndr] c’erano addirittura 110 persone con il portfolio da farmi vedere! Ovviamente visto che il tempo era limitato ho potuto dare un’occhiata solo alla metà circa, e alcuni li ho più intravisti che visti. Posso dirti però che 14 di loro lavoreranno per la Marvel.

CZ: Mi sembra un ottimo risultato. Tra le tue molte “scoperte” quale ti ha dato più soddisfazione?

CBC: È difficile dire quale sia la “scoperta” preferita, sarebbe come dire qual è il tuo figlio preferito! Ti confesso però che ho una certa preferenza per Sara Pichelli. Non solo perché è brava, ma anche perché si può dire che siamo cresciuti insieme visto che siamo entrati in Marvel più o meno nello stesso periodo. E poi lei svolge anche un ruolo molto importante perché oltre che disegnare fa anche da mentore per altri artisti e a sua volta li aiuta a crescere.

CZ: Quale stile bisogna avere per lavorare in Marvel? Ci sono dei modelli di riferimento, magari di qualche autore famoso?

CBC: L’importante è lo storytelling, non imitare uno stile. Devi essere leggibile e sapere raccontare bene.

CZ: I film e i telefilm con protagonisti i personaggi Marvel sono stati utili a migliorare le vendite dei fumetti?

CBC: Certo, le vendite hanno sicuramente beneficiato del traino di film e serie tv.

CZ: Non so se puoi parlarne, ma ho letto che la serie di Visione in America è stata cancellata prima ancora di partire…

CBC: Ma è una cosa che capita tutti i giorni, avevamo altri nuovi progetti per Visione e la figlia Viv, non è detto che non torni. Pensiamo al caso di World War Hulk: avrebbe dovuto uscire nel periodo della Civil War di Mark Millar, ma una guerra bastava! WW Hulk venne pubblicata due anni dopo, ma alla fine vide la luce. Posso anticipare che da febbraio ci saranno novità su Visione.

CZ: Tu sei sempre in giro per convention a fare scouting…

CBC: Sono abituato a fare il globetrotter, mia madre è svedese e da ragazzino passavo le estati in Europa, ho passato molto tempo anche in Giappone. Questo mi ha permesso di lanciare uno sguardo globale al fumetto mondiale ed europeo.
Stan Lee mostrava nei suoi fumetti il mondo “fuori dalla finestra”, ma era la finestra del suo ufficio di New York. Adesso con questo [indica lo smartphone, ndr] il tuo ufficio è dovunque e la finestra dà sul mondo intero.

CZ: Puoi parlare della tua esperienza in Giappone?

CBC: Ci vado abbastanza regolarmente. Poi per due anni ho lavorato a Marvel Asia in Cina per esportare la Marvel in Oriente e creare una base di fan là. Ci siamo ispirati ai sistemi produttivi e distributivi dei manga per penetrare quel mercato, e tutto sommato non è che ci siano solo differenze tra comics e manga, ci sono anche molte somiglianze, come l’attenzione per i personaggi: in fondo Peter Parker “entra” nella maschera di Spider-man così come Shinji entra nel suo E.V.A. E poi molti creatori asiatici vogliono lavorare per la Marvel.

sabato 18 novembre 2017

Intervista ad Andrea Rivi

Tra le novità presentate a Lucca 2017 da Nona Arte c’è stato quel gioiellino dello Spirou “vu par” Émile Bravo. Approfitto della disponibilità di Andrea Rivi per parlare dei progetti futuri e della recente acquisizione di Nona Arte da parte di Editoriale Cosmo.

Luca Lorenzon (LL): Nona Arte è recentemente entrata nel catalogo di Editoriale Cosmo. Cosa puoi dirci degli aspetti tecnici e delle motivazioni di questa esperienza?

Andrea Rivi (AR): C’era un sentire comune nei cataloghi. Il catalogo Cosmo Books è dedicato al fumetto classico nordamericano, mentre Nona Arte si occupa invece del fumetto classico franco-belga – ma Nona Arte pubblica anche Prince Valiant, che forse tra i classici americani è quello che vende di più in assoluto. Alla fine abbiamo deciso di unire le nostre esperienze e abbiamo creato una realtà che, forse in maniera non evidente, è realmente unica: non c’è nessun altro editore al mondo che abbia tutti questi titoli e che abbia (molto tra virgolette, perché ovviamente non è certo così) il “monopolio” del fumetto classico. E intendo sia di quello franco-belga che di quello americano: la spinta propulsiva è stata questa, creare un catalogo fortissimo in questo senso.

LL: A tal proposito: quali sono i titoli più forti del vostro catalogo, se lo puoi dire?

AR: Sono sicuramente Prince Valiant, come ti dicevo, ma anche Flash Gordon e Lucky Luke. Parlando ovviamente dei titoli da libreria, perché come Nona Arte curiamo anche le edizioni degli allegati da edicola.

LL: Che rapporti avete con queste edizioni di collaterali da edicola?

AR: Facciamo praticamente tutta la cura editoriale: traduzione, lettering, redazionali, li facciamo per intero tutti noi, anche se per alcune collane siamo supportati dall’ottimo Fabio Licari. In questo momento stiamo curando Popeye, allegato alla Gazzetta dello Sport, stiamo facendo per Hachette la collana di Cocco Bill, ma stiamo facendo un sacco di altre cose (tra cui I Puffi o anche Star Trek): sono cinque o sei uscite settimanali in totale tra Gazzetta dello Sport e Hachette, il che significa che sono circa 25 uscite al mese!

LL: Prima mi hai accennato al fatto che forse per i fan di Gaston Lagaffe, di cui Nona Arte pubblicò i primi due volumi in ordine cronologico quasi 10 anni fa, potrebbe esserci speranza…

AR: Sì, abbiamo in animo di fare l’integrale: cioè faremo un’edizione con dentro TUTTO il materiale prodotto relativo al personaggio, come quella che è già uscita in Francia e Belgio. Non appena la ristamperanno in Belgio la stamperemo anche noi. In base alla nostra esperienza precedente crediamo essere questo l’unico modo per poter vendere questo prodotto in Italia.

Claudio Zuddas (CZ): Non avete ancora pubblicato però gli episodi vecchi di Buck Danny che mi interessano, quelli di fine anni ’50 che avevo letto da ragazzino…

AR: Questo è dovuto al criterio di stampa che seguiamo e che ci consente di tenere tutto sommato dei prezzi competitivi per questo genere di libri: in pratica Nona Arte stampa i suoi volumi in concomitanza con le ristampe che vengono fatte dall’editore belga. Di Buck Danny mancano ancora due volumi integrali da ristampare in Belgio: non appena li ristamperanno loro, faremo anche noi la versione italiana.

venerdì 16 dicembre 2016

Intervista a Frank Cho

Frank Cho è uno dei disegnatori più talentuosi che ha prodotto la scena del fumetto statunitense negli ultimi vent’anni. Esordisce con alcune strisce diffuse nel circuito dei college, che si evolveranno fino a diventare Liberty Meadows, una delle ultime grandi strip americane. Il suo umorismo ruspante e scatenato è accompagnato da un disegno rigoroso ed espressivo in cui fanno capolino delle splendide pin up. Sono probabilmente le sue “donnine” a meritargli le attenzioni delle major del fumetto supereroistico, per cui realizzerà ad esempio Shanna the She-Devil e Mighty Avengers. La meticolosità con cui lavora e la conseguente lentezza rendono chiaro che forse non è il disegnatore più adatto per lavorare su una serie regolare e negli ultimi anni, oltre ad alcuni episodi di Totally Awesome Hulk, ha disegnato principalmente copertine – andando incontro a polemiche con lo sceneggiatore Greg Rucka per quelle realizzate per Wonder Woman.
Il suo stile provocante ha infatti inevitabilmente attratto le critiche della bigotta America anche se curiosamente Cho è avversato anche dalla parte più oltranzista dei seguaci del politically correct, che ritengono che non possa raffigurare le donne in quella maniera, peraltro molto meno volgare ed esplicita di quanto facciano tanti altri suoi colleghi (che oltretutto a confronto sanno a stento tenere in mano una matita).
Come ha detto nel corso dell’incontro con la stampa al Press Café, dove è avvenuta questa conversazione, Cho è d’altra parte orgoglioso di essere riuscito a mettere d’accordo le due fazioni americane dei conservatori e dei radical chic che si sono coalizzati contro le sue donnine.
A seguito delle polemiche che hanno coinvolto entrambi a causa delle variant cover di alcuni comic book, Milo Manara gli regalerà a Lucca uno splendido acquerello con cui satireggerà sull’accaduto.
A Lucca è stato ospite di SaldaPress che, a fronte dell’acquisto di un “pack” con alcuni suoi volumi e una stampa, forniva un “doodle”: la traduzione letterale (scarabocchio) non rende giustizia alla loro qualità. Oltre al materiale SaldaPress vendeva anche uno splendido volume extralarge edito da  Flesk in cui spiega il suo metodo di lavoro e delizia i fan con tavole anatomiche, illustrazioni e un breve fumetto.

Luca Lorenzon (LL): Dopo anni di lavoro per Marvel e DC Comics Lei è tornato al fumetto indipendente con progetti creator-owned e sta realizzando la nuova serie Skybourne. Può presentarcela?

Frank Cho (FC): Non vorrei rivelare troppo della trama… Posso dire che è la storia dei tre figli di Lazzaro, il quale li concepì dopo essere stato risorto da Gesù: sono dei fratelli immortali che vanno alla ricerca di artefatti e reliquie che sono caratteristici del dogma cattolico, per proteggerli e preservarli da chi vuole impossessarsene per i suoi scopi.
Uno dei fratelli, Thomas, è ormai stufo della sua vita di immortale e per porvi fine dovrà trovare la mitica spada Excalibur, l’unica arma con cui si può uccidere uno Skybourne. Questo perché nel passato di Thomas c’è un dramma che riguarda la perdita della sua ultima compagna.

LL: Non ci sono quindi le sue tipiche figure femminili…

FC: Certo che ci sono: c’è Grace, la sorella di Thomas!

LL: Come sarà strutturata questa serie? È prevista come ongoing oppure pensava di farne una mini- o maxiserie?

FC: La mia idea è quella di fare come fa Mignola con il suo Hellboy, cioè produrre varie miniserie
indipendenti e leggibili a sé con gli stessi personaggi.
Al momento è uscito il primo numero e sto disegnando il secondo, proprio qui a Lucca in albergo la sera: per questo non mi vedete in giro per la città!

LL: L’argomento sembra interessante e originale, non mi pare affatto il soggetto del solito comic book di supereroi. Che stile avrà?

FC: Non preoccuparti, non sarà uno di quei fumetti in cui i personaggi parlano per pagine e pagine: ci sarà molta azione, io lo vedo come un incrocio tra Indiana Jones e Highlander.

Claudio Zuddas (CZ): Quindi si parla di suicidio… oltre che degli artefatti per preservare il dogma cattolico… ci dev’essere anche una certa attenzione all’aspetto religioso, giusto?

FC: No, no… il mondo della Chiesa Cattolica è solo lo sfondo, mi ha fornito le idee e le suggestioni per creare le mia storia ma Skybourne è fondamentalmente entertainment e l’aspetto religioso fornisce solo il background, rimane sullo sfondo.
A questo proposito potrebbe essere interessante ricordare che mia madre voleva che io mi facessi prete! Mi diceva che ero benvoluto dalla gente, che sapevo parlare in pubblico… arrivò persino a portarmi fino al seminario (all’epoca già disegnavo le mie donnine) ma io le dissi che non lo volevo fare: «Non sono omosessuale!»
La cosa andò avanti per un bel po’ e un giorno arrivammo anche a litigare rumorosamente. Al che arrivò mio padre che ci chiese cosa stesse succedendo e mia madre gli spiegò i piani che aveva per me. Papà diede ragione a me («Perché deve farsi prete? È un ragazzo sano…») e per fortuna ho potuto fare normalmente il college [Frank Cho è laureato infermiere professionista, nda].
Poi mio padre per un mese dormì sul divano…

domenica 4 gennaio 2015

La Guardia dei Topi: Autunno 1152



Presente la vignetta di Pazienza in cui ci sono due tizi al ristorante e uno fa all’altro: «Questa zuppa fa schifo!» «Ok, ti credo.» «No, fa proprio schifo: la devi assaggiare!» «Ho capito, fa schifo.» «No, guarda, la devi assaggiare, uno schifo così non l’ho mai provato.» «Ma cazzo, ti credo!» «No, tu assaggia!»?
Ecco, la stessa cosa mi è capitata con un mio amico che ha letto La Guardia dei Topi e disgustato («Chiunque può scrivere una roba del genere!») me ne ha imposto la lettura. Eccomi quindi a condividere le mie impressioni qui sul blog – dove, notoriamente, non si butta via niente!
Nell’universo creato da David Petersen i sorci vivono in varie comunità sparse per un vasto territorio e a causa delle loro dimensioni minuscole e della ferocia dei predatori hanno istituito una forza d’elite per controllare i perimetri del regno, scortare i topi mercanti e prestare soccorso agli altri consimili non addestrati all’uso delle armi. Questa forza d’elite è la Guardia a cui è intitolata la serie, di cui in questo volume (dal bizzarro formato quadrotto un po’ più grande) vengono presentati i tre rappresentanti Saxon, Kenzie e Rand.
L’assunto di base e anche la trama del ciclo qui raccolto (l’indagine sulla scomparsa di un mercante porta alla scoperta di un tentativo di colpo di stato) non sono banali, ma la vicenda è condotta in maniera molto lineare, con pochissimi colpi di scena e alcune soluzioni narrative forse un po’ improvvisate, vedi ad esempio la scena del combattimento forzato tra Kenzie e Rand a Rocciacorteccia per distrarre i passanti e permettere a Saxon di agire indisturbato. E purtroppo con una media di tre vignette per pagina (in alcune tavole ce ne sono anche sei, ma in altre addirittura una sola) il tempo di lettura è quello che è.
Graficamente Petersen mi ha lasciato perplesso. Sarà anche bravo a disegnare, ma credo che la sua bravura andrebbe verificata con opere in cui non si limita a ritrarre, per quanto meticolosamente, degli animali prendendo spunto da fotografie o ricorrendo al disegno dal vero. I tre protagonisti, per dire, sono poco o per nulla antropomorfizzati e il lettore deve stare attento al colore del pelo e dei mantelli, e/o alla foggia delle armi, per ricordarsi chi è chi. Inoltre, nonostante i tentativi che oggettivamente (onore al merito) sono stati fatti, l’espressività è praticamente inesistente. L’abuso del computer mi ha veramente lasciato di stucco: oltre a essere troppo invasivo per i miei gusti, è possibile che Petersen per rappresentare la pioggia abbia voluto consapevolmente ricorrere a quegli effettacci degni dell’Euracomix di Bruno Bianco?
Al termine della lettura de La Guardia dei Topi non ero inorridito ma nemmeno entusiasta. Niente di più di un ulteriore tassello nella mia cultura fumettistica, per cui sono ben contento di non aver speso i 18 (!) euro del prezzo di copertina.